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Disturbi alimentare / aiutare un parente

Inviata da Rebecca il 25 ott 2017 Disturbi Alimentari

Buona sera
Mi chiamo Rebecca e è la prima volta che chiedo aiuto on line ,vorrei aiutare mia sorella con sua figlia che ha 23 anni e pesa 42 kg, crediamo che sia anoressica, lei non ha mai superato la separazione dei genitori avevuta 7 anni fa, è una ragazza che ha sempre avuto problemi con il cibo, prendeva e perdeva peso in continuazione solo che adesso ha perso troppi, lei ha avuto anche un episodio di svenimento con una specie di convuzione e si rifiuta ad andare da un psicologo.mia sorella non più cosa fare, come posso aiutarle?

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Gentile Rebecca,
Comprendo la sua preoccupazione per sua sorella e per sua nipote che vive un momento particolarmente delicato. E’ importante che le persone che le sono accanto sappiano sostenerla, perciò sarebbe molto utile che sua sorella si facesse aiutare da uno psicoterapeuta, per migliorare. Va tenuta presente anche la possibilità che l’ultimo peggioramento sia legato ad esperienze sentimentali, più o meno positive, che per chi manifesta la sofferenza in modo molto concreto come sua nipote, hanno un certo peso.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli Psicologo a Roma

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Gentile Rebecca,
capisco la sua preoccupazione. La separazione dei propri genitori è sempre un evento faticoso il cui buon esito dipende da molti fattori. In questo caso, ad esempio, è avvenuto quando sua nipote aveva 16 anni ed era nel pieno dell’adolescenza, periodo già difficile di per sé, in quanto colmo di nuove emozioni e grandi cambiamenti tra cui l’allontanamento dalla nicchia genitoriale per definirsi come individui adulti ed autonomi. La separazione dei propri genitori, evento molto stressante nel quale si possono provare sentimenti come delusione, sofferenza, colpevolezza, potrebbe aver reso difficile la gestione emotiva inducendo la ragazza a manifestare il proprio disagio in un cattivo rapporto nei confronti del cibo. Il mio primo consiglio sarebbe quello di trovare la strategia più utile per fare capire a sua nipote che la situazione attuale va cambiata, che deve riacquisire la sua serenità, cercando di approfondire l’origine della sua problematica e in particolare quali emozioni vengono evocate. Sicuramente non bisogna esercitare eccessive pressioni sulla ragazza che al momento, dalle sue parole, non sembra ancora pronta ad affrontare un percorso psicologico, si potrebbe iniziare con visite mediche specifiche per escludere problematiche organiche e valutare lo stato di salute fisica, un primo passo verso la presa di consapevolezza sul proprio disagio. I genitori della ragazza potrebbero sempre rivolgersi ad uno specialista per un primo colloquio, in modo da capire come affrontare al meglio questa situazione.
Rimaniamo a sua disposizione,
Saluti
Dott.ssa De Luca Alice e Dott.ssa Brambilla Veronica esperta Centro Synesis Psicologia

Centro Synesis Psicologia ® Psicologo a Arcore

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Buongiorno la preoccupazione per sua nipote è comprensibile.
Consiglio di portarla pur se non vuole da un terapeuta, che sarà in grado di farle capire il suo problema è che in questo momento le sta causando grossi problemi e quali vantaggi avrebbe nel cambiamento.
Al riguardo se lo desidera può contattarmi oppure le consiglio un terapeuta a orientamento cognitivo comportamentale o un centro AIDAP,centro qualificato nel quale lavorano professionisti molto competenti in materia di disturbo alimentare.
Le auguro una buona giornata
Dott.Claudio Reitano

