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Delusione terapeuta

Inviata da carol il 2 ago 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Salve,
ho 45 anni e sono in terapia da 10 mesi. Questa mattina ho avuto una forte delusione: mi sono recata all'appuntamento presso il mio terapeuta ed il custode del palazzo, dopo avermi vista che stazionavo per qualche minuto davanti all'ingresso dello studio, mi viene a riferire che il dottore è partito per qualche giorno di ferie con la famiglia.
Le sedute hanno sempre avuto una cadenza settimanale, il martedì e nel caso di disdetta di un appuntamento da parte di entrambi ci si avvisava tramite sms. L'ultima volta che mi sono recata da Lui, gli avevo chiesto, visto che era la metà di luglio, fino a quando avrebbe ricevuto e lui mi rispose che ad agosto rimaneva in città e nell'occasione gli anticipai che molto probabilmente il martedì successivo non sarei andata a causa di impegni lavorativi. Difatti nei giorni seguenti lo avvisai di ciò e lui mi rispose concordando per il martedì successivo (che sarebbe stato, appunto, oggi).
La mia delusione sta nel fatto che, secondo me, questo dottore si è proprio dimenticato di avvisarmi che non ci sarebbe stato. E allora, mi chiedo, a chi mi sono affidata in questi mesi nell'aprirmi, nel fare un percorso non privo di sacrifici di tempo, denaro ed investimento emotivo. Ci sono rimasta veramente male. Come fa un professionista a non ricordasi di un appuntamento e di conseguenza disdirlo o perlomeno verificare con il paziente se fosse confermato o meno, non gli viene il dubbio, non si ricorda quello che è stato detto all'interno del setting terapeutico? Che senso hanno avuto questi mesi di terapia durante la quale, spesso, da parte sua mi è stato ripetuto più volte, anche, di non esitare a contattarlo in caso di bisogno, difficoltà?
Vi ringrazio in anticipo per le eventuali risposte. Carol

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Gentile Carol,
con molta probabilità si è trattato di un malinteso, ma ritengo sia più che giusto da parte sua "disturbare" telefonicamente il suo terapeuta e chiedere spiegazioni,tanto più che lo sgradevole episodio che l'ha vista protagonista, è stato preceduto da una conversazione che aveva lo scopo di programmare gli incontri. Ritengo perciò che chiunque in quella situazione, avrebbe provato le sue stesse sensazioni tra cui un senso di sconforto e caduta del livello di fiducia. Il rapporto coi pazienti è cosa assai delicata poichè va a svelare delle vulnerabilità che rimandano spesso ad antiche ferite e, leggerezze di questo genere, seppure involontarie, possono compromettere gli elementi essenziali che costituiscono le fondamenta della relazione psicoterapeutica.Non le resta che compiere delle valutazioni sulla base del suo vero sentimento. Se sente che riprendere contatto col terapeuta le crea molto più disagio che desiderio , nulla le impedisce di cercare un altro professionista del ramo e chiudere il rapporto col precedente senza farsi troppi scrupoli.

Cordiali saluti

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Parma

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Psicologo a Parma

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Non penso che ti sia affidata a un terapeuta sbagliato visto che sono 10 mesi che vai, ma talvolta bisogna pensare che anche il terapeuta è una persona umana che può sbagliare, anche se nel nostro lavoro bisogna fare molta attenzione a non commettere tali errori per non deludere il paziente e ciò è molto importante.
Buona giornata.

Dott. Stefania Rossi Psicologa Psicologo a Montefiascone

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Carol, il tuo dottore è un essere umano pure lui, con tutti i problemi di un essere umano, più moglie e figli.
Se fosse perfetto, sarebbe nato a Nazareth, la madre si sarebbe chiamata Maria ed il padre Giuseppe, falegname, e sarebbe morto in croce a 33 anni.
Il problema, come forse ti avrà detto, è che le tue aspettative verso alcune persone sono tanto alte, irreali, che è molto facile tu resti delusa. Tranquilla, il poveretto, con tutti i casini di famiglia, figli e vacanze, si è solo dimenticato.

