Dubbio sulla mia terapeuta

Inviata da Butterflymc87 il 19 giu 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve a tutti, vorrei gentilmente chiedere un parere sulla mia situazione. All'età di 22 anni, dopo la mia prima relazione amorosa finita male, ho sentito il bisogno di rivolgermi ad una terapeuta, nello specifico quella che ho trovato seguita l'approccio cognitivo comportamentale. All'epoca ho fatto sei mesi di terapia, in cui ho effettivamente raccolto dei risultati, ad esempio ho imparato a riconoscere i miei difetti nell'approccio alle relazioni con gli altri. Quando però siamo entrati nel dettaglio di alcuni miei traumi infantili, approfittando delle vacanze estive, sono fuggito (cosa che ho realizzato dopo). Già all'epoca, nonostante i buoni risultati raggiunti e il buon rapporto con la terapeuta, notavo che usava metodi a volte poco ortodossi, o almeno questa era la mia sensazione. Ad esempio le capitava di rispondere al telefono durante le sedute, di interromperle per ordinare al bar, e dovevo sempre attendere almeno 20 minuti per la fine della seduta precedente (in ritardo). Inoltre, le capitava spesso di parlare di sè e delle sue esperienze, o di fare numerosi esempi inerenti ad altri pazienti (pur senza dirne il nome), oltre ai numerosi discorsi che abbiamo intrapreso su argomenti che esulavano dalla terapia. All'epoca però non diedi peso alla cosa, mi sentivo comunque rassicurato e a mio agio. Oggi sono ritornato in terapia per aprirmi definitivamente sulla mia infanzia, sempre da lei, ma dopo poche sedute, nonostante avessi avuto l'impressione di star bene durante la seduta, una volta a casa, dopo l'ultimo incontro, ho cominciato a provare rabbia. Ho iniziato a pensare ossessivamente all'attesa di più di 20 minuti per entrare, al suo cellulare che ha squillato (sebbene lei abbia detto all'interlocutore di richiamare dopo) e al fatto che abbiamo divagato di nuovo parlando anche di discorsi non inerenti al mio problema. Ho cominciato interiormente a metterla in discussione. Anche se ho notato che la seduta la fa durare effettivamente a volte di più senza essere fiscale, questi fattori mi portano a dubitare di lei, pensando che sia poco interessata ai pazienti e solo a se stessa e al suo successo nel lavoro. Mi sono sentito spesso 'interrotto' nel flusso di pensieri da domande che per me non erano importanti, mentre cercavo ancora di elaborare discorsi che avevo da fare. Sono arrivato al punto da pensare di abbandonare ora che sono ancora all'inizio, o di lasciare lo studio mentre c'è il paziente precedente se mi fa aspettare troppo , come se volessi 'insegnarle' l'educazione. Addirittura di notte non sono riuscito a dormire e pensavo sempre con ansia al suo studio e al suo sorriso sereno e ignaro del disagio che provo. Cosa mi sta accadendo? Forse devo davvero cambiare terapeuta? Mi sembra di star sviluppando un'ossessione, e non è da me. Grazie mille

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Gentile utente,
Credo che il rapporto con il terapeuta sia un rapporto al pari di altri, si entra in relazione e tutti gli aspetti di questa andrebbero ridefiniti ogni volta si avverte un disagio rispetto ai comportamenti dell'altro. Capisco che l'attesa e il fatto che le provochi fastidio che le terapeuta risponda al telefono mentre è con lei non sono aspetti che la motivano a continuare, ma se ritiene che l'abbia aiutata in precedenza, allora provi a farle presente questi aspetti che ci ha riportato in modo da discuterne insieme.
Se ritiene che dopo il confronto non ci siano i presupposti per continuare, allora farà di conseguenza le sue valutazioni, ma credo sia importante che lei gliene parli.
Spero di esserle stata d'aiuto,
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti
Dottssa Fabrizia Tudisco

Dott.ssa Fabrizia Tudisco Psicologo a Napoli

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Buongiorno,
tutto ciò che avviene nella relazione terapeutica è significativo e fa emergere una parte di lei, le sue emozioni (ad esempio la rabbia) i suoi bisogni (ad esempio quello di essere ascoltato senza interruzioni, di non essere lasciato in attesa, ma anche quello di voler fuggire, ecc.). Su tutto ciò è fondamentale lavorare in terapia, altrimenti si resta sempre e solo in superficie e non si accede ad un livello più profondo. La invito quindi ad esprimere il suo disagio alla sua terapeuta, a lavorare anche su questo in terapia e perché no, anche a fare delle richieste chiare alla sua terapeuta (chiedere è importante). L'atteggiamento che si assume nella relazione terapeutica è spesso identico a quello che si assume generalmente nelle altre relazioni e nella vita: in quali altre situazioni si sente allo stesso modo? Forse esprimere apertamente questo suo disagio potrà rivelarsi un passaggio fondamentale del suo percorso terapeutico. Augurandole il meglio resto a sua disposizione per ulteriori domande.

Dott.ssa La Carbonara Laura Psicologo a Pavia

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