È possibile che una madre ami in modo diverso e asimmetrico i propri figli?

Inviata da Valeria · 5 apr 2016 Autostima

Buonasera.
Come da titolo, mi chiedevo se fosse possibile per un genitore (in particolare per una madre) amare in modo diverso i propri figli. Sono la prima di 4 figli, ho 19 anni e da sempre credo che mia madre tratti diversamente mio fratello (18enne). Non so se ami più lui di me, ma il trattamento che riserva a me personalmente è diverso, meno permissivo, meno indulgente. A me ha fatto pesare sempre tutto, ogni più piccola mancanza viene immancabilmente registrata, sono demolita quasi sempre dai miei genitori. Per fare un esempio: a 14 anni volevo prendere il patentino, me lo hanno impedito, sostenendo fossi imbranata, ho dovuto aspettare i 18 per la patente... a mio fratello hanno concesso non solo il patentino a 13 anni, ma ha potuto scegliere di non frequentare la scuola (o di frequentarla poco e male) per seguire la sua passione calcistica, mentre io, che sono sempre andata bene a scuola, sono sempre stata quella "scontata" in famiglia, che se prendeva 8 all'interrogazione era normalitá e non suscitava ammirazione. Quand'ero piccolina dicevano che ero grassa, loro dicono, per scherzare..io decisi di fare la dieta e dimagrii tantissimo. Oggi sono magrissima e dicono che sto male, che dovrei ingrassare! Mio fratello è sempre stato elogiato e compreso oltre ogni misura, io invece sono sempre stata trattata in modo neutro, e quando non neutro, puntiglioso e assillante. Mi hanno sempre tenuta sotto una campana di vetro, di iperapprensione e panico. Mia madre prende sempre le difese di mio fratello, io allora mi irrigidisco e quando capita sputo veleno e glielo rinfaccio. Adesso mi sono ripromessa di controllarmi che tanto, seppure fosse vero ciò che penso, accanirsi é inutile.
Voi cosa ne pensate? A volte non capisco se sono totalmente oggettiva o esagero. Non riesco a capacitarmi. Non credo di inventarmi nulla, in ogni caso...
Ho sempre vissuto in un clima di svalutazione della mia persona, o, se non di svalutazione, di semi indifferenza. Non credo che i miei siano fieri di me, il mio carattere mal si adatta al loro. Ho passato la mia adolescenza a compiacere mia madre e adesso non solo non ho compiaciuto lei (che stravede per mio fratello) ma non riesco a compiacere nemmeno me stessa...

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Miglior risposta 5 APR 2016

Gentile ragazza,
comprendo la tua amarezza ma essa è molto in relazione al tuo livello di autostima che non mi sembra elevato.
Di sicuro, sotto questo aspetto, non sei stata molto agevolata dalle figure genitoriali che per condizionamenti socio-culturali o anche inconsapevolmente, più che per svalutazione o indifferenza, hanno avuto nei tuoi confronti un atteggiamento iperprotettivo, non incoraggiandoti nel fare certe esperienze e creandoti qualche problema di insicurezza.
Penso che un percorso di psicoterapia ti aiuterebbe a colmare questo deficit di autostima facendoti vedere il tutto sotto una prospettiva diversa e meno critica.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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15 APR 2016

Carissima Valeria,
rispondendo alla sua domanda, a livello professionale e personale mi sento di dirle che un genitore, può, a volte, preferire un figlio (magari per somiglianza o simpatia) rispetto ad un altro, ma non in termini di amore. Semplicemente vi ama con la stessa intensità ma in maniera diversa. Il problema sta nel fatto che lei soffre di questo. Pertanto la inviterei, dapprima, a confrontarsi apertamente, ma in maniera educata ed assertiva con i suoi genitori, e poi potrebbe rivolgersi ad uno psicologo per un sostegno psicologico. La situazione che ha descritto, a mio parere, in questo momento non appare irreparabile, ma la sua sofferenza e la sfiducia in se stessa e nei confronti dei suoi genitori è palpabile e merita grande accoglimento. Mi auguro di esserle stata utile. Per qualunque informazione o chiarimento rimango a sua completa disposizione.
Un caro saluto.
Dott. ssa Gabriella Ruggeri (Messina)

