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Direttive di vita da parte dello psicoterapeuta al paziente

Inviata da Andrea il 23 apr 2015 Orientamento professionale

Gent. Dottori, sento dire nelle vostre risposte che lo psicoterapeuta deve mettere il paziente nelle condizioni di diventare autonomo per fare scelte in autonomia. Siccome con il mio psicoterapeuta non è successo e per anni ho lasciato che fosse lui a prendere decisioni importanti per me pensando che mi conoscesse interiormente meglio di quanto io stesso non mi conoscessi, a tal punto da essere il soggetto più idoneo a indirizzarmi, mi domando ora se questo sia stato giusto o sbagliato. Perciò vi pongo questo quesito: quello di ritenere che lo psicoterapeuta non debba influenzare il paziente quanto alle scelte di vita è uno tra i tanti orientamenti di psicoterapia ed esiste altro orientamento secondo cui è vero il contrario oppure si tratta di una regola pacifica e unanimamente riconosciuta? Grazie

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Buongiorno, capita spesso che la carenza di figure affettive infantili di riferimento, quelle genitoriali in particolare, portino il paziente a vedere nella psicoterapia la guida sana che gli è sempre mancata (un IO ausiliario in termini tecnici)ma anche se può fungere in questo modo, il compito della psicoterapia è la cura della patogia del paziente . Nella psicoanalisi è la riparazione d trauma infantile che ha provocato la patologia di cui soffre (ed ansia, depressione, ecc...) . Dunque dovrebbe chiedersi se sta meglio da quando è in terapia la percezione che il terapeuta la guidi potrebbe essere soggettiva per la paura di prendere lei delle decisioni in autonomia. Ne parli serenamente con il suo terapeuta.

Dott.ssa Zavagnin Sonia Psicologo a Somma Lombardo

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Gentile,
durante un percorso terapeutico è importante definire obiettivi che verranno decisi e affrontati insieme.tra paziente e terapeuta si crea una relazione di confronto e di analisi, ma ogni cosa viene decisa insieme.
Lo scopo è quello in fondo è quello di affrontare "paure" o "blocchi" secondo prospettive diverse.
Credo comunque che sia difficile che il terapeuta abbia totalmente deciso per lei.
Forse sarebbe importante chiedersi quale idea aveva della terapia, visto che in qualche modo oggi mette in discussione il suo percorso.

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Nel processo terapeutico, si crea tra paziente e terapeuta un rapporto di fiducia, confronto è reciprocitá chiamato "alleanza terapeutica". Durante il percorso terapeutico, il compito dello psicoterapeuta non è quello di "consigliare" o "dirigere" il paziente o scegliere per lui, il terapeuta ha un ruolo attivo nell'accompagnare il paziente a prendere consapevolezza delle sue difficoltà o modalità disfunzionali e aiutarlo a raggiungere gli obiettivi terapeutici di cambiamento concordati inizialmente da entrambi.

Dott.ssa Francesca Bellomo Psicologo a Trapani

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Gentile
la mia riflessione è questa: nella psicoterapia il paziente e lo psicoterapeuta si esprimono e si confrontano all'interno di una relazione che si caratterizza come "Alleanza Terapeutica", ciò significa che ogni questione di vita che viene posta e ogni argomento più o meno problematico che ci si trova ad affrontare verrà prima analizzato ( e qui il terapeuta offre spunti e conoscenze psicologiche che il paziente non conosce o aspetti del problema che non erano stati considerati).
(In questa fase è chiaro che ci sia uno scambio e un "ampliamento della mentalità del paziente" ad opera del terapeuta nella comune "alleanza" ).
Fatto questo il paziente prende le sue decisioni e "agisce" nel suo mondo secondo una nuova prospettiva più ampia che ha acquisito nella psicoterapia, attraverso l'introspezione, l'analisi e il confronto col terapeuta possiede ora "strumenti" migliori per "leggere" le cose e dunque è più preparato ad agire consapevolmente.
Il fatto che il terapeuta proponga o addirittura prenda una "decisione" tout court al posto del paziente non sta da nessuna parte in quanto, così facendo si andrebbero a costruire meccanismi di delega che non promuovono l'autonomia della persona ma tendono a tenerla "relegata" in una fase quasi infantile.
Il desiderio di "delegare" allo psicoterapeuta decisioni o responsabilità è spesso forte nel paziente in modo più o meno inconscio e deve essere valutato dal terapeuta che dovrà muoversi supportando il paziente ma motivandolo sempre di più alla fiducia in se stesso e nelle sue capacità di saper agire nel mondo.
Cordiali saluti Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Salve. Dal mio punto di vista posso tentare di aiutarla a chiarire il suo dubbio dicendo quanto segue. È ampiamente superato, almeno in ambito psicoanalitico, l'ideale, inutile oltre che impossibile da raggiungere, dell'anonimità del terapeuta - che non influenza e non si espone direttamente - nei confronti del paziente. Si è, al contrario, sempre più convinti che ogni intervento da parte dello psicoterapeuta, compresi quelli di tipo supportivo, quali consigli ed espressione diretta di ciò che si pensa rispetto a quello che porta il paziente, possa avere un'efficacia terapeutica. Di più, l'obiettivo dell'autonomia è vero solo in parte. Se è vero che la psicoterapia deve servire a migliorare la vita del paziente fuori, allora si deve riconoscere che tutti abbiamo bisogno nella vita anche del supporto delle persone che ci sono care. Anzi, uno degli obiettivi terapeutici è proprio quello di giungere a riconoscere questo bisogno e a saper "utilizzare" gli affetti proprio in questa direzione.
Detto ciò in linea generale, c'è invece da chiedersi come mai si sta ponendo questa questione in questo momento. È indice di un cambiamento in atto? Riflette un'insoddisfazione o un problema che riguarda la relazione con il suo psicoterapeuta? Mi colpisce in particolare, e trovo sia molto importante, la frase in cui dice che pensava che il suo terapeuta la conoscesse meglio di quanto si conoscesse lei. Suggerisco a tal proposito, se se la sente, di provare a sollevare simili questioni direttamente con lui, per cercare di capire insieme che cosa stia succedendo e trovare le risposte a voi più congeniali.
Dott.ssa Arcangela Derosa

