Esiste un

Inviata da VIGVR · 4 mag 2021

Buongiorno, sono un papà separato. Da anni mia figlia, ora maggiorenne, viene seguita dagli psicologi, per, a dirlo in parole molto spicce, "difficoltà" ad affrontare le situazioni. Ma il punto é un altro.
Con la mia ex qualche mese fa abbiamo stabilito, con l'aiuto economico dei nostri genitori, di riprendere le sedute ( negli anni ha cambiato 5/6 psicologi ) stabilendo un limite di circa 3/4 mesi. A distanza di 7 mesi iniziano a pervenire problemi economici, sia da parte mia che da parte dei miei genitori, pertanto ho cominciato alla mia ex che dovremmo interrompere le sedute.
La sua risposta é stata che, a livello legale, non è possibile interrompere le sedute fino a quando la psicologa e mia figlia riterranno che sia necessario. Una volta iniziato, si deve terminare il percorso.
Mi sembra un'assurdità, esiste veramente questo vincolo?
Vi ringrazio in anticipo per un Vostro cortese riscontro.
Saluto cordialmente

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Miglior risposta 5 MAG 2021

SALVE PAPà SEPARATO,
il vincolo legale, a meno che non ci siano degli accordi legali stabiliti nella vostra separazione, cosa che può accadere, non dovrebbero esserci.
In generale, lei dovrebbe aver firmato un contratto di consenso al trattamento di minori, (oppure la ragazza maggiorenne) in cui viene stabilito che entrambe le parti (terapeuta e paziente) sono libere di scegliere di interrompere il trattamento in qualsiasi momento, purchè venga data una motivazione e un preavviso. Generalmente, la seduta mancata senza preavviso deve essere saldata, per esempio.
Allo stesso tempo, mi viene da chiedere se esistono solo i vincoli legali oppure anche il buonsenso.
Se questa figlia ha cambiato molti psicologi ed è da tempo che non riuscite a sentirvi "contenuti" e sostenuti come genitori, probabilmente il disagio non riguarda solo la bambina (figlia maggiorenne). Il buonsenso suggerirebbe di arrivare almeno al termine di un percorso prima di giudicarlo inefficace, inadeguato etc.. da psicoterapeuta posso dirle che può crearsi un "pregiudizio" reciproco rispetto all'investimento che viene fatto nel percorso. Quando una famiglia ha incontrato diversi psicoterapeuti, senza trovare beneficio dagli interventi, è possibile che abbiano incontrato gli specialisti sbagliati, ma è anche possibile che la famiglia saboti ogni tipo di intervento, oppure che non si affidi veramente, non mettendosi realmente in discussione, mantenendo le proprie difese che non consentono di guardare oltre. Quando non si crede in un intervento, quando non si stabilisce la fiducia, difficilmente si potrà verificare un cambiamento che che porta al benessere. In termini specifici, si chiama ALLEANZA TERAPEUTICA che è la prima cosa importante da stabilire/costruire tra paziente e terapeuta. Nel lavoro con minori, questa alleanza deve essere stabilita in primis coi genitori, perchè potrebbero remare contro ogni cambiamento del figlio, rendendo vano il lavoro terapeutico e allo stesso tempo, se i genitori demoliscono la motivazione del figlio, oltre ad uscirne confuso ne rimarrà deluso e con una crescente sfiducia nella possibilità di risolvere i propri problemi.
Valuti veramente quanto la questione sia solo ed esclusivamente economica e quanto ci possa essere altro e di fronte ad ogni dubbio, lei ha tutto il diritto di confrontarsi con lo/a psicoterapeuta di sua figlia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Ilaria Raia Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilaria Raia Psicologo a Cecina

