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Esiste per operatori socio-sanitari una sorta di sostegno psicologico

Inviata da gianluca il 4 mar 2015 Orientamento professionale

sono un laureato in psicologia e faccio l'operatore sociale con persone disabili, quindi ogni giorno mi rapporto con problematiche abbastanza pesanti. Da qualche mese soffro di un malessere psicofisico che presenta delle caratteristiche riconducibili ad un disturbo dell'umore, tuttavia non ancora trattato. negli ultimi giorni è emerso che uno dei miei utenti potrebbe aver subito degli abusi in famiglia E la cosa mi ha scosso parecchio:inizialmente la rabbia ha prevalso, ma successivamente è scattato in me un meccanismo (che ho riscontrato anche in altre situazioni di fronte a difficoltà altrui) che mi ha portato ad immaginare me stesso nei panni del depresso, dello schizofrenico, del cieco, di colui che molesta ecc ecc e questo mi ha creato molta sofferenza interiore e fisica. E' come se io arrivi a mettere in dubbio la mia persona a tal punto di arrivare a credere di poter soffrire anche io delle stesse problematiche che riscontro negli altri, anche senza apparente riscontro. Tutto questo potrebbe essere il risultato di anni di questo mestiere fatto senza un adeguata supervisione o senza un percorso terapeutico personale, unito a problematiche familiari, o potrebbe esserci dell'altro?
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Gentile Gianluca, tutte le professioni che comportano una relazione d'aiuto sono molto impegnative perché, tra le altre cose, la propria persona è lo strumento principale d'intervento. Questo vuol dire che si utilizzano parti di sé importanti per entrare in contatto con la sofferenza degli altri. E' quindi fondamentale tutelarsi affinché le problematiche con cui si entra in contatto non "invadano" l'operatore compromettendo sia la sua serenità che la sua efficacia professionale. Quello che lei sta vivendo fa pensare ad un fenomeno di burnout, e sicuramente lei sente l'esigenza di essere supportato per poter ristabilire la giusta distanza relazionale con i suoi pazienti. Credo quindi che le sarebbe molto utile affidarsi ad un professionista che la aiuti a superare questo momento di difficoltà, magari offrendole anche l'opportunità di approfondire aspetti di sé che stanno rivestendo un ruolo in tutto ciò. Tanti cari auguri, dott.ssa Roberta Monda

Dott.ssa Roberta Monda Psicologo a San Severo

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Buongiorno,
per rispetto della sua persona e della mia professionalità
preferisco non dare consulenze senza avere informazioni più dettagliate
sulla sua situazione. Se ha bisogno può contattarmi ai miei recapiti.
Cordiali saluti. Cristiano Grandi.

Dott. Cristiano Grandi Psicologo a Modena

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Gentile Gianluca, tutti noi che svolgiamo una professione di aiuto, specie se a contatto con grandi sofferenze, abbiamo bisogno dell'aiuto di un supervisore e di una buona terapia personale. Questa, se è obbligatoria per chi esercita poi la professione di psicoterapeuta, non lo è per chi, psicologo, si occupa comunque della sofferenza psichica. Ti sarebbe molto utile, e non solo, credo ti sia necessario per salvaguardare il tuo lavoro, i pazienti di cui ti occupi, e la tua vita personale, iniziare un percorso psicoterapeutico che possa dare un nome ed un significato allo stress, chiamato genericamente, che stai vivendo. Nelle tue descrizioni vedo come i meccanismi di difesa che tipicamente hai utilizzato per difenderti, salvaguardarti dalla sofferenza altrui, pur potendo ad essa essere di aiuto, stanno crollando e stanno portando alla luce certamente alcune tue fragilità personali. L'accenno ai problemi familiari me ne può dare in un certo modo conferma. Quindi caro Gianluca, prenditi cura di te stesso ed inizia un viaggio alla scoperta di te. Un cordiale saluto, dott.ssa Annalisa Sammaciccio psicologa psicoterapeuta Padova

Dott.ssa Annalisa Sammaciccio Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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Gentile Gianluca, credo lei abbia centrato il punto perfettamente. Ciò che lei sta subendo potremmo a giusto titolo chiamarlo un contagio psichico. Jung ne aveva già parlato e fu approfondito negli anni 80/90 dal dott. Vittorio Volpi. La sua reazione è legata strettamente alla certezza della sua personaltà ed è per questo che gli operatori dovrebbero avere sempre una formazione con terapia personale e una supervisione continua. Purtroppi questa necessità è spesso troppo sottovalutata con il risultato che molti operatori vanno in burn-out e si rovinano psicologicamente. Se la struttura non prevede supervisione si batta per averla. È un suo diritto non subire stress psicologico così devastante. Per il momento comunque cerchi una supervisione esterna da un buon professionista. Auguri. Dott.ssa Laura Izzi

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Gentile Gianluca
la nostra professione, come tutte le professioni di aiuto, ha un potenziale stressogeno molto alto e, anche per questo, è necessario avere strumenti molto validi che si acquisiscono con la formazione e con l'esperienza.
Data la sua sensibilità che lo porta ad uno stato di alta empatia, è necessario bilanciare con uno opportuno "distacco" dal paziente; un distacco che conservi l'empatia ma che lo metta in una "neutralità emotiva autoprotettrice" (la definizione tra virgolette è mia), cioè lei dovrebbe essere in grado di vedersi mentre lavora rimanendo in contatto con le sue emozioni ma vedendole come da fuori.
E' fondamentale avere una sorta di Supervisore (un collega esperto) che ci aiuti a "leggere" in noi le nostre reazioni emotive nei confronti dei soggetti con cui siamo in contatto.
Nel suo caso sarebbe importante che lei analizzasse bene questi suoi "vissuti" che, di riflesso a quelli dei pazienti con cui è in contatto, risuonano in profondità con echi personali probabilmente di sue situazioni interiori irrisolte o rimaste fissate a traumi o a sue sperienze passate.
Rifletta bene su quanto le dico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapauta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Caro Gianluca,

il tuo stato mi procura molta solidale sofferenza ed empatia.

