1anno di relazione ma ci conosciamo da sempre dato che sono uno dei migliori amici del cugino. 3 anni fa muore mia madre, e da lì a poco il rapporto con mio padre si devasta (fino ad un mese fa dove ho chiuso il rapporto padre-figlio con lui). Io lascio lei poiché sento che non sono una priorità per lei. 10 giorni e torno da lei perché comprendo che la situazione al contorno mi ha fatto ingigantire le problematiche, e torniamo insieme meglio di prima. Però in questi giorni lontani, al fine di sentirmi visto da qualcuno mi iscrivo su una chat di dating senza comunque realmente usarla, e dopo pochi mesi le dico in tranquillità quanto accaduto, in totale onestà. Da lì cala la fiducia nei miei riguardi e dopo poco mi lascia. Continuiamo a vederci ogni 15 giorni per 2 mesi, dopodiché vado in dipendenza affettiva, la cerco fin troppo, e lei si chiude a riccio e ci scontriamo varie volte. Arrivo, per 1 mese, a provocarmi attacchi di ansia per non disturbarla ulteriormente. Lei ha una notizia importante di un percorso suo fatto insieme e decide di condividerlo, ma capisco che non le faccio del bene e quindi le chiedo di bloccarmi ovunque, ma lo fa solo sui social principali. Stiamo 2mesi senza vederci ne sentirci, puro no contact. Ci risentiamo a metà dicembre, dove cerco di vederla ma lei rifiuta categoricamente, dicendo che avrebbe il desiderio ma non vede il senso di vederci, dato che la sua scelta è definitiva. Arriva natale, le faccio gli auguri, e lei cambia totalmente registro nei miei riguardi. Arriva capodanno, io sono solo e la famiglia del mio amico mi accoglie a casa loro, c'è pure lei. Ovviamente ringrazio della sua umanita (poteva dire alla famiglia che non se la sentiva) ed iniziamo a flirtare. Lei in varie occasioni ripete che tutto ciò che accade non le fa cambiare la decisione presa. Continuiamo a flirtare ed io cerco di mettere dei limiti ai suoi giochi essendo un po' più duro (forse troppo) fino a che lei si lascia andare, togliendosi la corazza, e arriviamo a baciarci. Anche dopo i baci lei continua a dire di non cambiare decisione. Arriva mezzanotte(capodanno) io mi estraneo dal contesto e in silenzio parlo con la foto di mia madre, piangendo. Lei viene vicino per consolarmi, ma io la rifiuto. Passiamo il post cena comunque insieme in macchina, per mettere un punto a tutto ciò, dove le dico che io la scelgo e che voglio essere scelto, questi giochini non mi piacciono (tutto ciò in modo molto duro, e riversando tutta la frustrazione degli ultimi mesi su di lei). Continuiamo a parlare in modo duro l'un l'altro ma lei non scende dall'auto (eravamo giù da lei) fino a che non le faccio capire che il suo modo di comportarsi è palese a tutte le persone vicino a noi e mi è stato riferito da più persone il suo cambio di registro. Non mi saluta e scappa via (forse in lacrime o forse solo arrabbiata). Io le ho dato comunque un dead line, oltre la quale non sarò più disponibile, nonostante la mia scelta continui ad essere lei, al fine di ritrovare me stesso.
