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Dipendenza affettiva o altro?

Inviata da Giovanni il 1 ott 2016 Dipendenza affettiva

Spiego nel breve la cosa. Ho 27 anni. Ho avuto recentemente una relazione di un anno, appena conclusa. Nel rapporto lei ha sempre premuto per condividere e da subito mi ha dedicato il suo tempo e il suo affetto. Io confesso che ho avuto un po' paura e l'ho affrontata sempre con distacco e non ho mai accettato certi suoi difetti facendoglieli pesare in maniera un po' esagerata, quasi cattiva, facendola sentire un po' inadeguata. (Nel mentre confesso che mi sono abituato e affezionato a lei e al suo mondo, però segretamente). Tutto ciò ha provocato in lei il perdere la passione iniziale e siamo entrati in una spirale in cui io acuivo sempre di più l'intolleranza verso i suoi atteggiamenti a mio avviso troppo bisognosi. Questo viversi male la relazione ha fatto sì che la sentissi sempre più sporadicamente (non ero troppo cosciente della cosa nel mezzo degli eventi) e lei invece di affrontarmi con durezza, per carattere suo, mi dava ancora più affetto e mi diceva che ci stava sempre più male per la mia distanza e il mio "scomparire e riapparire". Insomma l'affetto che mi dava mi provocava fastidio e reagivo con cattiveria, per esempio quando piangeva mi dava fastidio e non riuscivo né a condividere né ad aiutarla nei suoi dilemmi, inoltre percepivo come sbagliata o immatura ogni sua scelta sia lavorativa che di vita (per questo ci incontravamo poco) es. lavori troppo = non vuoi uscire con me. Premetto che è una ragazza che ha subito una violenza da adolescente (non ha ricordi dell'atto) e non ha mai affrontato una terapia a riguardo. La cosa alla fine è finita quando si è stancata di giustificarsi e ha cominciato a tirare fuori le palle. Io solo in quel momento mi sono sentito in difetto, ho recuperato la mia sensibilità, ho capito i miei errori, ho capito il valore dei suoi gesti e mi sono trovato improvvisamente "diverso" e "sensibile" verso gli altri (mi è successo anche in una relazione precedente). Ho dei sensi di colpa fortissimi, non riesco a togliermi la sua immagine dalla testa, controllo ossessivamente la sua pagina Facebook, cerco di incontrarla per caso anche solo per vederla e anche se non faccio nulla c'è qualcosa che mi spinge a riprovarci con lei e a recuperare la cosa perché proprio adesso mi sento pienamente in grado di darle quello che desiderava (lei si è stancata e ha perso la pazienza, non ne vuole più sapere ovviamente). Però dentro ho come l'impressione che riavendola e dandogli quello che desidera, dopo breve tempo, potrei rientrare nello stesso meccanismo stagnante di darla per scontata e cercarla solo quando mi ricordo di lei. Io voglio cambiare, non voglio essere così. Questa cosa mi fa soffrire, come posso capire perché mi succede questo? È come se nel rapporto perdessi l'empatia e la sensibilità ma non ne prendessi consapevolezza di ciò.

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Gentile Giovanni,
diciamo pure che col tuo modo di fare hai portato questa ragazza (desiderosa di affetto e bisognosa di ritrovare la fiducia nel prossimo) all'esasperazione.
Sembra che poi tu abbia capito di esserti comportato male essendo però consapevole che nella relazione sentimentale sei poco empatico e, pur non piacendoti questa cosa, non riesci ad essere diverso.
Orbene, per comprendere le ragioni profonde di questa incongruenza e del tuo comportamento è necessario un percorso di psicoterapia preferibilmente psicodinamica.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Buongiorno gentile Giovanni,
il suo livello di consapevolezza di se stesso e dei suoi comportamenti è notevole e questo è un buon punto di partenza per un lavoro psicologico da svolgere con uno/a psicologo/a psicoterapeuta. Per capire - o meglio comprendere - perchè succede questo dovrebbe appunto intraprendere un percorso in quanto conoscere i meccanismi generali di un problema non risolvono lo stesso: ognuno di noi è diverso con la sua storia familiare, i propri vissuti interni, le proprie tendenze, i propri traumi. Certo è che c'è un disagio relazionale che potrebbe alla lunga privarlo del piacere di avere qualcuno accanto a Lei.
Spero di averle fornito degli spunti di riflessione.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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