Disturbo (fobia?) alimentare?

Inviata da michelafestari · 6 mar 2015 Fobie

Gentili psicologi, sono la mamma di un bel bambino di 8anni che da sempre (da quando aveva tre mesi)ha grossi problemi con il cibo. Dopo aver effettuato vari accertamenti medici, anche attraverso due ricoveri, sono state escluse eventuali cause fisiche del problema. Abbiamo visto per circa un anno una psicologa, che non è riuscita ad aiutarci, forse e soprattutto perché vista in ambito pubblico.
Mio figlio si è nutrito per sette anni esclusivamente con cibo frullato. Da circa un anno è passato,con fatica, ai cibi solidi.
Di fronte al cibo prova timore, paura, difficoltà nel masticare, estrema selettività. Di fronte ai cibi nuovi prova panico. Si alimenta quindi con pochissimi cibi con il risultato che dopo qualche tempo gli stessi lo stufano e li rifiuta non avendone altri però con cui sostituirli.Mentre mangia adotta strategie di evitamento,rifiuto o rassicurazione (gioco,farsi imboccare,mangiare sempre le stesse cose). I tempi dei pasti sono biblici, più di due ore per un pasto e quasi un'ora per una merenda (merendina o un frutto) causa eccessiva lentezza nel masticare.
E' un bambino che gode di ottima salute, allegro, socievole, ha buoni rapporti con i coetanei e gli adulti, si stacca serenamente da noi genitori anche per periodi relativamente lunghi, frequenta la scuola volentieri e con profitto.
Riferisce di avere consapevolezza del suo problema ma di non riuscire a vincere la sua paura.
Io vi scrivo da Mestre (Ve). chiedo cortesemente un vostro parere relativo a questo problema che condiziona,e logora, tutti gli ambiti di vita della mia famiglia e cui noi TUTTI vogliamo trovare rimedio.
Cordiali saluti.
Michela.

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Miglior risposta 9 MAR 2015

Cara Michela
certo sarebbe importante prima conoscere tutti i tentativi da voi fatti per risolvere il problema e verificare se c'è qualche strategia che a volte ha funzionato meglio, e quale non ha funzionato mai. Inoltre, spesso accade che problemi simili vengono complicati proprio dagli atteggiamenti stessi che dovrebbero risolverli. Così come l'attenzione eccessiva, la concentrazione di tutti sul problema tende ad alimentarlo ancora di più. A volte basta qualche prescrizione comportamentale o qualche strategia particolare per sbloccare una situazione che magari si trascina da anni. Può provare a richiedere una consulenza psicologica anche on line: spesso bastano pochi incontri in videoconferenza o chat per analizzare la situazione e trovare intanto il modo di alleggerire l'atmosfera ansiogena che sicuramente caratterizza tutto il rituale dell'alimentazione e poi studiare delle strategie di comportamento che potrebbero aiutare a risolvere il problema. Spero di esserle stata d'aiuto.
Cordiali saluti