Dott.ssa Gabriella Ruggeri Psicologo a Messina

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13 APR 2016

Cara Valeria,
parli di te e di tuo fratello, ma non fai riferimento agli altri due; che età hanno? Fi che sesso sono? Quale è stato con loro il giudizio dei tuoi genitori? Una differenza di approcci verso te e verso tuo fratello è credibile e purtroppo più frequente di quanto si creda. Ma sapere come tua madre (ed anche tuo padre) si siano regolati con gli altri due figli potrebbe precisare meglio quali siano i motivi di questa differenza.
Potrebbe dipendere ad esempio dal diverso modo di intendere il modello maschile e femminile, come hanno inteso sottolineare altri colleghi; ma anche da altre circostanze, come una inevitabile e troppo precoce "distrazione" dalle dovute attenzioni a te piccolina ma "primo figlio", quando ne era nato un altro a poca distanza.
Oppure può nascere da motivi e fragilità più personali, come una certa...."soggezione" che puoi aver procurato tu, con le tue qualità eccellenti, nei tuoi genitori , mentre tuo fratello , proprio con i suoi limiti, può aver indotto in loro una maggiore benevolenza....perché non li faceva sentire in difficoltà!
Prova poi per un attimo anche a vederla così: le tue buone capacità ed attitudini possono aver determinato nei tuoi genitori l'idea (erronea) che tu ce la facessi da sola, che....non avessi bisogno di loro, mentre i limiti di tuo fratello possono averli fatti sentire più "utili" nel sostenere ed accompagnare la sua crescita visto che lui, magari. Appariva un po' più immaturo. Succede spesso che i figli maggiori, anche se più grandi di un solo anno, crescano più responsabili (ed a loro volta vengano ancor più responsabilizzati), come se la loro posizione li candidasse a non aver mai diritto a coccole ed indulgenza come i più...."piccoli"! Ma in questi casi non sempre ai mancati atteggiamenti esteriori verso un figlio corrisponde un minore apprezzamento (questo c'è , ed anche in modo importante; però è spesso silenzioso, troppo inespresso rispetto a quanto dovrebbe).
Ma dopo tante domande ed ipotesi, la domanda più importante è questa: al di là del riconoscimento che avresti voluto e vorresti dai tuoi, non pensi che una persona ricca di potenzialità come te debba cercare spazi esterni alla famiglia per ottenere i giusti riconoscimenti, possa offrire ad altri ed in altri contesti le risorse di cui sei in possesso? Verificare quanto puoi dare agli altri può restituirti valore, soddisfazione, significato ed importanza molto superiori a quelli che potrai mai ottenere dagli schemi (forse un po' distorti) del tuo nucleo familiare. Perciò.... prendi coraggio e vai nel mondo! Ce la puoi senz'altro fare...Auguri!
Paola Miele Caccavale Napoli
Centro Per Fa Re

Centro PER.FA.RE. PERsona FAmiglia RElazione Psicologo a Napoli

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13 APR 2016

Buongiorno Valeria,
la domanda che pone è, per certi versi, una delle tematiche più antiche del mondo per quanto concerne le storie familiari. È difficile dare un giudizio sulle sue dinamiche familiari senza poterle osservare direttamente, ma a prescindere dalla “realtà” oggettiva ritengo sia particolarmente importante comprendere come tali comportamenti hanno influito sul suo sviluppo, sulla costruzione del suo carattere e del valore che ha di sé, nonché sulla sua autostima. Trovo particolarmente importante comprendere il vissuto di chi esplicita una sofferenza, e più che andare a “scoprire” gli errori, più o meno concreti, commessi dai suoi genitori, penso possa essere utile iniziare un percorso con loro per accompagnarvi in un cammino di ristrutturazione delle dinamiche disfunzionali, a partire da una maggiore comprensione di quali comportamenti possono ferire e quali possono invece risultare utili e formativi. Le consiglierei in tal senso di ricorrere all’aiuto di un esperto per provare ad iniziare un percorso personale, mirato ad accrescere la sua autonomia e la sua autostima, ma, a mio avviso, questo potrebbe risultare più fruttuoso se accompagnato ad un percorso terapeutico familiare.
Cordiali saluti