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5 GEN 2026
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Ciao Nicola,
nella storia che riporti, la coppia facilmente smette di essere soltanto un legame affettivo e si carica di una funzione regolativa. Quando l’assetto familiare crolla, il partner rischia di diventare l’argine contro il vuoto e contro l’angoscia, ed è qui che spesso nasce la dipendenza affettiva: dipendenza come strategia di sopravvivenza psichica che, però, finisce per strangolare proprio la relazione che dovrebbe sostenerti. Il passaggio della chat di dating, per come lo descrivi, non sembra tanto il punto in sé (tu dici di esserti iscritto senza usarla davvero e poi glielo hai detto), quanto l’effetto che ha prodotto in lei, con una caduta di fiducia. È importante non ridurre questa cosa a “lei è ingiusta” o “io sono colpevole”. La fiducia è un’esperienza, non un argomento. Se lei ha letto quell’atto come segnale di disponibilità altrove in un momento di crisi, può essersi attivata una difesa di chiusura. E la fiducia, quando si incrina, non si ripara con spiegazioni o intensità emotiva, ma con tempo, coerenza e assenza di pressione. Dopo la rottura, descrivi un circuito classico: tu la cerchi per ridurre l’ansia e sentirti visto, lei si ritrae per proteggersi, tu aumenti l’intensità, lei irrigidisce ulteriormente. È un ciclo di inseguimento/ritiro che non misura l’amore, ma più che altro la regolazione dell’angoscia. Gli attacchi d’ansia “per non disturbarla” e il mese di iper-controllo sono un segnale che stai pagando con il corpo una battaglia interna. Vuoi trattenere il legame e insieme temi che ogni movimento lo distrugga. In queste condizioni, anche un incontro potenzialmente caldo e umano (Capodanno, flirt, baci) può diventare disfunzionale. L’ambivalenza di lei e la tua esasperazione si alimentano a vicenda. Il punto non è chi ha ragione, ma che l’intermittenza (vicinanza e ritiro alternati) è un potente carburante della dipendenza; ti tiene appeso, ti fa sperare, ti fa crollare. Per questo, la “dead line” va maneggiata con precisione psicologica. Può essere un atto sano se significa sottrarsi a una situazione che disorganizza e fa male. Diventa invece controproducente se suona come un ultimatum per ottenere una scelta, perché l’ultimatum di solito produce reattanza o fuga, non desiderio. La postura più matura non è “o mi scegli entro X o basta”, ma “io ho capito che questo modo di restare in contatto mi fa male; se tu non vuoi ricostruire davvero, io mi fermo”. È una differenza sottile, ma decisiva, poiché sposta il baricentro dalla sua decisione al tuo confine.
Se vuoi desideri tentare una ricostruzione, l’unica mossa sensata è ridurre drasticamente l’intensità e aumentare la chiarezza. In pratica, può essere un messaggio breve, non accusatorio, in cui riconosci che negli ultimi mesi sei stato pressante e duro, dove capisci l’effetto che può averle fatto, e che chieda una sola cosa verificabile: se è disponibile a un incontro unico, sobrio, per capire se esiste un terreno reale per ripartire. E forse varrebbe la pena di aggiungere, senza teatralità, che se la risposta è no o resta ambigua, tu rispetterai la scelta e interromperai i contatti per proteggerti. Questo significherebbe scegliere te stesso senza usare lei come campo di prova. Parallelamente, il lavoro più importante non è su di lei, ma su ciò che in te è rimasto senza appoggio dopo la morte di tua madre e dopo la rottura con tuo padre. Finché quel dolore resta senza parola e senza contenimento, tenderà a riversarsi nella relazione sotto forma di urgenza, pretesa, controllo, o durezza. Un percorso psicoterapeutico centrato su lutto, attaccamento e regolazione dell’ansia ti aiuterebbe a separare due piani che oggi si confondono, cioè il bisogno legittimo di amore e la necessità di non usare l’amore come anestetico del dolore. Quando questi piani si distinguono, anche la tua capacità di stare nella perdita (o nella possibilità di perdita) può cambiare radicalmente e smette di governarti. I: o lei accetta una ricostruzione reale, che implica comportamenti chiari e non ambivalenti da entrambe le parti, oppure l’unica scelta terapeuticamente sensata è il distacco netto, non come punizione ma come igiene psichica. L’oscillazione e i “giochi” sono esattamente il terreno in cui la dipendenza affettiva prospera.
7 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Ciao Nicola,
nel tuo racconto si intrecciano tre fili che, messi insieme, amplificano tutto: il lutto per tua madre, la frattura col padre (che è una seconda perdita, diversa ma potente), e una dinamica di attaccamento che oscilla tra protesta e ritiro. L’iscrizione alla chat di dating, anche se “non usata”, ha funzionato per lei come segnale di precarietà nel patto di fiducia: non tanto “tradimento”, quanto indizio che, nei momenti di vuoto, tu cerchi altrove uno sguardo che ti regga. Da lì la spirale: tu ti aggrappi, lei si chiude, tu vai in ansia per non disturbare, e a Capodanno riemerge la miscela esplosiva tra dolore antico e frustrazione recente. La cosa più sensata, ora, è rendere coerenti parole e azioni: se lei ripete che la decisione è definitiva, smettere i “giochi” non significa indurirsi, ma accettare la realtà e proteggere la tua dignità. La deadline ha senso solo se è un confine per te, non una leva su di lei. E parallelamente, ti direi: lavora sul lutto e sulla rottura col padre con un supporto clinico tuo, perché senza quella base ogni relazione diventa luogo di compensazione e non di scelta.
