Disturbi alimentari.

Inviata da Fab · 3 apr 2013 Bulimia

Salve,
la mia è una situazione è un po' difficile da esporre in quanto è stata percorsa da episodi di bulimia ed anoressia che però attualmente non si ripropongono più all'atto pratico (e quindi con il rifiuto del cibo o col vomito) ma "semplicemente" con un devastante impatto psicologico. Non ho mai avuto un buon rapporto col mio fisico, oserei dire che quasi provo disgusto per esso e principalmente per una parte specifica del mio corpo che da sempre mi provoca forti disagi sia con me stessa sia a relazionarmi col mondo esterno.
Sei anni fa ho iniziato una dieta da me impostata col conteggio delle calorie che, col tempo, diventarono una specie di ossessione della quale non potevo più fare a meno. Sono arrivata così ad essere in evidente sotto peso tant'è che, in particolar modo in famiglia, cominciarono a rendersene conto! Inutile sottolineare che nonostante questo forte dimagrimento continuavo a desiderare di perder peso. Grazie ad alcune dinamiche che non mi dilungo qui a raccontare, ripresi il controllo della situazione e a mangiare normalmente. Successivamente, per l'esattezza 3 anni dopo, cominciai un'altra dieta, questa volta da una nutrizionista, con la quale persi 8 chili (tendo a specificare che non sono grassa, probabilmente in un'ottica normale dovrei perdere 5 6 chili) oltre i quali non riuscii più a scendere. Da quel momento persi il controllo e cominciai a mangiare senza ritegno, andavo a fare appositamente la spesa per ingurgitare tutto quello che avevo comprato. Dopo poco il senso di colpa cominciò ad attanagliarmi e quindi, per un breve lasso di tempo di circa due mesi, cominciai a vomitare ogni volta che mangiavo troppo, ma con scarsi successi.. Provavo un forte dolore, sia mentale che fisico, nel tentativo di sforzo e in più vomitavo poco e niente, cosa che probabilmente mi fece decidere di smettere di provarci.
Attualmente questi casi limite non si sono più ripresentati da all'epoca, nonostante ciò io sono conscia del fatto che i miei atteggiamenti, la mia quotidianità, la stima di me stessa, la mia volontà a costruire qualcosa nella vita, sono fortemente minati dal mio rapporto con me stessa ed il cibo. Non sto qui ad elencare tutte le malsane abitudini, turbe e rinunce che compio quotidianamente a causa di questo immenso limite che mi auto impongo.
Non mi vedo bella, sono convinta del fatto che se fossi più magra spaccherei il mondo ma, in realtà, so che si tratta solo pensiero malsano che mi logora.
Non so che fare, ho paura perchè le mie fisime peggiorano notevolmente con gli anni e temo che possano finire per distruggere me e le mie relazioni.
Cosa posso fare? Di cosa soffro esattamente?

Perdonate la prolissità ma volevo essere chiara, non si tratta solo di non mangiare o di vomitare.. A volte mi sembra una cosa molto più malsana che si insedia dentro e della quale non riuscirò mai a liberarmi.

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Miglior risposta 4 OTT 2015

Cara Fab,

l'anoressia, la bulimia e qualsiasi disturbo alimentare sono disturbi psichici prima che fisici. Se non viene elaborata l'origine del problema, ossia una preoccupazione eccessiva, direi ossessiva per il corpo e il cibo nonchè le situazioni contestuali e relazionali che sostengono la malattia, questa perdurerà nel tempo e potrebbe anche peggiorare. Suggerisco di rivolgersi ad un professionista esperto in questi disturbi che possa accompagnarla in un percorso di scoperta.

