Diciassettenne che vuole tornare ad essere piccola

Inviata da Maya · 20 lug 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

una ragazza di 17 anni che vuole essere piccola, per esempio vuole il biberon, gioca con un pupazzo e usa foto profilo di quando era piccola, che problema può avere? a scuola va bene. È intelligente ma quando è in famiglia ha atteggiamenti e ragiona come una bambina, non ha alcun desiderio di crescere. Ha qualche amica ma per esempio a volte piuttosto che uscire con loro segue i genitori. Io vedo che sta bene in generale, ma credo anche che sia sano avere il desiderio di diventare grande, è quasi maggiorenne...a tal proposito per esempio la macchina la vuole perché e fissata da sempre con un modello, non per essere indipendente..

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 22 LUG 2026

Buongiorno, dalle sue parole percepisco la sua preoccupazione per questa ragazza. L'adolescenza è una fase in cui convivono due movimenti opposti: il desiderio di crescere e quello di rimanere nel mondo dell'infanzia, percepito come un luogo di sicurezza e familiarità. In alcune persone uno di questi poli può essere più evidente dell'altro, senza che questo indichi necessariamente la presenza di un disturbo.
Da ciò che descrive, questa ragazza sembra vivere con serenità diversi aspetti della sua vita: va bene a scuola, ha alcune amicizie e, nel complesso, non emergono particolari segnali di sofferenza. Questo è un elemento importante. Al tempo stesso, il forte investimento simbolico nell'infanzia (il biberon, il pupazzo, le fotografie da bambina, il preferire talvolta la compagnia della famiglia a quella dei coetanei) può rappresentare un modo personale di attraversare questa fase della vita.
In una prospettiva esistenziale, crescere non coincide semplicemente con il raggiungimento della maggiore età o con il desiderio di essere indipendenti. Diventare adulti significa confrontarsi con la libertà di scegliere chi si desidera essere, assumersi responsabilità e accettare che ogni scelta comporti anche una rinuncia. È un passaggio che può suscitare entusiasmo, ma anche timore. Per alcuni avviene in modo spontaneo, per altre richiede tempi più lunghi.
Più che chiedersi quale problema abbia, potrebbe essere interessante interrogarsi sul significato che assume, per lei, il desiderio di restare "piccola". Cosa rappresenta quell'immagine di sé? Cosa trova nel mondo dell'infanzia che continua ad avere un valore così importante? E, allo stesso tempo, cosa rende meno desiderabile il mondo adulto? Non è detto che dietro vi sia necessariamente una paura: potrebbe essere semplicemente il suo modo, almeno per ora, di dare senso a questa fase della vita.
Naturalmente, se questa modalità dovesse diventare così rigida da limitare la sua autonomia, le relazioni o la possibilità di affrontare le esperienze tipiche della sua età, allora potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo. Da ciò che racconta, però, mi sembra più importante cercare di comprendere il significato di questi comportamenti che cercare di risolverli. È proprio attraverso questa comprensione che ciascuno può trovare, con i propri tempi, il modo di abitare l'età adulta.
Un saluto

Clelia Felici Psicologo a Gallarate

16 Risposte

108 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

IERI, 8 AGO 2026

Buongiorno Maya,

grazie per averci scritto e contattato su questo portale ed essersi confidata con noi.
L'adolescenza è un periodo complesso in cui coesistono due poli opposti: ricordi e continuare a vivere aspetti infantili e dinamiche di esplorazione che tipiche dell' adolescenza.
Non c'è il manuale specifico dell' adolescente in quanto ognuno la vive in maniera diversa.
Da ciò che riporta la ragazza è ben adattata nell' ambiente sociale esterno alla famiglia, mostrando atteggiamenti anche non infantili mentre a casa sembrerebbe emergere aspetti più regressivi.
Come mai?
Qui ci sarebbero molte domande e riflessioni su cui poter lavorarci se vorrà.
Se vuole resto disponibile nel caso in cui lei o la ragazza se dovesse essere una problematica per lei volete approfondire e cercare una soluzione.
Resto disponibile.

Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

2225 Risposte

1077 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 LUG 2026

Ciao,

quello che descrivi può certamente suscitare domande, ma è importante evitare di trarre conclusioni sulla presenza di un "problema" partendo solo da questi comportamenti.

Alcuni atteggiamenti, come il desiderio di usare un biberon, l'affetto per un pupazzo, l'utilizzo di foto di quando era bambina o la preferenza per la compagnia dei genitori, possono avere significati molto diversi da persona a persona. Per alcuni adolescenti rappresentano un modo per sentirsi al sicuro, mantenere un legame con l'infanzia o trovare conforto nei momenti di stress; per altri possono essere semplicemente aspetti della propria personalità, senza indicare necessariamente un disturbo.

