Depressione, stress, mancanza di contatti

Inviata da Carla · 13 apr 2018 Depressione

Salve. Dall'età preadolescenziale ho sempre sofferto di episodi depressivi, provocati o almeno innescati da atti di bullismo ("solo" psicologico, ma da me percepito come feroce) alle scuole medie. Dai 18 anni in poi ho smesso di avere amici o anche presunti tali, mancando il contatto giornaliero che la scuola assicurava. Mi sono legata ad un ragazzo per il quale ho provato sentimenti altalenanti, ma ora siamo ancora insieme e abbiamo una bambina di sei anni. “Mamma, mi dispiace molto che non hai amici": da questa sua frase malinconica ho cominciato a ripensarci più intensamente. Circa due anni fa ne discutevo con il mio ultimo terapista. Non so “come” e “dove” cercare amici, in che ambito, e allo stesso tempo mi sento sempre così stanca da passare in stato catatonico il tempo che ho solo per me. Dalla prima adolescenza ho sempre aspettato che gli altri si avvicinassero a me - cosa che allora accadeva, anche se raramente-, e anche quando provavo interesse per una persona che ritenevo affine non riuscivo ad entrare in contatto con lei/lui. Temo, inoltre, che potrei usare l'altro come "sfogatoio" della mia tristezza e di non saper ascoltare i suoi problemi (forse dovrei cercare qualcuno con problemi simili ai miei) Temo di essere, insomma, tra quelle persone etichettate come "narcisiste" o almeno di esserlo diventata, o forse che l'unica dote che mi riconosco con relativa sicurezza (il senso critico) stia vacillando in preda ad una regressione senile e infantile insieme che mi porta a dare per certo il contenuto di qualsiasi bignami di auto aiuto trovato su internet.
La seconda questione riguarda il lavoro. Ho avuto molte difficoltà nel trovare lavoro e ho sofferto molto per la mancata indipendenza economica. Ora sono un' insegnante (sostegno, scuola primaria), ma con l'avvento delle nuove riforme ho il timore di restare disoccupata perché ritenuta poco adatta (in quanto cronicamente depressa), magari dopo esami psicologici paventati in seguito a recenti fatti di cronaca. Ho saputo da poco della possibilità di chiedere un trasferimento senza i rischi introdotti dalla riforma (inserimento in un ambito di appartenenza molto vasto e rischio di finire in scuole a molti km di distanza) ma non so quale scuola scegliere perché il comune in cui vivo è piuttosto piccolo e ho paura di ritrovarmi comunque con colleghe con cui non so comprendermi, come è accaduto almeno 6 volte su 8. Un altro timore è legato al fatto che ho iscritto mia figlia nella scuola in cui insegno e se dovessi cambiare vorrei portarla con me soprattutto per motivi logistici (ma dovrei scegliere comunque scuole grandi per poter essere il più possibile "distante" dalle sue maestre). Se restassi in questa scuola, dove ho provato un disagio continuo e raramente smorzato, mia figlia capiterebbe con un'insegnante che è molto "amica" delle mie attuali colleghe ma che tutti indicano come brava e preparata oppure con un'altra, che conosco un po' meglio ma che tutti mi sconsigliano perché perde la pazienza troppo facilmente. Mia figlia è già provata dalla mia mancanza di pazienza e dalle mie urla..non faccio altro che chiederle scusa e cerco di spiegarle che cosa mi succede senza sovraccaricarla di dati per lei incomprensibili. Le dico che urlo perché sono stanca, ed è vero. Sono esausta. La domanda per il trasferimento scade tra circa due settimane e come sempre sono tormentata dalla possibilità di prendere una decisione sbagliata, come di fatto è accaduto tre anni fa.
Grazie dell'aiuto e scusate per la poca capacità di sintesi. Mi alleno in tal senso facendo riassunti per il mio alunno, che per il suo deficit non potrà mai farli da solo.

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Miglior risposta 15 APR 2018

Gentile Carla,
Mi sembra di capire che lei, da diverso tempo fatica ad entrare in relazione e stringere amicizie. E' possibile migliorare le capacità ed abilità sociali sperimentandosi attraverso piccoli obiettivi.
Per quanto riguarda il lavoro, la scuola potrebbe essere un ambito che le procura stress e ansia da un lato ma comunque le assicura una certa continuità lavorativa, pur con contratti precari, in genere annuali.
Lei non specifica se ora è seguita dal punto di vista psicologico, sarebbe opportuno essere affiancata nelle scelte da un professionista che possa rafforzare anche la propria autostima e fiducia in se stessa.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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