7 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Nicola, grazie per aver condiviso la tua storia qui con noi.
La situazione che descrivi è molto più complessa di come sembra poiché racchiude vissuti emotivi personali, dinamiche famigliari complesse con i genitori che creano frustrazione ed emozioni riversate poi nella coppia.
Dici che scegli lei ma all'inizio sei scappato via. Poi sei tornato ma ti sei appoggiato ad una chat.
Forse perché qualcosa ti mancava, forse perché, come dici tu, sentivi di non essere visto.
Quando le situazioni e le relazioni ci volano attorno come una tempesta e non riusciamo ad afferrarle ed a gestirle occorre fermarsi un attimo e prendersi del tempo per chiarirsi le idee perché altrimenti si rischia di ingarbugliare tutto.
Le nostre confusioni si riflettono sul partner che riflette le sue su di noi ed alla fine il quadro che ne risulta è fumoso, rendendo impossibile capire chi voleva davvero restare nella coppia e chi voleva uscirne.
Per stare bene in coppia occorre essere prima in equilibrio da soli, trovare pace con se stessi, nelle relazioni famigliari, nella soddisfazione di vita personale.
Poi si può entrare in relazione con gli altri con le idee chiare, a bocce ferme, altrimenti si rischia di rimbalzare a vicenda uno sull'altro.
Prenditi tempo per te, per capire chi sei e cosa vuoi veramente.
Solo dopo potrai essere aperto con questa persona, dire chiaramente ciò che senti e ciò che desideri, ciò di cui hai bisogno dalla relazione e ciò che ti mancava su cui vuoi lavorare assieme.
Poi, comunicando a cuore aperto e facendo un percorso assieme, si può andare avanti. Un percorso psicologico individuale prima e di coppia poi può aiutarvi a ritrovare la strada.
7 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Grazie per la tua storia. Nicola, si sente tutta la fatica e il dolore che stai portando addosso. Hai attraversato una perdita enorme, un legame familiare spezzato e, in mezzo a tutto questo, ti sei aggrappato a una relazione che per te rappresentava casa, sicurezza, riconoscimento. È comprensibile che tu abbia avuto bisogno di sentirti visto e scelto: non è debolezza, è umanità ferita. Il problema è che questa relazione, così com’è ora, ti tiene in uno stato di attesa e di tensione continua, riaccendendo speranza e sofferenza insieme. Lei è ambivalente nei comportamenti, anche se a parole dice di no, e questo per te è devastante perché ti rimette ogni volta in discussione. Il limite che stai provando a mettere non è una punizione verso di lei, è un tentativo di salvarti. Forse la scelta più dolorosa ma più rispettosa verso te stesso è fermarti davvero, smettere di cercare segnali e iniziare a prenderti cura di quel vuoto che non dipende da lei, ma dalle ferite che questa storia ha riattivato. Meriti una relazione in cui non devi lottare per essere scelto. Saluti
6 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buonasera Nicola,
Dal punto di vista clinico, si vede bene una sequenza comprensibile: una perdita enorme (tua madre), un crollo delle figure di riferimento, una relazione che diventa un appiglio identitario ed emotivo, e poi la paura costante di perderla. In questo contesto, l’iscrizione alla chat non parla di tradimento, ma di bisogno di esistere nello sguardo di qualcuno. Il problema non è tanto quel gesto, quanto ciò che ha innescato dopo: la frattura della fiducia, la rottura, e da lì una dinamica di inseguimento–ritiro che ha alimentato la dipendenza affettiva e l’ansia.
