DUBBI SU EFFICACIA PSCIOTERAPIA/ PSICOTERAPEUTA.

Inviata da Alf22 · 9 ott 2020

Salve, mi chiamo Alfredo e sono un ragazzo di 28 anni, da 6 mesi sono assistito da una psicoterapeuta della mia città, decisi di rivolgermi a lei in seguito alla fine di una relazione intensa, durata quasi 8 anni, finita in modo improvviso e pietoso.
Preciso che nel corso della mia vita, ho avuto altri momenti degni di nota per poter far ricorso ad un professionista, ma un po per l' eta più giovane, un po per il disagio causato dalla erronea associazione:
dallo psicologo vanno le persone non sane di mente, non ho fatto mai ricorso.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mia ex, che ha messo in evidenza una serie di problemi che mi portavo dietro da tempo, ad esempio all' età di 20 anni fui coinvolto da passeggero insieme al mio migliore amico in un incidente stradale dove lui perse la vita ed io rimasi illeso e cosciente a guardare i suoi ultimi istanti senza poter far nulla, ebbi un paio di mesi brutti, ma subentro quella che è ad oggi la mia ex e non feci mai ricorso ad uno psicoterapeuta.
Ora proprio la fine della relazione, i momenti dell'incidente, l'angoscia dettata da un altro "lutto" cosi improvviso mi hanno fatto cadere nel baratro e, quei momenti che credevo superati sono tornati attuali piu che mai.
Come se non bastasse l'anno scorso mia sorella si è ammalata cancro (linfoma di hodgkins) ad oggi sconfitto, ed io in vacanza in Sardegna fui morso da una zecca e da allora avverto stanchezza malessere generale, giramenti di testa e acufeni ( preciso che i sintomi sono comparsi prima della notizia del cancro di mia sorella).
Come descritto, si tratta di un periodo complicato della mia vita, però non ho perso mai la voglia di vivere e di continuare le mie attività seppur in maniera ridimensionata, nel tempo libero sono un arbitro di calcio nel campionato di eccellenza e 10 giorni fa ho concluso il mio percorsi di studi magistrale in Giurisprudenza, ho omesso che prima di quell'incidente mortale ero un ragazzo molto svogliato e poco intraprendente, tanto è che ho preso una maturità alberghiera con la votazione di 62/100 e, non avevo voglia di lavorare, ma solo di divertirmi e passare le giornate tranquillamente.
Dopo la morte del mio amico la mia vita ha avuto una spinta propulsiva, ed ho avuto un cambio di rotta, iniziando tante nuove attività tra cui l'università, sentendo non di rado la sua energia e la sua grinta che sempre mi accompagnano nelle mie giornate, fino ad avermi portato ad ottenere dei traguardi che ritenevo irraggiungibili.
Passando all'aspetto terapeuta paziente, i punti di incontro ci sono però sono quasi paratetici con i punti in cui vi è un area grigia, un assenza di comunicazione o incomprensione.
Ad esempio 4 giorni fa un mio carissimo amico mi ha detto di aver visto la mia ex con un altro e mi ha spiegato che la cosa va avanti da parecchio(lui non ha avuto il coraggio di dirmelo prima perchè sapeva che stavo male) forse anche prima che mi lasciasse, ed io non ho resistito (erroneamente)dallo scrivere un messaggio alla mia ex dicendo che era scorretta in quanto a me diceva di voler star da sola ecc, in più lei con me non ha mai voluto parlare e la sua motivazione della rottura è stata in 2 gg di influenza ho capito di non amarti piu, dopo che fino a 2 gg prima avevamo rapporti intimi e 10 gg si era fatta regalare una vacanza all inclusive non rimborsabile per l'estate, non capendo mai il reale motivo, se non per parlarmi un poco una settimana prima del suo compleanno per invitarmi alla sua festa prendersi il mio regalo e sparire di nuovo.
