Doc ossessioni e dubbio patologico

Inviata da Francesco il 10 gen 2015 Disturbo ossessivo compulsivo

Salve a tutti,tempo fa avevo postato una "richiesta di aiuto" poiché ogni volta che ho una relazione (è già la seconda volta che accade) dopo un po di tempo metto sempre
In dubbio quello che provo per il partner pur sapendo che non si può essere sempre "innamorati" queste ossessioni mi destabilizzavano le giornate in una maniera incredibile:crisi di pianto,senso di vuoto,aggressività.
Ho intrapreso la psicanalisi (non sapevo dell''''esistenza delle terapie brevi) senza alcun giovamento...solo da poco ho iniziato la tbs e devo dire che le OSSESSIONI HANNO PERSO MOLTA FORZA!!! Anche se ci sono sempre,spesso mi sembra tutto reale; l''''ansia e la paura ci sono ancora,lo so,lo sento ma sto raggiungendo una fase di "consapevolezza" discreta e vi ringrazio tutti per il supporto dato.
La domanda che mi sorge spontanea è: come mai non ho mai sofferto di ossessioni o di doc e mi compare solo quando ho una relazione?? Grazie anticipatamente e di cuore :)

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Caro Francesco,
dici che "dopo un po' di tempo" metti in dubbio quello che provi. Dopo quanto? Tutte le relazioni arrivado ad un punto in cui si fa una valutazione, andare avanti oppure no? I primi mesi vengono definiti di "luna di miele" proprio perché le sensazioni di innamoramento ci fanno vedere tutto bello e positivo. Dopo quanto accade che ti vengano dei dubbi? Se si tratta di qualche mese penso sia normale. Inoltre può esserti d'aiuto riflettere su che cosa ti colpisce della tua partner. Quando si parla di innamoramento solitamente possiamo fare un elenco di aspetti che amiamo dell'altro. Tu che cosa hai apprezzato di queste persone? Questi aspetti poi sono venuti meno?
Infine, concentrarti continuamente su di te, su ciò che provi o non provi, ti aiuta a vivere quella relazione? Quanto ti perdi in termini di piacevolezza dello stare insieme pensando e ripensando a ciò che senti? Il rimuginio leva tempo prezioso alla vita.
Infine ti illustro una frequente trappola cognitiva, si chiama "affect as information" o "ragionamento emozionale": l’emozione, nel tuo caso l'ansia, viene assunta come fonte di informazione autorevole di ciò che sta accadendo, ad esempio “se mi sento in ansia significa che c'è qualcosa che non va o c'è un periocolo” oppure "se ho un dubbio sul mio partner allora vuol dire che c'è qualcosa su cui devo dubitare". Talvolta le emozioni possono essere fuorvianti se non le sappiamo interpretare e le viviamo come esterne o inopportune. Parla insieme al tuo terapeuta della funzione che l'ansia ha per te.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valentina Luciani

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Caro Francesco, l'area interessata dai sintomi, sta ad indicare che' quella la dimensione che le crea disagio, il fatto che si presenti in certi momenti è non in altri dipende da numerosi fattori. Quella che lei descrive riguarda la dimensione della relazione, quindi delle emozioni e dell'intimità, che è' una delle più delicate e complesse. Ad ogni modo se sta trovando beneficio con la terapia che sta seguendo , prosegua con fiducia.
Per qualsiasi domanda sono qui
A presto
Dott.ssa Antonella Russo

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Buongiorno Francesco, la sua domanda finale mi ha ricordato quante volte i miei pazienti mi pongano una domanda simile (solitamente al primo colloquio). L'essere umano ha alcuni "punti critici" (emotivamente parlando) che, ben difesi e sostenuti nell'arco della vita, possono essere messi a dura prova in determinate circostanze esistenziali-affettive. In questo caso sorgono i sintomi. C'è sempre qualcosa di latente, quindi, che le circostanze di vita (anche naturali a volte: invecchiamento, matrimoni, cambiamenti lavorativi, ecc....) fanno emergere. Inoltre, il "malessere" che ne deriva è spesso circoscritto a determinati ambiti (ad es. quello di coppia) e non ad altri. Già questa limitazione dell'ambito in cui si esprimono i sintomi è importante, sia in termini prognostici (quanto più è un'area della vita limitata, tanto più la prognosi è in genere favorevole ) sia in termini interpretativi, perchè l'ambito in cui si esprime il nostro malessere non è mai casuale, ma legato a sua volta al disagio più profondo sottostante.
Cordiali saluti.
Dott. Paolo Chiappero


dOTT. PAOLO cHIAPPERO

Paolo Chiappero Psicologo a Genova

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Gentile Francesco,
Forse è il caso che questa domanda tu la faccia al terapeuta che ti segue, non perché non possiamo o sappiamo risponderti, ma semplicemente perché il terapeuta ti conosce ti sta aiutando e perciò può darti delle risposte più incisive e concrete, non ipotesi o meglio ancora insieme riuscirete a dare un significato alle tue ossessioni, alle tue domande. La stanza della terapia e' il posto ideale per riuscire a fare chiarezza perché davanti a noi c'è un interlocutore che ci capisce ed ha imparato a conoscerci.
Cordialmente.
Dr.ssa Verena Elisa Gomiero

Dott.ssa Gomiero Verena Elisa Psicologo a Padova

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