Il punto centrale, oggi, non è capire se lei tornerà o meno. Lei è stata molto chiara, a parole, nel dire che la decisione è definitiva, anche se i comportamenti sono stati ambigui e poco tutelanti per te. Questo doppio registro (ti avvicino ma non ti scelgo) è ciò che ti ha tenuto incastrato.
La “deadline” che ti sei dato è un passaggio importante, ma va chiarito a cosa serve davvero. Se è uno strumento per farle cambiare idea, rischia di essere un’ennesima attesa dolorosa. Se invece è un limite per proteggerti, allora è un primo atto di cura verso te stesso. In questo momento sembri oscillare tra il desiderio di essere scelto e la necessità di non perderti del tutto: è una tensione comprensibile, ma non può reggere a lungo.
C’è anche un altro punto delicato: in questi mesi lei è diventata, suo malgrado, il contenitore del tuo dolore più profondo. Ma nessuna relazione può reggere il peso di un lutto, di una frattura familiare e di un’identità in crisi, se tutto resta concentrato lì. Questo non significa che tu abbia “sbagliato”, ma che serve un luogo diverso dove elaborare tutto questo, con continuità e senza dover rincorrere qualcuno.
Prima ancora di chiederti se lei tornerà, il lavoro oggi è capire chi sei tu senza dover essere scelto da qualcuno. Solo da lì, qualunque relazione, con lei o con un’altra persona , può tornare a essere una scelta e non una necessità.
5 GEN 2026
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Una relazione per essere sana e duratura si doveva dare sul rispetto dialogo, comprensione, supporto, obiettivi comuni, volontà concreta di costruire un futuro insieme
Tutto questo nel concreto, tutto questo da entrambe le parti
Tutto può avvenire nella piena libertà personale di entrambe
Se una delle parti non se la sente o non vuole, bisogna rispettare la sua scelta
Se questa persona non se la sente di intraprendere una relazione, deve rispettare la sua scelta
Continui a vivere la sua vita a perseguire i suoi obiettivi e la sua crescita personale a coltivare amicizie, hobby passioni. Prima o poi incontrerà ragazza che le vorrà bene che vorrà costruire un futuro con lei.
5 GEN 2026
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Quello che racconti ha una coerenza emotiva molto forte, anche se oggi ti sembra solo confusione e dolore. Provo a restituirtelo in modo ordinato, ma restando dentro alla tua esperienza, non “sopra” di essa.
Hai attraversato tre lutti intrecciati in pochissimo tempo:
la morte di tua madre, la rottura del legame con tuo padre e poi la perdita della relazione. Nessuno dei tre è stato davvero “digerito” prima che arrivasse il successivo. In queste condizioni, il sistema emotivo non cerca amore: cerca regolazione, cerca qualcuno che faccia sentire che non si sta cadendo nel vuoto.
Quando dici “non mi sentivo una priorità”, non stai parlando solo di lei. Stai parlando di un bisogno profondo di essere visto, scelto, tenuto. La chat di dating non è stato un tradimento relazionale, ma un tentativo disperato di riparazione narcisistica: “esisto ancora per qualcuno?”. Il problema è che, anche detta con onestà, quella verità ha incrinato un punto sensibile in lei: la fiducia e il controllo. Da lì il terreno si è spostato.
Dopo la rottura, il legame non si è mai davvero chiuso. Vi siete mossi in un’area ambigua: presenza senza scelta, contatto senza progetto, affetto senza responsabilità. Questo tipo di legame è devastante per chi ha una ferita di abbandono attiva perché riaccende speranza e la frustra allo stesso tempo. La tua dipendenza affettiva non nasce dal “troppo amore”, ma da una assenza di confini interni in un momento in cui eri emotivamente scoperto.
Gli attacchi d’ansia che ti sei autoindotto per non disturbarla sono un segnale chiarissimo: stavi annullando il tuo diritto a esistere emotivamente, pur di non perderla del tutto. Questo non è amore, è sopravvivenza.
Capodanno è il punto di massima intensità simbolica. Sei solo, sei nel luogo “di lei”, c’è il lutto di tua madre che riemerge con forza e lei alterna vicinanza e negazione. Il flirt, i baci, la corazza che cade, tutto vero. Ma altrettanto vera è la sua frase ripetuta: “non cambia la mia decisione”. Qui succedono due cose insieme:
lei non riesce a lasciarti andare davvero, ma non riesce nemmeno a sceglierti. E tu, giustamente, a un certo punto non reggi più questa scissione.