Cordiali saluti
Dott.ssa Monica Salvadore

Dott.ssa Monica Salvadore - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Torino

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9 DIC 2013

Ciao Fab.
Mi chiamo Daniela e sono di Torino.
Anch'io soffro di disturbi alimentari. Non me la sento di darti consigli, ma gradirei un confronto con te. Per il puro piacere di farlo.
Non sarò invadente. Sono pronta ad ascoltarti e comprenderti.
Dopo una vita intera di egoismo e capricci è giunta l'ora di dare, sentirsi utili per gli atri ed assumere un atteggiamento positivo/ottimista verso se stessi e la vita.
Se lo ritieni opportuno contattami.
Daniela

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4 APR 2013

Gentile Fab,

la sofferenza nella sfera alimentare di cui parla fa riferimento a problematiche di natura psicologica. Un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla ad individuare tutti i fattori che mantengono tale sofferenza permettendole di stare meglio e di tornare a vivere una vita soddisfacente.

Sperando di esserle stato d'aiuto, le porgo cordiali saluti.

Dott. Domenico Navarra

Dott. Domenico Navarra Psicologo a Bari

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4 APR 2013

In risposta alla Dott.ssa Cristina Mencacci, in entrambi i casi sono riuscita ad uscirne da sola e/o con l'inconsapevole aiuto di chi mi era vicino, dico inconsapevole perchè nessuno sapeva realmente cosa stessi attraversando.
Per mia suppongo fortuna, in me risiede una forte componente razionale che in questi casi mi è stata d'aiuto ad individuare il problema e a neutralizzarlo ma che spesso può tramutarsi anche in un'arma a doppio taglio. E' proprio questa consapevolezza che tende a farmi rimandare l'approccio al problema con una terapia, ho sempre pensato che superate quelle fasi critiche sarei potuta riuscire ad andare avanti.
Al contrario il tempo passa e la mia situazione mentale continua ad aggravarsi, sto perdendo gli stimoli, mi sto appiattendo, sono nervosa, insoddisfatta, mi relaziono male con il resto del mondo, mi nascondo dietro una falsa identità di persona sicura di se, cosa in cui eccello devo dire.
Presa visione delle vostre risposte, approfitto per ringraziarvi caldamente, la domanda mi sorge spontanea: posso affrontare questo percorso con "chiunque" (mi hanno segnalato un medico che ha aiutato con esiti positivi altre persone) o per questo caso specifico c'è bisogno di qualcuno che abbia una sorta di specialistica in materia? Anticipatamente grazie, Fab.

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4 APR 2013

Cara Fab,
l'anoressia, la bulimia, o un qualsiasi disturbo alimentare, sono prima mentali, poi fisici. Se non viene elaborato qunato si cela dietro tale disagio la preoccupazione ossessiva per il corpo, il cibo e il peso tenderanno a perdurare nel tempo. Perchè non iniziare un percorso che la aiuti ad affrontare il senso di colpa che il cibo induce una volta ingerito e la vergogna per un corpo che è sempre "troppo"? Cerchi uno psicologo o psicoterapeuta esperto in questi disturbi, sia privato che presso l'asl, ma non aspetti a lungo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Favole

Dott.ssa Elena Favole Psicologo a Cuneo

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4 APR 2013

cara Fab,
la tua lettera esprime in modo chiaro e lampante il fattore che accomuna tutti i disturbi alimentari: il comportamento col cibo, in quanto sintomo manifesto, altro non è che la spia esteriore di un profondo malessere interiore, dell'immagine di sé e di sé nel proprio corpo.
Io ti consiglierei di intraprendere una psicoterapia per sondare in profondità i tuoi stati d'animo e cosa li manitene tali. Ci sono in tutta Italia dei centri specializzati, anche negli ospedali pubblici, dove lavorano terapeuti specializzati in materia che potranno senz'altro aiutarti a riappropriarti di te stessa e del piacere di abitare il tuo corpo.
In bocca al lupo per tutto
un forte abbraccio

Anonimo-126894 Psicologo a Roma

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4 APR 2013

Buongiorno Fab,
lei soffre con ampi margini di sicurezza di un disturbo del comportamento alimentare che non deve più sottovalutare.
Le Ausl oggi sono organizzate per dare risposte al suo disturbo, se preferisce si rivolga a loro, oppure cerchi un terapeuta e si faccia aiutare.
Le dico questo perchè fa parte del mio lavoro quotidiano e riconosco perfettamente i suoi sintomi e la sua storia. Non aspetti, si rivolga a professionisti competenti.
In bocca al lupo.
Dott. Alessandro Montenero. Rimini.

