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Esiste davvero una terapia che possa far alzare l'umore?

Inviata da angelica il 2 apr 2012 Psicologia del benessere

Buon pomeriggio Dottore,
mi chiamo Angelica, ho 28 anni e scrivo per poterVi chiedere alcuni consigli, se è possibile, riguardo alla particolare situazione che da circa due anni ha colpito la nostra famiglia. Mi riferisco al profondo stato depressivo che da tempo ha colpito il fratello di mio marito. Un ragazzo di 30 anni che è sempre stato molto preciso, deciso e pronto a fare qualsiasi cosa per poter raggiungere i suoi obiettivi. Il gemello di mio marito che, diversamente da lui, ha sempre cercato nella vita amori ed amicizie molto prestigiosi. La ricerca della ricchezza e del benessere, a tutti i costi, purtroppo, l'hanno portato a diventare quello che attualmente non avrebbe mai voluto. Dopo essersi fidanzato, dieci anni fa, con quella che oggi è sua moglie, il quale ebbe subito chiarito che per essere alla sua altezza e a quella della sua famiglia, egli avrebbe dovuto LAUREARSI. Mio cognato ha sempre fatto tutto quello che lei raccomandava, pur di poter raggiungere la sua meta, la ricchezza che, secondo lui, proveniva da questa famiglia. La sua fidanzata gli ha sempre dato cattivi consigli facendogli sprecare tutti i suoi risparmi in viaggi inutili e gioielli. Deluso dall'Università, in quanto non riuscì poi a laurearsi, cominciò ad avvertire i primi sintomi di depressione che grazie ad un bravo psichiatra dell' A.S.L. BA/3 ed attraverso una buona cura di antidepressivi, riuscì a venirne fuori e a rimettersi a lavorare come pittore. Ha cercato diverse volte di troncare il rapporto con la sua fidanzata ma lei, con la sua morbosità e la sua insistenza, gli promise che se avesse lasciato il mestiere di operaio, suo padre lo avrebbe fatto entrare a lavorare in Banca, data la sua nomina di Finanziere. Dopo l'ennesima delusione, dovuta al fatto che non è mai entrato in Banca, e la consultazione di svariati psicologi e psichiatri con il continuo cambio delle terapie assegnate, circa due anni fa egli cerco' di chiudere, anche sotto il loro consiglio, definitivamente il rapporto con lei, ma fu impedito dato l'arrivo di due splendide bambine e, nonostante lui fosse sotto antidepressivi, incapace d'intendere e volere al 100%, un mese prima del matrimonio, la sua psichiatra consiglò di far nascere prima le gemelline e poi di sposarsi, in quanto lui non era nelle condizioni di poter affrontare due emozioni così forti. Lei, contro il volere della dottoressa, volle comunque sposarlo e, dopo neanche un anno di matrimonio, vissuto a casa dei genitori di lei che pur avendolo aiutato nel dargli vitto e alloggio, gli hanno fatto capire sin dall'inizio che non accettavano la sua malattia, lo ha rimandato ( come un pacco postale, mi perdoni ) a casa dei miei suoceri e sono quattro mesi che lui non vede tutti i gg. le bambine, mentre ai miei suoceri viene proprio impedito, e che trascorre le sue giornate a dormire nella sua stanza. Si alza solo per pranzare e cenare. Lei non collabora. L'unica cosa che fa è mandargli dei soldi perchè crede che nella vita l'aiuto viene solo da quelli. Io e mio marito abitiamo insieme ai miei suoceri e non sappiamo più cosa fare. Li vediamo ogni giorno stare sempre più male in quanto non hanno nemmeno sufficienti disponibilità economiche per poterlo aiutare. Abbiamo provato a coinvolgerlo in diverse attività, dalla palestra a correre, lo ascoltiamo ogni sera, quando mio marito torna da lavorare e spesso vediamo dei film comici insieme... ma lui non reagisce!!
Chiedo scusa se mi sono dilungata molto nel raccontare ma, sinceramente, noi pensiamo che lui abbia bisogno maggiormente della collaborazione di sua moglie, ma lei rifiuta la nostra famiglia e si nasconde dietro lo stress che ha nel crescere le due bambine che vengono accudite quasi del tutto dai suoi genitori. Non sappiamo più che fare! Da qualche giorno lui ha espresso il desiderio di voler cambiare ancora una volta psichiatra, visto che quest'ultima gli ha consigliato la separazione da sua moglie e lo ha rimproverato perchè non reagisce e non fa niente di suo per aiutarsi. La prego, mi consigli, dobbiamo ancora stargli vicino ed assecondarlo in questa scelta? Deve cambiare davvero, nuovamente, dottore e probabilmente anche la terapia? Io e mio marito forse sbagliamo a stargli vicino, vorremmo sapere se così facendo apportiamo altri problemi tra lui e sua moglie. Esiste davvero una terapia che gli possa, come lui crede, far alzare l'umore? La prego, mi aiuti. Eventualmente la contatteremo telefonicamente per una visita privata. Nel ringraziarLa in aticipo per la Vs. accurata attenzione ed in attesa di un Vs. spero riscontro, colgo l'occasione per salutarVi distintamente.