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Il Terapeuta non ha il potere di decidere per Te, sei Tu che riconosci nelle parole del Terapeuta dei consigli saggi per Te. Il mio Psichiatra è stato un Maestro (è morto)non tanto di vita ma di reinscrizione del Se. Mi spiego. Quasi sempre si va dallo Psichiatra per un problema concreto e si pensa che sia quello il punto nodale. Con il tempo però si scopre che dietro quell'apparente problema irrisolvibile si nasconde un funzionamento dell'Anima a 360 gradi non congruo ai propri Bisogni del Momento. Lo psichiatra quando suggerisce ,in realtà ,non suggerisce ma indirizza la Persona verso la consapevolezza dei propri Punti Fermi Disadattivi. Poi ci sono tante scuole di pensiero. Personalmente la percezione del tempo offerta dalla Gestalt è stata molto incisiva nel Cambiamento. Recuperare le proprie Emozioni nel Mondo, ridefinire il Peso del Proprio Pensiero, Diventare consapevole che la Vita è uno scorrere di un unico Momento(Ora) e qui può creare una vera e propria rinascita quotidiana con importanti riflessi filosofici per la persona che la Vive. Realizzare che dentro abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno senza bisogno di compensare da fuori, è un posizionamento rivoluzionario. Il Terapeuta che ho conosciuto Io diceva che avevo fatto tutto da solo, ascoltandomi; io sostenevo che senza di Lui ero morto, paragonandolo a Virgilio della Divina Commedia ma probabilmente eravamo una gran bella squadra e mi ha fatto diventare un Meccanico della mia Anima. Questo è il vero obiettivo della Psicanalisi, non averne di obiettivi concreti; questi vengono naturalmente dopo. Appena percepisci la realtà per ciò che è e ti ci immergi dentro, recuperando l'Emozionalità’, il gioco è fatto. Considera che lo Psichiatra non ha il Tuo disturbo. E' un sostegno ma sei Tu il Vero Medico di Te stesso. Lui può solo facilitare il tuo processo di Consapevolezza. Raggiunta quella, la Terapia si conclude. Su cosa poi ci si dica a Obiettivo concluso, non so dirti. Credo un abbraccio e tanta soddisfazione. Alla fine si vince in due contro una Malattia poco conosciutala malattia dell'Anima che muore davanti a funzionamenti fissi. Un depresso vive nel Passato, un Ansioso si proietta nel futuro con incertezza, un Narcisista compie delle piroette per aggirare la scarsa Autostima ma alla base di tutto c’è la Negazione di Se in un dato Contesto; questa cosa fa soffrire fino poi ad avere quadri dove si fa confusione tra mondo Interno e Mondo Esterno(Psicosi) o si frammenta il Se in tanti Sottoinsiemi(Quadri molto severi penso alla Schizofrenia) ma alla base di tutto c’è sempre il Se e la sua necessità di espandersi in un dato Momento con le sue difficoltà Emozionali. No consapevole che vi siano molti Psicologi e Psichiatri con una Clinica carente ma va anche detto che Ognuno fa del Suo Meglio e il Paziente può sempre accorgersene e indirizzarsi verso altro Professionista. Questo è tutto e la mia esperienza è stata molto positiva e dolorosa poiché' sul più bello. E' Morto il mio Amico di Viaggio.