Dr Alessandro Montenero Psicologo a Rimini

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4 APR 2013

Gentile Fab,
Non racconta come ha risolto i due problemi alimentari, se da sola o con l’aiuto di uno psicoterapeuta.
Alla base dei disturbi alimentari c’è sempre un cattivo rapporto con il proprio corpo e con l’immagine di sé, che permane nonostante siano superate le fasi critiche. Il mio consiglio è quello di iniziare o riniziare un percorso con uno psicologo, che l’aiuti a costruire un senso di sé più forte, con cui può identificarsi ed imparare a piacersi. In questo modo può cambiare anche il rapporto, ancora disfunzionale con il cibo.
In bocca al lupo
Dott.ssa Cristina Mencacci

Dott.ssa Cristina Mencacci - Psicologa Psicologo a Perugia

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4 APR 2013

Gentile Fab,
data la complessità della sua storia credo che abbia bisogno di uno spazio diverso da quello on line, pertanto si rivolga a uno psicologo della sua zona per approfondire non solo le sue difficoltà, ma anche individuare le risorse che Le hanno consentito di camminare con le sue gambe sino ad ora.
Una delle tecniche più efficaci con i disturbi alimentari è l'EMDR poiché consentono di effettuare una rielaborazione a vari livelli degli eventi traumatici della propria vita.

Buona fortuna.

Dr. Antonio Cisternino

Anonimo-128762 Psicologo a Torino

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3 APR 2013

Buongiorno gentile Fab,
senza conoscerla e per di più da dietro il monitor del pc non è possibile nè deontologicamente corretto fare diagnosi, specificato questo punto importante, è senz'altro necessario che richieda una consulenza psicologica con uno psicologo psicoterapeuta per inquadrare il suo caso in virtù della sua notevole consapevolezza che attraverso il cibo viene vissuto un forte disagio con se stessa. Ritengo che lei ha una buona capacità introspettiva e questo è un ottimo punto di partenza per l'eventuale percorso terapeutico che vorrà intraprendere per spezzare il dolore e l'impotenza di cui è pervasa. Si faccia coraggio e chieda concretamente aiuto.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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3 APR 2013

Cara Fab, la tua purtroppo è una situazione assai diffusa che necessita di essere presa seriamente in considerazione. Oltre che alle calorie ed al nutrizionista, si è mai affidata ad uno specialista della psiche? si è mai presa cura di sè da un punto di vista psicologico? Si è mai concessa questa "coccola" fondamentale? Forse è giunto il momento... Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa S. orlandini, Torino

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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3 APR 2013

Gentile Fab,
al di là di una diagnosi possibile mi sembra principalmente che le sue parole esprimano una forte sofferenza, legata al rapporto con se stessa, con l'immagine di sé e la mancata accettazione del suo aspetto, che condiziona anche il suo modo di rapporto con gli altri. Anche il rapporto con il cibo può essere subordinato all'immagine di sé che lei si è costruita nel tempo attraverso le esperienze che ha avuto. Partirei quindi dalla necessità per lei di trovare uno spazio di elaborazione e di ascolto del suo dolore nel confrontarsi quotidianamente con una visione di sé che non la soddisfa e le crea anzi un disagio, cosa che la porta poi a mettere in atto comportamenti disfunzionali come con il cibo. Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta con cui intraprendere un percorso terapeutico e che sicuramente potrà aiutarla anche a fare chiarezza su un eventuale disturbo di cui potrebbe soffrire per impostare una cura adeguata e risolutiva. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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