Angelica

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Gentile Angelica,
il quadro da lei descritto è sicuramente preoccupante, comprendiamo pienamente lo stato d'animo suo e della sua famiglia.
A nostro avviso sarebbe consigliabile che lei e suo marito continuiate a supportarlo in tutti i modi possibili, coinvolgendolo in attività familiari e cercando di stimolarlo il più possibile, facendolo sentire compreso e accettato.
Per quanto riguarda invece il percorso terapeutico va detto che non esiste una terapia che possa far alzare l'umore in senso lato, nonostante sia effettivamente vero che esistono farmaci specifici in grado di incidere sul tono dell'umore.
Suggeriamo quindi di valutare la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico che non sia unicamente psichiatrico, ma che coinvolga un professionista della psicoterapia, in grado di lavorare non solo sui sintomi fisici ma anche sui vissuti emotivi e sui pensieri relativi alla situazione di suo cognato. Il nostro consiglio è di contattare uno psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale, saprà sicuramente darvi indicazioni più precise.
Le auguriamo il meglio per la sua famiglia e per il suo futuro

Cordialmente

Studio Associato Chrysalis Psicologo a Arese

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Gentile Angelica,
mi spiace per le esperienze che ha avuto in passato. Ha provato a contattare uno psicologo su questo sito delle sue parti? In questo modo potrà consultare il suo profilo e chiedere chiarimenti sul tipo di approccio seguito.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Albano
Psicologo a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Gentile Angelica,
per la complessità della vicenda familiare è necessario che suo cognato sia seguito dalla ASL territoriale.
E' necessario che sia l'Unità Operativa di Salute Mentale a prendere in carico l'intero sistema familiare.
Una valutazione importante viene fatta guardando il rischio evolutivo,potrebbe essere necessario un intervento domiciliare,che solo il Servizio pubblico garantisce.
L'intervento deve prevedere una terapia farmacologica,un intervento sul sistema familiare.
Il vostro contributo sarà utile nel sostenere questi obiettivi.
Cordialmente
Dott.ssa Valeria Rinaldini

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Gentile sig.a Angelica,
ho letto con molta attenzione quanto da lei scritto, i suoi dubbi, perplessità e anche un pò di confusione. Vista la situazione, abbastanza complessa, e che la depressione, è, a tutti gli effetti, una malattia, riterrei opportuno un adeguato sostegno psicofarmacologica prescritto da uno psichiatra competente e un parallelo percorso psicologico, da valutare se, circoscritto a incontri di sostegno piuttosto che un percorso psicoterapico che porti chiarezza e consapevolezza al percorso esistenziale da lei descritto. Molto cordialmente. Dott. Annalisa Orsenigo

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Gentile signora, capisco la sua preoccupazione. La situazione di suo cognato sembra veramente pesante. Richiede sia un intervento farmacologico sia un interventi psicoterapeutico. Entrambi, nel tempo, possono ristabilire il tono dell'umore. Potete aiutarlo ma non potete sostituirvi a psichiatri e psicologi. A me sembra che potreste sostenere suo cognato nel riferire a uno psichiatra (non si riesce intraprendere una psicoterapia se si sta così male) anche presso il CPS della zona e capire se potete avere anche voi contatto con lo psichiatra, per rafforzare la rete familiare ed avere consigli su come regolarvi. Non ho capito se suo cognato segue uma terapia farmacologica, di solito è di aiuto ed è il primo passo da fare. Aggiungo che nella mia esperienza ho scarsa speranza nella collaborazione della moglie separata e vorrei anche osservare che le radici del malessere di suo cognato vanno cercate prima del matrimonio. il matrimonio se va bene cura le ferite della nostra infanzia, se va male le
fa esplodere. Se per qualche ragione non volete riferire al CPS posso indicarvi dei bravi psichiatri. Cordiali saluti, luisa arrigoni

