Devo continuare ad aspettare?

Inviata da San Lorenzo · 5 gen 2026 Relazioni sociali

Salve, frequento una donna di 38 anni (io 40) che si è lasciata a poco tempo dal matrimonio 2 anni fa e noi ci frequentiamo dall'estate 2025 perché siamo colleghi ma non lavoriamo proprio insieme, 2 settori diversi della stessa azienda. Lei ha avuto bisogno di aiuto di medici per superare il trauma. Ci sentiamo ogni giorno, in estate lei mi cercava molto sia fisicamente che emotivamente, ma da qualche mese non è più la stessa. Risponde ai messaggi dopo molto tempo, e si fa sentire molto meno durante la giornata. Nonostante questo mi dice che mi vuole bene, che le piace la mia presenza e mia vicinanza ma che vuole pensare a se stessa. La cosa che mi fa stare male è che da quando ci siamo conosciuti non siamo mai usciti insieme, trova sempre un motivo per dirmi di no. Mai un bacio perché mi dice che lo fa solo da fidanzata. Ha perso pure il suo cagnolino in estate e le sono stato molto vicino e mi ringrazia sempre per questo. Le ho pure detto che la amo e lei mia ha detto che si sente in colpa perché non riesce a ricambiare, eppure continua a starmi vicina, meno di prima ma vicina. Solo che questo fatto che non ha mai trovato 10 minuti per me neanche per un caffè mi fa stare male. Mi ha chiesto di non sentirmi vincolato e le ho detto che ogni volta che ci provo il mio cuore mi dice di rimanere ancora. Poi c'è anche il fatto che ha il blocco dell'ultimo esame per il dottorato e pure questo le crea confusione. Mi ha detto che sono il primo che frequenta dopo la rottura prima del matrimonio, ma continua ad avere questo blocco e che vuole pensare a se stessa e sentirsi libera. Sto cercando di essere presente il meno possibile e fare quello che mi chiede lei ed essere presente quando ha bisogno, ma puntualmente quando le chiedo di uscire trova una scusa per dire no, solo una volta siamo andati a prenderci un gelato ad agosto ma sono quasi 4 mesi che mi rifiuta anche solo 10 minuti per stare insieme e non so più cosa fare, tra l'altro tra un po' è il suo compleanno e l'ex le fece la proposta durante il suo compleanno. Capisco questa sua situazione ma il fatto che continua a dirmi no per uscire mi fa stare male e non mi fa dormire la notte, ha senso continuare ad aspettare? Io la aspetterei tutta la vita, ma ha senso farmi male ?

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Miglior risposta 6 GEN 2026

Gentilissimo,

premetto che la mia risposta ha l’obiettivo e l’auspicio di suscitare riflessioni, e non di fornire una soluzione rapida alla sua richiesta.

Da ciò che scrive sembra chiaro che la situazione sia delicata per entrambi. Una rottura importante, soprattutto quando avviene a ridosso di un progetto di vita come il matrimonio, può comportare un periodo di crisi e ristrutturazione di sé e delle prospettive future. Lei riferisce anche che questa donna ha cercato un supporto professionale: questo può indicare consapevolezza della propria sofferenza e il tentativo di affrontarla con gli strumenti adeguati. In momenti di forte stress emotivo può capitare di ricercare nelle relazioni affettive (non solo di natura amorosa) una fonte di vicinanza, stabilità e contenimento, e lei sembra essersi reso disponibile in tal senso.

Sarebbe utile capire se la richiesta di “non avere vincoli” sia stata esplicitata e chiarita sin dall’inizio, oppure sia emersa in modo più netto solo quando lei ha manifestato i suoi sentimenti. Questo perché, da quanto scrive, si evince un forte sbilanciamento nelle aspettative: da un lato questa donna appare chiara nel dire di non sentirsi pronta per un coinvolgimento di coppia e nel voler “pensare a sé stessa”, dall’altro lei descrive un investimento emotivo molto intenso. Mi chiedo quindi se ci sia stata, fin dall’inizio, una diversa lettura della relazione, oppure se il suo coinvolgimento renda oggi particolarmente difficile accettare l’idea che questa relazione non possa evolvere nel modo desiderato.

Al di là di queste informazioni, il punto centrale è che, in questo momento, i suoi bisogni (condividere tempo, presenza, uscire insieme) e quelli di questa donna sembrano andare in direzioni diverse. Nelle relazioni affettive la compatibilità di intenzioni, tempi e disponibilità reciproca è un elemento importante: quando questa condivisione manca o resta invariata nel tempo, la relazione tende a diventare dolorosa, soprattutto per chi è più coinvolto.

Inoltre, il fatto che lei riporti sofferenza marcata e difficoltà nel sonno è un segnale rilevante: vale la pena prenderlo sul serio come indicatore di stress. In questi casi può essere utile fermarsi ad ascoltare ciò che sta succedendo dentro di sé e chiedersi quali confini possano proteggerla, evitando di “stringere” ulteriormente la relazione nel tentativo di ridurre l’ansia del momento. Potrebbe esserle utile anche un confronto molto chiaro e rispettoso con questa donna - accettando il rischio che possa essere decisivo - volto a definire cosa siete e cosa non siete, e quali passi realistici lei è disposta a compiere (ad esempio: vedersi con una certa regolarità, anche in modo semplice come un caffè). Se la risposta dovesse rimanere “nessun incontro” e “nessuna possibilità di costruire”, allora diventa importante per lei valutare che tipo di distanza o limite mettere per tutelare il suo benessere. Considerato anche il contesto lavorativo, proteggere il suo equilibrio emotivo e mantenere confini chiari può aiutarla a preservare serenità anche sul lavoro.

Per rispondere alla sua domanda: se una relazione, così com’è oggi, la fa soffrire e le toglie risorse (come il sonno), è comprensibile chiedersi che senso abbia continuare ad aspettare. Le pongo una domanda nella speranza di favorire una riflessione costruttiva: cosa la rende disposto ad investire “tutta la vita” in una relazione che, ad oggi, non le sta offrendo reciprocità e presenza, e che le provoca una sofferenza così significativa?

