Dubbi nello scegliere il terapeuta.

Inviata da Rossy · 26 ott 2020

Salve, ho un problema piuttosto complesso in merito alla scelta del terapeuta...ho già cambiato due psicologhe, non tanto per la personalità di queste quanto piuttosto per il fatto che i loro metodi non fossero congeniali per i miei bisogni...ho finalmente trovato un terapeuta che a mio parere si avvarrebbe di tecniche al caso mio ma è maschio. Non saprei cosa fare, in quanto con queste donne non ho avuto problemi nel parlare dei miei fatti ma non mi sono mai fidata, mentre con un uomo non saprei se la cosa possa essere diversa...penso che il sesso sia importante. Con mia madre ho un rapporto di confidenza e complicità anche se da lei non mi sento stimata e capita appieno, anzi nei momenti più importanti della mia vita (passaggio medie/liceo, liceo/università) mi ha più screditata/paragonata agli altri che congratulata o fatta sentire orgogliosa di me, inoltre è iperprotettiva...diciamo che a livello di autostima peggiora la situazione. Inoltre non è che la stimi tanto come madre. Con mio padre stessa cosa, solo che con lui il rapporto è quasi nullo solitamente...”compare” e cambia all’improvviso solo quando ho periodi di crisi/tristezza evidenti, e forse in questo ci sa più fare di mia madre. Sta di fatto che il confronto uomo/donna a me manca, non sono mai stata fidanzata, i maschi mi inibiscono e non li voglio nella mia vita, però questo mi accade con i coetanei, se c’è un adulto che cattura la mia attenzione (mi capita di prendere cotte per uomini molto più grandi) improvvisamene voglio farmi notare, in loro presenza cambio (da cupa e timida a simpatica ed estroversa) e mi curo molto di più ecc. (ho 20 anni). Non so quindi, dato il rapporto un po’ ambivalente che ho con questi uomini, se incontrandone uno comunque competente riesca finalmente ad affidare pienamente a qualcuno la mia guarigione o invece mi inibirei il doppio perché penserei a mio padre. Sono molto confusa e spaventata, perché penso che questo sarà il terzo e ultimo terapeuta da cui andrò...consigliatemi per favore. Complimenti per il vostro lavoro, un bacio da Napoli.

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Miglior risposta 28 OTT 2020

Cara Rossy, capisco che lei abbia delle remore a parlare con un terapeuta uomo ma il miglior modo per screditare le nostre convinzione è provare che queste siano false. come? iniziando un percorso proprio con una terapeuta donna.

Se, però, questo è attualmente difficile per lei, trovi una terapeuta donna ma affronti anche questo suo timore di parlare con un t. uomo.
Una cosa per volta.

Cari saluti
Dr.ssa Manuello Maria Cristina

Dottoressa Maria Cristina Manuello Psicologo a Bolzano

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28 OTT 2020

Gentile Rossy,
i Colleghi hanno già risposto esaurientemente.
Vorrei solo aggiungere che è perfettamente normale, in certi casi, avere difficoltà nello scegliere a chi affidarsi. Tre persone non sono un gran numero. Personalmente, quando ero molto giovane, ne ho valutati anche sei o sette prima di decidere con chi fare un pezzo di strada, e nel corso della mia vita (ho 54 anni) tra analisi didattica, supervisioni, gruppi, ecc, sono stato nelle mani di qualche decina di Colleghi!
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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27 OTT 2020

Quando abbiamo dei dubbi circa una scelta la cosa più saggia da fare è provare, con un atto di fiducia, e verificare quanto sentiamo sintonia con quella persona e quanto ci sembra competente. Non è necessario un lungo percorso, dopo un colloquio o due lei intuirà con molta facilità se si sente bene durante e dopo la terapia. In caso contrario, potrà cambiare. Si apra completamente, osservi cosa succede, si fidi delle proprie sensazioni e poi decida se continuare o meno. Nessuno sarà mai sicuro PRIMA di scegliere, ma solo DOPO.
Un caro saluto
Alessandra Monticone