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Cara Angelica,
gli amici e i parenti sono un valido aiuto alla persona in crisi depressiva, come i farmaci del resto, tuttavia personalmente credo nell' efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale: la riattivazione comportamentale e la ristrutturazione dei pensieri negativi, nucleo della depressione, sono la risposta alla sua domanda, ovvero costuiscono la terapia che alza l'umore.
Certamente la sua motivazione sarà incentivante, ma è suo cognato in prima persona a dover essere motivato a star meglio.
Inoltre sebbene il più delle volte la soluzione di allontanarsi dalle persone che ci causano problemi sembri la più ovvia, spesso non è la più facile, anche perchè forse si è vittime di una trappole cognitive che ci legano sempre allo stesso tipo di persona.
La soluzione è capire bene i circoli viziosi che ci portano ad essere attratti da persone che ci fanno star male, quindi agire su di sè in primo luogo.


Vi auguro di trovare soluzioni.

D.ssa Valentina Strippoli Psicologo a Fano

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Cara Angelica,
è palpabile l'affetto profondo che nutre per suo cognato. Credo che, proprio in base a questo sentimento autentico, la scelta più saggia che lei possa fare per se stessa, per suo cognato e per tutte le persone che gli vogliono bene, sia proprio quella di fa aiutare questo ragazzo da uno specialista.
Le terapie psicologiche e psichiatriche possono fare davvero molto per aiutare le persone in difficoltà, come il fratello di suo marito.
Le faccio i miei più cari auguri.

Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Laura Colombo Psicologo a Badia Polesine

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gentile signora vi è una grande problematica alla base del suo essere nel mondo come soggetto svincolato, e per questo credo non bisogna assecondarlo, e credo inoltre che debba iniziare un percorso psicoterapico e solo in questo modo "si alza ". Non esiti a contattarmi se ne sente l'esigenza, cordialmente Dott.ssa Eva Scardone

Dr.ssa Eva Scardone Psicologo a Marcianise

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Gentile Angelica,
dal suo scritto si percepisce l'affetto e unaa preoccupazione sincera per il suo famigliare. In queste situazioni però, oltre al sostegno della famiglia sono necessarie una terapia farmacologica e una psicoterapia.

Cinzia Leoni Psicologo a Mantova

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Buongiorno,
È necessario un percorso psicoterapeutico psicoanalitico, ma nei primi tempi bisogna mantenere anche la terapia farmacologica
cordiali saluti.

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Buongiorno Angelica,

sicuramente in questi casi la famiglia e il sostegno che ne potrebbe derivare dalla vicinanza dei familiari è utile e di aiuto ma non è sufficiente. Il parente di cui mi parla è caduto in uno stato di empasse, di stallo, da cui fa fatica ad uscire. Il fatto che si faccia ancora curare è positivo e se desidera cambiare medico, lo si lasci fare...del resto deve trovarsi bene lui con lo specialista, anche fosse l'ennesimo che vede. Ma magari indicherei che in questo caso, ci fosse anche la vostra partecipazione alla visita, sempre se la persona è d'accordo; ciò al fine di ricevere delle indicazioni pratiche e utili per voi altri. Perchè dico questo? Solitamente il problema di uno dei membri di una famiglia, rappresenta il malessere dell'intera famiglia, che subisce una forte destabilizzazione emotiva e psicologica a che non riesce sempre a far fronte con le solo risorse che ha.
Un intervento di psicoterapia individuale e familiare è utile. Il trattamento farmacologico non risolve la situazione che il parente vive. I farmaci aiutano a tenere a bada i sintomi depressivi, ma qui è necessario intervenire sui meccanismi che si sono installati psicologicamente all'interno delle convinzioni della persona, che non gli permettono di superare lo step, almeno iniziale, di cambiare direzione e darsi dei nuovi obiettivi. Per ciò che riguarda la moglie, non farei troppo affidamento, poichè ho l'impressione che ci sia una bassa consapevolezza del problema del marito.
Nei confronti del rapporto che avete con lui, eviterei atteggiamenti di biasimo ed estrema compassione: chi vive uno stato depressivo, tende a sedersi sul suo malessere, anche se non lo vuole. Spesso il disagio diventa un vantaggio secondario per non assumersi la responsabilità di "muoversi", quindi fornirei a lui le informazioni su ciò che può fare, mostrando una disponibilità alla partecipazione collettiva agli interventi e poi vedrei la sua reazione. Del resto il cambiamento si ottiene se la persona decide di attivarlo.

