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dove trovare le forze e qual è la soluzione più salutare?

Inviata da Ele123 il 8 apr 2017 Terapia familiare

Gentili psicologi vi scrivo perchè mi trovo da anni impantanata in una situazione castrante e frustrante. Io sono un'artista o almeno mi considero tale, ma purtroppo al sud dove vivo è difficilissimo se non impossibile vivere di questo... penso quindi spesso alla possibilità di andare fuori o di trovare appoggi fortuiti o anche di fare una vita bohemien.. Purtroppo mia madre è attaccata morbosamente a me, sono figlia unica e ogni volta che voglio allontanarmi o fare una vita più libera ne fa una tragedia..Da quando ero piccola mi ha riempito di paure, di sottomissioni.. inoltre mio nonno ha abusato di me e tutta la sua famiglia è abusante e deviata.. e lei quando mi portava dai nonni lo sapeva benissimo a quale rischio mi sopponeva visto che qualche anno fa mi ha confidato che anche lei ha subito abusi da piccola.Purtroppo lei è considerata una persona perbene dalla società...nessuno sa quello che ho dovuto soportare io e che sopporto ancora. Io spesso sono fuggita di casa appena ho potuto...poi non riuscendo a mantenermi da vivere da sola ritorno.. Adesso vorrei andare via di nuovo ma da un po' di anni sono depressa e ansiosa e ho mille disturbi psicosomatici... seguo una psicoterapia da molti anni ma questo nodo con mia madre non l'ho risolto... da un lato odio il fatto che mia madre sia piena di problemi psicologici che mi rendono ancora più difficile affermarmi lavorativamente e personalmente ed inoltre ogni volta che me ne vado di casa ne fa una tragedia, mi lancia gli oggetti addosso, mi chiama "puttana, troia" e mille altre offese ma da un altro lato io in primis mi sento stanca e svuotata.... e non riesco a fare niente ed inoltre non trovo un lavoro che mi soddisfi, soprattutto artisticamente e non ho l'appoggio di nessuno ... c'è una parte di me che fa fatica anche ad alzarsi dal letto e un'altra che non so come calmare da ansie e paure e tanta tantissima rabbia.. e mi sento impantanata...L'anno scorso sono andata da uno psichiatra che mi ha dato delle pillole che mi facevano stare sempre male... con mal di testa, nausea e sono anche svenuta.. per cui ho lasciato perdere però non so proprio come tirarmi su.. gli unici rimedi che conosco sono spesso abbuffarmi di cose dolci che non mi fanno sicuramente bene e ai quali io odio ricorrere..ma nessuna soluzione è priva di un grande grandissimo dolore per me. Penso che dovrei accontentarmi del primo lavoro che trovo pur di mantenermi da vivere ma mi sento così arrabbiata a non fare quello che mi piace..inoltre qualunque lavoro è difficilissimo e semre pieno di lotte e combattimenti con gli altri, con i datori, con i colleghi... e io mi sento offesa due volte...dalla famiglia e dalla società. Grazie per avermi ascoltata. Attendo le vostre risposte, grazie.

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Gentile Elena,
lei omette un dato essenziale :la sua età. Nel caso lei fosse maggiorenne, nulla le vieterebbe di spostarsi al nord o comunque lontana da casa magari trovandosi un lavoro che per i primi tempi potrebbe anche essere umile , ma comunque in grado di allontanarla senza troppi drammi da casa e quindi, da una base certa ripartire a ridare voce ai suoi sogni. Il carico emotivo che porta con sè è terribile e il comportamento di sua madre , sia quando lei era piccola che adesso, ricalca un modello abusante di comportamento( anche se non sessualmente).Non parliamo del comportamento malato di suo nonno e degli altri componenti di quella famiglia , che andrebbe denunciato anche se a posteriori. Altro dato mancante , nel suo lungo e drammatico racconto , è la figura di suo padre. E' come se non esistesse o non fosse mai esistito. E'chiaro che sua madre , prima di lei avrebbe avuto bisogno di cure e forse è ancora in tempo. Quello che le urla è ignobile e ancor più terribile per il fatto d'averla esposta allo stesso pesante insulto che ha subito lei .Qui siamo nell'ambito di una forma di egoismo patologica , dove i figli non si proteggono ma si usano, a seconda dei propri bisogni e per trattenerli contro la loro volontà , li si marchia con l'insulto , l'abuso o quant'altro serva a mantenere l'assetto famigliare simbiotico , fusionale e omertoso. Ciò non può che produrre malattia , poichè l'umano è strutturato psichicamente per essere amato e protetto fino a che non sia in grado di reggersi sulle proprie gambe e andare verso il proprio personalissimo destino. Lei deve potere elaborare non solo i traumi ripetuti per l'abuso sessuale perpetrato ai suoi danni , ma arrivare a comprendere a fondo il senso simbolico delle azioni malate di tutta la sua famiglia e forse di una comunità che preferisce coprire certe mostruosità ,piuttosto che guardare con orrore a chi le perpetra.
Lei può benissimo ribellarsi e andarsene e credo questo sia l'unico modo per salvarsi la vita.
Le auguro tutto il coraggio possibile e ogni bene , ricordandole che i genitori sono come i nomi : sono imposti ! nulla però può essere tolto a chi si adopera per migliorare e per vivere con dignità e orgoglio la propria vita . Lei deve potere camminare nel mondo a testa alta e sono certa che quel momento non sia tanto lontano.

Cordialmente
Giuseppina Cantarelli
Parma

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Psicologo a Parma

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Salve Elena
Immagino che per lei sia davvero difficile affrontare questa situazione
È bloccata in un limbo: vorrebbe fuggire ma non può (per ragioni che non dipendono direttamente da lei) e se lo facesse non potrebbe fare ciò che la realizzerebbe e questa cosa la fa arrabbiare.
Lei ha detto che ha già intrapreso un percorso di psicoterapia ma non è riuscita a sbloccare questo modo con sua madre.
Le sue emozioni di rabbia e preoccupazione sono normali nella sua situazione, ma si presentano in intensità e frequenza tali da provocarle disagio.
Cosa fa quando si arrabbia?
E quando è preoccupata?
Qual è il suo obiettivo adesso?
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dottssa Fabrizia Tudisco

Dott.ssa Fabrizia Tudisco Psicologo a Como

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