Dott. Claudio Reitano Psicologo a Bergamo

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Gentile Sig.ra Rebecca, credo di capire la situazione di estrema difficoltà che Lei prova nel riferire le circostanze che sto leggendo. E forse il disagio più grande è quello di sentirsi voler aiutare un congiunto, nel caso la figlia di sua sorella, che purtroppo non vuole "andare dallo psicologo". Il solo peso che Lei indica andrebbe però affiancato dall'altezza, per poter aver un indice più attendibile del livello di serietà del problema. Come molti colleghi Le avranno sicuramente detto tra le cause dei disturbi alimentari ci sono molto spesso situazioni problematiche nelle relazioni familiari, ma che possono essere affrontate un po' per volta in tempi successivi. Quello che invece credo di leggere tra le righe è che la ragazza adesso 23enne abbia iniziato da circa 7 anni a mostrare segni di disagio, e purtroppo devo dirle che si tratta di una situazione ahimè molto frequente quella del rischio di cronicizzazione di un comportamento a grave rischio quando trascorrono una decina di anni. Innanzitutto la diagnosi, cosa molto importante, e non si vergogni di coinvolgere il medico di medicina generale, (medico di famiglia), che nel caso dovrebbe poter individuare senza difficoltà se ci sono alcuni parametri vitali a grave rischio. In italia purtroppo il lavoro 'sporco' del ricovero obbligatorio lo lasciano sempre allo psichiatra, costretto ad intervenire per salvare la vita della persona, mentre in europa il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) viene fatto con una frequenza 20 volte maggiore nei casi di Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) sia che si tratti di Anoressia, che di Bulimia. Parli francamente con il medico di famiglia, ricordandosi che è meglio una diagnosi sbagliata, che non fare nulla, lasciando le cose come stanno, dato che il paziente, nella sua grave forma di sofferenza adotterà quasi sempre una forma di diniego della malattia. Solo allora si potranno adottare tutte le diverse forme di terapia.
Dr. Alessandro Mura

Dr. Alessandro Mura Psicologo a Frosinone

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Buongiorno, dalla descrizione che leggo, suggerisco di rivolgersi quanto prima ad uno specialista di persona e non prima di effettuare esami clinici, data la preoccupante sintomatologia. I pareri on-line, per quanto interessanti, possono diventare una perdita di tempo prezioso. Restando a disposizione, se posso essere utile, saluto cordialmente.
Dott.ssa.Carla Panno

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Un intervento terapeutico non ha efficacia se non c'è la motivazione, soprattutto negli adulti. Quindi la strada giusta non è questa. Prima di tutto qualche domanda: sua sorella ha mai parlato di questo con la figlia? Cosa dice lei? Come si alimenta la ragazza? Io vi proporrei diverse alternative di cui la prima molro soft. Potreste contattare il medico di base e chiedere di dire alla ragazza, durante la visita, che la vede eccessivamente magra. Per cui prima di tutto prescrive esami x la tiroide perche l'ipertiroidismo potrebbe essere una causa, o snche esami x celiachia. Se gli esami sono tutti a posto, prescrive una visita dal nutrizionista x una dieta che la riporti al suo peso e la educhi a una buona alimentazione. Se dovesse accettare questo primo step, potrebbe aprirsi una brecvia con lei su questo argomento, è magari si può pensare di proporle una psicoterapia. Importante è mai essere invadenti, mai passare il messaggio che lei non sia in grado di prendersi cura di sé , ma renderla consapevole che può lei gestire meglio questo aspetto della sua vita. Poi Se questo problema dovesse peggiorare al punto tale di mettere a rischio la vita della ragazza, allora rivolgetevi alle strutture sanitarie di competenza del vostro paese.
Dott.ssa Marika Cocco
PsicoLogicaMente
Civita Castellana - Roma

PsicoLogicaMente Psicologo a Civita Castellana

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Gentile Rebecca,
Capisco perfettamente le preoccupazioni che ha rispetto alla situazione problematica di sua nipote. I disturbi del comportamento alimentare non sono da sottovalutare. È importante però non forzare sua nipote se, al momento, non vuole farsi seguire da uno psicologo perché o non consapevole della problematica o non sufficientemente motivata al cambiamento.
Si può però lavorare indirettamente attraverso un percorso terapeutico della madre.

Cordiali saluti

Dott.ssa Leone

Dott.ssa Morena Leone Psicologo a Bari

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Salve Rebecca,
Purtroppo per valutare un intervento è necessario rivolgersi ad uno specialista e successivamente motivare la ragazza ad intraprendere un lavoro terapeutico mirato.