Dott.ssa Roberta De Bellis Psicologo a Gallarate

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Cara Angelica,

premetto che non sono psicologa ma in famiglia abbiamo avuto vari casi di depressione.
In certi stadi di depressione esporsi al pubblico può essere traumatico: i depressi hanno bassa autostima, si sentono brutti, inutili e soprattutto pensano che tutti li osservino. Per questo, come le consigliano giustamente gli psicologi, solo quando la terapia farmacologica avrà fatto effetto sarà possibile confrontarsi con gli altri e con se stessi.

La persona a me vicina è arrivata ad avere psicosi dovute al suo profondo stato di depressione. Io non so bene quale sia lo stato di depressione di suo cognato, ma mi sento di consigliarle di farlo sentire amato, soprattutto, e protetto e fargli capire che per voi lui è molto importante, piuttosto che spingerlo a tutti i costi a fare cose che in questo momento non si sente di fare.

Tuttavia, so che è vero che l'attività fisica aiuta. Magari potete proporgli delle passeggiate tranquille. Un luogo come la palestra è un po' forte per chi si sente a disagio...

Questo è il mio modestissimo parere. Ma per non fare peggiorare la situazione è importante che il ragazzo si affidi ad un professionista, che saprà consigliarvi meglio di me.

In bocca al lupo!

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Gentilissima Dott.ssa Orlandini e Mostacci, sostituirsi al soggetto significa cercare in tutti i modi di aiutare, sostenere e proteggere qualcuno, vero? Sicuramente è questo quello che ho fatto fino ad ora e mi dispiace se non è il giusto metodo per stimolare questo ragazzo; ma Il mio desiderio sarebbe quello di incoraggiarlo a fare determinate azioni, come per esempio andare in palestra e svolgere altre attività che lo rendano attivo e non passivo. Il mio modo di parlargli con gioia e carica, anche se nel mio cuore provo tanta sofferenza invece, ha lo scopo e l'intento di trasmettergli forza e coraggio per portarlo a compiere l'azione. Ma lui da solo dice di non farcela, ha gravi difficoltà a socializzare con gli altri e teme l'incontro con altra gente. Chiede di essere accompagnato in palestra ma nessuno fin'ora si è reso disponibile a farlo. Dice che ha bisogno di un elemento trainante. Ma dove lo troviamo? Se solo sua moglie lasciasse un'ora sola le bambine con i suoi genitori e lo accompagnasse!! Io ho a lui proposto di andare in palestra gradualmente...magari un giorno solo per 15 minuti, un altro per 20 e così via...fino a quando lui pian piano riesce a superare la paura di incontrare altra gente. Ieri sera è venuto a trovarci e mio marito ha chiamato un nostro amico e, con la scusa che per caso passava a trovarci, si è fermato da noi a dialogare un po' con lui. Hanno parlato parecchio e l'essersi confrontato con qualcuno che conosce appena, forse gli avrà fatto bene. MA IO NON SONO UN DOTTORE, SPERO DI NON CONFONDERGLI LE IDEE!!!!!!!!

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Buongiorno gentile Angelica,
ho letto attentamente tutte e due le richieste da lei fatte e quello che più mi ha colpito è la sua intensa esasperazione e paura come se l'occuparsi insieme a suo marito di vostro cognato fosse l'ultima battaglia da combattere che la vita vi porge. C'è un'ansia sistemica che coinvolge tutti voi mentre vostro cognato sta andando come alla deriva per gli accadimenti esistenziali che, però, volente o nolente, riguardano delle scelte effettuate da lui in passato. Le chiedo, dunque, è sicura che lui voglia curarsi per guarire? Le chiedo questo perchè proteggere qualcuno non significa sostituirsi al soggetto. Ci sono molti dati, nel racconto della personalità di suo cognato, che fanno pensare a una manipolazione inconsapevole sia degli altri, sia delle terapie finora affrontate. Pur constatando il valore del vostro aiuto, non potrete mai sostituire la sua capacità motivazionale a modificare radicalmente l'assetto esistenziale che lo riguarda. Rilegga attentamente tutti i contributi che i colleghi le hanno dato e si renderà conto che se suo cognato vuole guarire, le strade e le alternative ci sono realmente. Alla fine, però, spetterà a lui decidere.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