Nella speranza di esserle stata di aiuto, la saluto e la invito a valutare un supporto psicologico qualora questa situazione continui a farla soffrire o ad interferire con il sonno: potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni e sui confini più adatti a tutelarsi.

Cordialmente,
Dott.ssa Rita Rossi

Rita Rossi Psicologo a Parma

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16 GEN 2026

Buongiorno,
La ringrazio per aver raccontato con tanta apertura e delicatezza la situazione che sta vivendo. Si percepisce chiaramente quanto lei sia coinvolto emotivamente in questo rapporto, quanto tenga a questa donna e quanta attenzione stia mettendo nel rispettare i suoi tempi, i suoi limiti e il suo dolore.
Allo stesso tempo, dalle sue parole emerge una sofferenza profonda che non va assolutamente minimizzata: l’attesa, i rifiuti ripetuti, l’assenza di momenti condivisi, il sentirsi “presente ma a distanza” contribuiscono ad avere un impatto importante sul suo benessere psichico. Questo è un segnale da non sottovalutare ma da ascoltare con rispetto, non deve essere messo in secondo piano.
È comprensibile che lei riconosca quanto per lei sia stato difficile affrontare una rottura così significativa, il percorso terapeutico, il lutto per il suo animale domestico e le difficoltà legate al dottorato. È naturale che in questo momento senta il bisogno di proteggersi e di “pensare a se stessa”. Nulla di tutto questo è sbagliato. Ma è altrettanto vero che una relazione, anche quando è in una fase iniziale o fragile, non può esistere solo nel sacrificio di una delle due parti.
Il punto focale forse non è tanto chiedersi se lei sia confusa o bloccata (in quanto questo ci appare piuttosto chiaro) quanto chiedersi cosa stia accadendo a lei mentre la aspetta. Il fatto che lei sia disposto ad aspettarla “tutta la vita” parla tanto della profondità del suo sentimento, ma questo non dovrebbe implicare l’annullamento dei suoi bisogni affettivi, del suo desiderio di vicinanza reale e di tempo condiviso.
Rispettare i tempi dell’altro è importante, ma anche rispettare i propri limiti e sentimenti lo è. Restare in una posizione di sospensione prolungata, senza possibilità di incontro, di contatto, di reciprocità, può diventare nel tempo molto doloroso, anche quando di fatti l’ affetto c’è.
Forse, più che decidere subito se andare avanti o fermarsi, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi quanto questa modalità di relazione è sostenibile per lei, oggi. Se lo desidera, possiamo lavorare insieme per fare maggiore chiarezza su ciò che sta vivendo, distinguere l’amore dall’attesa che fa male e comprendere come tutelare se stesso senza perdere il rispetto e la sensibilità che dimostra di avere. Anche Lei merita uno spazio in cui sentirsi scelto e considerato.
Un caro saluto,
Dott.ssa Stella Campoverde

Stella Campoverde Psicologo a Roma

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14 GEN 2026

Capisco quanto tu sia coinvolto, ma da quello che descrivi questa donna non è disponibile per una relazione, anche se ti vuole bene. Dopo un trauma importante, lutti e molta confusione personale, probabilmente sta usando la tua presenza come sostegno emotivo, non come partner.

I fatti sono chiari. Non vi vedete, non c’è intimità. Questo non significa che ti stia prendendo in giro, ma che non può darti ciò che tu stai cercando.

Il punto non è se lei cambierà, ma quanto dolore sei disposto a tollerare e fino a quando?

Quello che posso dirti è che la realtà chiede tutela di te stesso. Se sei pronto e non riesci a mettere un punto da solo, pensa ad un percorso psicologico

Nicola Nacca Psicologo a Macerata Campania

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7 GEN 2026

Non c'è mai una risposta a questi interrogativi che non provenga dalla parsona interessata. Come tu fa sentire questa relazione? Scandagliare le proprie emozioni con coraggio e onestà è la via maestra per dirigere poi le nostre scelte. Non spostiamo l'attenzione sull'altro (in questo caso - la partner) perchè sarebbero interpretazioni fittizie che ci allontanano da cosa proviamo, perchè e quando. Di cosa ho bisogno? questa è la domanda che dobbiamo porci per capire cosa siamo disposti o meno a fare.
Nel caso in cui volesse appronfondire meglio, attraverso la guida di un professionista psicologo/a non esiti nel prendere appuntamento.
Resto a disposizione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cristina Presta

Dott.ssa Cristina Presta Psicologo a Bologna

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7 GEN 2026

Gentilissimo,

Lei descrive una situazione abbastanza complessa, ma noto nel suo racconto alcuni elementi che credo possano orientarla a prendere in mano la questione e agire in una direzione sana.

Partiamo dalla descrizione che fornisce della donna, le circostanze in cui l'ha incontrata e il tipo di rapporto che avete instaurato. Gli elementi che lei indica fanno riferimento ad una persona fragile, che da un lato esprime un enorme bisogno di vicinanza dopo la rottura con l'ex marito ma, d'altra parte, sembra spaventata dall'intimità e dalla prospettiva di una nuova storia. Si potrebbero fare molte congetture sulle cause del suo comportamento, ma non possiamo che attenerci al dato a mio avviso più evidente: la donna, per il modo in cui evita di incontrarla e risponderle, sembra non essere in grado di vivere con lei un rapporto sentimentale in questo momento della sua vita.

Detto questo, volgo l'attenzione su di lei. In base a quanto riporta. Lei ha vissuto e vive un trasporto considerevole per questa donna, tale da esserne consumato ora che sente sempre più un distacco e un senso di vuoto. In seduta, le chiederei di descrivermi il periodo nel quale questo rapporto è iniziato: come si sentiva? Cosa accadeva nella sua vita? Quali temi erano per lei centrali allora?

Nel contesto di questa risposta, mi limito ad indicarle di osservare quando si presentano i momenti in cui si sente peggio: sono associati ad una certa ora della giornata? Emergono quando è particolarmente stanco? Quali elementi delle sue giornate sembrano acuire la sua sofferenza sentimentale? Al contempo, la invito a far luce su eventuali retroscena emotivi che possono aver condizionato questa sua ridondanza nel "farsi male" attraverso questo rapporto.

