Depressione, vuoto e solitudine

Inviata da Isabella · 27 set 2017 Depressione

Salve, mi chiamo Isabella e ho 24 anni.
È da quando sono adolescente che passo periodi frequenti in cui mi sento depressa, vuota, vedo tutto nero, e spesso scoppio a piangere ( sempre quando sono da sola perchè non voglio che gli altri se ne accorgano).
Questo è uno di quei periodi.
Lavoro da 3 anni nel azienda di famiglia, passo tutto il giorno da sola dietro ad un pc.
Perchè mio padre fin da bambina mi ha sempre " obbligato" a seguire il lavoro familiare.
Da ragazzina volevo diventare un insegnante e stare con i bambini o diventare una giornalista, visto il mio amore per la scrittura, ma i miei mi hanno sempre remato contro.
Ora a 24 anni mi sento vuota e triste. Questo lavoro non mi piace e non mi permette di essere me stessa, ma non so come uscirne.
Non so più cosa mi appassiona e chi sono veramente, e tutti non fanno altro che dirmi quanto io sia fortunata ad avere un lavoro.
Ogni volta che ho provato a parlarne con mio padre ( nonchè mio datore di lavoro), lui finiva sempre per urlare, gidarmi contro quanto fossi una figlia ingrata, stupida ecc.
Io però mi sveglio con il mal di stomaco, passo la giornata a fare quello che devo senza entusiasmo, apatica a triste per poi tornare la sera e il giorno dopo ripetere tutto. Le mie giornate sono tutte uguali monotone come un criceto su una ruota.
Oltre a lavorare con i miei vivo con loro, mio padre litiga costantemente con mia madre e con me. Vuole sempre avere ragione, e trova un problema per ogni soluzione. E oltre a questo ogni discussione è un buon momento per farmi sentire sbagliata.
Oltre a questo mi sento sola, da 1 anno non ho amici. Il piccolo gruppo che avevo a scuola e in cui credevo molto si è andato via via sgretolando e alla fine ero solo io a tentare di farlo rimanere unito. Quando mi sono stancata di essere sempre io a tenerci e a farmi sentire, e ho smesso, inevitabilmente abbiamo smesso di vederci. Semplicemente.
Cerco di pensare positivo e di concentrarmi sulle cose positive, e per un po' ci riesco.
Ma poi basta un problema in più che fà sbilanciare la bilancia e io mi ritrovo a sentirmi vuota, stanca, non ho più voglia di far niente, mi ritrovo a piangere più volte durante il giorno e ad addormentarmi presto la sera nella speranza che il giorno dopo starò meglio.. ma la mattina dopo niente è cambiato.
Non so cosa devo fare.. ma sono così stanca di essere continuamente triste..

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Miglior risposta 3 OTT 2017

Buonasera Isabella.
La tristezza e il sentimento di solitudine sono parte integrante della condizione umana. Così come la voglia di vivere, la gioia.. Di essere al mondo.. Ciò che lei però descrive è un difficile e costante senso di profonda infelicità, che sembra ostacolare drammaticamente la sua in realtà, anche se ferita e indebolita, presente e tenace voglia di vivere, di essere, di provare e condividere emozioni di amicizia, di amore... Credo dovrebbe lottare per tenere alto il suo desiderio di vita.. Penso che sia un percorso da intraprendere per comprendere e abbandonare ciò che forse da sempre.. Le ha impedito di esprimere la vera se stessa..
Coraggio.. Abbia fiducia e coraggio.. Inizi un percorso, un lavoro con un terapeuta.. E credo anche in un tempo non lungo.. Starà meglio. Mi faccia sapere.. Dottoressa Roberta Binda

Dott.ssa Roberta Binda Psicologo a Milano

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24 OTT 2017

Cara Isabella,
si la tristezza è faticosa, riesco a immaginare il vuoto e il peso di cui parla. Quello che mi colpisce è che lei sembra avere chiarezza sul come si è ritrovata al punto in cui è e anche molta chiarezza su cosa le piace e su piccole cose che può fare per aiutarsi. Immagino inoltre che sia un persona oltremodo responsabile visto le scelte che ha compiuto. Solo che ora ne porta il peso. Si ricavi più spazi possibili per dare spazio a ciò che le piace, la scrittura ad esempio? Ci sono mille modi ( un blog, un libro...)E provi a comprendere che attività può fare per attivare uan nuova rete di conoscenze ( volontariato? Un corso di scrittura? Sport?). Sono tuttavia queste soluzioni che credo possano sicuramente avvicinarla ad emozioni positive ma non toglerle il peso di quelle negative, anche perchè lei parla di anni di sofferenza, troppi momenti bui. Attività che le piacciono e la interessano potranno inserirla in nuove relazioni e darle un pò di respiro rispetto all'obbligo continuo che sente di vivere ma si affidi a qualcuno, trovi lo spazio di accudimento di sè e comprensione che forse non è riuscita a trovare abbastanza fin ora e poi vedrà, le scelte giuste e la leggerezza verrano. Buona fortuna

