Difficoltà nello stabilire rapporti confidenziali

Inviata da Gaia · 17 dic 2012 Relazioni sociali

Salve,

sono una ragazza di 30 anni. Ho effettuato in passato della psicoanalisi ma dopo un anno ho smesso perché mi sembrava di non aver più problemi. Ora, dopo 3 anni, i problemi si ripresentano, ma in forma diversa. Ho già deciso di ricominciare una terapia, ma il motivo per cui Vi scrivo è una curiosità su uno dei miei problemi, che non ho riscontrato in nessun altro e su cui non ho trovato nulla in rete.
Ho difficoltà a stabilire delle amicizie o dei rapporti sentimentali felici perché non riesco a fidarmi delle persone causa di errori commessi da me nei confronti degli altri e da altri nei miei confronti. Il risvolto originale della faccenda e il mio sentirmi a mio agio solo nei luoghi che circoscrivono in qualche modo un'istituzione di di cui io possa sentirmi parte: l'università, un partito politico, il comune, perfino la chiesa. Credo che questo sia collegato al fatto che le "istituzioni" sono sempre al loro posto e non mi chiuderanno mai le porte, come invece possono fare le singole persone, perché le istituzioni sono aperte a tutti.
Mi rendo conto che questo sia un espediente per convivere con la mia paura dell'abbandono, però sento che il rapporto confidenziale, che io comunque non riesco a stabilire con le persone, mi manca.
Esiste un nome a questo particolare problema?

Grazie

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Miglior risposta 18 DIC 2012

Cara Claudia, il tuo non è un disturbo vero e proprio, né una patologia ma un'enorme difficoltà che, probabilmente cristallizzatasi negli anni, le intralcia un fluente mondo relazionale. Bisognerebbe capire che cosa significa per te "fidarsi", poichè il rimanere delusi o sbagliare nell'aspettarsi qualche cosa dalle persone è cosa del tutto normale e facente parte dell'universo umano, tuttavia un antico trauma, piuttosto che aspettative eccessive possono determinare in certe persone l'innalzamento di un muro difensivo. A questo muro può succedere di "abituarsi" rendendo così sempre più difficile abbatterlo o guardarci attraverso. Evidentemente riprendere un'analisi è la scelta più giusta. Mii verrebbe da lanciarti una domanda aperta: avevi instaurato un rapporto di fiducia con la tua/il tuo analista?

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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19 DIC 2012

gentile signora Claudia,
solitamente le caratteristiche psicologiche maladattive si associano tra loro in vario modo tanto da costituire delle psicopatologie: disturbi psicologici con un specifico nome di riferimento che solitamente si riscontra nelle nosografie internazionali sotto forma di diagnosi. Non pare comunque possibile fare virtualmente una diagnosi certa e neppure è deontologico. La diagnosi tuttavia è importante sia per poter esprimersi con un piano terapeutico di successo sia pure per poter comunicare al paziente l'eventuale curabilità e (se possibile) anche il tasso di guarigione.
Quindi, nel caso da lei qui delineato, conviene, non tanto allo scopo di sapere solo il nome di un proprio disturbo quanto per riuscire a risolverlo per sempre, afferire con fiducia presso lo studio di uno psicoterapeuta che abbia l'abitudine e la competenza clinica di ricercare la diagnosi attraverso una attenta valutazione e comunicarla (a voce o per iscritto) al paziente definendone anche le cause sempre comunque a scopo terapeutico.
dr paolo zucconi, psicoterapeuta e sessuologo comportamentale a udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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18 DIC 2012

Cara Claudia,
il suo disagio sembra derivare da una difficoltà relazionale, che deriva forse la paura di perdere relazioni significative e da modalità e dinamiche relazionali da lei esperite nel passato.
Mi sorgono alcune domande: ha mai provato ad inserirsi in contesti diversi? cosa accadrebbe se gli altri non l'accettassero? e come mai ha così paura di non essere accettata?
Dato che ha già iniziato un percorso con una psicoterapeuta, potrebbe continuare con lei, dato che conosce la sua storia.
In bocca al lupo!!
Dott.ssa Chiara Alcini - Pescara

Dott.sa Chiara Alcini Psicologo a Pescara

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18 DIC 2012

Gentile Claudia,
la sua difficoltà nell'intrecciare relazioni ha molto a che vedere con la fiducia e il tradimento di questa fiducia, ma anche con la possibilità di sentirsi supportata e contenuta all'interno di un ambiente più ampio e strutturante che la faccia sentire sicura. Spesso dare un nome ad un vissuto o a una difficoltà ci aiuta a circoscriverla e a definirla, ma può anche diventare limitante, perchè ogni situazione è a sé e diversa. Non ha pensato di riprendere il percorso con il terapeuta con cui ha lavorato? Potrebbe essere utile affrontare questo aspetto così delicato della sua personalità con un professionista che già conosce e con cui si è già stabilita una relazione, nel caso in cui questa fosse da lei percepita come supportiva e di aiuto; in caso contrario le suggerisco di cercare un diverso terapeuta ma di riflettere sulla possibilità di riprendere un percorso personale. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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17 DIC 2012

Gentile Claudia, il suo problema non ha un nome specifico, ma consiste nel fatto che lei ha paura di essere tradita ed abbandonata dalle singole persone, per cui, la sua terapia dovrebbe essere mirata a cercare di capire il perchè di questo suo timore, cioè il cosa è successo soprattutto nei suoi primi anni di vita!
In bocca al lupo!

Dott.ssa Angela Virone Psicologo a Agrigento

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17 DIC 2012

Non credo, cara Claudia, che sia necessario etichettare il suo problema con un nome piuttosto che con un altro. Il suo è un disagio relazionale derivante da un suo irrisolto timore di perdere le relazioni coinvolgenti. Preferisce ambiti più "protettivi" dai quali difficilmente potrebbe essere tradita, teme un coinvolgimenti più profondo che obbliga a mettersi in gioco perché teme di dover affrontare il dolore che potrebbe seguire ad una eventuale rottura, conflitto, fine di una relazione importante, sia essa amicale o sentimentale. E' necessario che riconosca in sé questo bisogno, naturale, di avere delle relazioni più importanti e che affronti la sua paura di perderle.

Dott.ssa Chiara Pica - Studio SomaticaMente Psicologo a Grosseto

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