Se vuole approfondire la questione nell'ambito di una seduta, sarò felice di accogliere le sue richieste, seppur entro i limiti della professione.

Cordialmente,

Dott. Kevin J. Lanza

Kevin Jhonson Lanza Psicologo a Milano

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7 GEN 2026

Gentile Lorenzo, comprendo bene la situazione che descrivi e la confusione che questa genera.
Il fatto che una persona rimandi sempre dicendo però che tiene a te è un messaggio molto ambivalente.
Fa intuire che è molto confusa al riguardo ma che mantiene la sua indecisione perché sa che tu ci sarai sempre.
La domanda che devi farti è: tu stai bene in questa situazione? Mi pare, giustamente, di no.
Hai fatto di tutto per trasmettere il tuo affetto, le sei stato vicino, hai dichiarato il tuo affetto. Ora forse occorre darsi meno per scontato.
Tu sei stato corretto, onesto, sincero, ora puoi dirle chiaramente che non l'aspetterai per sempre, che deve decidere e se non risponderà questa sarà già una risposta.
Può essere doloroso ma necessario perché dalle ceneri di questa relazione tu possa rinascere, rimetterti in gioco e trovare qualcuno che non si faccia rincorrere, che non ti dia per scontato, che manifesti l'affetto per te a fatti e non solo a parole e che ti faccia sentire ricambiato.
Sii onesto con te stesso e con lei.
Resto a disposizione e ti mando un caro saluto.

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

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7 GEN 2026

Caro,
il tuo dolore è legittimo.
Non sei troppo, non sei impaziente, non sei egoista.
Stai chiedendo una cosa sana, uno spazio reale, anche piccolo, in cui una relazione possa esistere.

Cosa sta succedendo a lei?
Anche se una parte di lei la vorrebbe, probabilmente non è pronta per una relazione.
E forse usa il rapporto stesso come spazio di conforto, non come spazio di costruzione.
Il punto centrale, però, non è lei.
Il punto sei tu.
Ti stai adattando sempre di più, stai riducendo le richieste, stai aspettando, stai dormendo male, stai soffrendo in silenzio.
Questa non è più attesa, è autosospensione.
E quando dici "io la aspetterei tutta la vita", devo fermarti con delicatezza ma con fermezza.

L'amore sano non chiede di annullarsi.
Aspettare ha senso solo se c'è un movimento reciproco, anche lento, ma visibile.
Aspettare sì, se lei inizia a muoversi, se crea uno spazio reale, se mostra che il “noi” esiste anche fuori dai messaggi.
Farti male no, mai.

Cosa puoi fare? (senza forzare)
Hai bisogno di un confine chiaro, non di sparire né di sacrificarti.
Un confine potrebbe suonare così: "Continuare così mi fa soffrire e non riesco più a ignorarlo. Non ti chiedo di essere pronta a tutto, ma ho bisogno di capire se esiste uno spazio concreto per noi, anche piccolo. Altrimenti devo proteggermi.”
Non è un ultimatum.
È cura di te.

Se vuoi, resto a disposizione, anche online, per continuare a ragionare insieme su come mettere confini senza perderti.
Un caro saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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7 GEN 2026

Grazie per la tua storia. Capisco profondamente il tuo dolore, e la confusione che senti è comprensibilissima. Tu tieni a lei con tutto il cuore, e vederla vicina ma irraggiungibile è straziante. Lei sta attraversando momenti difficili e cerca di ritrovare se stessa, ma questo non annulla il fatto che tu stia soffrendo: non ricevere tempo, presenza e attenzione concreti da chi ami fa male, e il tuo cuore te lo segnala chiaramente. Aspettare senza vedere segnali reali di cambiamento significa restare in una posizione che logora te, non lei. Amare qualcuno non significa sacrificare il proprio benessere: il tuo amore è prezioso, ma merita di essere incontrato, riconosciuto e corrisposto. Proteggere te stesso mettendo dei confini chiari non è egoismo, è cura per la tua vita emotiva. Non devi scegliere tra amare e proteggerti: puoi fare entrambe le cose, con gentilezza verso di te.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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7 GEN 2026

Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua storia.

Da quello che racconta emerge una sofferenza reale, che dura da mesi e che oggi sta incidendo anche sul suo sonno e sul suo equilibrio emotivo. È comprensibile sentirsi confusi e stanchi quando si resta a lungo in una situazione affettiva così sospesa.

Rispondo ora alla sua domanda, che è centrale: ha senso continuare ad aspettare?
La risposta, più che riguardare lei, riguarda ciò che questa attesa sta producendo dentro di lei.
Ha senso aspettare una persona se, nel farlo, lei non perde di vista sé stesso, i propri bisogni, i propri limiti e la propria individualità.
Quando invece l’attesa diventa fonte costante di sofferenza, rinuncia e autosospensione, è importante fermarsi e chiedersi che funzione stia assumendo questo legame nella sua vita.
Questa riflessione non è una critica né un giudizio. Al contrario, è un invito a guardare con attenzione al suo vissuto: cosa la porta a restare in una relazione in cui il contatto è limitato, l’incontro viene evitato e il suo bisogno di vicinanza resta costantemente frustrato?
Che cosa teme potrebbe accadere se si concedesse di fare un passo indietro?

