Doc, rabbia e disturbi alimentari

Inviata da Pino · 5 ago 2016 Aggressività

Buonasera,
ho un fratello con disturbi di Doc associati a disturbi alimentari. Da qualche mese abbina a questo anche attacchi di rabbia. Non vuole andare da uno specialista. Abbiamo provato a convincerlo varie volte. Sono un po' preoccupato anche per mia madre, che vive con lui, sia per gli attacchi di rabbia che in generale per la tensione. Come possiamo convincerlo? Pensavo ad una seduta familiare, perché lui dice che è colpa nostra che non lo capiamo ma difficilmente verrebbe con noi. Avrebbe senso una seduta senza di lui con uno specialista? Magari per capire come comunicare meglio con lui? Grazie. Pino

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Miglior risposta 6 AGO 2016

Si, sarebbe la cosa migliore, perchè non si può costringere nessuno a farsi aiutare se non vuole. Occorre convincerlo che ha bisogno di aiuto. Un Vostro colloqui con uno Psicoterapeuta può aiutarVi a trovare le cose giuste da dire a Suo fratello per convincerlp almeno ad avere un primo incontro con uno specialista ( bravo ).
Cordiali saluti , Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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6 AGO 2016

Caro Pino, mi dispiace molto per questa situazione e comprendo il tuo senso di impotenza ma, per definizione, chi non ritiene di avere un disturbo non e' curabile, in quando gli manca la motivazione.
Forse dopo l'ennesima donna che lo lascera' per disperazione, iniziera' ad avere dubbi su stesso, ma difficilmente voi familiari potete aiutarlo, anche perche' e' del tutto possibile che l'origine del suo disturbo sia un familiare stesso

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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6 AGO 2016

Gentile Pino,
nella situazione da lei descritta, effettivamente la terapia familiare sarebbe la soluzione più adatta ma lei dice che suo fratello difficilmente accetterebbe di partecipare.
Ebbene, proprio quando suo fratello colpevolizza il resto della famiglia, lei può rispondergli che è molto probabile che esistano dinamiche disfunzionali nelle interazioni intrafamiliari di cui da parte di tutti non vi è molta consapevolezza e per questo motivo è importante che tutti accettino di coinvolgersi in una terapia familiare.
Solo di fronte ad un reiterato ed ostinato rifiuto di suo fratello può essere in qualche modo utile una terapia senza di lui che potrebbe anche prevedere interventi di tipo strategico come ad es. una temporanea interruzione della forzata convivenza di suo fratello con sua madre (ospite presso un altro familiare) quale elemento di persuasione per la partecipazione alla terapia familiare.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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5 AGO 2016

Buonasera Pino, sinceramente non sono molto d'accordo con le risposte dei colleghi. Non vedo, personalmente, il senso di andare da uno specialista e parlare di come relazionarsi con una persona che non sia presente mentre si analizzano i suoi pensieri, emozioni, modalità relazionali, etc. (oltre a quelle vostre). A mio parere, invece, sarebbe maggiormente utile, coerentemente con ciò che dice anche suo fratello, ovvero che la responsabilità di tale dinamica relazionale è da allargare a tutta la famiglia, penserei più ad una terapia individuale in modo da esplorare che effetto le fa avere un rapporto di questo tipo con suo fratello, che emotività sottende tale relazione, come analizzare e modificare il processo comunicativo con lui, etc. etc. Il tutto, naturalmente, sempre che non sia possibile convincerlo a partecipare ad una terapia familiare. Forse, però, se gli faceste capire che, questo tipo di terapia potrebbe essere utile per comprendere le dinamiche di tutta la famiglia (e non solo quelle di lui all'interno di quel contesto), deresponsabilizzando lui e responsabilizzando maggiormente voi, potrebbe sentirsi meno colpevolizzato del malessere personale e di tutti, accettando questa possibilità.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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5 AGO 2016

Gentile Pino,
la cosa migliore è certamente una seduta di terapia familiare in cui lo psicologo possa parlare con tutti i membri della famiglia, ma se suo fratello non vuole partecipare ha un senso e un'efficacia che si rechino dallo psicoterapeuta gli altri familiari perchè è possibile modificare i rapporti e conseguentemente i comportamenti, agendo anche su un solo attore della relazione.
La psicoterapia della Gestalt, opportunamente utilizzata, è molto efficace allo scopo

Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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5 AGO 2016

Caro Pino, l'eventualità di rivolgervi voi familiari ad un terapeuta ha molto senso e potrebbe aiutarvi non solo a capire come poter aiutare in modo più costruttivo il vostro caro, ma potrebbe anche rivelarsi uno spazio utile per dare voce ai vostri vissuti.
Stare accanto ad un proprio familiare che sta male è un'esperienza molto dura che a volte porta ad annullarsi, a perdere di vista se stessi ed i propri bisogni.
In bocca al lupo,
cordiali saluti.
Dott.ssa Patrizia Borrelli

Dott.ssa Patrizia Borrelli Psicologo a Milano

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