Dott.ssa Gilda Di Nardo Psicologo a Roma

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29 SET 2017

Cara Isabella, leggendo la

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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28 SET 2017

Gentile Isabella,
comprendo il disagio e la tristezza che traspare dalle suo racconto.
Lei ha finito per soddisfare le aspettative genitoriali, ma ora sente che tutto ciò non le appartiene e la rende apatica.
Probabilmente i suoi genitori hanno un'azienda e hanno investito molto in termini lavorativi.
Tuttavia ciò non significa che lei non possa apportare qualche cambiamento alla sua vita.
Si proponga dei piccoli obiettivi realistici, di autonomia ed indipendenza personale.
Un percorso di counseling potrebbe esserle utile a chiarirsi ed individuare strategie per innescare qualche piccolo cambiamento iniziale.
Cari saluti
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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28 SET 2017

Cara Isabella, quanto dolore nelle sue parole.
Ben capisco che la sua situazione sia di grande sconforto e vissuti di soli tutine. Credo che importante per lei sia sopratutto trovare una identità autonoma,staccata dai suoi genitori, dai quali crescenon dobbiamo iniziare a separarci. Lei inoltre lavorato con suo padre.....Ancora più difficile avete una autonomia! Il resto verrà automaticamente. Ma certi nodi vanno sciolti,non lasciati a macerare e a causare infelicità. Mi venga a trovare,facciamo un incontro,il primo è gratuito e cerchiamo insieme una strada. Dott Giulia Piana

Dott.ssa Giulia Piana Psicologo a Milano

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27 SET 2017

Cara Isabella,

il desiderio di autorealizzazione che ti ha portata a condividere con noi le tue sofferenze è un prezioso germe da coltivare. Comprendo che sia doloroso quando i genitori sembrano non capire il bisogno sottostante di crearti una vita che sia a tua immagine e somiglianza.
Sai ognuno di noi porta dentro di sé le cicatrici della vita vissuta. È possibile che per i tuoi genitori il lavoro fosse semplicemente lavoro e che non abbiano potuto o saputo credere nei propri sogni di realizzazione personale. O forse loro non si sono concessi nemmeno la possibilità di immaginare un futuro diverso da quello che stanno vivendo.
Farsi raccontare dalle persone le loro storie di vita, come sono arrivati a costruire quello che hanno, è una strategia che permette di vedere nella loro aggressività la fragilità e la sofferenza che vi sono nascoste.
La società di oggi alimenta molto più di un tempo l'appagamento personale nel lavoro (talvolta anche esageratamente). Certamente, il desiderio di dedicarsi ad un'attività che sia fonte di piacere, oltre che di guadagno, è del tutto lecito e auspicabile.
Ti invito a fare un gioco con me: trova tre varianti al tuo lavoro attuale che ti permettano di viverlo con più piacere. Possono essere piccole modifiche all'ambiente, alle modalità di svolgimento, ai tempi. Qualunque cosa che renda il tuo lavoro più simile a te. Personalizzalo. Questo ti permetterà di sentire meno il peso dell'"obbligo" di cui parli.
Scegli anche un'attività di svago che ti permetta di frequentare persone nuove e rigenera la tua rete sociale. Come tu stessa hai scritto, sei brava a tenere i contatti. Non banalizzare questa dote, non è da tutti.
Ti propongo anche un'altra attività. Questa è un po' più impegnativa, ma sempre utile per te.
I genitori a volte hanno paura di perdere i propri figli quando questi iniziano a prendere in mano la loro vita. Per loro questo passaggio è difficile quanto lo è per i figli stessi e hanno bisogno di essere accompagnati in questo cambiamento.
Per questo, che tu decida di proseguire nell'attività attuale o di intraprendere un percorso diverso, è importante che tu trovi il modo di mediare tra il loro mondo interiore e il tuo. Cerca un compromesso che tenga conto dei tuoi bisogni e dei loro. Ci vuole tempo e pazienza. Apportando piccoli cambiamenti poco per volta sarà un'evoluzione familiare più rassicurante sia per te che per loro.

Credo possa esserti di aiuto farti supportare da un professionista in questa fase, che ti aiuti ad usare al meglio le risorse che hai dentro di te per raggiungere il tuo obiettivo.

Sei una ragazza con una grande personalità che ha voglia di affermare la propria presenza nel mondo. Si tratta solo di trovare il mezzo migliore.

Per qualunque necessità resto a disposizione.
Un caro saluto.

Dott.ssa Valentina Gessa

Dott.ssa Valentina Gessa Psicologo a Milano

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