Le consiglio un terapeuta cognitivo comportamentale che la aiuti a gestire meglio l'ansia e le emozioni che provocano la restrizione alimentare. Meglio sarebbe un terapeuta cognitivo esperto in EMDR, così da poter lavorare eventualmente anche sulla separazione, se avete notato che i problemi sono iniziati da quel momento in avanti. Probabilmente ci sono delle emozioni irrisolte che andrebbero affrontate e sciolte.

Sono disponibile a darvi informazioni o indicazioni più precise su questi metodi, anche di terapeuti o centri clinici nella vostra città.
Non aspettate molto, i disturbi alimentari tendono a cronicizzarsi ed è meglio intervenire tempestivamente.

Buona giornata,
Camilla Marzocchi
Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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Cara Rebecca, come è stato già evidenziato nelle precedenti risposte, forzare sua nipote porterebbe un effetto contrario a quello che è il nostro intento, ossia, aiutarla. Dato che il sintomo alimentare non riguarda solo il soggetto che lo vive in prima persona, ma coinvolge tutta la famiglia, credo che potrebbe essere utile cercare da parte di sua sorella un aiuto di uno psicologo specializzato sui DCA ( e questo lo sottolineo) affinchè possa indicarle quali siano le modalità più giuste per affrontare il disagio. Spesso i familiari, pur in maniera inconsapevole, possono mantenere o addirittura esacerbare il sintomo così come contribuire ad un suo miglioramento. Durante il/i colloqui, potrebbe emergere anche ipotesi su come affrontare con la ragazza la possibilità di ricevere aiuto. Purtroppo queste situazioni non si risolvono da sole e, prima si interviene, e maggiori sono le probabilità di guarire, perciò non esiti nel parlare con sua sorella. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Silvan

Dott.ssa Sara Silvan Psicologo a Monteriggioni

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Gentile Rebecca,
comprendo la sua preoccupazione come zia ed il desiderio di sbloccare la situazione.
La relazione problematica con il cibo è spesso la risposta ad altre e più profonde forme di disagio.
Forzare sua nipote, non porterebbe a nessun risultato. Sua sorella, invece potrebbe chiedere un supporto psicologico per la gestione della situazione e l'individuazione delle strategie più opportune.
Probabilmente rinforzando il rapporto madre figlia, aumentano le possibilità che quest'ultima accetti di essere aiutata.
In secondo luogo, ci sono altre persone nella rete famigliare, che potrebbero stabilire un rapporto di comunicazione ed apertura con sua nipote?
Rimango a disposizione
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Rebecca, la motivazione in qualsiasi situazione di disagio è fondamentale. "L' obbligare" di fronte ad un problema che non viene percepito come tale non è efficace. Di aiuto potrebbe essere l' invito ai genitori a rivolgersi ad uno specialista, per la gestione della problematica, fornire una psicoeducazione per una maggiore consapevolezza del disagio, un approccio alla coppia separata efficiente nel rapporto con la figlia attraverso un parent training. È importante evitare di creare inganni o vie traverse per la presa in carico della figlia, porterebbe un allontanamento. Resto a disposizione, Dott.ssa Francesca Rubino

Dott.ssa Francesca Rubino Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Manfredonia

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Buongiorno Rebecca,
In questi casi, solitamente suggeriamo che Sua sorella e il Suo ex-marito intraprendino un percorso di terapia familiare, in modo da cambiare le loro dinamiche relazionali e ripensino a una genitorialità condivisa e cooperativa.
Lei scrive che Sua nipote non ha accettato la separazione, ma spesso i figli si fanno inconsapevolmente strumento compensativo di bisogni insoddisfatti dei propri genitori; tutto questo però comporta un prezzo, sacrificando non solo l'anima, ma anche il corpo.
Spero che il padre di Sua nipote sia disposto quanto Sua sorella a voler intraprendere questo percorso, in modo da poter cambiare insieme, per il bene di loro figlia. Una volta che la terapia familiare sarà avviata, è opportuno coinvolgere Sua nipote, magari anche con delle sedute con padre e figlia e madre insieme a figlia.
Per qualsiasi chiarimento, resto a disposizione.
Cordiali saluti,