Da quello che scrivi sembra che tale stato sia venuto fuori negli ultimi mesi e si è aggravato negli ultimi giorni in concomitanza con gli abusi subiti da un tuo utente, ma che covi dentro da anni.

Non ci dici niente della tua storia personale, tranne che hai problematiche familiari. E ci dici che conduci il tuo duro lavoro da anni senza alcun sostegno terapeutico e adeguata supervisione. Ma quanto hai preteso da te in questi anni?! Fino a quando vuoi tirare la corda? E’ un miracolo che non si sia già rotta…Cos’altro potrebbe esserci? Credo che per te sia proprio improcrastinabile trovare un solido aiuto.

Per aggirare l’ostacolo economico, che forse potrebbe essere importante, mi permetto di suggerirti dei gruppi di aiuto reciproco che potreste organizzare tra colleghi, trattandosi di professionisti del settore, con poche e precise regole (riservatezza, ascolto non giudicante, libera espressione dei vissuti, assiduità, ecc.).

Ti auguro con sincerità di ritrovare presto serenità e benessere!

Dott.ssa Danila Giuranno Psicologo a Lecce

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Buongiorno,
semplicemente, senza bisogno di ricorrere al DSM ti coinvolgi, o meglio empatizzi troppo con i tuoi utenti devi trovare la giusta distanza emotiva. Forse ti è successo ciò perchè non è da molto immagino che lavori in questo settore,o stai attraversando un periodo di stress. Comunque l'idea di un supporto psicologico o dei gruppi per operatori sociali non è sbagliata, puoi proporla alla tua cooperativa dove lavori.
Dott. Silvia Piantanida

Psicologia E Benessere Psicologo a Roma

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Buongiorno Gianluca,
visto che sei un collega già hai intuito come il lavoro dei professionisti di aiuto sia molto complesso: essendo noi stessi lo strumento con cui lavoriamo abbiamo bisogno di conoscerci molto bene e di prenderci cura di noi stessi. Quello che chiamiamo "il confine" si stabilisce naturalmente in ambito familiare e ce lo portiamo dietro ovunque, tanto più nelle questioni emotive; il tuo lavoro forse va a toccare proprio i punti più fragili, che così vengono allo scoperto provovandoti certi disagi. I nostri lavori sono veramnet belli e affascinanti, ma richiedono sempre una dose di lavoro personale..Considera che in molti Paesi i T group per prevenzione del burnout degli operatori è proprio un dato di fatto! Ti auguro un Buon proseguimento di lavoro e spero che tu possa risolvere le tue problematiche..per aiutare ancor più gli altri e Gianluca!
Dott.ssa Alice Parri

Dott.ssa Alice Parri Psicologo a Firenze

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Caro Gianluca, non è possibile fare una diagnosi affidabile attraverso poche righe. Da quello che hai scritto potrebbero essere presenti problematiche legate al Burn-out, ma è solo un aspetto possibile. Penso che una supervisione in tal senso possa essere la soluzione del problema. Un caro saluto, Giuseppe

Dr. Giuseppe Di Maria Psicologo a Roma

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Caro Gianluca, il problema che lei solleva è alquanto serio. Sono proprio d'accordo con lei che gli operatori socio-sanitari, proprio per le utenze con cui hanno a che fare, e i forti vissuti emotivi che quotidianamente toccano, NECESSITANO di una supervisione regolare, ma la realtà è che purtroppo non sempre è così.
Da quello che lei racconta, i contenuti con cui lei sta venendo a contatto, stanno muovendo dei vissuti personali emotivamente pesanti. Le consiglio di parlarne in una psicoterapia individuale, ne troverà giovamento lei come persona e pure come lavoratore.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Daniela Barone.

Dott.ssa Daniela Barone Psicologo a Padova

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Buongiorno Gianluca,
tutti noi che svolgiamo professioni di aiuto siamo esposti al cosiddetto burnout proprio perchè le vicende e le difficoltà di coloro di cui ci occupiamo ci coinvolgono anche come persone. Il tuo dubbio è legittimo: sto reagendo in questo modo perchè sono rimasto a lungo sovraesposto o è un problema mio? Probabilmente sono entrambe le cose quindi se ne senti l'esigenza è bene che tu richieda un adeguato sostegno psicologico. Magari la stessa struttura per cui lavori potrebbe fornirtelo o se preferisci fare un lavoro individuale puoi rivolgerti ad un professionista privato.
Un caro saluto
Dssa Daniela Sirtori - Monza

D.ssa Daniela Sirtori Psicologo a Villasanta

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