Da quello che racconti, questa ragazza sembra avere un buon funzionamento in diversi ambiti: va bene a scuola, ha delle amicizie, è intelligente e, in generale, riferisci che sta bene. Questi sono elementi importanti, che fanno pensare a un adattamento complessivamente positivo.

È vero però che l'adolescenza è una fase in cui, gradualmente, si costruisce la propria identità adulta e cresce il desiderio di autonomia. Se una ragazza manifesta un rifiuto molto marcato dell'idea di crescere o sembra rifugiarsi costantemente in modalità infantili, può essere utile chiedersi che cosa rappresenti per lei il diventare adulta. A volte crescere può essere vissuto come qualcosa di spaventoso, legato a responsabilità, aspettative o cambiamenti che fanno sentire insicuri.

Anche il fatto che desideri un'auto perché le piace un determinato modello, piuttosto che come simbolo di indipendenza, di per sé non è indicativo di un problema: le motivazioni possono essere molteplici e non tutti attribuiscono lo stesso significato agli oggetti o alle tappe della crescita.

Più che concentrarsi sui singoli comportamenti, sarebbe utile osservare se queste caratteristiche limitano la sua vita, le relazioni, la capacità di affrontare nuove esperienze o le provocano sofferenza. Se, invece, riesce a studiare, a coltivare amicizie e a funzionare bene nei diversi contesti, è possibile che stia semplicemente attraversando l'adolescenza con tempi e modalità molto personali.

Se in futuro dovesse emergere una forte difficoltà ad assumere gradualmente responsabilità, a separarsi emotivamente dalla famiglia o un'importante sofferenza legata alla crescita, allora potrebbe essere utile approfondire la situazione con uno psicologo, non per etichettarla, ma per comprendere il significato di questi comportamenti all'interno della sua storia personale.

Un caro saluto,

**Dott.ssa Alessia Mariosa**

Alessia Mariosa Psicologo a Milano

54 Risposte

84 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 LUG 2026

Buongiorno Maya, come prima cosa le direi che alcuni comportamenti e aspetti della vita di sua figlia non sembrano preoccupanti e anzi, sono da sottolineare in maniera positiva. Ha delle amiche, ha dei desideri, va bene a scuola. Quando dice che vede che sta bene in generale, cosa intende? E' una ragazza che ha degli hobby? Il livello d'umore degli ultimi tempi come lo definirebbe?

Altri aspetti che racconta, come la ricerca del biberon o il pupazzo sembrano effettivamente atteggiamenti regressivi, che possono avere molteplici ragioni per esserci. E' possibile che sua figlia abbia qualche preoccupazione legata alla crescita e all'età adulta, che possa non sentirsi pronta per i compiti di sviluppo che la aspettano o che possa non sentirsi a suo agio in alcuni contesti tipici della sua età, come quello amicale. Quando la vede con i suoi amici, la vede diversa rispetto a come è con voi a casa? I professori di scuola vi hanno mai segnalato qualche comportamento anomalo? E' importante capire se questi atteggiamenti regressivi si manifestano in tutti i contesti o solo nel contesto di casa.
Potrebbe esserci uno stato di sofferenza che andrebbe sicuramente indagato. Le consiglio, se non dovesse vedere dei miglioramenti, di parlarci direttamente lei ed eventualmente, se sua figlia è d'accordo, farle iniziare un percorso di psicoterapia, spiegandole che in terapia non ci vanno solo le persone che hanno dei sintomi e stanno male, ma che ci si può andare anche solo per fare un percorso di crescita personale.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Dott.ssa Scabini Sabrina

Dott.ssa Sabrina Scabini Psicologo a Torino

6 Risposte

13 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

27 LUG 2026

Gentile Maya,
da quanto lei scrive sembra che il rendimento scolastico di questa ragazza diciassettenne sia buono e ciò è rassicurante riguardo alle capacità cognitive ma la preoccupazione che lei esprime è condivisibile dal momento che ci dovrebbe esserci una certa corrispondenza cronologica e funzionale tra la maturità cognitiva e quella emotivo-sentimentale e socio-relazionale mentre invece si riscontrano alcuni segnali di tipo regressivo che in genere rappresentano una modalità di difesa psicologica dalle insicurezze e dalle ansie.
Per questo motivo sarebbe consigliabile un percorso di psicoterapia per comprendere e quindi correggere le cause originarie di questa difesa regressiva ed in particolare capire se queste cause sono da ricercare in un eventuale stile educativo disfunzionale utilizzato nel contesto familiare oppure in altri eventi traumatici passati inosservati.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Gennaro Fiore Psicologo a Campagna

82 Risposte

276 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

26 LUG 2026

Carissima Maya,

non assecondare i comportamenti regressivi di tua figlia, cioè non approvarli. Dai considerazione solamente ai comportamenti che tendono all'indipendenza. Spiegale che tornare bambina non è possibile, ma che avrà comunque tutte le attenzioni sane che un rapporto alla sua età merita. Se rimane refrattaria ai cambiamenti prendi in considerazione l'idea di affiancarle uno psicoterapeuta.
Ti ringrazio della tua domanda
Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti
Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova
ricevo anche online

Dott. Gabriele Lenti Psicologo a Genova

418 Risposte

384 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 LUG 2026

Cara Maya, dalle tue parole emerge una ragazza che, almeno per molti aspetti della sua vita, sembra funzionare bene: va bene a scuola, ha buone capacità cognitive e mantiene alcune relazioni amicali. Queste sono risorse importanti da cui partire.