Emozioni Umane - Dott.ssa Papadia Psicologo a Montebelluna

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Cara Carol,
prenda questo accaduto come una parte importante della terapia. Da questo accaduto sembra emergere in lei una voglia di mollare, di attaccarsi ad una svista, ad un errore di un altro essere umano, come se non aspettasse altro che l'errore. È vero che si dovrebbe avvisare sempre e si dovrebbe rispettare sempre un certo codice di professionalità, non dico che il collega si sia comportato bene.
Il suo terapeuta è un essere umano ed anche i terapeuti hanno una vita, provano emozioni e possono sbagliare. Provi a mettersi nei panni di un'altra persona. Tra l'altro per suo stesso dire egli è sempre stato preciso e oltremodo disponibile nei suoi confronti. Basta questo a mettere in discussione 10 mesi di buona collaborazione? È più importante un singolo rifiuto di tante e continue attenzioni? Usi i suoi sentimenti di stampo egocentrico nella prossima seduta, potrebbe essere molto produttivo.

Cari Saluti
Dr.ssa Simona Coscarella
Psicologa-Psicoterapeuta Cosenza

Dr.ssa Simona Coscarella - Studio di Psicoterapie Brevi Strategiche Psicologo a Cosenza

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Buonasera Carol, sarebbe utile anche capire qual'è il suo giudizio rispetto a questi primi mesi di terapia, se ne ha trovato conforto e giovamento, se nota dei piccoli cambiamenti, se percepisce quello spazio come assolutamente privato, personale, accogliente, non giudicante, etc. etc. Anche non abbandonico...? Ho lasciato per ultimo questo aggettivo non a caso. A me sembra che, da come ha raccontato nel post, ci sia stato un fraintendimento con il collega (anche perchè, mi sembra di intuire, sia la prima volta che accada una cosa del genere). Tuttavia, tale fraintendimento si è verificato su un tema per lei centrale (mia ipotesi) quale quello del senso di solitudine successivo ad un abbandono (non chiarezza della comunicazione con il collega, senso che egli non si sia interessato a lei, etc.). Eventualmente fosse questo un tema importante per lei, è possibile che il suo nucleo emotivo "non aspettasse altro" (virgolettato mio) per poter confermare l'idea che ha di Sè, ovvero di una persona che, nel tempo, ha sperimentato varie delusioni relazionali vissute come abbandoniche e che, per questo, si aspetta ulteriori abbandoni anche nel futuro(sempre mia ipotesi)? Evidentemente, trovare le conferme su ciò che si pensa di noi stessi (anche se in negativo) è sempre meglio e fornisce una qualche stabilità piuttosto che avere un senso di Sè incoerente, non percepibile, vacuo, vuoto, etc. (sto facendo solo esempi, non mi riferisco a lei). Visto che il terapeuta le ha detto che poteva chiamarlo in caso di difficoltà, potrebbe farlo, non tanto per comunicargli i suoi vissuti (per telefono non è molto utile) quanto per chiarire come si è arrivati a questo disguido relazionale. Oppure, se riuscisse a sopportarlo emotivamente, potrebbe aspettare il suo ritorno dalle vacanze e parlarne direttamente alla prox seduta. Questa seconda opzione, a mio avviso, avrebbe anche una valenza terapeutica, in quanto dilazionerebbe nel tempo lo spazio tra i suoi, eventuali, vissuti abbandonici, ed il bisogno di conferma che la porterebbe ad abbandonare lei il terapeuta oppure avere il bisogno di sapere che si sia trattato di una incomprensione e che quindi, almeno stavolta, l'altro non si sia distanziato da lei. Naturalmente, ho ragionato solo su una ipotesi clinica, ma potrebbero essercene molte altre.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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