Difficoltà in famiglia

Inviata da Paoloc. 12 feb 2018 4 Risposte  · Terapia familiare

Buongiorno, convivo con la mia compagna da ormai più di 8 anni e abbiamo una bimba di 3 anni e mezzo. Dopo la nascita della piccola abbiamo avuto molte fasi problematiche: prima lei rifiutava rapporti. Poi non voleva lasciare la piccola a nessuno (ne ai miei, ne ai suoi) per ritagliarci del tempo per noi, poi non si piaceva fisicamente. Ho sempre provato ad aiutarla e le cose hanno continuato a funzionare, anche se saltuariamente c'erano fasi difficili. A Giugno 2017 ha ritrovato lavoro (lo aveva perso durante la maternità a causa del fallimento della ditta). Da lì la situazione è precipitata. Il lavoro l'ha assorbita completamente e si è progressivamente allontanata da me e dalla ns. piccola. Sta fuori dalle 730 del mattino alle 830 di sera e spesso poi sfinita va a letto. Io bado a tutto (sistemare casa, spesa, commissioni, asilo e bimba). La bimba ha cominciato a manifestare difficoltà: con me è attaccattisima, mentre con la mamma spesso è aggressiva sia verbalmente ("cattiva") e spesso la "picchia". Abbiamo avuto un colloquio con la maestra del nido che ci ha detto che La piccola è meno serena di quest'estate e manifesta compotamenti assimilabili a vuoti e mancanze. Tra di noi le difficoltà sono aumentate. A Settembre mi dice che non sa se mi ama più come prima e che ha la testa occupata da un collega di 20 anni più anziano. Però mi giura che tiene a noi che non è successo nulla e che è meglio si dimetta. Io le do fiducia, le dico che dobbiamo migliorare, che deve dedicarci di più a noi, che deve dedicare meno tempo al lavoro. Le cose non cambiano molto, sento che c'è lontananza e dentro di me c'è "una voce" che mi dice di lasciare perdere. Settimana scorsa mi confessa che mi ha tradito più volte con il collega, anche se è da tempo che non hanno rapporti. Era ciò che mi aspettavo. Dice che ci si è trovata in quella situazione, che era in difficoltà, schiacciata da mille difficoltà e che forse non mi ama più. La reazione naturalmente è stata quella di dirle di andare via, ma poi c'è pur sempre una bimba di tre anni. Lei dice che vuole fare chiarezza in se stessa e che ora non riesce ad essere la compagna che vorrei e che la sua prima preoccupazione è recuperare il rapporto genitoriale con la ns. bimba. Ha chiesto aiuto a un terapeuta con cui ha la prima seduta oggi. Ho deciso di provare a starle vicino, per noi e la nostra piccola sperando di riuscire a trovare una via di uscita. Abbiamo parlato molto. Certo ho momenti di sconforto e di rabbia ma parliamo tanto da Giovedì scorso. Abbiamo tirato fuori tante emozioni, anche rabbia. Lei ha difficoltà ad avere un contatto fisico con me e parlo solo di un semplice abbraccio o una carezza. Io da un lato mi sento sollevato, per assurdo, dall'altro mi sono concentrato a provare ad uscire da questa situazione, anche se la situzione è decisamente grave. Cosa consigliate di fare? qual'è il percorso che dovrà fare la mia compagna? Grazie

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Perché non decidi di accompagnarla alla terapia per fare colloqui familiari?
Io sono specializzanda 4'e ultimo anno terapia familiare. Se mi dice di dove siete cosi in caso posso indicare qualcuno.

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Gentile Paolo,
la nascita di un figlio produce cambiamenti importanti nella vita della coppia che deve trovare nuovi equilibri e nuova organizzazione.
E' molto probabile che la attuale crisi non sia altro che l'epilogo delle incomprensioni e della conflittualità che è iniziata con la nascita della bambina se non ancora prima.
Per sua moglie il nuovo lavoro ha sicuramente rappresentato una sorta di fuga e di rifugio e così pure la relazione con l'altro uomo di 20 anni più grande e disposto a darle attenzioni e distrazioni.
E' così che si spiegano le 13 ore di assenza al giorno che altrimenti sarebbero difficilmente spiegabili come orario di lavoro!
Ora che la crisi è scoppiata in modo acuto, è buono che stiate parlando tra di voi e tirando fuori emozioni e rabbia reciproca accumulata negli anni ma tutto dovrebbe accadere all'interno di una psicoterapia di coppia sotto la guida del terapeuta.
In mancanza, anche lei dovrebbe poter intraprendere una sua psicoterapia individuale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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13 FEB 2018

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Gentile Paolo,
La nascita di un figlio può destabilizzare la coppia in alcuni casi, cambiano gli equilibri e le dinamiche interne. Oltre al percorso individuale, consiglierei a breve un percorso di coppia per cercare di recuperare il rapporto. Nel lavoro individuale la partner lavorerà sulla propria storia personale e sui vissuti emotivi.
Resto a disposizione
Dott.ssa Donatella Costa

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12 FEB 2018

Logo Dott.ssa Donatella Costa Dott.ssa Donatella Costa

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Buongiorno, ci sono molti percorsi che la sua compagna può intraprendere individualmente, ma vi consiglio di affrontare queste difficoltà in una terapia di coppia. Quando nasce un figlio, come ha ben sottolineato, le condizioni relazionali cambiano; si evolve ad una fase diversa della vita di coppia, passando dall'essere una coppia all'essere genitori. Si sviluppano responsabilità nuove e le abitudini di prima si modificano. Una coppia affronta tutto questo e non sempre questi compiti evolutivi sono facili da superare.
Una terapia di coppia vi permetterebbe di affrontare questo momento definendo la vostra crisi che necessita di un nome e di una strada da percorrere. Una strada che deve essere consapevolmente scelta assieme, magari con una nuova fiducia di legame. Saluti, Dott. Luca Granata

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12 FEB 2018

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