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5 MAG 2021

Buongiorno, in linea generale se esiste un vincolo legale per le sedute, questo dovrebbe essere indicato dal tribunale sugli accordi di separazione (perchè condizione richiesta dalla madre ed accettata dal tribunale oppure richiesta direttamente da quest'ultimo dietro indicazioni degli assistenti sociali o in seguito ad una perizia di parte). Da quanto scrive, non ho capito chi abbia consigliato o deciso l'inizio di un percorso psicoterapeutico ma le posso dire che dal punto di vista psicologico, non è bene per sua figlia cambiare continuamente terapeuta o effettuare una terapia ad intermittenza pertanto consiglierei di dilazionare le sedute (non più una a settimana ma una ogni due o tre) in modo da alleggerire la spesa ma allo stesso tempo favorire una certa continuità con un professionista di fiducia. Sono sicura che se spiegherete a vostra figlia e allo psicologo la situazione, riuscirete a trovare una soluzione tutti insieme, non è mai bene porsi in modo rigido davanti a delle difficoltà ponendo obblighi a terzi, sono sicura che sia lei che la madre di sua figlia, vogliate solo il suo bene.
Resto a disposizione se avesse bisogno, cordiali saluti, Dott.ssa Elena Cutillo

Dott.ssa Elena Cutillo Psicologo a Pavia

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5 MAG 2021

Sono, oltre che psichiatra e psicoterapeuta, anche specialista in Medicina Legale. La risposta è no. Lei non ha nessun obbligo di pagare i trattamenti psicoterapici di nessun figlio, né prima né dopo il divorzio/separazione. Esiste il servizio pubblico e, sempre che sua figlia non ci marci sopra, se ha un problema serio la prendono in cura. Tra l'altro, affinché sia veramente efficace, è prescritto che la psicoterapia, uno dovrebbe pagarsela, altrimenti diventa una "commodity" che può durare all'infinito. Blocchi tutto. Cordiali saluti

Dott. Pier Luigi Rocco Psicologo a Udine

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5 MAG 2021

Buongiorno,
All’inizio di ogni terapia si stabilisce un contratto tra chi beneficia della terapia e il terapeuta, si stabiliscono costi, modalità e soprattutto la completa libertà di interrompere le sedute sia da parte del paziente (uso questa terminologia per semplificazione di esposizione) che dal terapeuta. Può leggere ciò in qualsiasi consenso informato che ha firmato quando sua figlia era minorenne.
AB

Dott.ssa Antonella Bascià Psicologo a Milano

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5 MAG 2021

Buongiorno,
a volte un giudice tutelare, soprattutto quando si parla di minori, può richiedere ad una coppia di genitori il tentativo di riconciliazione tramite la mediazione di uno psicologo. Ovviamente, anche questa rimane una libera scelta della coppia, anche se successivamente l'esito di questa potrebbe avere ripercussioni sulle decisioni del giudice.
Ti consiglio di chiedere direttamente alla tua psicologa spiegazioni; se è una professionista seria ti dirà che non sei obbligato.
Magari può caldamente consigliarti di non interrompere il percorso, questo sì.
Però lasciami dire un'impressione che ho avuto mentre stavo leggendo il tuo messaggio: sembra che fin dall'inizio non eri molto motivato. In questo non c'è nulla di male, tuttavia la motivazione interna è fondamentale. Quindi, non andare dallo psicologo perché tua figlia e la tua ex moglie ti hanno chiesto di farlo.
Rifletti sulle motivazioni che ti spingano ad andare dallo psicologo e capirai qual è la scelta migliore per te.
Dott. Giorgio Schinco

Dott. Giorgio Schinco Psicologo a Prato

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5 MAG 2021

Buongiorno, i vincoli legali e deontologici legati alla prestazione/ terapia dello psicologo sono contenuti nel documento “Consenso informato”, di cui può richiedere copia allo Psicologo. Il paziente può interrompere la terapia se lo ritiene opportuno e in tal caso il parere dello psicologo è del tutto secondario: può limitarsi a consigliare ma non può e non deve “imporre”. L’impegno a mantenere le sedute , però, è un fatto etico prima ancora che legale ed è chiaro che sarebbe l’Avvocato di parte a trasformarlo in un fatto di Legge, qualora venga a mancare tale supporto a una paziente minorenne che ne sia bisognosa. Per la Legge, negare le cure non è differente dal negare gli alimenti.

Dott. Vincenzo Crupi Psicologo a Palermo

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5 MAG 2021

Nessuno è obbligato a fare cose che non vuole più fare.Trovo che i problemi sono altro. Sua figlia va da molto tempo in terapia però Lei sminuisce questa cosa mentre potrebbe esserci un problema serio Mi dispiace ma ciò che ha scritto andrebbe approfondito meglio. Vedo solo una battaglia interessata al denaro e non alla propria figlia.

Dott.ssa Rosaria Pompeo Psicologo a Aprilia

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