Dopo il mio messaggio mi trovo una nota vocale dal numero della mia ex alle 5 di mattina, dove, questo ragazzo mi dice ironizzando che lui non sa nulla di questa relazione, ma che se voglio mi canta la canzone della buonanotte, dentro di me si scatena l'inferno ma non faccio nulla e non rispondo alla provocazione e , la psicoterapeuta a riguardo cerca sempre di far passare queste cose che la mia ex fa come normali giustificandola, ma a me sembrano modi da stronzi. In più aggiunge che io trattengo la mia rabbia e non la faccio uscire fuori, ma io cosa dovrei fare in talune soluzioni? non capisco io per indole sono buono, gli unici modi di sfogare la rabbia che ho trovato sono stati lasciarmi andare ad un pianto o farmi una bella corsa.
Ad ogni modo altri punti divergenti, riguardano il mio modo di essere intraprendente e poco arrendevole, più volte come consiglio mi è' stato detto di staccare la spina e di non far nulla lasciare che il periodo passasse cosi ovvero di non studiare di non avere altre attività se non "oziare " a sua detta, cosa da me ovviamente non accolta, perchè sarebbe una forzatura e non mi avrebbe portato a raggiungere quei pochi traguardi conquistati, ed essere ciò che sono oggi.
In più di recente mi è stato detto che io oppongo resistenza al suo modo di lavorare, e che non accetto la totalità della terapia, io accetto il suo lavoro, però mi interrogo sul perchè dovrei prendere per oro colato tutto ciò che dice, specialmente se le sue idee non si sposano con il mio modo di essere e di fare, le quali oggi magari non mi avrebbero permesso più di essere un arbitro o completare il percorso di studi.
Nell'ultima seduta a bruciapelo mi è stato detto da lei che potrei avere la depressione, poi vedendo la mia faccia basita si è riguardata dicendo dei lineamenti di depressione, io ora non so nemmeno se la diagnosi vada fatta da uno psicoterapeuta o psichiatra, ad ogni modo la cosa mi ha dato fastidio, non è tanto la diagnosi, la quale sicuramente non compete a me, ma perchè in questi 5 mesi mi sembra di aver parlato con un muro, questi sintomi che mi fanno stare male li avverto da prima della serie di eventi negativi,anzi tutto è iniziato con la vacanza in sardegna e fino ad allora girava per il verso giusto, in piu nella mia vita ho attraversato momenti molto piu difficili non avvertendo nulla a livello fisico, mi sento incompreso, e questa debolezza mi butta giu.
Concludendo non vi chiedo se è il caso di cambiare o meno terapeuta, perchè posso immaginare che sia poco professionale e forse anche contrario al vostro codice deontologico, quindi, mi interrogo se :
Prendere in considerazione una figura professionale che magari ricopra altre aree e possa utilizzare una metodica lavorativa più affine a me.
Se il lavoro fatto in questi 6 mesi andrà perso, e dovrò incominciare da 0 di nuovo.
Se ho un idea sbagliata di psicoterapia.
Eventualmente come trovare un punto d'incontro con questa terapeuta, che ad oggi è assente su molti aspetti( nonostante abbia fatto presente della mia non totale convinzione del percorso)
ultimo mi interrogo in che modo dovrei approcciare la psicoterapia? prima di lei non ho mai messo piede in uno studio, quindi è stato tutto nuovo, ed anche ora nell' eventualità di un cambio , non so se poi possa trovare maggior comprensione e aiuto dalla futura psicoterapeuta.
Premesso che dalla terapia mi aspetto di avere una maggiore consapevolezza di chi sono, comprendere quali sono le cose che non vanno in me, e sistemare quelle che non vanno, oltre poi ad avere una maggior fiducia nei miei mezzi per affrontare in maniera migliore la vita di tutti i giorni.
Mi scuso per la lungaggine del discorso, ma un pò per la maturità alberghiera ed un altro pò per la confusione mentale, non riesco a concentrarmi molto ultimamente.
Cordialmente.