Quando dice che sarebbe disposto ad aspettarla tutta la vita, emerge un coinvolgimento molto profondo, ma anche il rischio che il dolore diventi il prezzo da pagare pur di non sentire una possibile perdita o un senso di abbandono.
Non come colpa, ma come punto da esplorare: perché questo dolore oggi sembra più tollerabile dell’idea di separarsi?
In questo senso, il centro di questa esperienza non è solo la relazione in sé, ma il modo in cui lei sta mettendo da parte sé stesso per restare vicino a questa persona. Ed è proprio qui che può esserci uno spazio importante di comprensione e di lavoro su di sé.
Rimango a disposizione.
Cordiali saluti
Drssa Alessandra Marascio
Ricevo anche online

Alessandra Marascio Psicologo a Bolzano

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7 GEN 2026

Buonasera Lorenzo,
Quello che descrive sembra una situazione molto dolorosa e logorante per lei, ed è comprensibile che si senta confuso e stanco. Da una parte c’è un legame emotivo intenso, dall’altra una relazione che, nei fatti, non trova uno spazio concreto per esistere.
È importante notare che lei, pur dicendoti di volerti bene, le sta anche comunicando chiaramente di non essere disponibile a una relazione: chiede libertà, non riesce a ricambiare i suoi sentimenti e non trova spazio neppure per un incontro minimo. Questo non significa che non tenga a lei, ma che in questo momento non può (o non vuole) offrire ciò di cui lei ha bisogno.
La domanda forse non è tanto se “ha senso aspettare”, ma che prezzo sta pagando lei nell’attesa. Il fatto che questa situazione le tolga il sonno e la faccia stare male è un segnale importante da ascoltare. L’amore non dovrebbe richiedere di annullare i propri bisogni o di restare costantemente in sospeso.
A volte restare “vicini” a qualcuno che non è disponibile mantiene viva una speranza che fa soffrire più della distanza. Prendersi uno spazio per capire cosa desidera davvero e quali confini le servono potrebbe essere un atto di rispetto verso se stesso.
Valutare un supporto psicologico per lei potrebbe aiutarla a fare chiarezza su ciò che sta vivendo e a capire come tutelare il suo benessere emotivo, indipendentemente dalle scelte di lei.

Un caro saluto,
Dott.ssa Camilla Rosadi

Camilla Rosadi Psicologo a Arezzo

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7 GEN 2026

Caro San Lorenzo,
Credo che il punto in questa storia sia quali sono i tuoi bisogni e se questa donna rappresenta la persona che risponde a questi bisogni. Nel caso in cui lei si trovasse in un momento di vita diverso dal tuo o avesse dei bisogni nettamente diversi dai tuoi, la mia domanda è: cosa ti tiene legato a una persona che non risponde ai tuoi bisogni? Perché vuoi proprio lei? Che cosa rappresenta per te questa donna?

Dott.ssa Carlotta Anguilano.

Carlotta Anguilano Psicologo a Torino

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7 GEN 2026

Carissimo,
capisco quanto questa situazione ti stia facendo soffrire, e ti ringrazio per averla raccontata con tanta chiarezza e sincerità. Provo a darti una lettura professionale, mantenendo rispetto sia per il tuo dolore sia per la complessità emotiva che lei sta vivendo.
Cosa sta succedendo?
Da ciò che descrivi, lei non è emotivamente disponibile per una relazione, anche se prova affetto, stima e gratitudine per te.
Alcuni elementi chiave:
• una rottura molto traumatica a ridosso di un matrimonio;
• un percorso medico/psicologico per superarla;
• il lutto recente per il cagnolino;
• un blocco importante (ultimo esame del dottorato);
• il fatto che tu sia il primo uomo dopo la rottura, quindi carico di significato emotivo;
• la richiesta esplicita di sentirsi “libera” e di “pensare a sé”.
Tutto questo indica una persona che ha bisogno di appoggi emotivi, ma che non riesce (o non vuole) fare un passo relazionale concreto.
Le parole che usa (“ti voglio bene”, “mi piace la tua presenza”) sono coerenti con un legame affettivo, ma i comportamenti sono altrettanto chiari:
✓ nessuna uscita reale,
✓ nessuna intimità,
✓ nessuna progettualità,
✓ continui rifiuti anche per pochi minuti.
In psicologia, quando parole e comportamenti non coincidono, è sempre il comportamento a dirci la verità.
Il punto centrale: tu!
Tu stai mostrando:
✓ disponibilità totale,
✓ attesa,
✓ rinuncia ai tuoi bisogni,
✓ speranza che “prima o poi” qualcosa cambi.

Ma stai anche dicendo una cosa fondamentale:
~ questa situazione ti fa stare male, non dormi, soffri. ~
E qui è importante essere molto chiari e onesti.
L’amore non dovrebbe richiedere l’annullamento di sé.
L’attesa diventa sana solo se è reciproca, temporanea e con segnali concreti di evoluzione.
Qui, invece, l’attesa è:
✓ a tempo indeterminato,
✓ senza passi avanti,
✓ con un forte costo emotivo per te.

Lei non sta sbagliando… ma nemmeno tu!
Lei non sembra agire con cattiveria. Sta dicendo, a modo suo:
“Ho bisogno di te come presenza emotiva, ma non posso offrirti una relazione.”

Il problema è che tu stai offrendo più di quanto ricevi, e questo crea uno squilibrio che, alla lunga, fa male.
Non è questione di “resistere” o “aspettare abbastanza”.
È questione di rispettare i tuoi limiti emotivi.
Ha senso continuare ad aspettare?
Ti rispondo con molta delicatezza ma anche con chiarezza professionale:
~ Ha senso continuare solo se questo non ti distrugge. ~
E oggi, purtroppo, ti sta facendo male.
Aspettarla “tutta la vita” non è una prova d’amore, è una forma di auto sacrificio che rischia di trasformarsi in dipendenza affettiva.
E c’è una verità difficile da accettare, ma importante:
Se una persona vuole davvero incontrarti, anche solo per 10 minuti, lo fa.
Cosa puoi fare ora (con rispetto e dignità)!
Non serve sparire né fare pressioni. Serve chiarezza.
Tu non sei “meno importante” dei suoi traumi, del suo passato o delle sue paure.
I tuoi bisogni contano allo stesso modo.
L’amore sano non chiede di restare fermi mentre l’altro vive, guarisce e cresce.
Chiede incontro, anche fragile, anche imperfetto, ma reale.
Non sei sbagliato. Stai solo amando in una situazione che, oggi, non può restituirti ciò che dai.
Per qualunque altro supporto, su come affrontare il distacco se necessario o aiutarti a capire se stai entrando in una dinamica di adattamento dolorosa, puoi rivolgerti a me e lavorare su ciò che più ti fa male.
Intanto ti auguro che già da questo confronto, tu possa trovare le risposte che, in qualche modo, cercavi.
Saluti,
Dr.ssa Annabianca Iero
Psicologa Clinica