Quando le dici “io ti scelgo e voglio essere scelto”, stai facendo un atto sano. Il problema non è il contenuto, ma il momento emotivo: eri saturo, ferito, carico di rabbia e dolore non elaborati. La durezza che riconosci non è cattiveria, è collasso. Però per lei probabilmente è stato vissuto come pressione, smascheramento, perdita di controllo. Il fatto che sia scappata senza salutare dice che l’hai toccata in un punto vero, anche se non sostenibile per lei.
La deadline che hai dato non è una manipolazione. È un tentativo di ricostruire un asse interno, di dire: “anche se ti scelgo, non posso più perdermi”. Ed è qui il nodo più importante.
Al momento, lei non è in grado di offrirti una relazione sicura. Non perché non provi nulla, ma perché non può o non vuole assumersi la responsabilità emotiva di sceglierti davvero. Continuare in questa ambiguità ti riporta inevitabilmente nella dipendenza.
Il lavoro ora non è convincerla né “resistere” fino alla deadline. Il lavoro è separare il lutto da lei: tua madre, tuo padre, la relazione. Finché restano fusi, ogni rifiuto suona come un’altra morte.
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Quello che racconti è una storia di perdita, disorientamento e bisogno di essere visto, prima ancora che una storia sentimentale. La morte di tua madre è il vero spartiacque: dopo quel trauma il legame con tuo padre crolla, perdi i tuoi riferimenti primari e, inevitabilmente, la relazione con lei diventa il luogo in cui cerchi sicurezza, conferma, priorità e senso. In questo contesto la chat di dating non va letta come tradimento, ma come tentativo di non sentirti invisibile; il problema è che, una volta rivelata, ha incrinato la fiducia e ha attivato in lei una chiusura difensiva che non sei riuscito più a scalfire. Da lì si è creato un copione molto chiaro: tu insegui per paura di perderla, lei arretra per non sentire il peso della tua dipendenza emotiva, e ogni vostro incontro riattiva speranza in te e senso di colpa o ambivalenza in lei. Il flirt, i baci, le frasi “non cambia nulla” non sono sadismo né giochi consapevoli, ma l’espressione di una persona che prova ancora qualcosa ma ha deciso di non rientrare nella relazione, probabilmente perché percepisce che in questo momento tu non stai scegliendo lei come partner, ma come ancora di salvezza. Il momento di capodanno è emblematico: tu sei solo, in lutto, emotivamente nudo, lei ti consola ma quando senti di essere troppo esposto la respingi e poi riversi su di lei mesi di frustrazione, chiedendole una scelta definitiva. Quel “ti scelgo e voglio essere scelto” è legittimo, ma arriva in una fase in cui lei non è più disponibile a reggere quel livello di intensità. La deadline che hai messo non è una strategia per riconquistarla, è un tentativo sano, anche se doloroso, di interrompere una dinamica che ti sta consumando e di recuperare confini e dignità emotiva. La verità clinica è che oggi non siete sullo stesso piano: tu sei ancora dentro un processo di lutto non elaborato e di ricostruzione identitaria, lei è già più avanti nella separazione. Continuare a cercare segnali, interpretare ogni gesto, restare “in sospeso” ti manterrebbe bloccato in una dipendenza affettiva che rischia di cronicizzarsi. Il lavoro ora non è convincerla, ma prenderti cura di te, del dolore per tua madre, della rabbia verso tuo padre, del bisogno di essere visto senza dover lottare o implorare. Se lei dovesse tornare, potrà farlo solo trovando un uomo più centrato, non uno che si perde per non essere perso; se non tornerà, questo percorso sarà comunque necessario per non rivivere lo stesso copione.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Lorenzo Taidelli
Psicologo clinico e sessuologo
Milano & Online
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Ti rispondo con molta attenzione, perché quello che racconti è complesso ma estremamente coerente. E soprattutto perché, in mezzo a tanta confusione, tu stai provando disperatamente a fare una cosa sana: non perderti.
