Dubbi, insicurezza ed ansia: come fare la scelta giusta?

Inviata da Audrey il 4 nov 2013 Autorealizzazione e orientamiento personale

Buongiorno,
ringrazio per il tempo dedicato.
cercherò di essere concisa nonostante la complessità della situazione in cui mi trovo. Mi chiamo Stefania, ho 33 anni, una relazione con un compagno con il quale ho sempre avuto un rapporto controverso, fatto di grande amore e liti violente, passioni comuni, esperienze forti, nel bene e nel male. Tuttavia negli ultimi 3 anni la nostra storia è andata progressivamente degenerando. Da due anni conviviamo: scelta fatta "di slancio" e per quanto mi riguarda, con il tentativo di riparare una situazione già difficile tra noi. Abbiamo avuto per anni un rapporto a distanza e pensavo che condividere finalmente le nostre vite fosse un modo per trovare una soluzione a tante piccole cose che non funzionavano. La scelta si è dimostrata sbagliata...ho cambiato città, passando da un centro grosso ad uno più piccolo. Certo, lo sapevo, tuttavia la quotidianità non potevo conoscerla. E non mi piace: troppo piccola, claustrofobica, priva di stimoli. Ho cambiato lavoro (sono libera professionista): anche qui totale insoddisfazione , sia per la tipologia di lavoro, sia perchè dopo pochi mesi dal trasloco ho completamente perso l'entusiasmo per la nuova avventura lavorativa.
Ma il dramma più forte è stato quello sentimentale: da quando è cominciata la convivenza, le cose stanno peggiorando giorno per giorno, tranne alcuni periodi di "stasi" in cui credo semplicemente che entrambi non pensiamo ai problemi che abbiamo. Io ho perso completamente la passione, gli stimoli, mi sento insoddisfatta sotto ogni punto di vista, non riesco nemmeno a dare affetto al mio compagno. Non riesco a comunicare e soffro nel vedere che sono incapace di rendere felice una persona a cui sono legata visceralmente. Mi chiedo come ho fatto ad arrivare a questa situazione, e i motivi, in parte ci sono: il mio compagno si è dimostrato egoista da quando vivo con lui, nel senso che è stato poco disponibile a comprendere la mia difficoltà, le mie necessità, piccole o grandi che fossero. E' mancata la progettualità sotto qualsiasi punto di vista, e lui giustifica questa mancanza con il fatto che io sono totalmente assente nei suoi confronti. E' un acne che si mangia la coda, ci accusiamo vicendevolmente, e benchè io conosca le mie lacune pesantissime, credo in fondo al mio cuore, che sia per causa sua se sono ridotta cosi. E' una persona estremamente sensibile ma a volte incapace di mettersi nei panni degli altri. Tutto ciò ha causato in me una tristezza che va a giorni alterni (passo da disperazione ad euforia), totale disinteresse per le cose che faccio, ricerca di alterazione mentale e ricerca continua di una risposta a domande come: lo lascio?vado via?e il futuro?posso vivere senza di lui?e mille domande simili che ormai sono diventate un'ossessione che non mi lascia nemmeno dormire. Non so che fare, non so che scelta prendere. E più mi pongo domande, più mi sento nel baratro profondo. Ho paura di scegliere, di restare sola, di fallire, del futuro e mi sento letteralmente paralizzata e finta con me stessa. Non so più cosa fare. Aggiungo a questo che non ho più rapporti sessuali o intimi con il mio compagno. Provo tristemente un senso si repulsione, e la cosa mi distrugge emotivamente.
In poche righe è difficile esprimere la disperazione in cui verso per non saper scegliere o fare la cosa giusta per me stessa, ma sento che devo agire prima di crollare definitivamente.Grazie della disponibilità, saluti.

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Gentile Stefania,
sicuramente la vostra relazione non può continuare in questo modo, credo sia necessario fare una consulenza di coppia per cercare di comprendere insieme cosa cambiare nel vostro rapporto.
Essere legati "visceralmente" implica un legame emotivo che non necessariamente collima con aspetti più razionali dello stare insieme, credo che nella relazione che sta vivendo ci sono aspetti profondi che andrebbero valutati (bisogni affettivi, di dipendenza ecc.). La convivenza talvolta è un banco di prova per "testare" una relazione, voi invece la state usando (almeno secondo la mia opinione) come una specie di "collante" per far fronte alla vostra crisi di coppia.
Credo sia necessario che lei rifletta su questi aspetti.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo Viterbo

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo a Viterbo

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Gentile Audrey
è una situazione molto difficile e complessa perché le problematiche presenti sono tante e sono tutte intrecciate tra di loro.
Cambiamenti di città, cambiamenti di lavoro, nuovo adattamento a situazioni nuove, vita insieme, ricerche di nuovi equilibri che però innestano nuovi squilibri, e, infine, la cosa più importante e cioè la ricerca l'uno nell'altro di sostegno e soluzione.
Quest'ultima cosa, e cioè, questa ricerca compensatoria, è la cosa più "sbagliata" nel senso che se, in una coppia, ognuno dei due ricerca il proprio equilibrio in quello che può dare l'altro...allora è il caos e succede precisamente quello che sta succedendo a voi.
Che fare allora di meglio e di diverso per cercare di risolvere?
Occorre che ognuno di voi si impegni tanto per trovare un proprio centro e un proprio equilibrio; contrariamente a quanto si pensa comunemente, le due parti di mezza mela, non si completano ma si distruggono.
Meglio tentare ognuno dei due di diventare una "mela intera" allora il rapporto funziona.
Fuori dalla metafora significa che ognuno dovrebbe ricercare completezza.
Ti suggerisco cara, l'aiuto di uno psicoterapeuta come tua modalità per cercare centro e completezza.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Ringrazio tutti delle risposte, dei consigli (alcuni molto diversi tra loro!) e degli spunti di riflessione che avete dato. Sono comunque cose sui cui ho già in parte riflettuto. Nella grande confusione riesco comunque ad essere molto critica nei miei confronti e a scavare in profondità dentro me stessa. Tuttavia probabilmente quello che mi è venuto a mancare è la capacità di capire ciò che sento. Ovvero vedo, ma non comprendo. Credo che sia per me necessario contattare un professionista e iniziare un percorso insieme a lui per fare chiarezza dentro me stessa, nel rapporto che ho con il mio compagno. Grazie ancora della vostra disponibilità.

