Dubbi sull'efficiacia della terapia psicodinamica

Inviata da Clara. 10 gen 2019 4 Risposte

Salve a tutti, scrivo perchè da alcuni mesi (4 mesi) sono in terapia con uno psicologo. Lui ha un'impostazione psicanalitica ma il mio non è un percorso di psicanalisi tradizionale con il lettino, bensì psicodinamico. Gli incontri sono una volta a settimana e ho deciso di intraprendere questo percorso perchè soffro di attacchi di ansia, non panico, ma ci sono andata molto vicina. Mi sono trovata subito a mio agio con lui e non ho avuto alcun problema a raccontare esperienze e dettagli molto personali della mia vita, insomma non credo di avere mai fatto resistenza alla terapia. Dal primo incontro mi è stato detto che non poteva essere stabilito in partenza quanto tempo ci sarebbe voluto per risolvere e comprendere le ragioni della mia ansia e adesso a distanza di 4 mesi inizio a non comprendere quale direzione stia prendendo la terapia. Diciamo che insieme abbiamo analizzato alcune situazione che anche a livello inconscio mi bloccavano e creavano disagio, mi ha fatto ragionare sui miei trascorsi familiari e sul mio ruolo all'interno del nucleo familiare. Sento che in questi mesi qualcosa si è sbloccato, ma non ho risolto il mio problema. Non ho più avuto episodi di ansia come in passato ma l'ansia è ancora lì minacciosa, e da un pò di tempo a questa parte mi sento molto abbattuta come se stessi reagendo all'ansia con un pò di depressione. Ho provato a parlarne con lui, ma lui dice che la mia non è depressione perchè le cose continuo a farle. La mia paura però è che possa diventarlo in futuro e ho avuto la sensazione che lui stesse un pò sottovalutando il mio stato d'animo. Ho iniziato ad avere dei dubbi sulla terapia anche perchè nell'ultima seduta mi ha fatto delle domande che mi ha rivolto già altre volte in passato e di cui non sembrava ricordare la risposta, anche un tema che avevamo affrontato la settimana precedente sembrava lo avesse parzialmente rimosso. La cosa mi ha molto infastidito, lui dice che non prende appunti perchè fortunatamente ricorda le cose,ma come può una persona che vede almeno 20 pazienti a settimana ricordarsi tutte le cose importanti? Inoltre mi sento un pò confusa perchè alla fine di questi quattro mesi, non mi è chiaro che tipo di percorso stiamo seguendo, quali siano i miei progressi e i miei obiettivi. Certo potrei parlarne con lui, ma non dovrebbe essere compito suo guidarmi in questo percorso.? Non è anche per questo che si inizia una terapia? Vorrei inoltre aggiungere che da quando ho inziato la terapia penso continuamente a quello che ci diciamo in seduta, penso anche a quello che ci diremo la seduta successiva e la cosa sta iniziando a occupare una buona fetta del mio tempo, mi sento anche molto legata a lui, nel senso che per mesi l'ho visto come una figura di riferimento importante, facendo fatica ad attendere una settimana tra una seduta e l'altra. Infine iltimamente mi capita di terminare la terapia e di avvertire un senso di ansia, di vuoto, come se non riuscissi mai a entrare a fondo nel mio problema e ogni settimana torno con un carico di aspettative che spesso viene disatteso. Secondo voi dovrei interrompere questa terapia e cambiare terapeuta?

disagio

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Buongiorno Clara,

No, io le consiglio di non cambiare terapieuta, è normale che durante il percorso ci possono essere dei momenti di dubbi e preoccupazioni, condividerli con il terapeuta è fondamentale . Provi a chiedere a lui se potete definire insieme gli obiettivi, iniziare un percorso è sempre difficoltoso.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti, mi scriva

Cordiali saluti
Dott.ssa Alice noseda

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Carissima Clara,
lei esprime molte valutazioni su questa esperienza di psicoterapia. Ammette che ci sono aspetti positivi, ma, e qui sta il punto, le considerazioni negative sono molte più di quelle positive. Ragion per cui, secondo me, è più giusto interrompere una terapia che non convince del tutto e affidarsi ad un altro psicologo della sua zona o presente sul sito ma che usi Skype.
MI faccia pure delle domande se ne ha bisogno!

Dott. Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

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14 GEN 2019

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Carissima,
lei è in cura da poco tempo (quattro mesi) e inizia dicendo di essersi trovata bene con il terapeuta. Poi cambia tutto. nel senso che le considerazioni negative sull'analisi superano di gran lungo quelle positive. Certo riferisce di pensare insistentemente a quello che il terapeuta le dice, ma comunque permangono sempre troppe critiche sull'andazzo generale. E siamo solo agli inizi!
IO, in tutta franchezza le consiglio di cambiare analista magari cercando uno presente sul sito ma che usi Skype se è lontano.
MI faccia pure delle domande se ne ha bisogno!

Dott. Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

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12 GEN 2019

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Buonasera Clara, esistono modelli terapeutici più strutturati (nel senso di definizione esplicita di obiettivi e dei singoli passi che si stanno facendo per raggiungerli) e terapie meno strutturate in tal senso. Questo, tuttavia, non c'entra niente sulla questione dell'efficacia. Quest'ultima è data, in gran parte, dall'ingranarsi delle due individualità (terapista e paziente) che permette l'analisi della sofferenza, vedere come si è gestita in passato e cercare degli aggiustamenti per far sì che la sua qualità di vita migliori e stabilizzi degli strumenti e risorse che le permettano di affrontare, eventuali, future sofferenze. Premesso ciò, i dubbi di cui ci ha parlato dovrebbe comunicarli al suo terapeuta per dargli dei riferimenti e dei feedback rispetto agli effetti (taciti o espliciti) che la terapia sta avendo su di lei. Queste sono informazioni tanto importanti che, il condividerle o meno con il collega, potrebbe diventare dirimente rispetto all'esito positivo o meno della terapia stessa.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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11 GEN 2019

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