Provo a restituirti alcuni punti chiave, senza giudizio e senza sconti.
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1. Il contesto emotivo non è uno sfondo: è il terremoto
In un arco di tempo molto ravvicinato hai vissuto:
• la morte di tua madre (una frattura identitaria enorme),
• il crollo definitivo del rapporto con tuo padre,
• la sensazione di non essere più “figlio” di nessuno,
• e una relazione che, proprio in quel momento, diventa il tuo unico luogo possibile di riconoscimento.
In queste condizioni non si ama “da adulti”, si ama da feriti.
E quando si ama da feriti, ogni ambiguità diventa insopportabile, ogni distanza viene vissuta come abbandono.
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2. La chat di dating: non è tradimento, è fame
Lo dico chiaramente: quello che hai fatto non parla di infedeltà, ma di bisogno di essere visto.
Tu non stavi cercando un’altra relazione.
Stavi cercando una prova di esistenza.
Il problema non è ciò che hai fatto, ma il momento in cui l’hai fatto: eri già in una relazione dove non ti sentivi una priorità, con un lutto enorme addosso e senza più un sistema di appoggio familiare.
Hai fatto una cosa umana.
Ma lei, comprensibilmente, l’ha letta come una ferita alla fiducia.
Qui non c’è un colpevole: c’è un corto circuito emotivo.
⸻
3. Dopo la rottura: la dipendenza affettiva
Quello che descrivi dopo è textbook, purtroppo:
• il tentativo di restare “presente ma non invadente”,
• l’ansia che cresce,
• il controllo su di te per non disturbarla,
• fino agli attacchi d’ansia.
Questo non perché tu sia “debole”, ma perché lei è rimasta l’unico oggetto di regolazione emotiva in un momento in cui avevi perso madre, padre e identità.
Quando dici “capisco che non le faccio bene” stai dicendo una cosa molto matura.
Ma stai anche annullando te stesso.
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4. Il capodanno: qui succede qualcosa di cruciale
Quella sera succedono tre cose importanti:
1. Lei flirta ma dice che non cambierà idea
→ Questo è un messaggio doppio devastante: ti desidero ma non ti scelgo.
2. Tu metti dei limiti, poi cedi, poi torni duro
→ Non è incoerenza: è una persona che prova a salvarsi mentre desidera.
3. La scena con la foto di tua madre
→ Qui sei nudo. Qui non sei “il partner”, sei un figlio che piange.
E quando lei prova a consolarti e tu la rifiuti, stai dicendo una cosa potentissima:
“Se non mi scegli davvero, non puoi essere il mio rifugio”.
Quello che accade dopo, in macchina, è una resa dei conti.
Forse dura, forse scomposta, ma profondamente vera.
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5. La frase chiave è questa
“Io la scelgo e voglio essere scelto.”
Questa non è una richiesta infantile.
È una richiesta adulta di reciprocità.
E il fatto che tu abbia messo una deadline non è una minaccia, ma un tentativo di rimettere un confine dove per mesi non c’è stato.
Attenzione però a una cosa fondamentale.
⸻
6. Il rischio ora
Il rischio non è perderla.
Il rischio è restare emotivamente agganciato a una decisione che non è tua.
Lei, più volte, ha detto che la scelta è definitiva.
E allo stesso tempo ha mantenuto comportamenti che tengono il legame acceso.
Questo si chiama ambivalenza.
E l’ambivalenza è tossica per chi ama.
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7. La domanda vera (non quella che ti stai facendo)
La domanda non è:
“Mi sceglierà entro la deadline?”
La domanda è:
“Io posso stare in una relazione in cui devo lottare per essere scelto?”
Perché tu non stai chiedendo troppo.
Stai chiedendo chiarezza, continuità, responsabilità emotiva.
⸻
8. Una cosa importante, detta con cura
In questo momento tu non sei in una posizione emotiva neutra.
Sei in lutto, sei in rottura familiare, sei stanco.
Questo non invalida quello che senti,
ma rende urgente che tu non faccia della relazione l’unico luogo di salvezza.