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Gentilissimo,
io credo che il quesito che lei ci pone più che essere inerente ad una scelta terapeutica o ad un relativo approccio, sia una questione di tipo deontologico.
Nello specifico, il terapeuta accompagna il paziente in un percorso di crescita interiore, senza prendere decisioni o dare consigli, ma fornendogli determinati strumenti (da qui la differenza tra un approccio e l' altro) per diventare attivamente consapevole di se stesso, senza mai sostituirsi ad esso o pensando al posto suo, però!
Le consiglio pertanto di affrontare la questione nel setting terapeutico e decidere, di conseguenza, il da farsi.
Resto a sua disposizione e le auguro una buona giornata.

Dott.ssa Ilaria Visconti

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Mi sentirei di precisare che “mettere il paziente in condizioni di autonomia” si riferisce all’attività del terapeuta di far sentire alla persona, che gli si rivolge, di essere autore delle proprie scelte, questo anche quando non sceglie e delega altri. Infatti può capitare che una persona non se ne renda conto per vari motivi e resistenze. Il fatto che ora lei si chieda se sia giusto (per lei) lasciar prendere decisioni importanti ad altri, per quanto considerati idonei in questo ruolo, sembrerebbe l’indicatore che qualcosa in lei sta cambiando nella direzione a lei più funzionale.
Buona giornata
Dott.ssa Giulia Portugheis

Servizio Clinico di Psicologia e Neuro Dott.ssa Giulia Portugheis Psicologo a Padova

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Caro,
mi sento di poter affermare che il raggiungimento di un' autonomia decisionale nell' ottica del benessere psicologico della persona dovrebbe essere un obbiettivo trasversale a tutti gli approcci terapeutici. Ogni orientamento ed ogni terapeuta ci può arrivare con tempi e modalità diverse, ma credo che sia deontologicamente corretto per noi psicologi non creare un rapporto di dipendenza, ma aiutare la persona a superare le sue difficoltà imparando delle abilità che poi potrá sfruttare in autonomia nella propria vita. Considerato questo, ti confesso anche che a me fa molto piacere quando i miei pazienti condividono con me i loro dubbi, perché soltanto in questo modo riusciamo a costruire una solida alleanza, che è il requisito principale della terapia. Probabilmente è così anche per il tuo terapeuta, per cui ti invito a comunicargli le tue perplessità nello stesso modo in cui le hai scritte a noi e vedrai che lui ti saprá dare una spiegazione del suo comportamento. Nel caso tu non ritenessi soddisfacente tale risposta puoi comunque valutare se l' orientamento di psicoterapia che stai seguendo è quello più indicato per te e per le tue difficoltà e magari informarti sugli altri.
Concludo facendoti riflettere sul fatto che se tu hai dei dubbi sulle modalità adottate dal tuo terapeuta stai seguendo un ragionamento autonomo, che denota buone abilità di auto-riflessione, e quindi ti faccio i complimenti per questo.

Resto a disposizione se hai dei dubbi.

Dott.ssa linda mannori

Dott.ssa Linda Mannori Psicologo a Sarzana

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Salve,
prima di dare una precisa risposta al tuo quesito, avrei bisogno di avere maggiori informazioni da parte tua. Innanzitutto la tua età, la tua storia personale e gli accordi presi inizialmente con il tuo terapeuta. Certamente la psicoterapia non è
consulenza , anche se possono esserci impostazioni differenti tra i vari indirizzi e comunque il suo obiettivo è quello di condurre l'utente verso la propria autonomia.
Pur rimanendo a tua disposizione per ulteriori comunicazioni, ti suggerisco di esprimere al tuo terapeuta quanto hai esposto qui, iniziando così ad assumere un ruolo più attivo nella relazione specifica, esercitando uno stimolo nei confronti del terapeuta stesso.Il tuo bisogno è quello di diventare la causa di qualcosa e non più l'effetto. Auguri
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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Salve,
direi che questo obiettivo è comune a tutti gli approcci terapeutici. Non diamo consigli e suggerimenti diretti e non possiamo prendere decisioni al posto dei pazienti. Nell'approccio cognitivo che applico, gli unici casi in cui si "contratta" e si stabiliscono dei comportamenti da seguire e rispettare, sono quelli in cui la persona riporta dei comportamenti fortemente a rischio (sia per la vita personale che per la terapia, come ad es. l'arrivare in studio sotto effetto di sostanze), In quel caso il terapeuta può stabilire di non vedere la persona se questa si presenta in condizioni che ostacolano il trattamento. In tutti gli altri casi, ad es. per i molteplici episodi in cui le persone chiedono più o meno esplicitamente "cosa devo fare con mio figlio? e con mio marito? lo lascio? cambio lavoro? ecc.." l'unica cosa che il terapeuta può e dovrebbe fare è quella di comprendere cosa fa restare nel dubbio la persona, cosa lo blocca, quali sono le cose contrastanti che vede e sente e che non lo fanno propendere per una risoluzione.. sempre ponendogli domande per riflettere e non soluzioni pratiche.
Cerchi di comprendere se è il caso di cambiare terapia, magari parlandone direttamente con il tuo terapeuta, di questa sua sensazione di non essere riuscito ad acquisire autonomia.
a disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

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