I comportamenti regressivi che descrivi non indicano necessariamente la presenza di un disturbo, ma possono rappresentare una modalità con cui una persona affronta momenti di stress, cambiamenti o difficoltà legate alla crescita. L'adolescenza è una fase complessa e, in alcuni casi, il desiderio di rimanere "piccoli" può esprimere il bisogno di sentirsi protetti e al sicuro.

Proprio per questo, senza trarre conclusioni affrettate, potrebbe essere utile una valutazione psicologica per comprendere il significato di questi comportamenti e, se necessario, intraprendere un percorso di sostegno individuale e familiare. Intervenire precocemente può aiutare a comprendere i bisogni emotivi sottostanti e accompagnare la ragazza verso una crescita più serena.

La mindfulness può aiutarla a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri bisogni, mentre la bioenergetica può favorire un contatto più autentico con il corpo e con le risorse personali, sostenendo il naturale processo di crescita e autonomia.

Confido nelle vostre capacità di prendervi cura del suo benessere emotivo con ascolto e attenzione. Resto disponibile se vorrete approfondire.

Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online

Dott.ssa Chiara Girolamo Psicologo a Martina Franca

109 Risposte

355 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 LUG 2026

Buonasera, da quello che percepisco la tranquillizzo sul fatto che potremmo non parlare necessariamente di psicopatologia. Alcuni adolescenti utilizzano ancora comportamenti connessi all’infanzia perché rappresentano inconsciamente una base di sicurezza dinanzi ai grandi cambiamenti che avvengono nella fase adolescenziale. È come se la ragazza però rifiutasse in un certo senso l’identità adulta e questo suscita in me attenzione, per questo se persistente potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo. Nonostante questo dobbiamo guardare a tutte le aree di funzionamento complessivo della persona, il fatto di andare bene a scuola e di avere degli amici, già elude da un disturbo grave, forse l’emergere del suo lato infantile in famiglia è collegato al fatto di sentirsi particolarmente protetta o senza spazi per crescere. Non tutti crescendo manifestiamo il senso di indipendenza allo stesso modo, la domanda da farci è: “la ragazza sa assumersi il senso di responsabilità quando serve?”. Questo è piccolo spunto per riflettere, se invece crescendo il rifiuto della crescita diviene persistente sarebbe utile parlarne con un professionista. Cordiali saluti.

Dott.ssa Alessandra Tripodi Psicologo a Reggio Calabria

6 Risposte

6 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 LUG 2026

Buongiorno,

da ciò che racconta non è possibile stabilire se il comportamento della ragazza sia espressione di una difficoltà psicologica o di una modalità personale di vivere questa fase della crescita. Alcuni interessi o atteggiamenti che possono apparire “infantili”, presi singolarmente, non indicano necessariamente la presenza di un problema.

Mi soffermerei piuttosto su un altro aspetto del suo racconto: il desiderio di rimanere piccola e il limitato interesse verso l’autonomia. Mi chiedo quale significato abbia, per questa ragazza, l’idea di diventare adulta. Cosa rappresenta, nella sua storia e nelle relazioni familiari, il passaggio verso l’età adulta?

L’adolescenza è un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti e ciascun ragazzo affronta questo passaggio con tempi e modalità differenti. In alcuni casi, il desiderio di mantenere aspetti legati all’infanzia può rappresentare un modo per sentirsi al sicuro di fronte alle responsabilità e ai cambiamenti che la crescita comporta.

Per questo motivo, il consiglio che mi sento di darle è quello di osservare questi comportamenti nel loro insieme, cercando di comprenderne il significato piuttosto che interpretarli come un problema in sé. Potrebbe essere utile favorire un dialogo aperto e privo di giudizio, aiutando la ragazza a esprimere come vive questo momento della sua vita e quali emozioni prova all’idea di crescere.

Qualora questi comportamenti fossero accompagnati da una significativa sofferenza emotiva, da un marcato ritiro sociale o da difficoltà che interferiscono con la sua quotidianità, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo, affinché possa approfondire la situazione e comprendere insieme il significato di ciò che sta vivendo.

