Disturbo di personalità?

Inviata da Federica · 9 ott 2014 Disturbi della personalità

Salve Dottore, sono una ragazza di 21 in terapia già da diversi anni.
In questo periodo sono più confusa e spaventata che mai e non so a chi rivolgermi. Per non dilungarmi troppo, cercherò di riassumere "la mia ansia".
Alcuni mesi fa, in seguito ad alcuni eventi particolari (suicidio di un conoscente-una diagnosi di cancro a mia nonna- preparativi per il matrimonio di mia sorella), mi sono accorta che qualcosa non andava nelle mie reazioni. In queste situazioni, che siano positive o negative, mi sono accorta di non provare alcuna emozione. A dire il vero ho sempre avuto la sensazione di essere "diversa", "strana" e mi è stato anche detto molte volte ma ho sempre pensato che questo è il mio carattere.
Comunque, sentendomi turbata da questa sorta di anestesia che dura da tantissimo tempo (fin da bambina credo ma si è acutizzata negli ultimi anni), ho cercato qualche informazioni su internet; volevo solo trovare qualcuno nella mia stessa situazione.
Invece è comparso subito "disturbo di personalità schizoide". Non l'avevo mai sentito e incuriosita comincia a leggere i vari articoli.
Provai una sensazione strana. Sembrava di leggere "me stessa" e mi sono sentita immensamente sollevata nel trovare i mie pensieri scritti in modo così chiaro.
Dopo il sollievo però ho avvertito una specie di vergogna,trattandosi di "un disturbo"; proprio per questo non ne ho parlato con la mia psicologa e poi sospettare un disturbo di personalità solo avendo letto qualcosa su internet, mi sembra davvero stupido perciò ho archiviato la cosa e me ne sono dimenticata.
La cosa assurda è che alcune settimane fa, nonostante non avessi detto niente a nessuno, anche mia madre ha letto questi articoli e ha detto che mi rispecchiano al 100% e dovrei parlarne con la mia psicologa.
Sono rimasta spiazzata perchè io non credo affatto di ritrovarmi in tutti i sintomi, anzi, adesso che sono passati diversi mesi non mi riconosco in quasi nulla. Il problema è che sono in uno stato confusionale davvero grande, non riesco a capire cosa provo, cosa penso e sento continuamente una grande paura (non so di cosa). Quindi, non fidandomi più di me stessa, ho deciso di illustrare questi sospetti in terapia. Provavo disagio nel dirlo apertamente ma mi sono fatta coraggio e la dott.ssa non ha mostrato nessuna espressione quando ho espresso questi miei dubbi. Mi ha detto di portare i testi che sembravano descrivermi e li avremmo letti insieme.
Così ieri (giorno della seduta) ho portato questi "testi" ma sono rimasta sorpresa dal fatto che l'argomento non sia stato toccato.
Ovviamente io ne sono stata felice, non voglio assolutamente parlare di questa cosa, però mi ha dato anche fastidio la "mancanza" di approfondimento.
Una cosa a cui ho pensato è che abbia parlato con la collega psichiatra, (ho fatto alcune sedute con lei e mi aveva scritto una terapia farmacologica, ma non vedovo miglioramenti e ho smesso improvvisamente).
Ora mi chiedo, come mai c'è stato un cambiamento così improvviso da parte della mia psicologa? Se la mia è una teoria errata, da non prendere in considerazione, perchè non mi ha nemmeno "rassicurata"? So che Lei, Dottore, non può fare una diagnosi del mio caso, infatti ho anche omesso molti aspetti di me, quelle che Le chiedo è: Una psicologa può parlare al paziente della sua diagnosi?
Un'altro grande problema è che la dottoressa stessa, ieri mi ha detto che non sa quale strada prendere , sembra tutto destinato a rimanere irrisolto. Riconosco che è difficile lavorare a causa della mia freddezza, mi sembra che non ci siano basi su cui scavare perchè ogni ricordo che ho (e ne sono pochi), è privo di emozioni. Continuo ad andare in terapia perchè i miei familiari sono frustrati dalla mia solitudine eppure non so davvero da dove cominciare.
La ringrazio dell'attenzione, rimanendo in attesa di una Sua risposta.

