Difficile adattamento bambina straniera adottata in famiglia

Inviata da Tony · 19 nov 2018 Terapia familiare

Abbiamo adottato una bella bambina di 13 anni straniera, proveniente da una scuola convitto con un passato diciamo complicato. Ha perso la mamma all’età di 8 anni circa. Poi in tutela dalla nonna e due anni fa data in custodia presso una scuola convitto, tipo orfanotrofio. Adottata da noi da 6 mesi. Non abbiamo barriere linguistiche in quanto parliamo perfettamente il suo idioma. Purtroppo, dopo un po’ di tempo abbiamo notato che dice parecchie bugie, non partecipa molto volentieri alla vita familiare, tuttavia va bene a scuola, abbiamo scoperto che fuma, tre volte ha rovistato, in nostra assenza, nella stanza della sorella maggiore, crediamo per prendersi qualche spicciolo... Nega il fatto, nonostante prove schiaccianti. Spesso è chiusa con se stessa e con noi. Mangia in maniera sfasata, è restia a rispettare le regole più elementari, per esempio riguardo l’igiene e l’ordine, anche se dentro casa a volte aiuta a stirare a spicciare a lavare i piatti, si fa la sua stanza, una volta la settimana riordina completamente la sua stanzetta, dopo insistenti e ripetute sollecitazioni. Il problema che mia moglie è una persona molto lineare e corretta e vorrebbe che si aprisse di più, fosse più partecipe ai problemi familiari e, più in generale, alla vita in famiglia. Nonostante il suo carattere vivace e a volte socievole, per esempio a scuola, registriamo una certa indifferenza nei confronti dei membri della famiglia. Non sente in modo particolare sensi di colpa, perlomeno non lo dimostra, quando le si viene rimproverato di aver commesso una birichinata o una cosa contraria alle norme, per esempio, dopo aver rovistato nella stanza della sorella.
Non manifesta pentimento o compassione per aver arrecato anche danno morale, sembra non rendersene conto, sembra. Fa l’offesa anche quando è in torto e non manifesta desiderio di conciliazione, pensando di far cadere la cosa con il tempo, spesso mantenendo il silenzio o non affrontando l’argomento se da noi sollecitato, cercando coccole o manifestando smancerie. Mia moglie ritiene che si tratti di un caso di sociopatia, io , invece, sono dell’idea che non si possa diagnosticare una patologia del genere, ma che bisogna darle più tempo e aver pazienza, alla fine anche lei dice, bene, diamole altri 3 mesi…. Questa circostanza mi sta logorando, anche perché’ abbiamo fatto un percorso molto lungo e sofferto per adottare questa creatura. Cerchiamo di capirla, abbiamo usato tutte quelle accortezze del caso, considerato il suo trascorso, ma ora mi accorgo che mia moglie sta cedendo e ho timore in un suo ripensamento, anche se a volte io stesso sbrocco e dico, bene, allora rinunciamo!! Poi mi rendo conto di aver detto un eresia. Questa circostanza mi affligge, anche solo all’idea che si possa prendere una decisione di rinuncia, essendo lei in un periodo di preaffidamento, secondo la legge italiana che, generalmente, dura un anno. In concreto, ci sono stati degli episodi, circa 5 in questi 6 mesi, dove lei ha creato delle situazioni imbarazzanti, a volte gravi, con i suoi amici/amiche, ma nulla di trascendentale. Ora, noto che aumenta il distacco tra lei e mia moglie, ma anche con l’altra mia figlia maggiorenne che si sente tradita dopo l’incursione della sorella nella sua stanza, atto da lei considerato come una forma di non rispetto. Io sono più moderato nelle valutazioni, loro cominciano ad emettere giudizi e sta nascendo una relativa discordia in famiglia. Un altro aspetto preoccupante e’ che influisce molto sull’umore di mia moglie il suo approccio al cibo. Mangia molta frutta è monocolore su alcuni cibi, a volte apatica a quello che trova o che cerchiamo di prepararle, a volte non si pronuncia neanche sulle cose che le piacciono, cambia spesso umore. Forse sto esagerando, ma mi sento molto responsabile sia nei confronti di mia figlia adottiva che di mia moglie e dell’altra figlia maggiorenne che a tutt’oggi vive assieme a noi. Vi sarò molto grato per un consiglio, perché’ sento che non riesco più a gestire la situazione e a volte anche me stesso , e neanche a trovare un equilibrio nei rapporti tra mia moglie e la figliola che abbiamo adottato. E’ un punto di crisi senza ritorno? Vi ringrazio in anticipo per un vostro autorevole parere ed eventuale suggerimento, sono sconvolto e avvilito.

