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Empatia del dolore

Inviata da Elena il 16 lug 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Buongiorno,
ho letto un post molto interessante riguardo l'empatia e vorrei condividere la mia storia e magari ricevere qualche parere o consiglio.
Sono una ragazza di 23 anni e ultimamente mi sono resa conto di quanto mi faccia soffrire assistere al dolore e alla sofferenza di altri esseri viventi. Ultimamente in particolare si sono verificati due episodi che mi hanno davvero turbato: 1) Qualche settimana fa ero in macchina con i miei zii e su una strada principale all'improvviso sono spuntati tre cani. Mio zio ha fatto il possibile per evitarli ma ne ha comunque preso uno di striscio. Le emozioni e il dolore che ho provato quando mi sono voltata e ho visto il cane steso a terra sono indescrivibili. Ho pregato mio zio di fermarsi ma ha ritenuto che era troppo pericoloso scendere dall'auto su quella strada. Le lacrime non si sono fermate fino al giorno dopo, quando ho chiesto a mio padre di riportarmi su quella stessa strada per vedere cosa ne era stato del povero cane. Non c'erano carcasse in giro ma il dubbio non mi ha ancora lasciato. Gli occhi del povero cane, che ha guardato nella nostra direzione prima dell'impatto, mi hanno tormentato per parecchi giorni. I miei familiari hanno ritenuto la mia disperazione e sofferenza "inopportuna" ed "esagerata" ma io in quei momenti volevo davvero annullarmi, più pensavo al modo in cui l'avevamo abbandonato a terra, solo e probabilmente ferito, più soffrivo. E intorno non avevo che persone che mi ritenevano pazza.
2) L'altro episodio si è verificato in questi giorni. Ieri mattina passeggiando nel vicinato ho assistito alla scena dolcissima di una mamma gatta con due piccoli gattini. Tutti e tre rannicchiati che si leccavano a vicenda. Ieri pomeriggio è iniziato un forte temporale e il pensarli sotto quella forte pioggia mi ha causato un forte disagio, come un senso di nausea. Inutile dire che al minimo accenno al fatto di andare a prenderli o fare qualcosa le occhiatacce nei miei confronti non si sono fatte attendere. In ogni caso con quella pioggia non avrei potuto fare molto perché si trovavano in un punto difficile da raggiungere già con l'asciutto. Questa mattina, quando la pioggia si è fatta meno fitta, sono tornata e la scena a cui ho assistito mi ha turbato davvero tantissimo. C'era soltanto la carcassa di un piccolo gattino e la mamma gatta vicino a vegliare. Anche in questo caso gli occhi della gatta sono la cosa che mi ha fatto più male. La differenza tra ieri mattina: gli occhi socchiusi per il piacere di essere circondata dai sui piccoli. E questa mattina: occhi completamente aperti che mi hanno guardato con un misto di rabbia e tristezza. Non si è mossa per tutto il tempo dal piccolo cadavere.
Pensare al suo dolore e a quello che ha passato durante tutta la notte è stato peggio di un pugno nello stomaco. Avrei potuto far qualcosa ieri.
Intanto a casa mia mi stanno evitando come la peste, hanno adottato questo comportamento di lasciarmi sola in questi momenti finché non smetto almeno di piangere.
Mi chiedo se sono io sbagliata, se si tratta di qualche specie di disturbo, se posso fare qualcosa per non soffrire ogni volta così tanto.

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buongiorno Elena
la sua empatia è molto intensa, al punto che lei non riesce a proteggersi dall'immedesimarsi fino al sentire lo stesso dolore che vede nell'altro. L'empatia ha una funzione importante, tuttavia l'impossibilità di trovare una giusta distanza emotiva può creare, di riflesso, profondo dolore nella persona empatica, tale da renderle impossibile l'agire o l'aiutare chi sta male. La sua famiglia forse tiene le distanze da lei perchè non riesce a 'sentire' il suo dolore o forse semplicemente perchè non ha gli strumenti per gestirlo. Talvolta chi sta distante da chi soffre, lo fa a sua volta perchè non sa gestire le emozioni negative intense e quindi le evita. Il suo non è un disturbo in sè, tuttavia potrebbe essere importante per lei imparare a schermarsi un poco per non vivere il dolore dell'altro in modo così devastante e per imparare a modulare la sua empatia.

dr.ssa Cristina Silvestri
psicoterapeuta - Sondrio

Dott.ssa Maria Cristina Silvestri Psicologo a Sondrio

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Elena...leggere la tua email ha provocato anche in me un senso di estrema pena, esattamente come te.
E ti assicuro che non sono un soggetto disturbato.
Il problema non sei te, ma la mancanza di empatia, cioe' la capacita' di immedesimarsi nelle emozioni altrui, che caratterizza i tuoi familiari.
Tem che questa mancanza di comprensione delle sofferenza altrui si siano e si riflettano anche quando tu hai avuto ,o hai, problemi emotivi, quali tristezza,pena,ansia, e questo e' , o probabilmente sara', un problema per te.
Coraggio, io ho mamma gatta e 6 suoi figli, una di questa sta a sua volta per diventare mamma, e reagirei esattamente come te.
Coraggio, il mondo non e' fatto solo di gente amorevole, ricordalo.

Emozioni Umane - Dott.ssa Papadia Psicologo a Montebelluna

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