Le auguro di poter affrontare questa situazione con serenità e curiosità, ricordando che comprendere è spesso il primo passo per aiutare.

Un caro saluto,

Dott.ssa Miriam Colazza
Psicologa

Colazza Miriam Psicologo a Reggio Calabria

23 Risposte

83 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 LUG 2026

Salve, sono la Dottoressa Lombardo.
Sulla base della sua descrizione suggerirei:
1) Di Validare e Normalizzare (Abbassare le difese). L'obiettivo è farla sentire accolta, non "sotto esame" o "sbagliata".

Le faccio un esempio:
"Vedo quanto ti sforzi e quanto impegno ci metti a scuola e nella vita di tutti i giorni. Sei una ragazza molto intelligente e capace, e i tuoi risultati lo dimostrano. È del tutto normale, quando si richiede così tanto a se stessi fuori, sentire il bisogno di uno spazio in cui potersi rilassare completamente e non dover dimostrare niente a nessuno."

2) Esplorare il Significato della Regressione (Senza Giudizio).
Riflettere insieme su cosa rappresentano per lei quei simboli (il biberon, i pupazzi, le foto da piccola).

3) Mettere in Luce la Tensione Tra Crescere e Restare Piccola.
Introdurre delicatamente la tematica della crescita e della paura del futuro, usando l'esempio della macchina per mostrare come la sua mente elabora l'autonomia.

4) Riporre un Obiettivo Terapeutico Condiviso.
Restituire la complessità della situazione e definire insieme su cosa lavorare.

Rimango a sua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.

Cordiali Saluti
Dott.ssa Lombardo Rosamaria

Psicologa Clinica Psicologo a Bagnara Calabra

4 Risposte

1 voto positivo

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

22 LUG 2026

Cara Maya,
quello che descrive è un fenomeno noto come regressione evolutiva, un meccanismo di difesa inconscio con cui cerca protezione e rifugio nell'infanzia di fronte all'ansia o alle pressioni legate alle imminenti responsabilità dell'età adulta.
Il fatto che mantenga un buon rendimento scolastico e un funzionamento generale integro dimostra che possiede valide risorse cognitive e relazionali, ma la riluttanza a crescere e la forte ricerca della sicurezza familiare, espressa tramite oggetti come il biberon o i peluche, evidenziano una profonda difficoltà a tollerare il distacco e l'autonomia.
Sarebbe molto utile un consulto con uno psicologo dell'età evolutiva per aiutarla a comprendere cosa la spaventi così tanto del futuro e per accompagnarla a ritrovare il desiderio di diventare grande in uno spazio sicuro e non giudicante.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Zazzero, Psicologa.

Martina Zazzero Psicologo a Sessa Aurunca

11 Risposte

22 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buona sera Maya, capisco la preoccupazione, starei sulla relazione cercando di rendersi disponibili al dialogo e all' ascolto senza giudizio chiedendo come mai vi è il desiderio di accedere ad oggetti infantili se questi vengono usati anche in sua presenza, potrebbero nascondersi traumi o profonde insicurezze relazioni come al contrario nessun aspetto di psicopatologico.

saluti
Dott.ssa Francesca Boddi

Dott.ssa Francesca Boddi Psicologo a Livorno

4 Risposte

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Carissima, comprendo le Sue perplessità e la Sua preoccupazione. Osservare una ragazza di quasi diciotto anni che manifesta comportamenti o desideri tipici dell'infanzia può comprensibilmente disorientare, soprattutto quando in altri ambiti dimostra ottime risorse e capacità.

In sede di consultazione online e senza conoscere direttamente la persona, non è possibile né corretto formulare diagnosi o ipotesi cliniche.
Tuttavia, da un punto di vista psicologico, manifestazioni di questo tipo si riscontrano non di rado durante le fasi di crescita particolarmente significative.

La soglia dei diciott'anni rappresenta un passaggio simbolico e reale molto importante: il confronto con il mondo adulto porta con sé nuove responsabilità, aspettative e la percezione di dover progressivamente abbandonare la protezione del nido familiare. A volte, il ricorso a modalità, oggetti o rituali infantili può costituire una difesa transitoria, un modo per "rallentare il tempo" e gestire l'ansia legata al cambiamento e all'autonomia.

Anche il desiderio di un oggetto (come un modello specifico di auto) legato più a una passione infantile che alla ricerca di indipendenza si inserisce spesso in questo quadro.
Il fatto che la ragazza studi con successo, mantenga alcune relazioni sociali e appaia complessivamente serena è un fondamentale indicatore di salute e di risorse interne.

Trattandosi tuttavia di un momento delicato di passaggio all'età adulta, proporle la possibilità di svolgere alcuni colloqui di consultazione con uno psicologo potrebbe rivelarsi un'opportunità molto preziosa. Uno spazio d'ascolto neutrale e riservato non si rende necessario solo in presenza di un disagio conclamato ma può servire come spazio di riflessione per aiutare i giovani a trasformare il timore di crescere nel piacere di scoprire la propria autonomia.