Dr.ssa Anna Bianca Iero Psicologo a Montalto Uffugo

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7 GEN 2026

Buongiorno, le ragioni del cuore sono inesplicabili si sovrappongono in zone in cui la Psicologia deve entrare sempre in punta di piedi, tuttavia le suggerisco di ascoltare più il linguaggio delle azioni che quello delle parole. Questa donna non ne sta muovendo alcuna in direzione di una relazione amorosa, e di tempo ne ha dedicato molto affinché lei potesse aprirsi con i gesti. A fronte di questa "chiusura" evidente nel trascorrere tempo assieme, inizi a tratteggiare un distanziamento proporzionato a quello che riceve, se questa donna non risponde adeguatamente, o peggio, si comporta in modo "elastico" nell'avvicinare le sue intenzioni e poi allontanarle, si faccia coraggio ed inizi a guardare altrove. Se le attenzioni, ripetute e purganti nel tempo, non vengono ricambiate, non mi sembra ci sia un terreno fertile per una relazione corrisposta. Le auguro buona fortuna

Andrea Luca Bossi Psicologo a Arese

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6 GEN 2026

Buonasera,
da ciò che lei racconta emerge una storia emotivamente intensa, ma anche profondamente sbilanciata, che nel tempo sta producendo in lei una sofferenza crescente e ormai evidente anche sul piano fisico (insonnia, ruminazione, dolore persistente).
La donna che frequenta ha attraversato eventi traumatici importanti e ravvicinati: la rottura di una relazione che stava per sfociare nel matrimonio, un percorso di cura medica per il trauma, la perdita del cane, il blocco legato al dottorato. Tutti questi elementi descrivono una persona in una fase di forte fragilità e di riorganizzazione identitaria, in cui il bisogno primario è la tutela di sé e la riduzione di ogni forma di vincolo emotivo percepito come potenzialmente invasivo.

Allo stesso tempo, però, è altrettanto chiaro che la relazione che si è creata tra voi due non è mai entrata davvero in uno spazio relazionale concreto: non ci sono stati incontri regolari, non c’è stata intimità fisica, non c’è stata una progettualità minima condivisa. Il legame si è sviluppato soprattutto sul piano emotivo e di sostegno, con lei che ha assunto nel tempo un ruolo di presenza costante, affidabile, contenitiva. Questo ruolo, se da un lato è stato importante per lei, dall’altro l’ha collocata in una posizione che somiglia più a quella di una “base sicura” che a quella di un partner.

Quando una persona dice “ti voglio bene”, “mi piace la tua vicinanza”, ma allo stesso tempo evita sistematicamente ogni incontro, ogni gesto di coppia, ogni passo verso una relazione concreta, sta comunicando qualcosa di molto chiaro, anche se doloroso da accettare: non è disponibile, in questo momento, a costruire una relazione affettiva, e probabilmente non sa se lo sarà in futuro. Il fatto che le chieda di sentirsi libero e di non sentirsi vincolato, pur mantenendo un contatto emotivo, indica un bisogno di ricevere senza impegnarsi, di avere vicinanza senza responsabilità.
Il punto centrale, però, non è tanto comprendere lei, quanto ascoltare ciò che sta accadendo a lei. lei si trova da mesi in una posizione di attesa, di speranza, di rinuncia ai propri bisogni, nella convinzione che l’amore e la pazienza possano, prima o poi, sbloccare la situazione. Ma il prezzo che sta pagando è alto: si sente rifiutato, non visto nei suoi bisogni, e il dolore sta diventando cronico.

In psicologia, l’attesa prolungata senza segnali concreti di reciprocità è uno dei fattori che più alimentano dipendenza affettiva e logoramento emotivo. L’amore non dovrebbe richiedere di annullarsi, di accontentarsi di briciole o di vivere in uno stato costante di incertezza. Il fatto che lei sarebbe disposto ad aspettarla “tutta la vita” non è una prova di amore sano, ma un segnale della profondità del legame che ha costruito… e della vulnerabilità in cui si trova.
La domanda che pone, “ha senso continuare ad aspettare?”, forse può essere riformulata in modo più tutelante per lei:
quanto ancora posso restare in una relazione che mi fa soffrire, sperando che cambi, senza perdere me stesso?

Aspettare ha senso solo quando c’è un percorso condiviso, anche lento, ma visibile. Qui, invece, i comportamenti vanno nella direzione opposta alle parole. E i comportamenti, nel tempo, sono più affidabili delle dichiarazioni.
Prendersi cura di sé, in questo momento, potrebbe significare iniziare a porre dei confini: non per punire lei, ma per proteggere lei. Chiedersi cosa le serve davvero, cosa è disposto a tollerare e cosa no. E riconoscere che comprendere il dolore dell’altro non implica sacrificare il proprio.

Il dolore che prova è un segnale, non un ostacolo. Ascoltarlo non significa smettere di volerle bene, ma iniziare a volerne anche a sé stesso.

Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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6 GEN 2026

Buonasera San Lorenzo,
grazie per la sua condivisione. La domanda che ci ha posto potrebbe essere interessante approfondirla e analizzarla meglio intraprendendo un percorso di terapia individuale in cui esplorare e riconoscere i suoi attuali bisogni e poi partire da quest' ultimi per capire come affrontare la situazione che sta vivendo.
Non abbia paura di chiedere aiuto.
A disposizione.
Dott.ssa Erika Giachino

Dott.ssa Erika Giachino Psicologo a Alba

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6 GEN 2026

Carissimo,
ciò che stai vivendo è una situazione emotivamente molto impegnativa e il punto non è che tu stia sbagliando qualcosa, bensì è che tu stai facendo anche troppo. Sei presente, rispettoso, paziente ed empatico. Il problema non è la qualità del tuo sentimento, quanto lo squilibrio enorme tra ciò che dai e ciò che ricevi.