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Miglior risposta 13 OTT 2014

Cara Federica
la prima cosa che voglio dirle è che lei innanzitutto è una persona.
Una persona di valore con caratteristiche sue proprie, con le sue difficoltà, col suo mondo emotivo (al momento sommerso...divenuto sommerso? a causa di cosa?), ci sono domande da farsi, cose da conoscere e altre cose ancora da scoprire, da considerare.
Tutta questa ricerca e comprensione ancora da acquisire devono comunque partire dal primo dato che ho scritto cioè che LEI E' UNA PERSONA UNICA E IRRIPETIBILE (lo scrivo spesso è un fatto poco considerato a mio parere).
Le diagnosi sono certo utili ed indispensabili per intervenire con precisione nella cura ma non devono mai essere o diventare nuove gabbie in cui una persona viene racchiusa. La Realtà, come Essere di ogni persona è sempre aperta è sempre comunque in movimento, in una evoluzione che può anche essere impercettibile ma ciò non toglie che ci sia. La diagnosi è comunque una classificazione ..statica.
Con tutto questo voglio dirle: non si fissi o fossilizzi sulla diagnosi, prenda atto e vada oltre, passi comunque alla fase successiva e lavori con i suoi Terapeuti (chiunque sia affiancato a lei per le cure farmacologiche o psicoterapia) ponendosi con le sue caratteristiche specifiche e i suoi sintomi. Descriva, parli e riparli dei suoi stati interiori e li descriva anche poeticamente: mettiamo immagini e mettiamo metafore, mettiamo musiche. Facciamo in modo di risvegliare questo mondo interiore sicuramente ricco e non pensiamo ad inaridirlo ulteriormente con diagnosi conclusive e che sembrino esaustive. Come dice Rogers (fondatore della Psicoterapia Centrata sul Cliente) "il paziente/cliente è quello che ne sa più di tutti su di Sè"
Io non so dirle come mai la sua Dottoressa abbia avuto queste reazioni e come pensa di procedere con lei comunque sia lei non si scoraggi e continui a mantenersi aperta e a parlare ed esporre se stessa agli altri.
Sono sicura che sia i suoi medici e i suoi familiari continueranno a fare di tutto per aiutarla.
La saluto con affetto facendole tantissimi Auguri
Lei è giovane non si arrenda!
Psicoterapeuta Silvana Ceccucci Studio in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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13 OTT 2014

Lo psicologo è un laureato in psicologia (5 anni universitari), iscritto all’albo degli psicologi della regione in cui risiede ed esercita. Lo psicologo è in grado di fornire sostegno psicologico alle persone, tramite brevi percorsi e per problematiche circoscritte (ad esempio lutti recenti, separazioni, divorzi, problemi nella gestione dei figli)). Lo psicologo è in grado, tramite accurata anamnesi e colloqui di raccolta dati, di giungere alla formulazione di una diagnosi, qualora siano presenti problematiche più accentuate e croniche. A quel punto sarebbe idoneo che inviasse il paziente ad uno psicoterapeuta.
Lo psicoterapeuta è un laureato in psicologia (5 anni) che ha continuato il percorso di studi seguendo un apposita scuola di specializzazione (4 anni) mirata a dare le conoscenze teoriche e pratiche per trattare e curare i disturbi psichiatrici veri e propri (disturbi d’ansia, umore, alimentazione, personalità, psicosi..)
In poche parole, chi possiede esclusivamente l’abilitazione all’esercizio come psicologo non è in grado di trattare adeguatamente questi disturbi, in quanto nel percorso formativo non ne ha ricevuto l’istruzione.
E’ sempre bene documentarsi (puoi cercare liberamente sul sito dell’ordine degli psicologi della tua regione) e chiedere direttamente ai professionisti che si contattano, le loro qualifiche e specializzazioni. E’ assolutamente un diritto dei pazienti avere queste informazioni e da parte nostra non c’è alcun disagio a fornirle.
Un augurio per tutto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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13 OTT 2014

Una psicologa è una persona che ha conseguito la laurea in psicologia ed ha sostenuto l'esame di stato. Una psicoterapeuta è una psicologa che ha intrapreso una successiva specializzazione di 4 anni in un approccio clinico specifico quali ad es. terapia cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, analitico transazionale, etc. Dice che la sua terapeuta l'aveva inviata da un collega psichiatra che le aveva somministrato una terapia farmacologica che lei ha interrotto bruscamente.La invito ad approfondire queste tematiche e con la sua terapeuta e con il medico che ha già conosciuto, prima eventualmente di rivolgersi ad altri professionisti. Questo per non portarsi dietro dubbi e quesiti irrisolti che alimentano stati di ansia. Buone cose Dottssa Rosanna Tartarelli

Dott.ssa Rosanna Tartarelli Psicologo a Lucca

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13 OTT 2014

Salve,
Credo sia legittimo da parte sua chiedere la sua diagnosi, nel caso la terapeuta ne abbia formulata una, ma aldilà di questo, credo sua altresì doveroso che lei insista circa la discussione dei testi che ha portato in seduta, nonché sul motivo per cui la collega non l ha fatto nel precedente incontro.
Rispetto alla sua freddezza, posso garantirle che non emerge affatto dal suo scritto, il che mi porta a pensare che lei si trovi più a suo agio davanti ad uno schermo o ad un foglio, piuttosto che dinanzi ad una persona.
Non so se lei ha un disturbo schizoide, di certo è una persona introversa, le consiglio di considerare anche questa visione più normalizzante della sua persona, poiché ritengo che spesso la diagnosi per un paziente sia più una gabbia che una via d uscita!
Chiarisca gli aspetti relazionali con la sua tetapeuta e dia un occhiate al testo QUIET di Susan Caine, una visione accurata dell introversione.
Restiamo in ascolto.