Che tu resti con lei o no, hai bisogno di uno spazio tuo dove elaborare:
• la morte di tua madre,
• la separazione simbolica da tuo padre,
• e la tua identità adulta.
Non per “diventare più forte”.
Ma per non dover più mendicare una scelta.
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Gentile,
accolgo il suo sfogo ma le faccio notare che da ciò che racconta non emerge una domanda. La invito quindi a riflettere su quale fosse il reale obiettivo di questo testo e su cosa si interroga e avrebbe piacere di approfondire.
Sicuramente arriva forte e chiaro il malessere che in questo periodo sta attraversando, ritengo però ci sia bisogno di fare molta chiarezza. In primis dentro di lei per poter poi accedere ad una maggiore chiarezza al di fuori, anche con questa ragazza.
Un percorso di supporto psicologico sarà certamente utile, se ne ha piacere io son disponibile. Penso sia necessario che lei si soffermi ad osservare il suo comportamento per capire come in questa "partita" si stiano muovendo gli elementi e dove/come desidera posizionarsi.
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Caro Nicola,
le dinamiche che hai descritto sono molto comuni quando sotto alla relazione ci sono un bisogno e una necessità di essere visti e amati. Molto probabilmente anche lei ha lo stesso bisogno, nonostante e proprio per il comportamento ambivalente che mostra: da una parte desidera questa relazione, dall'altra la teme, perché le relazioni strette a volte fanno paura, se si pensa di poter soffrire.
Da quanto scrivi, mi sembra che a causa di elevate aspettative che hai avuto nei suoi confronti, la relazione si sia improntata sulla pretesa di essere una priorità assoluta della sua vita. Questo accade proprio quando si investe l'altra persona di un ruolo cruciale per il proprio benessere e la propria esistenza. In questo modo ci si aspetta che l'altro ci sia sempre e che metta tutto da parte per noi. Alla base c'è la necessità di avere continue conferme della propria importanza. Tuttavia queste conferme non basteranno mai, perché c'è bisogno di un lavoro dentro di sé per imparare a sentire la propria importanza al di là degli altri.
Solo quando troverai un equilibrio interiore e non sentirai più così impellente la necessità di avere riconoscimenti esterni, potrai creare relazioni vere e autentiche che non si fondino su questi giochetti continui che creano solo malessere e disagio.
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Immagino non deve essere stato un periodo facile per te, soprattutto dati gli eventi di perdita che hai vissuto. Ti rispondo cercando di tenere insieme ciò che è successo fuori e ciò che si è mosso dentro di te.
Prima cosa che sento di dirti è che non sei “sbagliato”. Hai attraversato due perdite enormi in poco tempo: la morte di tua madre e la rottura (di fatto) del legame con tuo padre. E' come se avessi perso improvvisamente le sue due principali figure di sicurezza. Quando succede questo, il sistema affettivo va in allarme permanente. In questo stato il bisogno di essere visto diventa urgente, la paura di non essere scelti diventa intollerabile e ogni ambiguità relazionale viene vissuta come abbandono. Questo non è dipendenza affettiva patologica, è quella parte interna ferita che cerca appoggio senza avere più una base sicura.
La chat di dating infatti non rappresentava un tradimento, non era desiderio di altre donne, ma era un tentativo di regolazione del dolore. E' come se dentro di te emergesse la credenza “Se qualcuno mi guarda, forse esisto ancora”.
Il problema non è stato il fatto in sé, ma il significato simbolico che lei gli ha dato: perdita di fiducia. Qui si crea una frattura e da quel momento la relazione entra in un gioco psicologico. Il “Ti voglio ma non ti scelgo” fa sì che si creino circostanze di vicinanza, intimità, ma dichiarazione costante di indisponibilità. Questo tiene lei nella posizione di controllo e te nella posizione di attesa/angoscia. Ogni volta che lei dice: “Non cambia la mia decisione” sta proteggendo se stessa, ma contemporaneamente riattiva in te il trauma dell’abbandono.
Il momento in cui parli con la foto di tua madre è centrale. In quel momento non stavi parlando di lei, ma della solitudine, del non essere contenuto, del dolore che nessuno sta reggendo con te. Quando lei prova ad avvicinarsi e tu la rifiuti, è come se la tua parte impaurita che si sente indifesa in quel momento stia dicendo: “Non voglio una carezza se poi sparisci di nuovo.” E quando in macchina diventi duro, non è cattiveria, è rabbia da abbandono non elaborata.