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Gentile Audrey,

da quanto lei scrive, sia lei che il suo compagno siete due caratteri passionali e forti.
Mi viene da pensare che tra voi due si sia instaurata quindi una dinamica conflittuale e competitiva, in cui rabbia e frustrazione non trovano sfogo e vengono proiettate prima sull'uno poi sull'altro.
Questo tipo di relazioni sono altamente distruttive per entrambe i partner e tolgono moltissime energie poichè la coppia non è impegnata ad andare verso un fine comune, ma i due partner lottano tra loro per la supremazia del potere all'interno della coppia, oppure per dimostrare di è il più bisognoso tra i due, tuttavia io non credo che lasciarsi senza porsi dei quesiti sia una risoluzione.
Lei scrive che vivete periodi di alti e bassi, depressioni e felicità estrema, estremi nel bene e nel male.
Questa caratteristica non appartiene solo a lei, ma anche a lui e quindi a voi.
Insieme potreste guarire, potreste imparare a smettere di farvi del male l'un l'altra e capire che potete amarvi, perchè di fatto non siete capaci, nè lei, nè lui.
Il rischio di proiettare tutto il fallimento su di lui, aldilà della paura della solitudine, che tutti abbiamo, è quello di trovarsi nella medesima situazione con un altro uomo e avere il rimpianto di ciò che avrebbe potuto fare nella precedente relazione.
Non è colpa di nessuno se noi stiamo in un certo modo, facciamo deterrminate scelte etc, semplicemente le facciamo e la nostra maturità sta nell'assumercene le responsabilità.
Non esiste infine un uomo che la renderà felice.
Chi si infila nelle relazioni credendo che riceverà amore e che sarà reso felice "riscattato" di sofferenze o vuoti personali, sbaglia resta deluso.
L'altro non può farci da genitore e in questa relazione ognuno di voi due vorrebbe che l'altro desse e comprendesse incondizionatamente.
Non vi è mediazione ed empatia, che sono caratteristiche affettive mature.
Prima di chiudere questa relazione, quindi, provate a fare un percorso di coppia, che sia però affiancato da colloqui individuali sia per lei che per lui.

Un Caro Saluto e in bocca al lupo!
D.ssa Michelini

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Gentile Stefania, a me pare che lei abbia ben chiara,invece,la situazione. Infatti ha descritto in modo esternamente chiaro il ritratto di una relazione totalmente errata,priva di fondamento,di respiro. Una relazione infatti deve far star bene,essere liberante,dare la possibilità di esprimere sé stessi,condividere,avere complicitá. Tutte cose che lei non vive. Lei sa bene cosa dovrebbe fare, ovvero lasciarlo e riprendere in mano se stessa,solo che ha una gran paura del fantasma della solitudine. Faccia un pecorso psicologico personale che l'aiuti a ritrovare sé syessa e il coraggioso di riprendersi la sua vita

Dott.ssa Chiara Pica - Studio SomaticaMente Psicologo a Grosseto

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Buongiorno Audrey,
Mi rendo perfettamente conto di quanto sia difficile esprimere in poche parole un disagio così profondo e pervasivo ma credo che vi sia la necessitá di cambiare piano interpretativo. Le decisioni e le scelte sono forse l'ultimo passaggio di un percorso interpretativo e introspettivo che probabilmente necessità di approfondimenti di tipo emotivo piuttosto che esplicativo. Credo che sia importante comprendere meglio quali siano le sue aspettative dalla relazione di coppia e come la situazione attuale le faccia sperimentare una immagine di se emotivamente disagevole. Vale certamente la pena di comprendere quale sia la sua modalitá di dare significato alle sue emozione al fine di risolvere dubbi che si rivelano irrisolvibili con il solo pensiero. Le scelte verranno succesivamente ad una compresione piú ampia del suo modo di gestire le emozioni che si intrecciano all'interno di un contesto sentimentale. Le ansie e le indecisioni si presentano molto piú intensamente e spontaneamente quando non si possiede ancora una adeguata capacitá di ricostruire i diversi aspetti emotivi che stanno alla base del nostro modo di concepire le diverse emozioni che l'altro ci suscita, modulandone così i propri comportamenti e reazioni.
Credo perció che un percorso psicoterapeutico strutturato sia necessario per renderla ancor piú capace di comprendere il proprio funzionamento e le vere e proprie necessitá emotive a cui corrispondere per raggiungere un funzionamento armonico e soddisfacente.

Dr. Roberto Bovani Psicologo a Pisa

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Buongiorno gentile Stefania,
Lei ci ha provato, si è impegnata in questo rapporto, è andata vicino al suo desiderio ma probabilmente i suoi bisogni li ha messi da parte. Ripartirei da questi e dalla confusione che prova per affrontare se stessa in primis. Potrebbe chiedere una consulenza psicologica con uno psicologo psicoterapeuta di persona e valutare l'inizio di una psicoterapia individuale che l'aiuti a sciogliere questa sua confusione.
Cordialmente

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