E' giusto che uno psicoterapeuta accenni alcuni dei suoi fatti privati?

Inviata da Ernesto. 21 feb 2016 5 Risposte  · Terapia cognitivo-comportamentale

Buongiorno a tutti,
da tre anni, a causa di una fobia, mi sono immerso nel mondo di una psicoterapia cognitivo-comportamentale.
In questi tre anni la psicologa continua a inserire, nel dialogo, particolari associati alla sua vita. Mi dice la data esatta del compleanno di suo padre, mi dice che è andata all'expo, mi accenna a un video erotico fatto con il marito, mi dice che alcuni signori l'hanno cercata di rimorchiarla mentre stava in un bar con le sue amiche, mi dice che ha interagito con due ragazzi che asseriscono di scopare ogni giorno, mi dice che incontra una ragazza lesbica, mi ha chiesto di andare con lei al convegno di uno scrittore, mi ha detto che aveva un amico gay che usava un vibratore, mi ha accennato a una sua persona vicina che ha metastasi al colon retto.
Io vorrei sapere una cosa: ma la vita di uno psicologo non dovrebbe essere riservata? Mi crea molto confusione e fastidio quello che mi dice sul suo conto. Certamente, ne parleremo nella prossima seduta ma io volevo sapere proprio questo. E' giusto che uno psicoterapeuta riporti alcuni fatti della sua vita privata ai pazienti? Non se le dovrebbe tenere per sé?
Sinceramente, io vado in confusione.

marito , padre , ragazza

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Gentile Ernesto,
più volte è stato toccato l'argomento dell' "uso del Sè del terapeuta" e personalmente mi sono espresso per un uso moderato allorquando può essere utile ai fini della terapia del paziente che deve rimanere al centro dell'attenzione.
Le cose che lei ci ha riferito vanno, a mio avviso, ben oltre la tecnica del "self-disclosure" e costituiscono un auto-svelamento "inappropriato".
Del resto non sembra che ne abbia tratto grande beneficio la sua psicoterapia dal momento che lei si riconosce imbarazzato e confuso.
La speranza è che almeno la sua fobia sia stata superata.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Buonasera Ernesto, nonostante comincino ad essere un bel po' di anni che esercito, non finirò mai di stupirmi rispetto alla variabilità composita (o, in questo caso, azzarderei:scomposita) dei colleghi che esercitano. Come in tutti i lavori, anche nel nostro esiste qualcuno che non è professionale come dovrebbe. Nel caso tutto ciò che ci ha raccontato fosse vero (e non lo dubito), che senso avrebbe chiedersi quali eventuali effetti positivi potrebbe aver avuto tale self-disclosure,(in questo caso, etichetta inappropriata, peraltro)? Potrebbero esistere dubbi sulla totale inutilità di rivelazioni di tal genere? Posso comprendere la sua, Ernesto, titubanza ad abbandonare una persona con cui, probabilmente, ha instaurato un legame affettivo-terapeutico, tuttavia non riesco neanche ad immaginare come tale tipologia di rapporto possa avere una qualche utilità clinica visto che, sembra spesso, al centro dell'attenzione non è la vita e le emozioni del paziente, ma quella del terapeuta! Spero che lei non generalizzi tale comportamento né ad una categoria (gli psicoterapeuti) né ad un orientamento teorico (il cognitivo-comportamentale). In questi casi, è dirimente la personalità del terapeuta...Il mio parere, dunque, è inequivocabile: seppur con intuibile fatica emotiva e cognitiva, ma si cerchi un altro terapeuta, anche perché, se continua in questo modo, oltre a non trarre benefici terapeutici (mancanza più importante), perderà tempo e soldi...
In bocca al lupo,
dott. Massimo Bedetti,
Psicologo/Psicoterapeuta,
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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20 MAR 2016

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Caro Ernesto
ecco un'altro caso in cui il comportamento della psicoterapeuta, non è assolutamente adeguato e rispondente all'etica professionale.
Se questo che lei racconta (e io le credo) è fedele ai fatti, il mio consiglio è di cambiare terapeuta.
Anche se può essere, a volte utile, portare un piccolo esempio pratico e magari preso anche dalla vita del terapeuta, questo deve avvenire molto raramente e cautamente.
Il focus della questione è il soggetto in terapia e il suo problema e la sua vita.
Il terapeuta non può assolutamente mettere se stesso al centro della terapia.
Il comportamento da lei descritto è scorretto e ambiguo.
Chieda spiegazioni ed eventualmente consideri di cambiare terapeuta.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

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26 FEB 2016

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3084 Risposte

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Gentile Ernesto,
l'accenno ai fatti privati fatto dallo psicoterapeuta e/o dallo psicologo può essere secondo alcune scuole di pensiero una vera e propria tecnica, definita "disclosure" ("svelamento"). Gli approcci che la prevedono stabiliscono diversi criteri e contesti in cui utilizzare o meno questa tecnica, la quale si basa sull'idea che lo psicologo e/o lo psicoterapeuta non è solo un professionista che interviene sul problema della cliente, ma è anche un testimone delle idee, delle riflessioni e delle emozioni di questo cliente. Pertanto, la terapia si struttura come un percorso di reciproca influenza tra il professionista e il cliente. Per quanto mi riguarda io uso questa tecnica se ritengo possa essere di aiuto per la persona, se cioè può fornire spunti utili per individuare soluzioni efficaci contro il problema, e immagino che la collega che la sta seguendo si spinta dalle stesse intenzioni. Ciò considerato, mi permetto di domandarLe: gli accenni che la Sua terapeuta fa dei suoi fatti privati che effetto hanno sulla terapia? Che aiuto ha ricevuto dalla disclosure della Sua terapeuta? Come è cambiata la Sua relazione con la fobia, a seguito della disclosure della Sua terapeuta?

Resto a Sua disposizione, qualora volesse rispondere alle mie domande e condividere con me le Sue riflessioni.

Cordiali saluti,
Dr. Luigi Frezza, lo psicologo delle storie

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22 FEB 2016

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Buongiorno Ernesto,

ne parli apertamente con la psicologa, le riferisca i suoi dubbi e le sue perplessità in merito. Si confronti con lei.

Non esiste una risposta univoca alla sua domanda; ci sono terapeuti che non amano in alcun modo accennare alla propria vita altri che a volte ritengono che alcune cose della vita privata possano essere dette e condivise con i pazienti.

L'aspetto su cui mi soffermerei è la sua confusione che mette in discussione la sua psicoterapia e gli effetti benefici di essa; ecco perchè Le suggerisco di parlare apertamente alla psicologa di questo suo disorientamento.

Rimango a disposizone per eventuali altri appprofondimenti.

Cordiali saluti

Dott.ssa Cristina Fumi
Psicologa-Psicoterapeuta
Milano

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22 FEB 2016

Logo Dott.ssa Cristina Fumi Dott.ssa Cristina Fumi

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