Dipendenza da cibo, come uscirne?

Inviata da Maria Grazia · 27 mar 2014 Tossicodipendenza

buongiorno a tutti,
mi chiamo maria e chiedo un vostro consiglio/supporto in relazione alla mia ormai chiara dipendenza da cibo.
Più passa il tempo e più mi rendo conto di vivere con l'ossessione del cibo.
Mangio qualunque cosa, dal dolce al salato senza distinzioni, per attenuare ogni mia più piccola debolezza (noia, stress, depressione ecc), per poi soffrire di sensi di colpa ed aumentare ancora di più le mie debolezze.
La cosa peggiore è che in realtà sono una persona fortunata, non mi manca nulla, ma non riesco a trovare da sola un equilibrio psicofisico.
Non riesco più a godere delle gioie della mia vita. evito le cene con gli amici perchè "sono a dieta" e poi quando sono da sola butto giù qualunque cosa. Non mangio quasi mai davanti agli altri, mi nascondo e nascondo le mie "scorte".
Se vi state chiedendo se ho mai rimesso dopo ogni abbuffata vi rispondo di no.
vivo il cibo come una droga e questa cosa mi sta iniziando ad avvilirmi.
Ringrazio in anticipo chiunque mi risponderà.

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Miglior risposta 31 MAR 2014

Gentile Maria Grazia
i disturbi alimentari possono essere risolti con poche sedute di terapia strategica breve, non più di 15 sedute, di cui però le prime 4 sono necessarie per la diagnosi psicologica e servono a conoscere la sua storia personale, a definire il problema e alla somministrazione di 2 test, questi ultimi si rendono necessari per avere una misura dell'ansia che aiuterà nell'impostazione terapeutica. Devo precisare che attualmente svolgo attività solamente on-line attraverso il programma Skype che consente le video chiamate gratuite, ciò le permette di svolgere le sedute da casa. Tale programma può essere scaricato gratuitamente anche dal mio sito professionale. Se dovessero necessitarle maggiori informazioni non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti

Dr.ssa Maria Giovanna Zocco Psicologo a Modica

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1 APR 2014

Buongiorno, non si vuole necessariamente rispondere ad una domanda concretamente o concretisticamente, ma dire che "l'esperienza anoressico-bulimica parla di un evento odierno, dove il corpo e la psiche, i due fondamentali modi di esprimere le nostre direzioni di senso e le nostre possibilità di relazionarci con noi stessi e con gli altri, non sanno più armonizzarsi e si inimicano tra di loro. E' la patologia di sempre, ma che oggi si esprime con modi nuovi e, più acutamente, mostra il volto di uno stile di vita che spesso agisce ciò che non pensa e fatica a pensare ciò che ha agito. Con il rischio di una paralisi nel presente, che non motiva all'esigenza della relazione e non iscrive l'esistenza dentro ad un processo di crescita nel tempo"

Semi Di Luce Psicologo a Bareggio

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31 MAR 2014

Gentile Maria Grazia,
se qui ammette "vivo il cibo come una droga " probabilmente si può ipotizzare una psicopatologia. Ovviamente si tratta di accertarla (oppure escluderla). Solo con un professionista in carne ed ossa è possibile fare tali valutazioni, indispensabili per poter capire quanto e come si puà intervenire psicoterapicamente per risolvere per sempre quella che lei chiama "dipendenza da cibo"
dr paolo zucconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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31 MAR 2014

