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È normale non provare niente alla morte di una persona cara?

Inviata da Ale il 19 ott 2016 Elaborazione del lutto

Da ormai 3 anni è morto mio nonno, ho passato praticamente metà della mia vita a casa sua ed eravamo molto legati.
Alla notizia della sua morte (assolutamente imprevedibile) ricordo che tutti si sono messi a piangere o comuque mostravano chiari segni di sofferenza, mentre invece io niente di niente e anche al funerale si è ripetuta la stessa identica cosa.
Ho già letto diverse risposte a domande simili e quindi ci tengo a precisare che non ho sentito alcun cambiamento dentro di me, non sono diventato più freddo, non ho avuto sensi di colpa o tristezza, mi sento di descrivere la mia reazione alla sua morte come una "presa visione" del fatto e basta.
Ora 3 anni dopo chiedo: è normale che la morte di una persona che bene o male ho sempre considerato una della più vicine a me non abbia avuto alcun impatto sulla mia vita? È normale che io non provi il benché minimo dolore per la morte di quello che era quasi un secondo padre? In che modo ho rielaborato/devo rielaborare il lutto?

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Caro Ale,
la sua reazione a questo lutto dipende da cosa ha significato questa morte per lei. Parla di suo nonno come una delle persone più vicine ed un secondo padre. Ha mai considerato la possibilità che "non sentire niente" fosse per lei l'unica alternativa praticabile? Forse avrebbe rischiato di sentire "troppo"... la mia naturalmente è solo un'ipotesi ma se la cosa la incuriosisce forse potrebbe indagare il motivo di questa sua reazione al lutto contattando un terapeuta nella sua città.
Il lutto è soggettivo ma solitamente attraversa diverse fasi che consentono a chi rimane di elaborare quanto accaduto e proseguire.
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Psicoterapeuta Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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Gentile Ale,
ci sono modi diversi di reagire al lutto: alcuni manifestano delle emozioni subito, altri dopo un po' di tempo, altri ancora non manifestano cambiamenti in virtú del fatto che ritengono la morte una cosa che prima o poi avviene per tutti oppure perché hanno una visione religiosa positiva della morte terrena.
Puó darsi che tu abbia vissuti momenti positivi con il nonno e che la tua mente ti porti a ripensare a quelli oppure tenendo con sé i suoi insegnamenti e i ricordi, per te è come se lui non fosse mai morto e in un certo senso la sua presenza invisibile è ancora percettibile per te nella vita quotidiana, tanto da farti sentire come se lui non fosse morte.
Solo perché le altre persone reagiscono in un certo modo al lutto, non significa che tutti dobbiamo reagire allo stesso modo. Se tu ti senti tranquillo e questo tuo modo di vivere la sua morte non ti crea nessuna difficoltá e nessuna preoccupazione, allora significa che per ora va bene cosí per te.
in caso contrario, se questa tua mancanza di reazioni ti genera perplessitá e sofferenza, ti consiglio di parlarne con uno/a psicologo/a della tua zona.
Ti auguro tutto il meglio.

Cordiali saluti,

dott.ssa Elisa Canossa, psicologa psicoterapeuta, Sustinente (MN)

Dott.ssa Elisa Canossa - Studio di psicologia e psicoterapia Psicologo a Sustinente

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Gentile Ale,
se dopo tre anni si fa domande del genere, mi sembra molto probabile se non certo che il lutto non è stato bene elaborato. In realtà sono proprio i casi come il suo, quando all'evento segue una lucida e fredda calma, che poi risentono di seri problemi a distanza anche di qualche anno.
Penso perciò che sarebbe bene farsi aiutare da uno psicoterapeuta ad elaborare il lutto. Le tecniche possono essere diverse: dal parlare (colloqui) al parlare e scrivere o altro.
cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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Ciao Ale,
quello che racconti qui di seguito potrebbe essere una cosa possibile, soprattutto quando qualcuno è abituato a godersi ogni minuto della propria vita senza darsi la possibilità di avere rimpianti.
Quello che mi colpisce è che lei racconta che sono passati tre anni dalla perdita di suo nonno: è proprio così sicuro che questi tre anni la abbiano lasciata esattamente identico? Farsi questa domanda per tre anni non le sembra una modalità (magari tutta sua) per compiangere il suo caro nonno? Non siamo sempre capaci di spiegare e comprendere tutto con la ragione, nè tanto meno siamo sempre del tutto consapevoli di come si modella la nostra mente in base agli eventi che ci capitano.
Cosa mi dice dei suoi sogni? Ricorda sempre cosa sogna? Che tipo di sogni fa, da tre anni a questa parte?
Rimango, con gioia, a sua disposizione,
dott.ssa Claudia Cola

