Dovrei cambiare terapeuta?

Inviata da A. · 8 apr 2022 Psicoanalisi

Gentili dottori, di recente ho terminato una terapia durata circa un anno a causa di attacchi di panico legati a traumi infantili. nonostante la terapia sia terminata da un mesetto circa provo un forte malessere cronico che prima non avevo e che limita le mie giornate. penso si tratti di una forte nevrosi da transfert scatenata dalla turbolente fine della mia terapia, infatti nonostante il mio terapeuta mi disse che ci sarebbero volute ancora qualche seduta, l'ultima volta che ci sono andata mi ha detto di punto in bianco che la terapia era terminata, in modo anche abbastanza freddo facendo battute pungenti, poi ad un certo punto si è messo con il cellulare e mi ha dato una fredda stretta di mano. Era come se fosse arrabbiato con me, anche se non so per quale motivo visto che poco prima mi aveva detto cose molto belle come il fatto che gli piaceva come ragionavo o che avrei dovuto lasciare il mio ragazzo perché io ero troppo per lui. Ed è proprio questo che mi preoccupa, più volte ha detto che dovrei lasciare il mio ragazzo oppure se fossi disposta a tradirlo, complimenti da parte sua, in più ho avuto come l'impressione che volesse farmi entrare nella sua vita discutendo con sua moglie a telefono oppure accenandomi di suo figlio e inviando la richiesta d'amicizia a mia madre. Tuttavia il dottore ha molte caratteristiche in comune a mio padre ed io non vorrei aver proiettato delle cose su di lui, se fosse così dovrei parlargliene per evolvermi (ed io spero tanto sia così) ma se si dovesse trattare di altro mi dispiacerebbe davvero molto perché ho sofferto tanto nella vita di abusi, violenze e traumi (in particolare problemi con il papà)ed io non mi merito tutto questo. Secondo voi dovrei iniziare un'altra terapia oppure potrei essere vittima di mie paranoie? Io prima dell'ultima seduta stavo molto bene,non provavo alcuna dipendenza verso il mio terapeuta, adesso non so più cosa pensare. Spero che voi possiate aiutarmi e capire che io non provo alcun rancore per il mio terapeuta e non voglio creare problemi, io voglio solo stare bene. Grazie

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Miglior risposta 11 APR 2022

Gentile utente,
la fine di una terapia è un momento molto delicato che diventa esso stesso strumento di lavoro.
Non è possibile in questa sede poter dare un riscontro su quanto espresso.
Tutto il lavoro fatto merita rispetto e sarebbe alquanto riduttivo esprimere un pensiero in merito.
Restiamo a sua disposizione per qualsiasi chiarimento .
Saluti,
Studio Associato Dott. Diego Ferrara, Dott.ssa Sonia Simeoli

Dott. Ferrara Dott.ssa Simeoli Psicologo a Quarto

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9 APR 2022

Gentile A.,
da quello che descrive l'atteggiamento e il comportamento del suddetto terapeuta viola il codice deontologico cui gli psicologi e psicoterapeuti sono tenuti. In particolare, le cito parte dell'articolo 3, che dice "Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale". La questione delle proiezioni e di altri concetti prettamente psicologici sono materiale che ogni terapeuta dovrebbe saper gestire come professionista. Può scegliere, se si fida e si sente a suo agio, di parlare di queste questioni col suo terapeuta, altrimenti si rivolga ad un altro professionista.
Rimango a sua disposizione,
Dott.ssa Federica Landi

Dott.ssa Federica Landi Psicologo a Albese con Cassano

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9 APR 2022

Buongiorno A,
da ciò che lei racconta percepisco che nel rapporto con il suo terapeuta si è creata una situazione delicata, complicata e impropria per lo svolgimento di una buona psicoterapia o anche per il suo termine. Certi confini devono essere mantenuti per evitare confusioni e complicazioni che rendono difficile la necessaria chiarezza di quello che succede sia nel rapporto terapeutico che nella mente del paziente. A mio parere lei dovrebbe rivolgersi a un altro terapeuta per elaborare il vissuto nella precedente terapia e proseguire il suo percorso sino a sentire di aver raggiunto una conclusione soddisfacente.
Un saluto e una buona giornata.