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Buongiorno cara Angelica. Certo che esistono le terapie per innalzare l'umore, eccome! Innanzitutto una buona e personalizzata terapia farmacologica in questi casi è fondamentale (non mi è chiaro se suo cognato stia ripetendo la stessa che lo aveva fatto star bene tempo addietro) per ripristinare quello squilibrio chimico che a livello nervoso ha determinato i forti sintomi depressivi. Una buona terapia dopo 2-3 settimane dovrebbe fare il suo effetto. Ciò però non basta, ma serve solo a poter ricreare quella minima stabilità a livello del terreno psichico, in modo da poter riuscire ad affrontare una psicoterapia e "sentire" quello che succede fuori e intorno a sè. Riguardo a lei Angelica, le consiglio di farsi risucchiare il meno possibile da questa situazione, sicuramente penosa e di evitare di sostituirsi al soggetto in causa. Credo che alla base del malessere di lui ci sia qualche cosa di più antico, da ricercare nel suo rapporto con i propri genitori. Inoltre devo confessarle che mi pare strano che uno che fa il pittore sia la stessa persona fredda e calcolatrice che cerca di sembrare.... Le auguro ogni bene. Dott.ssa Sabina Orlandini

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Ringrazio di cuore tutti i Dottori che hanno avuto la gentilezza di rispondere e consigliarmi a proposito di questa difficilissima situazione che si è creata. Comincio ad avvertire dei sintomi di paura riguardo al mio ruolo in tutto questo. In famiglia non tutti la pensano come me, spesso io e mio marito siamo accusati di intrometterci nei problemi di questa coppia ed io vivo nel dubbio e nel timore che il nostro comportamento sia nocivo in qualche modo alla serenità famigliare di questa coppia, anche se comunque, a parte noi, loro vivono lo stesso in netto contrasto per i problemi che hanno già per conto loro. Spero che le cose possano cambiare e soprattutto spero di non commettere equivoci ed altre incomprensioni in famiglia ma, contemporaneamente, credo che continueremo a correre il rischio di trovarci alcuni membri della famiglia contro pur di proseguire nell'aiutare questo ragazzo colmo di incertezze e insicurezze. Non è irresponsabile...ha solo paura!

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Buon giorno Angelica,
comprendo bene quanto sia penosa questa situazione.
Penosa e dolorosa per tutti!
Credo proprio che suo cognato non debba cambiare psichiatra, non può continuare a negare la realtà, la sua realtà familiare, cambiando psichiatra non cambia le cose. Deve anche prendersi la responsabilità delle sue scelte. La psichiatra gli consiglia ciò che ritiene meglio secondo lei/lui, poi sta a lui farlo o meno, si deve prendere la responsabilità di scegliere, non cambiare la psichiatra.
Io direi però che oltre ai farmaci, deve aggiungere anche una psicoterapia, che data la situazione non può che essere lunga e impegnativa.
Certo che si esce dalla depressione, ci vuole tempo e lavoro costante. C'è da aggiungere che la depressione è l'elemento più esterno, ci sono poi i problemi di dipendenza affettiva sottostanti, che gli hanno impedito di troncare questa relazione distruttiva con la moglie molto tempo fa, il bisogno smodato d'amore e d'approvazione, la passività tipica di una struttura con tratti masochisti, ecc.
Credo che sia importante anche il vostro aiuto, è importante il sostegno e l'aiuto proveniente da tutti, professionisti e familiari, ma prima di tutto è importante che lui tiri fuori la sua volontà, che contatti ciò che veramente desidera, ma ancora di più la propria rabbia.
Sì perchè sta subendo di tutto e non emerge minimamente la sua rabbia. Deve essere molto arrabbiato e ha tutto il diritto di esserlo.
E anche voi familiari dovete essere molto arrabbiati, nel vedere tutto questo e nel sentirvi impotenti.
Se riuscite a fargli sentire la vostra rabbia, forse anche lui capisce che deve e può essere arrabbiato lui stesso.
Comprendo che ci sia anche molta paura e di molti tipi ed è per questo che la rabbia è importante, perchè rappresenta un motore per poter superare i mille timori e angosce d'incapacità sottostante. E' importante che smetta di rivolgere la rabbia verso di sè e la rivolga verso l'esterno, per poter raggiungere gli obiettivi desiderati.
Coraggio allora!
A vostra disposizione.
In bocca al lupo!