La “deadline” che hai posto è sana, ma va capita. Mettere un limite non è una minaccia, è un tentativo di uscire dal gioco, tornare Adulto, proteggere il tuo Sé. Ma se la deadline nasce dal bisogno di essere finalmente scelto, continua a parlare la tua parte ba,bina interiore; se nasce dal bisogno di scegliere te stesso allora diventa Adulto. La differenza è sottile ma fondamentale.
Le risposte ambivalenti creano difficoltà, soprattutto per chi ha subito perdite.
Forse in questo momento può esserti di aiuto decidere per te, fare pulizia nell'ambiguità, elaborare le perdite subite. Questo è il nodo centrale. Senza questo, ogni relazione diventa una stampella. Un percorso terapeutico di aiuterà in questo processo.
Non è debolezza, è cura. Sappi che non sei sbagliato, sei ferito. E un uomo ferito ha bisogno prima di contenimento, non di una scelta definitiva.
Se vorrai, mi rendo disponibile ad accompagnarti in questo percorso di crescita e cura verso te stesso. Coraggio.
5 GEN 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Nicola,
dalle tue parole emerge una storia segnata da perdite importanti, fratture relazionali e un dolore che si è stratificato nel tempo, non solo legato a questa relazione ma al contesto emotivo in cui ti sei trovato a viverla. La morte di tua madre, la rottura con tuo padre, il bisogno profondo di sentirti visto e scelto hanno creato un terreno di grande vulnerabilità, dentro il quale il legame con lei è diventato inevitabilmente molto carico, forse più di quanto entrambi poteste reggere.
Non stai descrivendo una semplice storia “confusa”, ma una dinamica di attaccamento intensa e sbilanciata, in cui tu hai cercato stabilità, conferma e reciprocità, mentre lei – per motivi che sembrano riguardare la sua struttura emotiva più che una mancanza di sentimento – ha oscillato tra vicinanza e chiusura, senza però assumersi fino in fondo la responsabilità di ciò che questo produceva in te. Il flirt, i baci, la ricerca di intimità accompagnata dalla ripetizione costante che “la decisione non cambia” sono segnali di una persona che non riesce a lasciarti andare ma neppure a sceglierti davvero.
La tua reazione, compresa la fase di dipendenza affettiva, l’ansia, il trattenerti dal cercarla fino a stare male, non parla di debolezza ma di un sistema emotivo sotto stress, che ha perso punti di riferimento fondamentali e ha tentato di aggrapparsi a ciò che dava senso e continuità. Anche la durezza degli ultimi confronti va letta in questa chiave: non come aggressività gratuita, ma come il tentativo, forse estremo, di rimettere confini dove per mesi non ce ne sono stati.
Il punto centrale, però, è questo: una relazione in cui uno sceglie e l’altro resta sospeso non è una relazione sicura, per quanto il sentimento sia autentico. E il fatto che tu abbia messo una deadline, pur nel dolore, è un segnale di lucidità e di rispetto verso te stesso. Non è un ultimatum per manipolare, ma un limite per non perderti ulteriormente.
In questo momento la priorità non è capire se lei tornerà o cambierà, ma ricostruire il tuo centro, separando il lutto, la rabbia, il bisogno di essere visto dalla dinamica specifica con lei. Se resti agganciato solo alla speranza che sia lei a colmare tutto questo, il rischio è di rimanere intrappolato in una posizione di attesa e frustrazione continua.
Hai fatto qualcosa di molto importante: hai scelto di non tradire più te stesso, anche se fa male. Questo non significa chiudere il cuore, ma proteggere la tua dignità emotiva. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a elaborare il lutto irrisolto, il vuoto lasciato dalla figura materna e il modo in cui questo ha inciso sulle tue relazioni affettive, così da non dover più “lottare” per essere scelto.
Non sei sbagliato, né troppo. Sei una persona che ha amato in un momento in cui aveva poche difese. Ora il lavoro più importante è tornare a scegliere te.
Un saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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