Dr. Gilberto G. Villela Psicologo a Roma

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9 APR 2022

Salve, mi spiace molto per quello che ha vissuto e sta vivendo. Certamente se le cose sono andate esattamente come le descrive, e non ho motivo di dubitare, di errori ne sono stati fatti parecchi nel corso delle sedute. Ma non vorrei concentrarmi su questo
aspetto adesso: l'esperienza mi insegna che nella vita così come nel nel lavoro si dovrebbero ascoltare entrambi i punti di vista, quello del paziente e quello del terapeuta, prima di giungere a delle conclusioni obiettive, stabilire cosa non abbia realmente funzionato e capire cosa sia sia oggetto di una valutazione oggettiva e cosa sia invece effetto delle nostre proiezioni. Quindi lungi da me voler prendere una posizione netta sul vostro percorso di lavoro terapeutico. Ciò che mi colpisce, al di là, quindi, di come siano andate le cose con il suo terapeuta, è che lei sta comunque male. Forse si sente arrabbiata, tradita, deluda, ingannata. Ed è su queste emozioni e le relative sensazioni fisiche che deve fare i conti. Il fatto che dichiari di non provare alcun rancore per il suo terapeuta sinceramente mi lascia un pò perplesso. Sarebbe anche comprensibile se oggi ce l'avesse un pò con lui per come si sarebbe comportato con le (sullla base delle sue percezioni e descrizioni)-. Quindi mi chiedo se alla base del suo malessere oggi non possa esserci qualche senso di colpa e una quache difficoltà a riconoscere e ad ammettere pienamente le sue percezioni su qunto accaduto. Capita spesso che una persona che per tanto tempo si sia sentita accolta da un'altra persona, anche psicologo, cerchi di giustificarlo, perdonarlo per non sentirsi in colpa e "salvare" il bello della relazione. Ciò accade anche nelle dipendenze affettive, all'interno de gruppi settari, ecc. Ciò che conta adessp, a mio avviso, è saper riconoscere tutti i pensieri e le emozioni che si muovono dentro di Lei e avere il coraggio di fidarsi anche delle proprie sensazioni, anche quelle che le farebbero mettere in dubbio il valore del percoso fatto. Ahimè, a volte, in molte terapie il professionista di turno non sempre è disposto a riconocere i propri errori e spesso capita che getti il fango sul paziente attribuendogli colpe, vissuti, stati d'animo che di fatto non ha ma che sono comunque funzionali al mantenimento della sua immagine professionale. Ciò avviene con interpretazioni del tranfert discutibili e associate, ovviamnte, e in verità, ad una scarsa consapevolezza del proprio contro-tranfert,se vogliamo usare un linguaggio psicodinamico)al quale,mi pare di capire, si è adattata e ha fatto suo. Concludo, invitandola a guardarsi dentro e a fidarsi anche delle sue sensazioni, al di là delle letture che ne potrebbe dare un professionista, che per le più svariate ragioni, potrebbe avere interesse anche manipolare la relazione terapeutica e a farLa passare dalla parte del torto. Il mio non è certamente un giudizio negativo verso il collega, che non conosco, ma solo un uno stimolo per riflettere sul fatto che a volte anche i terapeuti sbagliano e se sbagliano bisogna avere il coraggio di ammetterlo senza sentirsi in colpa o in difetto o prendere per forza in considerazione vecchie dinamiche con i genitori. Il rischio in questi casi è che si strumentalizzino i ricordi negativi con le figure parentali per giustificare l'operato del terapeuta. Per questa ragione La invito a non ragionare unicamene in termini di transfert ma a guardare anche agli aspetti di realtà che hanno caratterizzato la vostra relazione terapeutica e che potrebbero essere causa di emozioni e sensazioni contrastanti.

Dott. Enrico Rizzo Psicologo a Palermo

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9 APR 2022

Buongiorno,
Se è il terapeuta che ha dichiarata la terapia finita, direi che non può tornare da lui.
Considerando che lei parla di nevrosi da transfert e di proiezioni, mi sembra che la terapia fosse di tipo psicoanalitico. Questo è corretto.
Nel cercare un nuovo terapeuta, tenga presente che una psicoanalisi dura più anni a ritmo costante, che un analista non ha mai contatti con il resto della famiglia tantomeno su FB e che non usa il telefono durante le sedute. Queste poche norme -insieme ad alcune altre - sono il rigore che garantisce al paziente un ambiente sicuro cui affidarsi per guarire.

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologo a Carpi

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9 APR 2022

Salve A., mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Rimango molto colpito da ciò che dice in merito al comportamento del terapeuta. Valuti lei se si sente ancora a suo agio nel proseguire una terapia con lui/lei. A prescindere da questo, se ritiene ancora aperte alcuni importanti finestre ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice Psicologo a Roma

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