Studio Dr. Gramaglia

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

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12 APR 2016

Gentile e cara Valeria,

purtroppo sì , è possibile crescere i figli secondo modalità diverse, non necessariamente a causa di cattiveria ma con più probabilità , nel rispetto più o meno conscio di valori sociali che seppure obsoleti , continuano a perpetrarsi ai danni delle femmine piuttosto che scalfire le sicurezze e il narcisismo maschile.
Chi come me appartiene ad una generazione passata rispetto alla sua, porta in sè il peso opprimente della differenza di considerazione sociale dei generi maschile e femminile. Pur non volendo generalizzare, poichè la sofferenza morale e psichica si spalma democraticamente su entrambi i generi, devo convenire con lei sul fatto che troppo spesso alle ragazze è richiesto dalle famiglie e dalla società un carico di responsabilità e di doveri spesso doppi o tripli rispetto ai maschi, offrendo in cambio gratificazioni spesso assai inferiori rispetto a quelle elargite ai ragazzi.Non è possibile qui compiere una disamina sociologica sul problema peraltro analizzato e sviscerato da eminenti studiosi . Ritengo però opportuno dirle che il senso di disagio che lei ha sperimentato e sperimenta, non è invenzione della sua mente , ma atteggiamento corroborato dai fatti che descrive. Parli francamente coi suoi genitori e faccia capire loro quanto abbia sofferto a causa dei loro atteggiamenti , ciò quantomeno per liberarsi almeno un pò della rabbia e del senso di ingiustizia che ha sperimentato e, cominci a sottrarsi alle loro richieste ,pretendendo considerazione e rispetto. Con molta probabilità, nel suo caso , non è in discussione l'affetto nè dalla sua nè dalla parte dei suoi, ma un modo di pensare antiquato e dannoso da cui lei per prima deve prendere le distanze, per potere recuperare autostima e un senso adeguato della sua identità e delle sue capacità. Se necessario, intraprenda una psicoterapia, che attraverso una relazione di fiducia , le permetta di risperimentare , analizzare e superare i suoi sentimenti. Forse , i suoi genitori non potranno cambiare , nè potrà farlo il suo privilegiato fratello, ma Lei , con l'intelligenza e le capacità che la contraddistinguono, potrà sicuramente riacquistare la giusta stima e amore di sè, fino ad affrancarsi emotivamente da ciò che l'ha così duramente segnata.

Un saluto cordiale e affettuoso

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli

Psicologa-Psicoterapeuta

Psicoanalista Junghiana

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Psicologo a Parma

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12 APR 2016

Buongiorno Valeria. Capisco il suo malcontento e le sue perplessità. La domanda che pone è "scomoda", perché potrebbe essere interpretata come reazione a una sofferenza e quindi non oggettiva. Ma ho raccolto non poche testimonianze in questo senso, cioè alcune persone mi hanno raccontato di aver percepito nel loro rapporto con i genitori una diseguaglianza di trattamento. Sa, è pur vero che dobbiamo mettere in conto anche la soggettività dell'interpretazione della persona che soffre. Le motivazioni per cui un genitore abbia un rapporto previlegiato con uno dei figli possono essere di diversa natura: dalle più banali,alle più profonde e intricate. Anche il mio consiglio va in direzione di un consulto da un collega, perché uno sguardo e un accompagnamento esterno le potrebbe essere di grande aiuto. Intanto, questa scelta potrebbe essere un momento anche di riflessione per i suoi genitori. Un saluto.

Dott.ssa Torti Elisabetta Katia Psicologo a Sampierdarena

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8 APR 2016

Cara Valeria
mi sembra che a questa domanda (o una simile) avessi già risposto.
Ti facevo notare che si tratta anche di modi diversi di educare il figlio maschio e la figlia femmina.
Il fatto è che i tuoi genitori si pongono in modo molto critico nei tuoi confronti e pretendono da te cose che non pretendono da tuo fratello fa parte di questa visione in cui la femmina debba essere perfetta e il maschio invece può fare ciò che vuole..
Purtroppo esiste ancora questa "doppia" educazione, che oggi come oggi davvero non avrebbe più alcun senso.
Detto questo aggiungo che sarebbe importante per te raggiungere una sorta di "autonomia emotiva" sostenuta da forza interiore in modo che tu possa essere meno influenzabile e più indipendente da questi interventi genitoriali che ti tormentano.
Cerca di sviluppare dentro questa forza; daltronde l'educazione data a tuo fratello che è permissiva e che tende a viziarlo, temo che non possa dare buoni frutti.
Tu invece se ti fai aiutare (anche entrando in psicoterapia) e diventando autonoma potrai diventare davvero forte.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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6 APR 2016

Salve Valeria,
Nella sua richiesta parla di questa insoddisfazione da parte dei suoi genitori nei suoi confronti e di quanto questo aspetto abbia influenzato la sua crescita psicologica ed emotiva. Mi colpiva l'ultima parte del suo scritto, dove sostiene che non riesce a compiacere nemmeno se stessa. Le direi di partire da questo, dell'importanza di compiacere se stessi e le persone che per noi sono significative. Credo le faccia bene concentrarsi su se stessa e su quello che le piacerebbe diventare. Un percorso terapeutico l'aiuterebbe con la sua scarsa autostima e avrebbe finalmente uno spazio tutto suo, dove poter scegliere di essere. Rimango a disposizione per ogni chiarimento o curiosità. Buona giornata, dott.ssa Valeria Bugatti

Dott.ssa Valeria Bugatti Psicologo a Roma

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