Dipendenza affettiva patologica

Inviata da domenico giordano il 22 apr 2015 8 Risposte  · Dipendenza affettiva

Ho quasi cinquanta anni e circa 16 anni fa mi è stato diagnosticato un d.a.p., in seguito ad crisi di panico, sfociata mentre ero in aereo, tanto che il pilota mi ha fatto scendere dal aeromobile.
Ero un viaggiatore frequente che aveva preso circa 50 volte un aereo, anche per tratte lunghe.
Ritornato a casa ho avuto una altra crisi e sono andato immediatamente dal uno psichiatra che mi ha prescritto degli ansiolitici.
Da quel giorno ho cronicizzato il mio panico e mi sono rivolto a decine di psichiatri e psicoteraupeti, i quali hanno stabilizzato i miei sintomi rendendomi però schiavo dei psicofarmaci senza che ne avessi dei benefici comparabili agli effetti collaterali che la loro somministrazione comporta. Da quel giorno mi sono sempre chiuso di più e non riesco a vivere la mia vita familiare e lavorativa come vorrei, e pur non avendo più dei veri e propri attacchi di panico soffro di ansia anticipatoria, cosi evito i luoghi e le situazioni che mi provocano disagio.
Sono diventato impressionabile e non ho la forza di volontà e la determinazione che avevo prima.
Le sorprese e i cambi di programma mi fanno letteralmente trasalire, tanto da diventare irritabile e nervoso.
Ricapitolando da circa sedici anni vado avanti come uno jo-jo miglioro e peggioro ciclicamente e divoro psicoterapeuti con cadenza biennale.
Praticamente ho perso la fiducia in me stesso, perchè credo di non saper soffrire abbastanza, ed anche nei medici perche dopo poco ritorno al punto di partenza come se la terapia non l'avessi mai iniziata.
Ho provato anche con altre tecniche, come l'ipnosi, il problem solving strategico ecc. ecc.
Oramai penso che non potrò guarire mai più e che sarò costretto a tirare avanti finchè mi sara concesso.

crisi , disagio

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Salve Mimmo, anche se non ha rivolto nessuna domanda la sua mi sembra davvero un'importante richiesta di aiuto. Credo che la ragione per cui divora gli psicoterapeuti sia proprio alla base del problema: la dipendenza. Sembra come se il fatto di avere uno psicoterapeuta la facesse sentire meglio di per sé, probabilmente, al di là della qualità dello scambio che avviene tra voi. Questo, tuttavia, può avere un effetto calmante solo nell'immediato; nel tempo invece accresce la sua frustrazione, rabbia ecc. Diversamente dagli psichiatri e dagli psicofarmaci, l'opportunità di una psicoterapia sta nella possibilità di costruire una relazione di fiducia a lungo termine, almeno con frequenza settimanale. La qualità della relazione che si ha col proprio terapeuta è cruciale per determinare l'efficacia di un percorso terapeutico.

Mimmo lei non fa riferimento a nessun terapeuta che l'abbia aiutata in tutti questi anni. Questo mi sembra molto interessante perché penso che lei ne abbia avuti molti e che ne aveva anche molto bisogno. Mi domando cosa sia accaduto con questi terapeuti. In ogni caso se davvero crede di non avere ancora trovato quello giusto, continui a cercarlo! Si accorgerà di essere sulla strada giusta non quando si sentirà "indipendente", ma quando sentirà di aver iniziato a costruire una "dipendenza" positiva con un terapeuta, per esempio, da cui si sentirà capito in profondità, che l'aiuterà a capire l'origine del suo problema, che sentirà affettivamente vicino ecc. e questo la renderà più forte e più capace di seguire la sua strada. Un grosso in bocca al lupo e un caro saluto. Dott. Massimo Perrini. Psicoterapeuta Psicoanalista Relazionale a Roma.

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Gentile Domenico,
non è chiara la sua frase "divoro psicoterapeuti con cadenza biennale".
Lei vuol dire che ha fatto diverse psicoterapie ognuna delle quali della durata di due anni con cadenza continuativa settimanale oppure vuol dire che ogni due anni è andato da uno psicoterapeuta diverso per fare solo qualche incontro.
Mi consentirà che tra le due cose c'è una bella differenza!!.
Sarei comunque curioso di sapere la psicoterapia più lunga che ha fatto quanto tempo è durata con sedute a cadenza settimanale!...
A parte questo e a parte il fatto che gli psicoterapeuti non prescrivono farmaci è ovvio che gli psicofarmaci non sono una cura eziologica cioè diretta alle cause prime e addormentano solo i sintomi, tra l'altro con parecchi effetti collaterali negativi.
Proprio per il suo elevato turnover di psicoterapeuti, penso che una vera psicoterapia lei non l'abbia mai fatta e la invito a iniziarla adesso facendoci, se vuole, sapere come vanno le cose, tra almeno un anno.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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7 OTT 2015

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Buongiorno, io non credo che lei sarà destinato a convivere per sempre con il suo disturbo di ansia. Quello che lei definisce ansia anticipatoria altro non sono che evitamenti che se non affronterà la porteranno, generalizzandosi, a non uscire più di casa. Il farmaco non è la soluzione ma solo una stampella da utilizzare per ricomunicare a camminare da solo. Le consiglio di cercare, nella sua zona di residenza, un terapeuta cognitivo-comportamentale che potrà aiutarla attraverso una terapia a ricominciare a vivere serenamente. Buona fortuna.
Dr.ssa Rosella Vitali