Sabrina Costantini Psicologa Psicoterapeuta

Sabrina Costantini Psicologo a Pisa

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Angelica
La depressione è una malattia del nostro tempo va vista per quello che è nel rispetto di suo fratello...
Voi i familiari non potete fare molto per lui...toglietevi dalla testa di aiutarLo con le continue esortazioni a fare di più ad alzarsi su ecc,non funziona....

Va rivisto tutta la sua storia...sembra una persona da quello che lei descrive fragile,L'aiuto degli specialisti non sembra averlo aiutato uno psicoterapeuta va consultato in questo caso i farmaci sono utili al suo disagio ma da soli non aiutano...
Veda di farsi consigliare da qualcuno...
LE auguro buona giornata

Dr.Elton Kazanxhi (Psicologo ) Psicologo a Jesi

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Cara Angelica,
La storia di suo cognato e' stata difficile..innanzitutto credo che sia necessario che ritorni a fare psicoterapia, in quanto in questo momento così difficile dal punto di vista esistenziale, potrebbe essere aiutato a trovare le sue risorse positive. Per quanto riguarda la questione delle bambine e della difficolta' del padre e dei nonni di vederle ed avere un rapporto continuativo con loro, le consiglio di rivolgersi spontaneamente presso un Centro per la Famiglia ( a Bari ce n'è uno molto attivo e con professionisti preparati, fra l'altro anche gratuito) dove potra' avere delle risposte ed aiuti concreti.
In Bocca al lupo
Dott.ssa Maria Lucia De Vito

De Vito Dott.ssa Maria Lucia- Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Tricase

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Salve Angelica, la sua e.mail così lunga e articolata dimostra quanto sia preoccupata da questa situazione. Esistono varie terapie che possano aiutare suo cognato a migliorare il suo stato depressivo e che possano aiutarlo anche nel suo ruolo genitoriale, visto che almeno allo stato attuale è del tutto negato e inadeguato. Dovreste rivolgervi a qualcuno con cui lui possa parlare e a cui riesca ad affidarsi, che non lo costringa a fare qualcosa che non è pronto a fare ma che lo aiuti progressivamente a prendere delle decisioni. Dovrebbe essere un processo graduale di maturazione, che gli consenta di ritrovare non solo la sua famiglia (le sue figlie), ma anche una realizzazione personale che a quanto ho letto finora è sempre stata indirizzata dagli altri, causando innumerevoli insoddisfazioni. Mi sembra che questo ragazzo sia stato "schiacciato" e "usato" in una situazione che non era assolutamente in grado di affrontare. Ognuno di noi ha dentro di sè le risorse necessarie, devono solo essere adeguatamente e attentamente ricercate e sperimentate. Buona fortuna! Saluti.
Dott.ssa Valentina Cioni

Dr.ssa Valentina Cioni Psicologo a Pisa

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Gentile signora, dal suo lungo racconto è per prima cosa emerso il fatto che suo cognato non ha e non ha mai avuto un suo carattere forte, ha sempre cercato appoggio negli altri e realmente non ha avuto una sua idea precisa di vita, forse ciò è stato determinato dal fatto di essere un gemello, per cui ha sempre avuto l'idea che ci si deve appoggiare agli altri. Credo che suo cognato abbia bisogno di fare una psicoterapia che gli permetta di scavare nelle origini della sua vita per cercare di comprendere questa sua fragilità che non gli ha permesso di prendere delle decisioni in autonomia, certo il vostro aiuto è importante ma non deve trasformarsi in totale accudimento, inoltre va spiegato a sua moglie del bisogno che ogni padre ha di vedere i propri figli, ma ripeto suo cognato dovrebbe essere condotto da uno psicologo ed evitare il più possibile l'assunzione del farmaco il quale va semplicemente a tamponare un sintomo ma certo non risolve il problema.

Dott.ssa Angela Virone Psicologo a Agrigento

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Gentile Angelica,

consiglio una Psicoterapia del profondo, senza rinunciare nei primi tempi, all'apporto della terapia farmacologica.

Le terapie che "alzano" l'umore esistono.

Cordiali saluti.

Dr. Luca Martis Psicologo a Terralba

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