Lei, dalle tue parole, appare una persona profondamente ferita, confusa, ancora immersa nei propri nodi. Dal tuo messaggio si evince, infatti, che questa donna lascia dietro di sè una relazione finita, un matrimonio mancato, un lutto e un dottorato bloccato. Senza dimenticare il lavoro che vi accomuna. Tutto questo è reale e pesa molto e conduce a una verità che non può, purtroppo, essere evitata, ossia qualunque sia la causa, nei fatti lei non ti sceglie.

Ti vuole bene, sì. Apprezza la tua presenza, si sente al sicuro con te, probabilmente si sente anche capita, come non le succedeva da tempo. Ma non riesce, o forse non vuole, fare un passo verso di te. E quando una persona ti tiene emotivamente vicino, ma comunque fuori dalla sua vita reale, spesso non è amore. Questo atteggiamento può essere più letto come bisogno di compagnia e sostegno. Il tutto potrebbe essere accompagnato anche dal senso di colpa da parte della medesima, perché sa che tu provi molto e lei no.

Il dato più chiaro, e anche più doloroso, è anche dato dal fatto che in tutti questi mesi la stessa non ha mai trovato dieci minuti per un caffè, perché dentro di lei quel fatidico passo non c’è. E le parole, per quanto affettuose, non compensano una ripetizione costante di rifiuti.

Tu dici che il tuo cuore ti chiede di restare. Ed è comprensibile. Ma il tuo corpo ti sta dicendo altro; non dormi, stai male e vivi in una continua e agoniante attesa. Questo è il segnale che l’attesa sta diventando una forma di sofferenza cronica. Aspettare “tutta la vita” può sembrare una prova d’amore, ma spesso è un modo elegante di dimenticarsi di sé.

A un certo punto, quando una persona continua a respingerti, anche con gentilezza, è necessario accettare una possibilità difficile, seppur matura, ossia questa relazione, per come sei fatto tu e per come è fatta lei oggi, non è possibile. Non perché tu non sia abbastanza. Ma perché lei non è disponibile.

Voltare pagina non significa sminuire ciò che avete condiviso, né negare il bene che c’è stato. Significa riconoscere che tu meriti qualcuno che non debba “liberarsi” da te per respirare, ma che abbia piacere di sceglierti, di vederti e di costruire assieme a te qualcosa di concreto.

E qui voglio essere molto chiara e anche incoraggiante, ovvero esisteranno sicuramente persone che non avranno dubbi nel trovare tempo per te, che non ti faranno sentire in sospeso, che non ti lasceranno sveglio la notte a chiederti se stai chiedendo troppo.

Il compleanno che si avvicina, con tutto quello che rappresenta per lei, rischia di riaprire a lei delle ferite e a te causare ancora più dolore. Per questo, forse, il gesto più amorevole, tanto verso di lei quanto verso di te, è proprio quello di iniziare davvero a lasciarla andare. Con rispetto, senza rabbia e gran fermezza.

Non sei fatto per restare in panchina! Sei fatto per una relazione viva, reciproca e presente. E sì, fa paura mollare. Ma continuare così, te lo dico con onestà, ti farà solo consumare lentamente.

Ti auguro tempo per riflettere e rindirizzare meravigliosamente la tua vita.
Un saluto.
Dottoressa Viviana Ricci

VIVIANA RICCI Psicologo a Caravaggio

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6 GEN 2026

Buonasera,
la situazione che descrive risulta molto disfunzionale in quanto il rapporto che avete non ha contorni e confini precisi; né come relazione amicale, né come relazione sentimentale.
Ovvero Lei le ha dichiarato il sentimento che prova ma come risposta ha ricevuto un "ti voglio bene ma.." che non basta certamente come risposta al suo dichiararsi innamorato.
Inoltre questa donna vuole essere concentrata del tutto su sé stessa, il progetto di dottorato, il superare le vicissitudini affettive e fisico-psicologiche dovute al fallimento matrimoniale , alla perdita del cagnolino e altro che non é riportato.
La invita a sentirsi non vincolato e che vuole sentirsi libera per cui non vuole una relazione sentimentale al momento.
Questo momento però dura da tempo ormai e il fatto che non le conceda neppure il poco tempo che lei le chiede di condividere insieme é un'indicazione che non vuole andare oltre a questo tipo di rapporto, e questo procura in lei un forte malessere interno.
E' giunto il momento che prenda in mano sé stesso e inizi a prendere in considerazione l'idea di mettere un confine chiaro e netto su questo rapporto.
Ovvero deve chiarire a sé stesso che si sta facendo del male in quanto il suo sentimento non é ricambiato e gli atteggiamenti e comportamenti di questa donna sono in opposta direzione al suo desiderio, per cui restare in una situazione di attesa sentimentale e rendendosi completamente disponibile non fa altro che aumentare il dolore e porta a minare l'autostima che invece deve tenere alta, visto il comportamento che ha avuto verso questa donna e le sue difficoltà.
Un aiuto professionale psicologico in questo momento le potrebbe essere utilissimo per mettere in luce chiaramente le proprie necessità affettive e non, i propri bisogni e urgenze che non é più disposto a tacere, prefiggersi degli obiettivi a breve raggiungibili, avere cura di sé stesso e del proprio tempo, costruire insomma un percorso che la possa di nuovo rendere autonomo sentimentalmente ed emotivamente.
Facendo così lei traccerà chiaramente limiti e confini netti che aiuteranno lei in prima persona a non restare più nella situazione di attesa, mentre l'altra persona dovrà prendere atto che la situazione é cambiata e non potrà più continuare in questo atteggiamento e comportamento confusivo e a tratti ambiguo nei suoi confronti e le potrà essere d'aiuto nel concentrarsi, come vuole, su sé stessa.
Il non dormire la notte é il segnale che non é più tempo di non pensare a sé stesso ed a ciò che necessita, é il segnale che ciò che riceve da questa donna non è più compatibile con ciò che lei desidera e vorrebbe.
Pratichi attività fisica come il correre, passeggiare velocemente, coltivi i suoi interessi e passioni maggiormente, scriva i suoi pensieri e tutto ciò che sta provando (questo le sarà molto utile in sede di colloquio) e aumenti le sue conoscenze e frequenze amicali.
Per lei non é più il tempo di stare ad aspettare ma di agire verso il proprio benessere e la sua serenità e tranquillità emotiva ed emozionale delle quali ha assolutamente diritto.
Cordialmente
dott. Giancarlo Mellano

Dott. Giancarlo Mellano Psicologo a Padova

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6 GEN 2026

Buongiorno,
le situazioni relazionali in cui il livello di coinvolgimento è diverso tra due persone generano quasi sempre malessere e dolore. È una sofferenza comprensibile: da una parte c’è il desiderio di vicinanza, dall’altra una richiesta di distanza. Questo squilibrio mette inevitabilmente in una posizione faticosa chi sente di più.