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28 APR 2015

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Gentilissimo Mimmo,
Lo sconforto e la perdita di speranza si toccano con mano nel suo racconto. Il terrore che non ci sia nulla da fare può essere un fattore a suo svantaggio nella volontà di farcela. Sono molte le terapie efficaci, ma molto dipende anche da come si affrontano. La perdita di fiducia in sé e negli altri giocano un ruolo di svantaggio. Cerchi di riacquistarla e non si perda d’animo. Io potrei comunque consigliarLe qualcuno che lavori sui sintomi del ‘qui ed ora’ e che al contempo lavori sui suoi significati personali che dà all’evento, es. a quando scaturito, a come lei lo vive e se lo racconta. Estremamente Importante è analizzare quando e come avvenuto il primo episodio di scompenso circa 16 anni fa. Che momento di vita stava attraversando? Per esempio, che significava per Lei allontanarsi da casa in quel momento? Qua occorre effettuare un lavoro profondo ed intenso non solo sui significati, ma anche sulle sue emozioni: da cosa sono scaturite, riconoscerle e gestirle. Un orientamento Cognitivo costruttivista è uno degli ultimi approcci, con la versatilità e flessibilità di un terapeuta di utilizzare varie tecniche di supporto: rilassamento e strategie cognitivo-comportamentali. Inoltre servirebbe lavorare sul suo senso di ‘controllo’ che dalla frase , sembra in lei molto elevato. Lei deve cambiare modo di vedere le cose e di interpretare gli eventi. Cerchi un terapeuta con cui costruire un legame di sua fiducia e soprattutto di collaborazione reciproca. Se occorrono ulteriori chiarimenti, mi contatti. Cari saluti e un In bocca al lupo
Dr.ssa Mariaelisa Santonastaso
Psicologa Oristano

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27 APR 2015

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Gentile Mimmo
certo che tutti questi anni in cui la sua problematica si trascina e non trova risposte devono averla scoraggiata tanto. Tanto che per lei è molto difficile ora pensare di guarire e di tornare ad una vita dove possa davvero sentirsi sicuro e sereno.
La mia sensazione è che questo disturbo di cui lei soffre da così tanto tempo abbia una radice profonda nel senso di "significato" che vuole e deve essere scoperto.
La cura a mio parere dovrebbe essere condotta su questo binario e cioè nello spostare l'attenzione dal sintomo e nel portare invece "comprensione" alla sua vita in generale.
Sono anche daccordo con la sua osservazione circa il fatto che sia gli psicofarmaci, sia la terapia possa, in qualche modo, aver contribuito a "fissare" il sintomo.
Credo che lei, da un lato non abbia trovato il terapeuta giusto, dall'altro non ha trovato in se stesso il giusto atteggiamento in psicoterapia in quanto lei è come che "consumi" psicoterapeuti con una velocità lampo e forse non da modo agli stessi di capirla e non da modo a se stesso di essere compreso.
Il Libro di Raffaele Morelli : Saggezza dell'Anima ed. Mondadori, parla di tutte queste tematiche e anche di altri temi molto interessanti. E' di semplice lettura e comprensibile a tutti.
Non si rassegni e continui ad affrontare il suo problema, trovi qualcuno in grado di poterlo (il problema) porre in una prospettiva più ampia.
Un caro saluto
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

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25 APR 2015

Logo Dott.ssa Silvana Ceccucci Dott.ssa Silvana Ceccucci

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Buongiorno Mimmo,
Sicuramente esistono tanti psicoterapeuti, ma anche diversi tipi di psicoterapie, alcune più efficaci di altre nel trattare i suoi disturbi che nel tempo hanno "invaso" quasi tutti i suoi ambiti di vita. Sarebbe utile, nel suo caso, consultare uno psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale che utilizzi sia tecniche di " seconda generazione" come l' esposizione alle situazioni ansiogene, sia approcci di " terza generazione" come l' ACT. La prima con il principale obiettivo di affrontare i sintomi immediati, la seconda per sviluppare una nuovo modo di considerare sé stesso ed i suoi processi di pensiero, attraverso la capacità di " stare nel presente" e di compiere azioni impegnate che vadano nella direzione dei valori sui quali basa la sua vita. Immagino che sia stufo di cercare e sperimentare, ma é l' unico modo per risolvere la sua situazione.
Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Mattioli
Psicologa, Brescia

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24 APR 2015

Logo Dott.ssa Ilaria Mattioli, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Dott.ssa Ilaria Mattioli, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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Buongiorno sig Mimmo le consiglio di trovare uno psicoterapeuta di indirizzo relazionale perche' è importante comprendere come mai sia comparso il sintomo in una specifica fase del suo ciclo di vita e che significato ha in relazione ad esso. Inoltre le consiglio un approccio strategico al problema degli attacchi di panico.Se vuole porgermi delle domande sarò ben disposta a risponderle. cordiali saluti

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24 APR 2015

Logo Dott.ssa Carmela Pulvirenti Dott.ssa Carmela Pulvirenti

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Gentile Mimmo,
ha dunque provato anche la terapia Strategica Breve? questo approccio è particolarmente efficace per il DAP; se comunque avesse fallito può essere integrato dalla Gestalt o migliorato nelle sue tecniche standard, come spiego in due articoli che può trovare sul mio sito professionale. Dopo anni di malessere c'è il rischio sia di un'assuefazione e dipendenza da ansiolitici, sia del subentrare di sentimenti depressivi: I primi problemi sono essenzialmente medici, per il secondo la terapia Strategica breve ha ugualmente buone risorse. Cordiali saluti

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24 APR 2015

Logo Valentina Sciubba Valentina Sciubba

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