Se desidera approfondire la situazione o capire come proporle un primo colloquio in modo sereno e non giudicante, rimango a Sua disposizione.

Enzo Governale Psicologo a Alessandria

2 Risposte

5 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

A me manca il pezzo del contesto familiare in cui vive, se appogiano queste richieste e come ci si e' arrivati. Perche'sono 17 anni di vita, non pochi. Cosa sta evitando?

Dott.ssa Chiara Tonucci Psicologo a Pesaro

9 Risposte

5 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Quello che descrivi è un quadro insolito, ma da solo non permette di concludere che ci sia un disturbo psicologico. È importante distinguere tra un insieme di preferenze e interessi particolari e una condizione clinica.

Una ragazza di 17 anni che va bene a scuola, ha amicizie, appare serena e funziona bene nella vita quotidiana mostra diversi elementi di buon adattamento. Questo rende meno probabile la presenza di un disturbo grave. Tuttavia, il fatto che desideri essere "piccola", voglia il biberon, giochi con un pupazzo, utilizzi una foto profilo di quando era bambina e, soprattutto, sembri rifiutare l'idea stessa di crescere merita una riflessione.
Potrebbero esserci diverse spiegazioni. Per alcuni adolescenti l'infanzia rappresenta un periodo percepito come sicuro, protetto e privo delle responsabilità dell'età adulta. In questi casi il desiderio di rimanere piccoli può essere una modalità per gestire l'ansia legata ai cambiamenti, senza che ci sia necessariamente una patologia. Altri ragazzi hanno una personalità più infantile o molto legata alla famiglia e maturano con tempi più lenti rispetto ai coetanei.
Esistono anche situazioni in cui questi comportamenti fanno parte di dinamiche psicologiche più complesse. Ad esempio, un forte timore della crescita, una difficoltà a costruire un'identità adulta oppure forme di regressione, cioè il rifugiarsi in modalità infantili quando ci si sente più al sicuro. La regressione, però, è un meccanismo psicologico che può comparire anche in persone perfettamente sane e non equivale automaticamente a un disturbo.
Il dettaglio che racconti sulla macchina è interessante. Il fatto che la desideri perché è appassionata di uno specifico modello, piuttosto che come simbolo di autonomia, suggerisce che l'oggetto abbia per lei un valore legato all'interesse personale e non necessariamente al desiderio di emanciparsi. Da solo questo non indica un problema.
Mi colpisce di più quello che dici sul rapporto con i genitori. A 17 anni è normale voler passare ancora del tempo con la famiglia, ma in genere si osserva anche un crescente desiderio di indipendenza, di fare esperienze con i coetanei e di immaginarsi come adulti. Se una ragazza non manifesta quasi nessuna spinta in questa direzione e sembra sentirsi bene solo in una posizione "da bambina", è qualcosa che vale la pena comprendere, anche se oggi non le crea particolari difficoltà.
La domanda fondamentale è se questo atteggiamento le limita la vita oppure no. Se studia, mantiene amicizie, riesce ad affrontare gli impegni della sua età, prova emozioni adeguate e non soffre, potrebbe trattarsi semplicemente di una maturazione emotiva più lenta o di una modalità personale di affrontare l'adolescenza. Se invece il rifiuto di crescere diventa così forte da impedirle di assumersi responsabilità, progettare il futuro, separarsi gradualmente dai genitori o vivere esperienze tipiche della sua età, allora sarebbe utile parlarne con uno psicologo per capire cosa c'è dietro.

In sintesi, il desiderio di crescere è generalmente considerato una parte naturale dello sviluppo adolescenziale. Il fatto che sembri quasi assente non significa automaticamente che ci sia un disturbo, ma è un aspetto che merita attenzione, soprattutto se permane nel tempo. La differenza la fa soprattutto il funzionamento complessivo della persona e il significato che questi comportamenti hanno per lei, più che il singolo interesse per il biberon o il pupazzo.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

1884 Risposte

4252 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno Maya, gradirei capire meglio che relazione o parentela lei ha con la ragazza che descrive perchè dalla grammatica usata non sembra essere uno dei due genitori. Me lo fa pensare la sua frase " ha qualche amica ma a volte piuttosto che uscire con loro segue i genitori". Per questo mio dubbio non ritengo opportuno esprimermi in merito.
La saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

