Dipendenza adulti da xbox

Inviata da barbara il 2 mag 2015 Tossicodipendenza

Carissimi,
Ho letto con interesse le lettere che descrivono di adolescenti che passano ore ai vudeogiochi. Pur capendo la gravità del problema lo trovo un "passaggio" normale e comune in questa delicata fase. Il mio problema è che mio marito, un adulto, con un lavoro di responsabilità e una famiglia con un figlio piccolo, ha lo stesso problema di dipendenza. Appena arriva a casa la sera, si cambia e si mette sul divano a giocare. Gioca per ore. Non mi parla e non si interessa di quello che gli succede attorno. Durante il "gioco" diventa aggressivo e bestemmia di frequente, con ul bambino presente. Se provo a lamentare attenzione scoppia di rabbia, dice che ha diritto a rilassarsi, me ne dice di ogni... dovrebbe essere l'uomo che mi offre sostegno e, mi fa ridere usare questa parola riferita a lui ora, amore. La domenica gioca dalla mattina alle 10 fino a mezzanotte e si scoccia se gli propongo di uscire col bambino. Non posso probirgli il gioco perché mi dice che la consolle l'ha comprata lui e ci fai quel che vuole. Sono davvero esausta e no, non lo amo più.

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Barbara,
la dipendenza da videogiochi è un fenomeno moderno in sé, ma la dipendenza no e, come ora lei può dolorosamente notare, non è nuova la tendenza ad isolarsi ed attaccare le persone che tentano di allontanare il dipendente dall'oggetto della sua dipendenza, dato che questa dipendenza aiuta il soggetto a placare dei soggiagenti stati angosciosi e pensieri non accettabili.
Cosa fare?
Beh, ovviamente è necessario metterlo di fronte ai problemi che crea il suo comportamento ma non farlo mentre sta giocando, può provare a parlarne (non discuterne!) quando siete fuori e quando lo vede il più sereno possibile. Questo non garantisce che lui possa cambiare da un momento all'altro ma può iniziare a fargli capire che continuando così la perderà, perché quel "non lo amo più" alla fine del suo messaggio vuole dire proprio quello.
Potete dunque combattere insieme questa cosa ma non da sola e non in una condizione di disagio. Lui deve comprendere, lui deve diventare suo alleato.
Parlate fra voi, parlatene con qualcuno. Ogni cosa è utile.

cari saluti
Alessandro Pedrazzi

Alessandro Pedrazzi Psicologo a Milano

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Nella situazione che ha descritto non è possibile imporre a suo marito un cambiamento: se non si può cambiare l’altro, bisogna cercare di cambiare sé stessi! Cambiare atteggiamento significa prendere coscienza dei comportamenti che alimentano la dipendenza, adottarne di nuovi e ricominciare ad occuparsi di sé stessi. Capisco che non è sempre facile trovare le parole giuste per spiegare a suo marito quanto il suo comportamento la faccia soffrire e la preoccupi. A volte però, il giocatore si sente aggredito così reagisce arrabbiandosi e giocando ancora di più; è importante, quindi, riuscire ad esprimersi in maniera non colpevolizzante. Può essere utile dire chiaramente ciò che si è disposti a tollerare e stabilire dei limiti che si riescono a rispettare, altrimenti si diventa contradditori. È importantissimo inoltre che non rinunci a riconoscere e a soddisfare i suoi bisogni. Il gioco si è impadronito della vita di suo marito, ma non deve permettere che si impadronisca anche della sua. Le consiglio di ridonare importanza ai suoi bisogni senza avere paura di chiedere aiuto per sé stessa. In questo modo non si allontanerà da suo marito ma potrà essere una risorsa. Solo chi sta bene può aiutare!
La invito a intrapprendere un percorso di supporto psicologico.

Cordiali saluti

Dott.ssa Silvia Ruggiero

Dott.ssa Silvia Ruggiero - Studio Psicoeducativo Ic@ro Psicologo a Melegnano

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Gentile Barbara,
mi sembra che per primo suo marito si sia isolato dalla famiglia autoescludendosi e privandola del piacere/diritto ad una comunione, alla vita in comune. Andare da uno psicologo psicoterapeuta dovrebbe poterla aiutare a trovare i giusti modi di comunicare per facilitare un cambiamento in positivo o per indurre il marito a consultare in prima persona uno psicologo. Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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Buongiorno gentile Barbara,
si percepisce dalla sua richiesta tutto lo sconcerto e la solitudine in cui si sente costretta a vivere, purtroppo se questa di suo marito è una vera e propria dipendenza, vi dovreste rivolgere al centro per le nuove dipendenze della vostra ASL di zona per riuscire a risolvere completamente. Se invece è un modo di suo marito per sfuggire al vostro rapporto e a quello con il bambino, sta a lei che scrive decidere cosa fare. Le suggerisco comunque di valutare un sostegno psicologico per lei stessa, per uscire da questa solitudine e per poter ricominciare a pensare anche a se stessa e al suo bambino in modo più ottimista.
Le auguro il meglio!
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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