Diffidenza verso il terapeuta

Inviata da Maria · 23 ott 2017 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve,
Sto facendo un percorso di psicoterapia da qualche mese e diciamo che per quanto riguarda il mio percorso, mi ritengo abbastanza soddisfatta per il momento, anche del rapporto con il terapeuta che riesce a capirmi anche quando meno me lo aspetterei. La domanda che voglio farvi riguarda proprio il rapporto con il terapeuta, lui spesso è molto gentile con me e a volte mi sembra che mi parli quasi come un padre, sono sicura lo faccia anche per aiutare la mia autostima. Il problema, se così si può chiamare, è che io provo una sorta di distacco da quello che mi dice, cioè penso sempre che in realtà lo faccia perché è il suo lavoro ed è così con tutti, anche se vorrei credere che non sia così. Ovviamente so che dovrei parlarne con lui, ma non sono ancora pronta. Un consiglio su come affrontare questa cosa? E poi è possibile che queato atteggiamento lo abbia solo con me?

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Miglior risposta 24 OTT 2017

Gentile Maria,
lei dovrebbe riflettere su questo suo desiderio di un rapporto (nel senso di relazione terapeutica) esclusivo col suo terapeuta ed ancora sul fatto che siccome il suo è un lavoro non ci può essere per questo motivo un beneficio autentico per lei.
Le dovrebbe invece bastare il fatto che questo terapeuta le parla con empatia e riesce a capirla anche quando lei non se lo aspetta.
Ad ogni modo, appena lei si sentirà in grado di farlo, sarà utile portare direttamente a lui questi temi.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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24 OTT 2017

Gentile Maria,
Questi sentimenti di diffidenza è opportuno affrontarli con il terapeuta, forse lei vive un momento di criticità significativa.
Ogni terapeuta ha un proprio stile personale al di là della formazione, l'importante che riesca ad entrare in sintonia emotiva con questa persona. L'atteggiamento del terapeuta è in ogni caso sottoposto a supervisione interna ed esterna in base allo specifico caso.
Ciò le garantisce un lavoro di qualità e una tutela personale.
Cari saluti
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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24 OTT 2017

Buongiorno Maria, di sicuro sarebbe opportuno (anche per il terapeuta) che ne parlasse con lui in quanto sarebbe un'indicazione utile.
Mi chiedo cosa smuova il lei un atteggiamento paterno e perché a lei venga da scappare anziché affidarsi, come si farebbe con un padre, idealmente.
Ci pensi, probabilmente è un momento terapeutico molto importante.
Auguri

Dott.ssa Eleonora Colombo Psicologo a Busto Arsizio

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23 OTT 2017

Buonasera Maria, anche i terapeuti hanno degli atteggiamenti/attitudini/modalità di base che adottano, più o meno, con tutti. Questo perché fanno parte delle loro caratteristiche di personalità (ad es, c'è il più attivo che parla molto, c'è quello che cerca di ascoltare di più, c'è quello con atteggiamento paternalistico e c'è chi cerca di essere più distaccato, e così via). Tuttavia, bisogna ricordarsi almeno due cose: l'esperienza e la professionalità (a prescindere dalle proprie caratteristiche di personalità) fanno sì che il terapeuta si tari in base alle caratteristiche del paziente. Inoltre, a prescindere dall'atteggiamento paternalistico (eventuale) ed a meno che tale atteggiamento non la condizioni emotivamente in qualche modo a causa di esperienze passate, provi a focalizzare la sua attenzione su ciò che vuole trasmetterle/comunicarle il collega, quindi sul contenuto del messaggio. Detto questo, credo, comunque, sia necessario che lei gli comunichi queste sue impressioni in quanto informazioni cliniche rilevanti e "calde", ovvero che la attivano emotivamente proprio durante la seduta (o quando ci ripensa a casa).
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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