è una sensazione di dissociazione?

Inviata da Maria. 11 gen 2018 2 Risposte  · Disturbo dissociativo

Salve a tutti vorrei un consiglio circa il mio problema e capire se è normale ed è semplicemente carattere o se ho davvero un problema che dev'essere risolto.
Come ho già anticipato dal titolo sento questa sensazione di dissociazione nella quotidianità. Ci sono momenti dove a scuola ho dei propri e veri episodi dove non "riconosco" bene il posto dove sono, non mi sento realmente lì, i suoni e le voci mi arrivano ovattate e vedo tutto sfocato e quando cercano di rivolgersi a me sembro come uscire da un momento di smarrimento e ho bisogno di una manciata di secondi per riprendermi e capire cosa sta succedendo. Succede 1/3 delle volte, con intensità meno "gravi" o variabili. Delle volte guardo la lavagna e non mi è familiare quello che leggo come se non conoscessi i numeri e le lettere e mi ci vuole più di un momento per farmi capire che sono lì, in quell'esatto momento e devo stare presente e riprendere la concentrazione sul mondo reale. Mi sembra di dovermi concentrare sul mondo "vero" per non dovermi "perdere". E' una sensazione strana che sinceramente non so nemmeno se ha senso. Anche guardarmi allo specchio per un periodo più prolungato rivela le stesse sensazioni di distacco da tutto. Quando prendo decisioni circa il mio futuro non riesco a realizzare che sono io quella persona per cui sto decidendo, sembra tutto "ovattato".
Nelle situazioni difficili dove una persona normale avrebbe una crisi emotiva io resto sempre razionale, ho una vocina dentro la testa che riesce sempre e dico sempre a visualizzare la situazione razionalmente senza farmi avere momenti emotivi in pubblico. Resto composta e non lascio travisare niente. Ricordo questo episodio di anni fa dove tramite telefono ci dissero della morte di un parente e tutti iniziarono a piangere e io non sapevo che fare, non perchè non mi dispiacesse anzi orovai dolore dentro di me e un gran dispiacere ma fuori ero normale pensai addirittura "aspetto che finiscano di piangere e poi continuiamo con l'attività che stavamo facendo". E ne ho altre valanghe di episodi, ad esempio era l'ultimo giorno delle medie e tutti si emozionarono con le lacrime agli occhi raccontando delle storie delle loro infanzie non tanto piacevoli e all'uscita la mia amica mi disse "hai davvero un cuore di pietra per essere riuscita a non piangere" ovviamente l'ha inteso in modo ironico ma mi ha fatto pensare poichè in realtà dentro di me mi veniva da piangere. Da questo magari può trasparire che sia una persona semplicemente difficile da emozionare o molto composta o magari apatica ma vi assicuro che sento dentro di me le emozioni, anche in maniera forte solo che non riesco a lasciarle uscire.
Questa compostezza si riversa anche in situazioni di felicità e serenità e questa vocina dentro la testa inizia ad analizzare la situazione in modo razionale, come se visualizzasi uno scenario dove io non sono dentro e la consapevolezza di ciò mi toglie la voglia di ridere e sento la necessità di piangere poiché non riesco a godermi il momento senza l'arrivo di questa "interruzione" che mi fa rimettere composta.
Nelle situazioni d'ansia riesco a sentire proprio la parte emotiva lontana e riesco persino a "spingerla" ancora più lontano e mi sento come se non fossi realmente lì, come se guardassi gli avvenimenti dall'esterno.
Grazie a questa "caratteristica" riesco a gestire abbastanza bene i miei umori negativi ma ciò mi penalizza anche quelli positivi e non mi piace, vorrei riuscire a buttare fuori la mia emotività con chi ho intorno senza questo continuo blocco che mi ritrovo.
Ho inoltre anche un problema di memoria che non so quanto sia grave e se è di origine psicologica, ma arrivo a non ricordare nemmeno il finale di un libro che ho letto qualche giorno fa, ho sempre questa sensazione di "tutto ovattato e sfocato"
Ovviamente non mi capita sempre, ho giorni dove sono più favorevole a questa sorta di "dissociazione" ed altri dove riesco a sentire proprio sotto la pelle l'emozione che sto provando. Vorrei chiedervi se è normale avere episodi del genere e se sì a che tipo di medico dovrei rivolgermi? Uno psicologo? Grazie mille per il tempo dedicato a leggermi

consiglio , crisi , capire

Miglior risposta

Gentile Maria,
la descrizione abbastanza dettagliata e precisa che lei ha fatto dei suoi sintomi potrebbe far pensare ad un disturbo da derealizzazione/depersonalizzazione.
Vanno ovviamente escluse eventuali e improbabili cause organiche tramite visita ed esami strumentali di tipo neurologico.
Accertata l'assenza di obbiettività, è consigliabile intraprendere una psicoterapia preferibilmente di tipo cognitivo-comportamentale che inizi da una accurata indagine anamnestica per indagare su possibili traumi psicologici appartenenti a un passato anche remoto e continui poi con la elaborazione di essi fino ad ottenere una migliore integrazione della sua struttura di personalità.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Cara Maria,
La situazione che descrive fa pensare effettivamente ad un problema di depersonalizzazione a cui probabilmente non è estranea la sua difficoltà di esprimere le emozioni, che pure sente forti dentro di lei. È evidente però che la situazione va analizzata in un quadro complessivo, partendo da una valutazione di tipo medico.
Se quest'ultima risultasse negativa, le consiglio di richiedere la consulenza di un terapeuta del suo territorio, preferibilmente con una impostazione di terapia breve, che sulla base dell'analisi del problema sappia intervenire indirizzandola verso il cambiamento di pensieri, azioni e comportamenti disfunzionali. Questi infatti sono quasi sempre alla base dei nostri problemi, anche quando non ci rendiamo conto di metterli in atto, quindi non abbia timore di affrontare un percorso che la potrà portare a migliorare la qualità della sua vita.
Sono comunque a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordiali saluti
Dr.ssa Maria Sara Sanavio
Perugia

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13 GEN 2018

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