239 Risposte

821 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Gentile Maya,
per comprendere meglio la situazione sarebbe utile sapere quale relazione ha con questa ragazza e da quanto tempo osserva questi comportamenti. Si tratta di aspetti presenti nel tempo oppure di qualcosa comparso più recentemente? Queste informazioni potrebbero aiutare a comprendere meglio la situazione.
Ciascuno attraversa il processo di crescita in modo molto diverso. La presenza di aspetti più infantili può coesistere con il percorso verso una maggiore autonomia, che non sempre procede in modo lineare.
Sarebbe interessante comprendere che significato abbiano per lei questi comportamenti e come si inseriscano nella sua storia e nelle sue relazioni familiari.
Un caro saluto
dott.ssa Silvia Barletta

Dott.ssa Silvia Barletta Psicologo a Genova

11 Risposte

10 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Gentile Maya,
la situazione che descrive evidenzia una forte discrepanza tra lo sviluppo cognitivo e scolastico della ragazza (che appare del tutto adeguato) e il suo sviluppo emotivo e relazionale, in particolare all'interno del contesto familiare.
Gli atteggiamenti che riporta — come l'uso di oggetti dell'infanzia, il rifiuto dell'autonomia e il ripiegamento sui genitori a scapito dei pari — in psicologia sono spesso riconducibili a meccanismi di difesa regressivi. L'adolescenza è un periodo di transizione e ristrutturazione identitaria molto complesso: diventare grandi comporta affrontare la separazione dai genitori, l'incertezza del futuro, la gestione del proprio corpo che cambia e le responsabilità dell'età adulta.
Quando questa transizione spaventa eccessivamente, la mente può mettere in atto un vero e proprio "freno a mano evolutivo": rifugiarsi nell'infanzia diventa un modo per garantirsi protezione, sicurezza e vicinanza affettiva, congelando il tempo.
Il fatto che a scuola funzioni bene ci dice che la ragazza possiede le risorse necessarie, ma sul piano emotivo sta esprimendo un blocco o una forte ansia verso la crescita. Anche il desiderio della macchina legato all'oggetto in sé e non all'indipendenza conferma la fatica nel proiettarsi come individuo autonomo. Come intervenire in questi casi?
In primo luogo è fondamentale evitare di colpevolizzare o ridicolizzare questi comportamenti infantili, ma allo stesso tempo è importante non assecondarli passivamente, per evitare di rinforzare la finzione che sia ancora una bambina.
È utile poi osservare con attenzione le dinamiche familiari: talvolta, anche in modo inconsapevole, il sistema familiare può rimandare il messaggio che "restare piccoli" sia più sicuro per tutti o risponda a un bisogno di protezione reciproco.
Infine, a quasi 18 anni, la strada principale resta quella di consultare un professionista. Un percorso psicologico ad orientamento evolutivo o sistemico-relazionale può aiutarla a dare voce alle paure che si nascondono dietro questo bisogno di rimanere bambina, accompagnandola con i giusti tempi verso una sana e desiderabile autonomia.

Dott.ssa Maria Giovanna Ginni Psicologo a Roma

84 Risposte

36 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno Maya,
la sua preoccupazione è legittima e comprensibile. Da quello che descrive, a scuola va bene, è intelligente e mantiene comunque alcune relazioni sociali. Questo ci suggerisce che sua figlia ha ottime risorse. Eppure, a casa, ha atteggiamenti e comportamenti strettamente legati al periodo infantile: In psicologia clinica, questo comportamento ha un nome: si chiama regressione. La regressione non è necessariamente una "malattia", ma è un meccanismo di difesa che la nostra mente mette in atto quando si sente sotto pressione. Le cause potrebbero essere diverse come la paura del futuro, la ricerca di un rifugio familiare o forte stanchezza emotiva e possono essere elaborate e superate con il supporto di uno specialista dell'età evolutiva.
Rimanere troppo ancorata a comportamenti da bambina potrebbe, alla lunga, bloccare la sua evoluzione personale e rendere più difficile il suo ingresso nel mondo universitario o lavorativo.
Resto a disposizione
Farinelli Fabiana Maria

Fabiana Maria Farinelli Psicologo a Roma

1 Risposta

1 voto positivo

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno Maya, grazie per averci contattato, spero che la mia risposta ti sia utile.

Una ragazza di 17 anni che a scuola funziona bene ma in famiglia mantiene comportamenti “da bambina” non indica a mio avviso automaticamente un disturbo. È più spesso un blocco evolutivo: crescere le fa paura, e il mondo infantile diventa un rifugio sicuro dove non ci sono aspettative, giudizi o richieste di autonomia.

Questi segnali – oggetti infantili, foto da piccola, preferenza per i genitori, scarso interesse per l’indipendenza – suggeriscono una difficoltà a integrare l’identità adulta, non una compromissione cognitiva o sociale. Di solito c’è una combinazione di paura dell’autonomia, forte bisogno di protezione e identità ancora fragile.

Ci si preoccupa solo se compaiono ritiro sociale marcato, calo scolastico, ansia evidente o dipendenza totale. Se non ci sono questi elementi, parliamo di una regressione funzionale: un modo per gestire l’ansia legata alla crescita.