Monticone Alessandra Psicologo a Asti

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27 OTT 2020

Buongiorno,
premetto che la mia risposta vale per le terapie psicoanalitiche.
quando si va in terapia, i primi colloqui sono influenzati dal genere cui appartiene il terapeuta e da quello dell'analizzando. E' naturale. Per esempio lei sembra negativamente influenzata dalle terapeute presumibilmente perché le identifica con sua madre e proietta su di loro il risentimento di sentirsi svalutata e non capita. Viceversa, al terapeuta maschio attribuisce il valore e il desiderio nei confronti del maschile, ma ne è spaventata sia pensando al padre sia pensando alla inibizione che gli uomini le suscitano.
Questo succede nelle fasi iniziali. Ed è anche un bene, se sfruttato terapeuticamente.
Con il procedere della terapia, il fatto che un terapeuta sia maschio o femmina diventa sempre meno rilevante. Nella psicoanalisi, dove il terapeuta è alle spalle dell'analizzando, l'analizzando attribuirà al suo analista varie identità: gli parlerà a tratti come se fosse sua madre, a tratti come se fosse suo padre, o un collega, o un'amica o un fratello ecc.
Sempre e solo nelle terapie psicoanalitiche, questi modi di relazionarsi del paziente con gli uomini, le donne, i fratelli ecc. viene di volta in volta analizzato in modo che mantenga le caratteristiche positive e perda quelle negative di paura, inibizione o altro. Insomma tutti quei fenomeni di sentire le terapeute come non congeniali e sentire il terapeuta come affidabile, ma inibente sono fenomeni di transfert che vanno saputi cogliere (da parte dell'analista) e vanno saputi tollerare (da parte dell'analizzando) come fonte preziosa di informazioni su suo funzionamento psichico.
questo solo ed esclusivamente per le terapie analitiche. Nelle altre terapie, i fenomeni scattano ugualmente, ma non vengono gestiti in questo modo. Potrebbe, quindi, fare una domanda esplicita sull'orientamento teorico del suo terapeuta e sul funzionamento della terapia.

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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27 OTT 2020

Buongiorno Rossy,
Credo che la domanda più importante sia: lei che cosa si aspetta dalla terapia? Non sappiamo per quale motivo ha deciso di intraprendere questo percorso, ma la richiesta che lo motiva è alla base della sua scelta. Qual è il suo obiettivo? Vede la terapia non è esattamente l'affidare a qualcuno la propria guarigione, bensì percorrere la strada che ci porti più vicino ad essa. Il terapeuta è un compagno di viaggio, un Virgilio Dantesco che nota ogni dettaglio durante il cammino, e questo porta ad apprezzare il paesaggio, a notare cose che non si sarebbero notate. Difficilmente il terapeuta dà consigli su quale direzione prendere, il suo ruolo è quello di essere una saggia e attenta compagnia per permettere il distendersi dei nodi del camminatori, in modo che le sue scelte siano più in armonia con il suo spirito. Il percorso è il suo Rossy e solo lei può delinearne il tragitto.
Come sei sente all'idea di intraprendere questo viaggio con questo terapeuta?
Non si affidi a lui, si affidi a sé stessa e scelga un compagno di viaggio affidabile. È profondamente diverso.
Le auguro un'ottima compagnia prima di tutto con sé stessa.



Dr.ssa
Michaela Mortera

Dr.ssa Michaela Mortera Psicologo a Civitanova Marche

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26 OTT 2020

Cara Rossy, la soluzione potrebbe essere parlare apertamente con il terapeuta di questo Suo timore. Potrebbe essere l'occasione per iniziare a rapportarsi all'altro sesso in maniera differente. Magari proprio grazie a questa figura, e a questa relazione terapeutica, riuscirà a rendersi consapevole del Suo agire e sentire in questo modo, in generale, con i maschi, capendone il motivo, risolvendo e mettendo insieme anche questo tassello.
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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