Dottoressa Claudia Cola Psicologo a Taranto

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Gentile Ale,
secondo la Kubler-Ross, una famosa psichiatra svizzera che ha effettuato molti studi sui lutti, la prima fase dell'elaborazione del lutto è il rifiuto/negazione.
Non sempre il rifiuto però è espresso verbalmente o è cosciente. A volte si esprime in altri modi.

Di fatto, serve per proteggersi dal dolore, quindi assume la funzione di un meccanismo di difesa.

A parte le critiche sul modello delle fasi del lutto, la stessa autrice dichiara che non tutti attraversano tutte le fasi e non tutti lo fanno con gli stessi tempi.
Soprattutto nel caso di una morte improvvisa, alcune persone si bloccano nella fase della negazione e non procedono nelle successive.
Il distacco emotivo protegge dal dolore e dallo stress della perdita.
È una sorta di "anestesia" delle emozioni che garantisce di poter andare avanti senza dover ammettere la perdita (e quindi, affrontarla).

Potrebbe essere accaduto anche a Lei, ma per esserne certa è necessario vederla e poterle porre domande specifiche.

Lei chiede giustamente come fare per elaborare il lutto; quello che posso dirle tramite questo messaggio è che dovrebbe comprendere quello che è avvenuto non solo dal punto di vista razionale, ma anche emotivo.
Una volta che è andato oltre la "presa visione" della morte del suo caro, potrà andare avanti nelle altre fasi ed elaborare il suo lutto.
È importante che Lei faccia questo passo affinché non si senta in colpa per le sue reazioni.

Le consiglio delle consulenze con uno psicologo per questa fase della sua vita.

Cordialmente,
Dott.ssa Anna Patrizia Guarino

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino Psicologo a Ardea

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Buonasera Ale,
l'elaborazione di un lutto è un processo assolutamente personale e ha diverse fasi per poterlo superare. Quando muore una persona a noi cara questa elaborazione ci permette di ridefinire la relazione con la persona scomparsa. A distanza di 3 anni lei sente ancora questo legame forte che vi univa tanto da non darsi pace di non avere reagito così come avrebbe dovuto/voluto.Sono d'accordo con la collega, probabilmente forse il "non sentire" è stata l'unica alternativa che ha avuto, forse per difficoltà personale a gestire le emozioni forti. Ha avuto altri lutti nella sua famiglia? Come vive le separazioni?
Non si chieda se sia normale la sua reazione, si chieda piuttosto perchè ancora adesso ritiene la sua reazione inadeguata.
Rimango a disposizione.
Saluti
Concetta Lorico
Psicologa Psicoterapeuta Piacenza

Dott.ssa Concetta Lorico Esposto Psicologo a Piacenza

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Gentile Ale,
il modo di reagire ad un lutto è strettamente personale e dipende molto dalla struttura di personalità del soggetto e dalla capacità di esprimere emozioni ed affetti.
Anche ipotizzando che tu abbia una struttura sul versante rigido, il fatto stesso che a distanza di 3 anni ti poni il problema e senti il bisogno di parlarne vuol dire che la morte di tuo nonno non è stata solo una "presa visione" e che la tua reazione di allora a questo evento traumatico e inatteso è da considerare una drastica difesa dal dolore di una perdita importante che in quanto non elaborata rappresenta ancor oggi un peso e un nodo che è preferibile sciogliere in un percorso di psicoterapia utile anche per altri aspetti della tua vita.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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