Difficolta' nella chiusura della terapia

Inviata da Lu Su il 21 mag 2018 Psicologia risorse umane e lavoro

Salve,
sono consapevole dei limiti dovuti al fatto che non mi conoscete ma ho bisogno di un parere.
Sono in terapia (Gestalt) da Novembre. Avevo precedentemente fatto circa 3 mesi di terapia prima di un trasferimento all'estero, quasi tre anni fa. Col mio attuale terapeuta sono arrivata ad una consapevolezza più estesa di me stessa e dei miei problemi relazionali. Sono arrivata da lui con sintomi depressivi dovuti a dubbi dal punto di vista lavorativo, scarsa vita sociale e, ora che ne sono passata attraverso lo riconosco, una certa determinazione nel cercare conferma del fatto che nemmeno la terapia potesse aiutarmi, perché dopo la prima volta mi sentivo benissimo, un'altra persona, e poi era tornato tutto come prima.
Col mio attuale terapeuta ho visto non solo tratti dipendenti, ma anche tratti evitanti, che mi hanno destabilizzato probabilmente più dei primi. Dopo tante resistenze penso pero' d'aver instaurato una buona relazione terapeutica.
Circa tre mesi fa, nel pieno della frustrazione (convinzione che nulla servisse e insoddisfazione dovuta al lavoro e all'ambiente in cui vivo) ho deciso di trasferirmi di nuovo.
Credo che il licenziamento sia stata la rottura di un mio schema, ma ho paura che il trasferimento sia la conferma di un altro pattern. Ora riconosco che tendo ad evitare di entrare in contatto profondo con le persone, a meno che non siano persone profondamente nocive, e che tendo ad andarmene se invece qualcuno dimostra di essere dalla mia parte. Sono molto vicina a quella che dovrebbe essere la chiusura della terapia, ma mi sento al momento dipendente dal mio terapeuta.e decisamente non pronta. C'e' un'enorme parte di me che vorrebbe restare, che mi dice che andarsene ora e' un errore, che anche questa dipendenza vada superata in terapia con lui. Lui crede che io mi esponga a cosi tante chiusure proprio per imparare a chiudere e che anche terminare potrebbe comunque farmi bene. Io non mi sento minimamente pronta ed ho paura che cadrò di nuovo in depressione. Ne parlerò con il mio terapeuta nella prossima seduta ma ho paura di non avere il tempo per indagare tutto questo. E' normale sentirsi cosi in fase di chiusura o e' correlato alla mia situazione?
Grazie mille a chiunque rispondera'

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Cara Lu Su, la chiusura di una relazione terapeutica porta quasi sempre con sè timori rispetto al dopo e dubbi sul fatto che possa essere o meno una scelta giusta. Ci vorrà del tempo per interiorizzare il percorso che ha fatto e anche la sua eventuale fine. Le rispondo, quindi, che provare sensazioni ambivalenti rispetto alla chiusura può essere normale, ma sono da considerare anche aspetti personali che incidono sul modo di gestire e fronteggiare questa separazione. Parli di tutto con serenità con il suo terapeuta, vedrà che insieme darete un senso a quello che sta succedendo e prenderete la strada migliore per lei.
Cordialmente, Dott.ssa Daniela Cannistrà.

Daniela Cannistrà - Psicologa e Psicoterapeuta Psicologo a Seregno

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Gentile signora.
Grazie di aver condiviso con noi queste sue perplessità legittime.
La chiusura del rapporto terapeutico la deve intendere come una trasformazione ponendo l'attenzione sul tempo necessario per interiorizzare le nuove conoscenze relative a sé stessi e alla relazione terapeutica. È una fase importante terapeutica.
Dott.ssa Enza Pecora
Psicologa e psicoterapeuta
Reggio Calabria

Dott.ssa Enza Pecora Psicologo a Reggio Calabria

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