L’approccio più utile è non forzarla, ma accompagnarla: validare ciò che la fa sentire al sicuro e, parallelamente, offrirle piccoli spazi di autonomia che non risultino minacciosi.

Resto a disposizione

Dott. Marcello Pirrotta, Psicologo e Psicoterapeuta anche online.

Dott. Marcello Pirrotta Psicologo a Palermo

17 Risposte

123 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno, Maya,
nella mail non specifica in che relazione è lei con la ragazza, le darò quindi un parere generico. Da ciò che descrive non è possibile concludere che la ragazza presenti necessariamente un disturbo psicologico. Il fatto che abbia un buon funzionamento scolastico, delle amicizie e, nel complesso, sembri stare bene rappresenta un elemento importante.
Più che i singoli comportamenti (il biberon, il pupazzo o le fotografie di quando era bambina), mi soffermerei sul loro significato. Potrebbe essere utile chiedersi quale funzione abbia per lei il desiderio di restare piccola e che cosa, invece, renda poco attraente l'idea di diventare adulta. In adolescenza è normale osservare un'ambivalenza tra il desiderio di mantenere alcuni aspetti dell'infanzia e la spinta verso autonomia e indipendenza. Nel suo racconto sembra prevalere il primo polo.
Sarebbe interessante comprendere, ad esempio, come vive il proprio corpo che cambia, le relazioni affettive, il futuro, le responsabilità e le esperienze di autonomia. Il fatto che questi atteggiamenti emergano soprattutto in famiglia potrebbe far pensare a una modalità relazionale specifica di quel contesto, più che a una caratteristica della sua personalità.
Solo qualora questa difficoltà ad investire nella crescita limitasse progressivamente la sua autonomia, le relazioni o il benessere personale, potrebbe essere utile un approfondimento psicologico, finalizzato non tanto a formulare una diagnosi quanto a comprendere il significato di questo particolare modo di affrontare il passaggio verso l'età adulta. Per ulteriori chiarimenti resto a disposizione

Dott.ssa Paola Vaiarello Psicologo a Roma

117 Risposte

89 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Cara Maya,
quello che descrivi non è un “problema” nel senso clinico del termine. È un modo di stare nella vita che, a diciassette anni, può diventare un rifugio. Ci sono ragazzi che, quando si avvicinano all’età adulta, non sentono entusiasmo, non sentono slancio, non sentono quella spinta verso il futuro che ci si aspetta da loro. E allora tornano indietro. Tornano verso un tempo che percepiscono come più semplice, più sicuro, più prevedibile. Un tempo in cui non dovevano scegliere, non dovevano decidere, non dovevano dimostrare nulla.

Il biberon, il pupazzo, le foto da bambina non sono segnali di regressione patologica. Sono segnali di protezione. Lei si protegge da un mondo che forse le fa paura, da un futuro che non sa come immaginare, da un ruolo adulto che non sente ancora suo. A scuola va bene, è intelligente, funziona. Questo ci dice che la sua mente è integra, che le sue capacità ci sono, che la sua vita sociale non è compromessa. Ma in famiglia si comporta come una bambina perché è lì che si sente più fragile, più esposta, più bisognosa di un ruolo che la rassicuri.

Non è che non voglia crescere. È che non sa ancora come farlo.
E allora resta in un luogo che conosce.
Resta in un’età che non la spaventa.
Resta in un’immagine di sé che la fa sentire protetta.

Il fatto che preferisca seguire i genitori invece di uscire con le amiche non è un segnale di chiusura sociale. È un segnale di dipendenza affettiva evolutiva, una forma di attaccamento che in alcuni adolescenti si prolunga un po’ di più. Non è patologico. È una fase che, se accompagnata con delicatezza, si scioglie da sola. Il punto non è forzarla a diventare grande. Il punto è aiutarla a capire che crescere non significa perdere la sicurezza, non significa perdere l’infanzia, non significa diventare qualcuno che non riconosce.

Tu la vedi stare bene, e questo è importante.
Ma vedi anche che qualcosa la trattiene.
E hai ragione: è sano desiderare di diventare grande.
Ma è altrettanto sano avere paura di farlo.