Dr.ssa Maria Giovanna Zocco Psicologo a Modica

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9 MAR 2015

Grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno risposto. Permettetemi di esprimere il mio apprezzamento nei confronti delle risposte che mi avete dato,al di là del loro contenuto,per la velocità di risposta e la professionalità e passione che dimostrate per il vostro mestiere, dato che molti di voi lavorano in città distanti dalla mia e sapranno quindi che difficilmente sarò loro cliente.
Alcuni mi hanno posto delle domande alle quali ho piacere di rispondere per avere qualche informazione in più su cui ragionare prima di scegliere quale strada intraprendere.
Gent. Dtt.ssa Madesani:
mio figlio ha cominciato a disinteressarsi al cibo vs i tre mesi d'età,cominciando ad interessarsi alla scoperta del mondo.ho "perso" il latte io e lui ha smesso di "tirare" o viceversa?e chi lo sa,nn credo questo si potrà mai scoprire.
mio figlio non riesce ad attribuire un significato alla paura,riferisce che ha paura e non ce la fa a superarla.
Gent. dtt.ssa Zocco:
tutti i professionisti visti in questi anni, hanno suggerito strategie di buon senso ma inefficaci.in primis quella di evitare di focalizzarsi troppo sul problema, di "fare finta di nulla" di non parlare di cibo, di far mangiare il bimbo in contesti diversi (al parco, coi compagni, con persone diverse, a scuola). tali strategie non hanno funzionato. se mio figlio viene lasciato autonomo nella scelta di cosa mangiare con mezzo cracker e due fette di salame è a posto per tutto il giorno. per questo quando era un lattante e prendeva solo latte ne assumeva talmente poco da essere poi stati costretti ad un ricovero.
gent. dtt.ssa Debandi:
come dice lei mio figlio non ha distorsioni rispetto alla propria immagine corporea. si definisce un bimbo bello, dal fisico atletico (parole sue). in effetti è sicuramente un bimbo certamente minuto e longilineo (anche per fattori genetici : io mio marito i nonni siamo tutti chi piccolino di statura chi longilineo), ma oggettivamente ben proporzionato e piacevole.
Tutti i professionisti visti sostenevano che il problema si sarebbe risolto con l'età e con le "sfide sociali" per imitazione, vergogna, annullando l'ansia del pasto che ovviamente si respira in casa. a scuola quando si trova in mensa (questo da anni) non ha mai mangiato nulla. ai compleanni sta molto distante dai buffet, scompare al momento della torta, e comincia ad essere infastidito da tali situazioni perché gli altri si abbuffano di leccornie e lui fatica a spiegare agli amici, che glielo chiedono, perché le rifiuta. non ha mai mangiato una pizza, patate fritte, torte, gelati...cose anche golose nè da solo né in compagnia.
al di là del cibo, ha ottimi rapporti con i coetanei, ha tanti amici, è un bimbo allegro, vivace, socievole, molto empatico.
gent. dott.ssa Barone:
l' arrivo di mio figlio è stato voluto e cercato, l'attesa è stata serena e allegra, la gravidanza senza nessun disturbo.all' arrivo del bimbo io ho potuto contare sull'appoggio (a tutti i livelli) della mia famiglia. i momenti di difficoltà col cibo sono stati da me vissuti prima con speranza di cambiamento o di scoperta di una causa certa (tutti gli esami medici eseguiti, l'idea di qualche medico che il piccolo fosse celiaco per es...) poi con totale disperazione, nel senso di mancanza di speranza di risoluzione, sia perché crescendo le cose non cambiavano sia perché nessuno dei tanti cui mi sono rivolta (medici,psichiatri,psicologi,educatori) riusciva a fargli/ci fare nessun passo avanti. il papà (un bravo papà affettuoso e presente) ha le stesse mie preoccupazioni e vive gli stessi disagi e limitazioni che questo problema comporta. sicuramente con minor carico di stress perché impegnato durante tutto il giorno con il lavoro. non ci sono fratelli, e sinceramente non ci penso nemmeno.
Gent. dott.ssa Capria:
l' allattamento al seno è durato circa 4 mesi. poi non avevo più latte. o perché(come risposto sopra) l'ho "perso" io o perché non "tirava" più lui. nessuno mai saprà.
lo svezzamento è cominciato intorno ai 7-8 mesi con risultati penosi.
come dice lei il problema del cibo assume assoluta centralità nella mia famiglia in quanto intacca tutti gli ambiti di vita (mai una gita,nè un viaggio,una semplice pizza con gli amici, vacanze sempre in appartamento, orari legati ai pasti,impossibilità di ripresa del lavoro da parte mia per necessità di supportare mio figlio, pranzi e cene saltati da noi genitori causa mancanza di tempo, ecc ecc).
non ho altri figli e lo stesso comportamento è messo in atto (anche di più) in situazioni sociali (compleanni, in mensa).
gent.dtt.ssa Francesconi
non so se mio figlio abbia paura di restare soffocato o altro.questo lui non riesce a spiegarlo. un esempio: l'altro giorno ho provato a proporre un pezzetto di pizza. di fronte ad esso lui ha detto: e che faccio se mi fa schifo? io ho risposto non partire così prova a dire invece assaggio e può darsi che mi piaccia...dopo infinita masticazione ha detto che era schifoso ma non riusciva né a sputarlo (che orrore) né a ingoiarlo (che schifo). l' ho estratto io con le dita.

PER TUTTI VOI: mio figlio parte SEMPRE con l'idea preconcetta in testa che ciò che assaggerà gli farà schifo e naturalmente questo è ciò che si verifica. non assume mai atteggiamento attivo di fronte al cibo. non avverte mai lo stimolo della fame e si sazia con un boccone
grazie di cuore a tutti per la vostra attenzione.
cordiali saluti

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7 MAR 2015

Gentile Michela,
La sua preoccupazione è sicuramente fondata: i disturbi alimentari, nonostante siano più conosciuti tra gli adulti e gli adolescenti, possono colpire anche i soggetti di età inferiore.
Nel suo caso mi sembra si possa trattare del disturbo dell'alimentazione selettiva, in cui il bambino mangia solo pochi è determinati alimenti (5-6 di solito) e prova ansia e disgusto all'idea di provarne di nuovi, fino ad arrivare anche a manifestazioni quasi fobiche di fronte a questi. Queste manifestazioni possono essere portate dall'odore, dalla consistenza o dal colore dell'alimentazione in questione. Solitamente questi bambini presentano un peso adeguato alla loro età e non presentano dia percezione dell'immagine corporea o preoccupazioni riguardo all'aspetto corporeo o al timore di prendere peso. Nella maggior parte dei casi è un problema che si risolve da sè in quanto il bambino, crescendo, va incontro a delle "sfide sociali" che lui sente di dover superare per soddisfare il senso di appartenenza tipico tra i coetanei di queste fasce di età . In poche parole, se suo figlio si dovesse trovare ad un compleanno e vedesse che il disagio di sentirsi diverso dagli altri( per non riuscire a mangiare le cose che mangiano i suoi amici) supera quello del disgusto per alcuni cibi o l'ansia nel mangiarli, poco per volta si sentirebbe spinto a superare il suo problema perché, come già detto, nella pre-adolescenza e adolescenza il rapporto coi pari e il senso di aggregazione assume un ruolo fondamentale .
Quindi credo che potrebbe iniziare a capire come va la sfera sociale di suo figlio (amichetti, ecc) e capire se ci sono o meno problemi secondo lei o se suo figlio si se te ben inserito. Se qui le sembra tutto regolare allora e ritiene che il problema dell'alimentazione sia particolarmente invalidante per la vostra famiglia si può sicuramente intervenire con una terapia cognitivo comportamentale, che io consiglio per l'età evolutiva perché in grado di intervenire efficacemente con tecniche "pratiche" che spesso con soggetti così piccoli sono le uniche efficaci.
Con alcune tecniche di abituazione e di desensibilizzazione per lo stimolo ansiogeno o fobico vedrà che si otterranno ottimo risultati.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Debandi Valentina