Dott.ssa Sabina Marianelli Psicologo a Roma

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10 OTT 2014

Innanzitutto Vi ringrazio per l'attenzione e i consigli; comunque non saprei se è anche psicoterapeuta. Qual'è la differenza tra psicologa e psicoterapeuta?
Per quanto riguarda il fatto che potrebbe essersi "dimenticata" lo trovo poco credibile perchè inizia la seduta con i suoi appunti in mano e da lì approfondisce le varie cose rimaste in sospeso precedentemente.
Scusate le continue domande,
grazie ancora.

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10 OTT 2014

Cara Federica
Cerchi di esprimere i suoi dubbi alla sua terapeuta come ha fatto in questa mail...tutti noi quando leggiamo alcuni articoli su internet ci viene in automatico di riconoscersi in qualche disturbo o problema, questo però non vuol dire che abbiamo necessariamente quel disturbo. Dato che la sua terapeuta le ha detto di portare gli articoli per poterne parlare insieme, provi di nuovo a domandarlo a lei. Inoltre nelle terapie ci sono delle situazioni di stallo, anche in questo caso ritengo necessario parlarne con la sua terapeuta prima di una drastica interruzione o cambio di terapia.

Dott.ssa Rossella Boretti Psicologo a Prato

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9 OTT 2014

Cara Federica,
mi sorge immediatamente spontanea una domanda.. la psicologa che ti segue è anche psicoterapeuta? In caso contrario non è abilitata e formata adeguatamente per seguire una terapia, per questo forse il percorso sta subendo uno stallo.
Rispetto ai tuoi dubbi sulla “diagnosi”, mi vengono invece in mente alcune considerazioni. In primis, anche non manifestando i tuoi dubbi su ciò che avevi letto, se la terapeuta ha eseguito un’anamnesi approfondita, potrebbe già aver individuato alcuni tuoi aspetti, senza per questo etichettarti con un disturbo specifico. Moltissime persone riportano in terapia, anche dai primi colloqui, di aver letto questo o quell’altro su internet e vogliono sapere se hanno realmente questi problemi, per cui è piuttosto normale quello che ti capita. Per contro, i disturbi di personalità vengono diagnosticati quando i tratti si presentano in maniera molto pervasiva ed estrema, compromettendo alcune funzionalità (specialmente quelle interpersonali) quotidiane; ma tutti noi abbiamo tratti di personalità ed è molto facile ritrovarci nei vari disturbi! (Durante i nostri studi di psicologia penso che ci siamo ritrovati in quasi tutte le diagnosi psichiatriche!).
Quello che invece ritengo molto importante, ai fini del tuo percorso psicologico, è quello di esprimere sempre tutti i tuoi dubbi direttamente al terapeuta, come ad esempio chiedere come mai non avete ripreso in considerazione quegli scritti (può essere che semplicemente non ci aveva ripensato!) e come ti senti rispetto alla comunicazione del “non sapere quale strada prendere”. Per noi sono molto importanti le restituzioni e le riflessioni che ci riportano le persone, per cui non avere timore di esprimerti liberamente con lei.
Per finire, rispondendo alla tua ultima domanda, ogni terapeuta ha un modo personale di comunicare la diagnosi al paziente, c’è chi usa etichette specifiche, c’è che comunica la presenza di tratti caratteriali disfunzionali che potrebbero essere “smussati” ma senza affibbiare precise classificazioni.. in ogni caso è essenziale che entrambe le parti sappiano su cosa lavorare, qual è la richiesta, quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere e che si sia stabilita una buona alleanza e fiducia reciproca.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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9 OTT 2014

Buongiorno gentile Federica,
si faccia coraggio e parli alla sua terapeuta cosi' come si è espressa qui con noi e vedrà che con calma riuscirà ad ottenere le risposte che cerca.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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9 OTT 2014

Gentile Federica,
il riferimento dovrebbe essere sempre la sua terapeuta di fiducia. nel caso malaugurato di essere in condizioni di "cambiare" consiglio un terapeuta di diverso orientamento della precedente, cioè specializzato in un approccio terapeutico completamente diverso da quello da lei fin ora seguito
dr paolo zucconi psicoterapeuta comportamentale a udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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