Se vuoi, possiamo approfondire come accompagnare un’adolescente che teme la crescita oppure come distinguere una fase evolutiva da un blocco emotivo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

292 Risposte

1220 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno Maya,
Nonostante la giovane sembri "stare bene" e non mostri un quadro di isolamento totale , il blocco evolutivo descritto merita attenzione. ​La regressione è un meccanismo di difesa attraverso cui l'individuo, inconsciamente, torna a modalità di pensiero, emotive o comportamentali tipiche di stadi evolutivi precedenti per sfuggire a un conflitto o a un'angoscia intollerabile. L'approssimarsi della maggiore età impone l'assunzione di responsabilità, l'autonomia affettiva, la definizione di un'identità sessuale e sociale e il distacco definitivo dal nido familiare. Per una mente che percepisce questo passaggio come soverchiante, rifugiarsi nell'infanzia è un modo per azzerare le richieste del mondo esterno. Il fatto che questo atteggiamento si manifesti soprattutto in famiglia suggerisce che l'ambiente domestico rappresenti lo spazio in cui è concesso deporre l'armatura della maturità. La preferenza per la compagnia dei genitori rispetto ai coetanei evidenzia un attaccamento di tipo dipendente, dove la figura genitoriale non viene vissuta come trampolino di lancio, ma come barriera protettiva contro la realtà.
​In molti casi, l'uso di oggetti infantili risponde a un bisogno profondo di auto-contenimento emotivo.
​Questi comportamenti possono avere una valenza regressiva puramente affettiva oppure, con l'avanzare dell'età, sfumare in componenti a carattere parafilico o feticista. Tuttavia, l'aspetto centrale resta la ricerca di uno stato di "irresponsabilità" in cui nessuno può pretendere nulla.
​Il fatto che la ragazza vada bene a scuola e sia intelligente non esclude la presenza di un disagio profondo; spesso l'iper-adattamento cognitivo o scolastico maschera una fragilità emotiva strutturale. Riuscire a mantenere buoni voti richiede energia mentale, ma non protegge dal blocco evolutivo affettivo.
​Il nucleo del problema non risiede nel giudicare moralmente questi comportamenti, ma nel comprendere quale vuoto o quale terrore del futuro essi stiano compensando. Un percorso d consulenza potrebbe aiutarla a esplorare le ragioni di questo rifiuto della crescita, offrendole strumenti per tollerare l'ansia dell'indipendenza senza dover retrocedere a uno stato infantile.

Un cordiale saluto.
Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia Psicologo a Ravenna

123 Risposte

767 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Buongiorno Maya,

da ciò che descrive non è possibile stabilire se si tratti di un vero e proprio disturbo. Il fatto che questa ragazza abbia un buon rendimento scolastico, relazioni sociali e non sembri vivere una sofferenza evidente fa pensare che il suo funzionamento sia complessivamente adeguato.
Tuttavia, alcuni comportamenti che riferisce – come il desiderio di essere trattata da bambina, l’uso del biberon, l’attaccamento ai pupazzi e l’identificazione con la propria immagine infantile – potrebbero rappresentare un modo per sentirsi protetta e al sicuro di fronte ai cambiamenti legati alla crescita. Nell’adolescenza il passaggio verso l’età adulta comporta nuove responsabilità, maggiore autonomia e una progressiva separazione dalla famiglia; non tutti i ragazzi vivono questo processo con gli stessi tempi e le stesse modalità.
Più che chiedersi “che problema ha?”, potrebbe essere utile domandarsi quale significato abbiano per lei questi comportamenti e quale funzione svolgano nella sua vita. Se, con il tempo, questo modo di essere dovesse limitare la sua autonomia, le relazioni o il benessere personale, potrebbe essere utile un colloquio con uno psicologo, non tanto per etichettare il comportamento, quanto per comprendere i bisogni che esprime.
Se ha bisogno , resto a disposizione ,
Dott.ssa Valentina Nicoletti

Valentina Nicoletti Psicologo a Fonte Nuova

2 Risposte

3 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

21 LUG 2026

Gent.ma,

non è una cosa banale trovare una spiegazione al comportamento di questa ragazza, anzi. Dietro la sua condotta, apparentemente inspiegabile, possono esservi diverse motivazioni: paura di crescere (sindrome di Peter Pan), il fenomeno degli adult baby (uomini e donne adulte che, in determinate occasioni, scelgono di attuare comportamenti infantili perché hanno avuto un'infanzia complicata caratterizzata da eventi traumatici), etc.
Lei, nel suo consulto, non chiarisce i rapporti che ha con questa ragazza: è sua nipote, sua figlia? È importante per noi sapere il rapporto che intercorre tra voi, anche per darle il supporto migliore.
Che cosa prova nei confronti del comportamento di questa ragazza? Se vuole, può contattarmi per approfondire meglio tutti questi aspetti. Sono a disposizione.


Un cordiale e affettuoso saluto,






Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

115 Risposte

434 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Autorealizzazione e orientamento personale

Vedere più psicologi specializzati in Autorealizzazione e orientamento personale

Altre domande su Autorealizzazione e orientamento personale

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

50 È necessario scrivere 30450 caratteri in più

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Se hai bisogno di cure psicologiche immediate, puoi prenotare una terapia online adatta alle proprie esigenze.

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 35950

psicologi

domande 30450

domande

Risposte 180400

Risposte