La donna di cui sei innamorato, per quanto questo possa essere difficile da accettare, ti ha dato segnali chiari: ha bisogno di sentirsi libera, non se la sente di impegnarsi e sta cercando uno spazio per sé dopo un matrimonio e delle esperienze traumatiche. Non è detto che questa sua posizione sarà sempre la stessa nel tempo, ma è importante riconoscere che in questo momento è questa la sua verità emotiva.

Rispettarla significa anche non insistere. Lasciarle lo spazio che chiede, evitare di proporre incontri o di cercare una vicinanza che lei non è pronta a sostenere. In questa fase lei ha bisogno di fermarsi, di razionalizzare e dare un senso a ciò che le è accaduto, senza la pressione di una nuova relazione.

Se e quando sarà pronta, potrebbe essere lei a riavvicinarsi. In quel momento sarai tu a poter scegliere se esserci ancora, se le tue emozioni saranno le stesse o se avrai bisogno di tutelarti.

Rispettare i sentimenti dell’altro, anche quando non coincidono con i nostri, è fondamentale: non solo per l’altro, ma anche per sé stessi. A volte la forma più autentica di amore è saper fare un passo indietro, pur restando in ascolto di ciò che si prova.

Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
Ricevo in presenza e online.

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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6 GEN 2026

Salve Lorenzo

A volte, l’attesa diviene il modo in cui ci paralizziamo in una situazione, soffrendo. Tuttavia, proprio quella sofferenza che appare così devastante è in realtà per noi più sopportabile e gestibile di altri dolori profondi.
In conclusione, lei è assolutamente in grado di porre fine ad una relazione con una donna che, per motivi di ordine vario, non è coinvolta. Cosa la spinge a rimanere invece?
Cosa la aiuta a sopportare i continui no?
Mettere a fuoco questi aspetti attraverso un percorso di psicoterapia può aiutarla a comprendere parti di sè finora inesplorate e di cui prendersi cura.

In bocca al lupo

Dott.ssa Maria Chiara Del Mastro Psicologo a Portici

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6 GEN 2026

Caro SL,

Grazie per la condivisione! Quello che stai vivendo è una relazione sbilanciata: tu sei emotivamente presente, lei no sul piano concreto. Le sue parole esprimono affetto, ma i comportamenti mostrano non disponibilità relazionale. Non uscire mai insieme, evitare il contatto e rimandare costantemente non è una fase, è un limite attuale. L’importante e’ che tu sappia che non sei responsabile per i suoi comportamenti.
È comprensibile che lei sia fragile e confusa, ma questo non rende meno reale la tua sofferenza. L’amore non dovrebbe toglierti il sonno né tenerti in sospeso senza prospettiva.
Aspettare ha senso solo se non ti fa male. In questo momento ti sta facendo male.
Proteggerti non significa abbandonarla, ma smettere di sacrificarti.
Una relazione sana prevede reciprocità, non solo attesa. Ti consiglio un percorso di sostegno psicologico che ti aiuti a identificare i tuoi bisogni sani e i sensi di colpa che ti impediscono di perseguirli.
Un caro saluto,

Dr.ssa Gabrielle Bolzoni

Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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6 GEN 2026

Da quello che scrive si sente quanto sta facendo fatica, e quanto tutto questo le stia pesando addosso da tempo. Quando si arriva a stare così male, spesso non è perché si è “deboli”, ma perché si è rimasti troppo a lungo da soli a reggere qualcosa di molto difficile.

A volte il dolore diventa confuso, stanca anche solo provare a spiegarlo, e si ha l’impressione che non ci siano parole giuste. Ma il fatto che lei abbia scritto qui dice che una parte di lei sta ancora cercando un modo per essere ascoltata e capita.

Non sempre le risposte arrivano subito, e non sempre si trovano da soli. In certi momenti può fare la differenza avere uno spazio sicuro, senza giudizio, dove poter dire le cose come vengono, anche quelle che sembrano impossibili da dire.

Se sente che parlarne in modo più approfondito potrebbe aiutarla a fare un po’ di chiarezza o anche solo a respirare meglio, sappia che è possibile farlo, anche con calma, un passo alla volta. Dr Giuliana Gibellini

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologo a Carpi

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6 GEN 2026

Quello che descrivi è una situazione emotivamente molto intensa e, allo stesso tempo, profondamente sbilanciata. Provo a risponderti con delicatezza, senza semplificare né giudicare.

Questa donna non è emotivamente disponibile, anche se ti vuole bene. Le due cose possono coesistere, ma fanno molto male a chi sta dall’altra parte. I suoi comportamenti sono più chiari delle sue parole:

- non vi vedete
- non c’è contatto fisico
- non c’è spazio reale per la relazione
- ti chiede libertà mentre tu resti coinvolto

Il trauma della rottura prima del matrimonio, il percorso medico, il lutto per il cane, il blocco del dottorato: tutto questo spiega perché lei sia così, ma non rende sostenibile per te stare in questa posizione. Capire non significa dover sopportare.