Dott.Ssa Berti

Dott.Ssa Berti Martina Psicologo a Firenze

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Buongiorno Rebecca, i disturbi alimentari sono una patologia assai complessa poiché chi ne soffre ha una distorsione percettiva del proprio disturbo. Chi è anoressica non si vede magra e insistere sul disturbo, sui sintomi non solo non è costruttivo ma anzi distruttivo in quanto chi ne soffre vive chi le sta vicino come un ostacolo nel perseguire il proprio obiettivo: "sparire x apparire". Un disturbo del tutto inconscio ma che agisce in modo subdolo perché dei "traumi" non sono stati elaborati e si manifestano attraverso sintomi e malattie. Purtroppo, a causa della mancanza di consapevolezza, della distorsione percettiva e della maggiore età non è così semplice intervenire proprio perché ogni cosa si dica sembra essere quella sbagliata in quanto determina una reazione oppositiva in chi ne soffre. Bisogna insistere sugli aspetti relazionali e sociali, può dire a sua nipote che non è più sorridente come una volta, che è più irascibile e vulnerabile, che è troppo controllante e questo si riflette sulle amicizie, sui rapporti con i genitori, con sé stessi, con il mondo esterno.. le consigli di parlare con uno specialista che possa aiutarla nel ritrovare maggiore serenità, x migliorare i rapporti. Sarebbe consigliabile x sua sorella rivolgersi ad uno specialista in quest'ambito affinché possa comprendere quali sono le dinamiche che sottostanno all'anoressia affinché sua sorella possa vivere in modo corretto certo atteggiamenti di sua figlia e non rivolgersi a lei in modo poco costruttivo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Elena Favole

Dott.ssa Elena Favole Psicologo a Cuneo

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gentile Rebecca,
se i sua sorella soffre di disturbi alimentari una diagnosi precisone sarebbe opportuno farla per comprendere meglio la situazione e in che modo procedere per una percorso di cura.
Tenga presente che si può superare il comportamento di rifiuto del cibo ma le caratteristiche caratteriali della persona anoressica rimarranno.
Se avete la chiara percezione che sia in pericolo di vita potete richiedere un trattamento sanitario obbligatorio. Come prima cosa a mio avviso una persona con un grave problema di disturbo alimentare necessità di cure mediche (esempio flebo , reidratare il corpo, slave vitamine ecc...) dallo psicologo ci arriverà successivamente all’interno di un percorso che solitamente viene eseguito dalla psichiatria dell’ASL o da qualche centro specialistico convenzionato.So che vicino a Verona, in una zona collinare, nel verde, ad esempio c’è ne è uno molto apprezzato.

Tutto comunque inizia sempre da un ricovero e dalla segnalazione del medico che la ricovera.

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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Gentile Rebecca,
queste situazioni sono difficili da sbloccare per la complessità della difficoltà, in genere insistendo troppo si ottiene il risultato contrario.
Intanto sua sorella potrebbe richiedere un intervento genitoriale per migliorare la relazione con la figlia, in un secondo momento si potrebbe proporre alla ragazza una relazione terapeutica.
Cercherei di distogliere l'attenzione dalla problematica alimentare per non rafforzare il problema.
Cari saluti
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Rebecca,
purtroppo è molto difficile aiutare qualcuno che con forza dice no e l'intervento terapeutico diventa inutile se non c'è un minimo di partecipazione da parte della persona.
Potrebbe provare a proporre a sua sorella di richiedere un intervento di terapia familiare, significa che sia sua sorella che sua nipote dovrebbero andare insieme alle sedute e la ragazza potrebbe ascoltare la mamma che racconta la propria impotenza nei suoi confronti. Questo la libererebbe dal ruolo di paziente designata e forse le permetterebbe di mettersi in moto sia per aiutare se stessa che la mamma. Rimango a vostra disposizione
Paola Gambini

Dott.ssa Paola Gambini Psicologo a Cadoneghe

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