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Miglior risposta 20 NOV 2018

Caro Tony,
comprendo la vostra difficoltà: accogliere vostra figlia a 13 anni significa accogliere una ragazzina con 13 anni di storia, con tutto il vissuto emotivo che porta con sé, che da quello che accenni sembra essere fatto di dolore, separazioni..e tutto ciò che non conosciamo, e non conoscete neanche voi.
Avete accolto qualcuno che è “altro” da voi, e se ho ben capito è con voi da 6 mesi, un tempo veramente breve: prima di chiederle di adattarsi al clima e al ritmo della vostra famiglia, fatele capire che la amate così com’è, così “diversa” da come siete voi e sua sorella; che la amate anche quando mente e quando fruga nelle stanze! Solo in questo modo potrà fare l’esperienza che le manca, e che “significa” essere figlio: sentirsi amato! ( Inconsciamente attraverso i suoi comportamenti e le sue reazioni potrebbe star cercando proprio questa conferma)
Sei mesi sono un tempo veramente breve perché possa nascere una relazione di fiducia, soprattutto in chi ha dovuto vivere dolorose separazioni, e la chiave dell’affidarsi sta proprio nel sentirsi amati per quello che si è.
Un’ultima cosa: rispetto alla preoccupazione di tua moglie sulla sociopatia, rifletto solo sul fatto che anche la regolazione emotiva può essere molto complessa in chi ha dovuto a lungo difendersi dal dolore; certe emozioni si preferisce evitarle; non appena si riattiva la consapevolezza di avere un valore agli occhi di qualcuno allora c’è di nuovo spazio per il riconoscimento emotivo e per l’interesse verso l’altro.

Dott.ssa Sonia Rizzo Psicologo a Roma

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20 NOV 2018

Buonasera Tony
Ho letto con attenzione le sue parole. Comprendo esattamente quanto sia lungo e duro il percorso che porta all’adozione e quante aspettative vengano riposte nel bimbo/a che arriverà. Tuttavia quello non é che il preludio in quanto la vera difficoltà spesso i genitori adottivi la riscontrano nel dover far fronte al bimbo vero. Questa bambina ormai preadolescente ha passato molti anni in istituzione, si é dovuta adeguare a prendere il meglio di ciò che le veniva offerto, ha dovuto crescere senza punti di riferimento, senza genitori, senza sentirsi amata e voluta per quello che era.
Comprendo i vostri dubbi e le vostre paure. Vi suggerisco di non cedere alla necessità razionale di incasellarla: non fatele una diagnosi. Aprite invece il vostro cuore e usate con lei un codice affettivo perché questa ragazzina ha necessità di legami caldi e Vitali. Ha necessità di sentirsi amata a prescindere. Aprite la via del dialogo e cercate nuovi spunti comunicativi. Laboratori artistici? Teatro? Attività fisica? Valutate attentamente l’impatto del vostro benessere materiale sulla vita di questa ragazzina che certamente ha vissuto in condizioni precarie e di semi povertà. In genere si consiglia di dare un tempo per aiutare questi ragazzini ad integrarsi nella nostra cultura ricca ed attenta alle esigenze dei bimbi.

Vi suggerirei anche di farvi seguire. In genere nelle usl o per via privata vengono attivati dei gruppi per genitori adottivi : ci si trova e si segue un percorso di scambio e sostegno. Sono certa potrebbe esservi utile!
Attivate anche un sostegno psicologico per questa ragazzina che sta faticando ad adattarsi alla sua nuova realtà e a riconoscere i suoi conflitti interiori.
Se desidera sono disponibile a seguirvi
Un caro saluto
Dott.ssa Nicolini Fabiana Bologna

Dott.ssa Fabiana Nicolini Psicologo a Bologna

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