Tu in questi mesi sei stato una presenza sicura, contenitiva, affettiva. In molti momenti sei stato più un appoggio emotivo che un partner potenziale. Questo crea un legame forte, ma anche una trappola: tu investi, aspetti, soffri; lei riceve vicinanza senza dover scegliere davvero. Il fatto che continui a dirti “ti voglio bene” ma non trovi nemmeno dieci minuti per un caffè non è confusione: è un limite chiaro, anche se non espresso in modo diretto.
La frase più importante che lei ti ha detto è questa: “voglio pensare a me stessa e sentirmi libera”. Non è una pausa, non è un “non ora”. È una dichiarazione di priorità. E in quella priorità, purtroppo, tu non ci sei come partner.

Il punto centrale non è se lei potrà un giorno cambiare. Il punto è: tu quanto puoi continuare a farti male in nome della speranza?
L’amore non dovrebbe toglierti il sonno, farti sentire rifiutato, sospeso, in attesa di qualcuno che non arriva mai. Quello che stai vivendo assomiglia più a una forma di attaccamento doloroso che a una relazione.
Aspettarla “tutta la vita” non è una prova d’amore: è una rinuncia a te stesso. E lei, anche senza volerlo, te lo sta già chiedendo.

Forse l’unica cosa davvero sana, anche se fa paura, è rimettere un confine chiaro. Non come ultimatum, ma come atto di rispetto verso di te. Per esempio: riconoscere che, così com’è ora, questa frequentazione ti fa soffrire e che hai bisogno di prendere distanza, non per punirla, ma per non continuare a consumarti.

Sul compleanno: è comprensibile che sia un momento delicato per lei, ma attenzione a non trasformarlo in un altro sacrificio silenzioso tuo. Non sei tu a dover riparare le ferite lasciate da un altro uomo.

Ti dico una cosa con molta sincerità: se una persona ti vuole nella sua vita, trova spazio, anche minimo, reale, incarnato. Non solo parole, non solo messaggi, non solo gratitudine.
Tu non stai sbagliando a sentire quello che senti. Ma forse è il momento di chiederti non “quanto posso resistere”, bensì quanto ti vuoi bene tu.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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6 GEN 2026

Gentilissimo San Lorenzo, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci riporta, e immagino le fatiche emotive e psicologiche che questa relazione complessa le arrecano. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere quello che sente all'interno di queste dinamiche, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare tutto questo.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

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6 GEN 2026

Quello che stai vivendo è un legame sbilanciato: tu sei emotivamente molto presente, lei ti vuole bene ma non è disponibile a costruire una relazione reale. I suoi comportamenti — niente uscite, niente intimità, nessuno spazio concreto per voi — parlano più delle parole. Questo non è un “non ancora”, è un limite che oggi lei non riesce a superare.
Dal punto di vista psicodinamico, tu rappresenti per lei una base sicura in una fase di grande fragilità, ma ogni volta che il legame rischia di diventare più reale, lei si ritrae. Questo può essere comprensibile, ma non lo rende meno doloroso per te.
La domanda centrale non è se lei cambierà, ma quanto ti costa restare così. L’attesa ti sta togliendo sonno, serenità e spazio emotivo. L’amore non dovrebbe chiederti di stare in sospensione né di mettere da parte te stesso.
Aspettare ha senso solo se non ti fai male. In questo momento, restando, ti stai facendo male. Proteggerti non significa smettere di volerle bene, ma riconoscere che questa forma di legame non ti fa bene.
Forse il passo più sano è dirti la verità:
“Ti voglio bene, ma così soffro. Ho bisogno di prendermi cura di me.”
Se un giorno lei sarà pronta, lo sarà anche con un uomo che non si è perso nell’attesa.
Un caro saluto
Dott.ssa Maria Rosa Biondo

Maria Rosa Biondo Psicologo a Vizzini

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6 GEN 2026

Salve, la situazione che descrive è molto chiara dal punto di vista clinico ed è importante restituirgliela senza illusioni ma anche senza colpevolizzazioni. Questa donna non è emotivamente disponibile a una relazione, anche se prova affetto per lei e trova in lei una presenza sicura. Il suo comportamento è coerente: parole di vicinanza, gratitudine, legame emotivo, ma assenza totale di incontro reale, corporeo, temporale. Questo non è un caso, non è una distrazione, non è solo confusione: è una difesa. Dopo una rottura prematrimoniale traumatica, un percorso medico-psicologico, un lutto recente e una fase di blocco identitario sul piano professionale, lei sta usando il legame con lei come spazio di regolazione emotiva, non come relazione. Lei rappresenta una base sicura, qualcuno che contiene, comprende, non chiede troppo, resta anche senza ricevere. Ma proprio per questo non viene scelto come partner: perché una relazione vera, con incontri, baci, presenza concreta, attiverebbe in lei paura, colpa, conflitto e perdita di controllo. Dire “ti voglio bene ma voglio pensare a me”, “non sentirti vincolato”, “sei libero”, mentre continua a tenerla emotivamente vicina, è un modo per non perderla senza assumersi la responsabilità di una scelta. Il punto cruciale non è se lei “potrebbe” cambiare in futuro, ma ciò che sta accadendo ora: lei sta rinunciando a parti fondamentali di sé – desiderio, reciprocità, dignità affettiva – per restare in attesa. Il fatto che questa situazione le tolga il sonno, le provochi sofferenza costante e la tenga sospesa è già una risposta alla sua domanda. Amare non significa sopportare un legame che non prende forma, e aspettare “tutta la vita” qualcuno che non trova neppure dieci minuti per un caffè non è amore, è autosacrificio. Lei non è sbagliato nel comprenderla, ma sta diventando ingiusto verso se stesso. Se una persona vuole davvero costruire qualcosa, anche nel caos più totale, un gesto minimo lo trova. Qui il gesto non arriva da mesi. Continuare ad aspettare nella speranza che il tempo, il compleanno o un evento simbolico sblocchino la situazione rischia solo di rafforzare una dinamica asimmetrica in cui lei resta e l’altra persona non sceglie. La domanda più importante non è “ha senso aspettarla?”, ma “che prezzo sto pagando per restare?”. E oggi il prezzo è troppo alto. Mettere un limite non significa smettere di volerle bene, significa iniziare a volerne a se stesso.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto,
Lorenzo Taidelli
Psicologo clinico e sessuologo
Milano & Online

Lorenzo Taidelli Psicologo a Milano

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