Cara Maria Grazia,
il fatto di rendersi conto di provare una sofferenza e di voler uscire da questa trappola del cibo che sembra limitarle la qualità di vita, le relazioni e la visione di se stessa, è un ottimo passo in avanti verso la ricerca di un aiuto concreto. A prescindere dal quadro clinico in cui si può collocare il suo problema, che potrebbe assomigliare ad un’alimentazione incontrollata, il sostegno di uno psicoterapeuta potrà aiutarla a comprendere le cause che hanno originato e che ora mantengono questo comportamento. Il fatto di definirsi “fortunata” è certamente una buona cosa, perché vuol dire che apprezza le cose belle che ha e che la vita le ha offerto, tuttavia alcune volte diventa un ostacolo quando ad esempio formuliamo pensieri del tipo “c’è gente che sta molto peggio, forse non dovrei lamentarmi e richiedere aiuto per queste piccolezze” oppure il fatto di sentire che ha già tanto non le permette di sentire quali altri bisogni più profondi forse non ha ancora soddisfatto. Lo scrivere “mangio per attenuare ogni debolezza.. come noia o depressione” mi fa sorgere una domanda ulteriore, come mai considera questi stati delle debolezze? Le emozioni sono naturali, tutti le sperimentano, ed hanno un loro significato e funzione. Perché “metterle a tacere” con un salatino, quando potremo riflettere e trovare una soluzione alternativa e pratica alla situazione che ha fatto scattare la tristezza o la noia?
La terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata particolarmente efficace nel trattamento di queste problematiche, se le va, provi a contattare un professionista della sua zona.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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31 MAR 2014

Gentile Maria Grazia,
è veramente sicura che non le manca nulla?
Se considera il cibo come una "droga" è probabile che questo abbia una funzione compensatoria rispetto ad una realtà frustrante. Le dipendenze (droghe, gioco, cibo ecc.) non fanno altro che incrementare il circuito del piacere favorendo il rilascio di specifici neurotrasmettitori (come ad es. la dopamina). Dovrebbe rivolgersi ad un Collega specializzato in psicoterapia ed eventualmente iniziare un percorso mirato.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo, Psicoterapeuta Viterbo

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo a Viterbo

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31 MAR 2014

Cara Maria,
la descrizione del suo comportamento alimentare porta a pensare ad un disturbo dell'alimentazione sul quale intervenire prontamente. Una buona terapia può portarle giovamento. Contatti uno psicologo della sua zona per parlarne, anche attraverso questo portale.

Buon lavoro su di se.

Dott.ssa Gabriella Petrone - Piacenza-

Gabriella Petrone Psicologo a Fiorenzuola d'Arda

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31 MAR 2014

Buongiorno gentile Maria,
ci sono dei controsensi nel suo ritenersi "una persona fortunata a cui non manca nulla" in quanto parla di "noia, stress, depressione, ecc." e nello stesso tempo, ci dice che rifiuta gli inviti degli amici per mangiare insieme. La sua difficoltà a portare avanti il suo equilibrio psicofisico potrebbe nascondere un intenso disagio relazionale dove l'espressione di sè viene sacrificata e punita attraverso la compulsività alimentare. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta per analizzare a fondo quanto sopra accennato. Se è di Roma, resto a disposizione per una consulenza psicologica.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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31 MAR 2014

Buongiorno Maria,
il suo rapporto col cibo è la manifestazione di una problematica psico-somatica, che può essere affrontata attraverso un percorso psicoterapeutico. Oggi disponiamo di efficaci strategie terapeutiche i per il trattamento dei Disturbi Alimentari, ma c'è bisogno della sua presenza ! Cordialmente dr.ssa Paki Papagni

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28 MAR 2014

Cara Maria,
del suo comportamento bulimico lei è perfettamente cosciente, ma è molto difficile che possa uscirne senza l'aiuto di uno psicologo con cui elaborare questa dipendenza. Credo sia opportuno fare questo passo per affrontare il suo disagio.
Cordiali saluti, Dott.Di Rosa

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28 MAR 2014

Gentile Maria,
credo che la mossa più sensata in questo momento sia rivolgersi ad uno psicologo di persona. Le problematiche alimentari con il tempo tendono a cronicizzare se non vengono adeguatamente affrontate.
Spesso questo generi di disturbi hanno origini relazionali ed emotive. Quello che lei afferma, "la mia vita è perfetta", forse andrebbe rivalutata, considerando cosa c'è dietro la sua problematica.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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