Dott.ssa Debandi Valentina Psicologo a Valenza

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7 MAR 2015

Cara Michela,
suo figlio ha sicuramente un disturbo d'ansia specifico. Andrebbe sicuramente indagato il significato inconsapevole che suo figlio attribuisce a questa paura verso l'alimentazione. Quando si è generata? cosa era successo? che significato attribuisce alla paura? Un buon assessment potrebbe dare sicuramente delle risposte a questo problema. Capire cosa rappresenta la paura di suo figlio potrebbe essere già un ottimo inizio di cura. Le consiglio di affidarsi ad un buon professionista, non vedo altre soluzioni.
Dott.sa Paola Madesani

Dott.sa Paola Madesani Psicologo a Brescia

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7 MAR 2015

Buongiorno Michela, immagino il clima, che da anni si è instaurato in casa, incida sulla vostra qualità della vita. Il cibo sin dai primi monenti di vita, non ha una valenza solamente nutritiva, ma anche affettivo/relazionale. La vostra situazione andrebbe approfondita, quindi mi faccio(le faccio) alcune domande: come è stato vissuto emotivamente l'arrivo di suo figlio? Lei dice che dai tre mesi qualcosa è cambiato, ha coinciso con qualche cambiamento o vissuto altro? Lei era sostenuta adeguatamente nella cura del bambino? C'era una rete psicosociale di sostegno? Come ha vissuto da madre i primi monenti di difficoltà per il cibo con il suo bambino? Ed i vissuti del papà? Ci sono dei fratelli?Insomma penso che la sua situazione sia da approfondire e da valutare un percorso combinato per suo figlio e voi genitori, anche perché quella che descrive è una situazione radicata che coinvolge sia un piano interpersonale che intrapsichico. Come vede ho lo studio non molto lontano da Mestre. Se desidera, mi contatti.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Daniela Barone

Dott.ssa Daniela Barone Psicologo a Padova

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6 MAR 2015

Salve Michela, immagino che la situazione di suo figlio provochi all'interno della sua famiglia uno stato d'ansia e questo stato d'ansia inizi dai primi mesi di vita di suo figlio. Mi chiedo quanto è durato il periodo di allattamento e quando quindi è iniziato lo svezzamento, e cosa ha significato per lei nutrire suo figlio. Infatti, dal momento che sembrano escluse cause organiche, le strategie che mette in atto suo figlio potrebbero essere legate alle dinamiche relazionali all'interno della vostra famiglia, all'ansia di una madre che non riesce a nutrire suo figlio, alla posizione di centralità all'interno della sua famiglia del sintomo del bambino e alle continue richieste di attenzione che lui mette in atto. Mi chiedo inoltre se il bambino ha dei fratelli e se lo stesso comportamento si attua allo stesso modo davanti ad altri bambini della sua età. In ogni caso credo sia utile una terapia di tipo familiare.
Saluti
Dott.ssa Carmen Capria

Dott.ssa Carmen Capria Psicologo a Roma

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6 MAR 2015

Salve Michela, da ciò che descrive sembrerebbe che suo figlio abbia sviluppato delle paure nei confronti degli alimenti o dell' alimentazione. Credo che il quadro possa essere inserito in un disturbi d ansia piuttosto che nel contesto dei disturbi alimentari, dove la motivazione al rifiuto del cibo appare legata ad una preoccupazione per il peso e forme del corpo. Forse suo figlio teme che il cibo possa restargli bloccato il gola, e quindi soffocare, o che un cibo mai assaggiato possa farlo star male di stomaco... queste sonole paure che ho rintracciato più spesso ad esempio...
Credo che la cosa migliore sia rintracciare un teraputa specializzato in disturbi d ansia per l'età evolutiva, nella vostra zona di residenza. Il problema potrebbe infatti evolvere in una sottoalimentazione e quindi causare problemi fisiologici, lltre che gli evidenti e già presenti disagi di gestione dei pasti.
a disposizione per maggiori informazioni.
un caro saluto.
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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