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Miglior risposta 10 OTT 2020

Gentile Alfredo,
la relazione che si instaura tra psicoterapeuta e paziente è composta da aspetti tecnici ma soprattutto da elementi personali ed emotivi provenienti da entrambe le parti. La scelta del tipo di professionista avviene inizialmente sulla base di considerazioni logistiche (luogo, tempi di attesa, costi...) e sulle recensioni o opinioni positive. Quando il percorso prende avvio sono le componenti personali di terapeuta e paziente e le sinergie che ne derivano a fare la differenza.
Non rinunci al suo percorso di psicoterapia; affronti la questione con la psicoterapeuta e prenda la sua decisione in totale tranquillità. Ogni professionista sa che gli aspetti da cui dipende il buon esito di una terapia sono molteplici e non tutti dipendono da noi. Ogni terapia è un viaggio unico e da esplorare, naturalmente partendo dal bagaglio di consapevolezze che sono già state acquisite.

Saluti cordiali.
Dott.ssa Barbara Furlano
Psicologa, psicoterapeuta, specialista in Psicologia clinica.
Asti, Alba (CN)

Dott.ssa Barbara Furlano Psicologo a Asti

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12 OTT 2020

Caro Alf22,
non si preoccupi per la lunghezza del discorso: raccontare in poche righe tre avvenimenti così delicati per lei (incidente, malattia di sua sorella, rottura della relazione) può essere complicato.
Ad ogni modo, credo che la sua scelta di intraprendere un percorso psicologico sia stata decisiva per uscire da questa situazione di stallo.
Rimanendo, quindi, sui suoi quesiti le preciso che tra terapeuta e paziente si instaura una relazione: come tutte le relazioni tra due persone, anche quella terapeutica può avere degli alti e bassi, così come può capitare di non capirsi pienamente. Psicologo e paziente sono due persone e, proprio per questo, ognuno porta se stesso nella relazione che viene, man mano, costruita insieme.
Detto ciò, quello che posso consigliarle è di provare ad esprimere alla terapeuta le sue perplessità e parlarne consapevolmente. Aprire un discorso su come si sente lei durante la terapia o a casa quando ripensa a ciò che in terapia è emerso può essere una strategia che riesca a far trovare ad entrambi un punto di incontro da cui ripartire.
Se questo non dovesse essere per lei soddisfacente, può certamente pensare di cercare un terapeuta che abbia un orientamento diverso e che, quindi, possa sentire "più affine a sé", come giustamente dice lei.
Concludo dicendo che non è possibile ripartire da zero né dal punto a cui è arrivato: cambiare professionista significa costruire una nuova relazione ripartendo dagli inizi; ma il punto che ha raggiunto adesso è qualcosa che ha dentro di sé, non un livello standard raggiunto dopo una serie di prove. Dunque, ciò che ha conquistato grazie alla terapia, fa ormai parte di lei e sarà il nuovo punto da cui iniziare ogni nuova relazione (terapeutica e non).
Le auguro una buona fortuna!
Dott.ssa Federica Beglini

Dott.ssa Federica Beglini Psicologo a Milano

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12 OTT 2020

Caro Alfredo, il Suo malessere nasce da diversi fattori vissuti (alcuni dei quali molto tragici) ed é giusto e positivo da parte Sua volerli affrontare per risolverli e stare bene.
Sarebbe utile per Lei parlare del disappunto riportato qui alla sua terapeuta. Leggo che Le ha parlato del fatto che non é sicuro del percorso, ma provi ad esplicitarle i motivi. Questo potrebbe portare ad un confronto piú costruttivo e sbloccare questa situazione.
Per le altre domande che ha posto: gli psicoterapeuti possono fare diagnosi, come gli psichiatri, con l'unica differenza che i primi non possono dare farmaci. Detto questo, ogni percorso con un terapeuta é diverso,e anche il lavoro dipende dal modo in cui ci si trova insieme reciprocamente. Se sente che con la terapeuta attuale continui a non funzionare cerchi un altro aiuto professionale. Mi viene anche da dirLe che non é tutto perso il percorso che sta facendo e ha fatto, perché é un tentativo da parte Sua di affrontare ciò che gli causa sofferenza e lo porta anche a riflettere su se stesso e sulle dinamiche che vive interne ed esterne. Dunque, non é mai tempo perso! Quello che pensa sull'obiettivo di un percorso psicologico é giusto. É necessario del tempo per vedere i frutti del lavoro si se stesso, ma se si trova bene con la Persona con cui lavora, si sentirà, pian piano, meglio, piú forte. Capisco che possa risultare pesante dover, in caso non riesca a superare questo "impasse" con la terapeuta, investire su un altro e nuovo percorso, ma se serve per sé stesso, per raggiungere il Suo benessere, é la strada giusta e ne vale sempre la pena.
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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