Delicata situazione e sensazione di essere in trappola

Inviata da stella · 14 set 2016 Orientamento professionale

Buongiorno a tutti,
Scrivo per avere un'opinione su una delicata questione lavorativa che mi pesa da ormai 5 anni a questa parte.
Lavoro da 5 anni nella società di mio padre come unica dipendente seguendo contabilità e amministrazione. Premetto che il campo della sua attività non mi interessa (ci ho provato ma niente da fare) e il lavoro che svolgo non mi interessa nè rispecchia assolutamente, e infatti sono autodidatta in questo senso.
Mio padre ha la sua età, è molto vecchio stampo per certi versi e ha un carattere MOLTO difficile, quindi non vuole persone esterne a sostituirmi nonostante sia consapevole della mia frustrazione e benchè le mansioni che svolgo potrebbe farle chiunque.

Così mi ritrovo a 30 anni a lavorare in un ambito che non mi interessa minimamente, a desiderare di cambiare, ma non riesco a lasciare a causa dell'enorme senso di responsabilità che mi è stato affibbiato dato che l'introito di questa attività mantiene quasi tutta la nostra famiglia.

Io sarei più per lavori dinamici in altro ambito come ad esempio la comunicazione / eventi che mi fanno sentire viva e in cui ho sempre lavorato prima di incastrarmi nell'attuale situazione.
Ho diversi pensieri che non so pesare ultimamente e se non sono mai stata felice della mia situazione lavorativa adesso è diventata insopportabile: mio padre ha la sua età, se gli succede qualcosa io non ho intenzione di proseguire in quest'attività e la venderei ma cosa mi ritroverò a fare poi in un età non più tanto competitiva per il mercato?
È vero che ho molti benefici in termini di busta paga, orari, flessibilità ..tutti benefit che altrove non avrei. Ma questo non mi basta più perché vivo un'enorme insoddisfazione lavorativa e sono preoccupata per il mio futuro.
D'altro canto penso anche che se cambiassi attività per riprendere la carriera in ambito comunicazione / eventi, non solo perderei questi appena elencati benefici, quindi con orari di lavoro terribili, pagata la metà e forse con il fatto che tra qualche anno vorrei iniziare a pensare a una famiglia non sarebbe l'ideale.

Mi sento come un topo in gabbia, non so cosa fare perché certo è che se lascio questo posto di lavoro mio padre la vivrebbe molto male e non potrei contare sul suo appoggio in caso incontrassi difficoltà economiche inizialmente.

È come se avessi in qualche modo perso il contatto con me stessa, la mia strada, cosa mi piacerebbe fare in futuro. Come se ho rinunciato a me stessa per il bene comune. Cosa mi blocca dall'emergere? Perché non mi permetto la possibilità di pensare "egoisticamente" a me e alla mia vita e invece metto il bene della famiglia prima del mio?

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Miglior risposta 14 SET 2016

gentile Stella,
dalle sue parole si coglie una profonda insoddisfazione per quello che sta facendo e una altrettanto profonda indecisione sul da farsi che la fanno sentire bloccata e in trappola. Sembra che non riesca ad affrontare la reazione di suo padre qualora lei gli comunicasse i suoi pensieri. Secondo me potrebbe provare ad allargare le sbarre della gabbia e provare a respirare un o' di libertà trovando una cosa in cui può realizzarsi di più. Per fare questo per prima cosa chiarisca dentro di sé un'idea o un progetto concreto in un campo che le interessa (per esempio un corso non troppo impegnativo in un settore interessante) poi provi a comunicarlo a suo padre presentandoglielo anche solo come un possibile hobby. Non si faccia però scoraggiare da una sua reazione svalutante o negativa e provi ad andare avanti, conservando l'idea di qualcosa di solo suo, mantenendo vivo il valore di questa sua proprietà.
Le auguro di trovare uno sbocco positivo e poi ampliare ancora di più la sua libertà. In bocca al lupo e se ritiene mi faccia sapere se è un buon consiglio.

Dott. Mazzoleni Damiano Psicologo a Lecco

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20 SET 2016

Cara Stella,
certamente il destino naturale di ogni figlio è quello di lascare il porto sicuro dei genitori per iniziare a vivere la "propria vita e a costruire il proprio nido. Ognuno di noi ha tempi diversi per sentirsi pronto a fare questo passo e può avere subito e subire pressioni più o meno forti a restare.
Il fatto che lei tema la reazione di suo padre è solo uno degli elementi in gioco, infatti si sente ambivalente e non sottovaluta i vantaggi pratici ed economici della sua attuale condizione. In ogni caso, può rendere più reale il suo desiderio di uscire dalla trappola in cui si sente rinchiusa, costruendo ipotesi diverse, prendendo in considerazione in concreto sia una i nuova formazione che possibili attività alternative. Può avviarsi gradualmente alla loro realizzazione a piccoli passi, senza rivoluzioni totali, proprio approfittando della flessibilità che il suo attuale lavoro le consente.
Il fatto che lei ritenga indispensabile informarne subito suo padre, denota il suo atteggiamento di dipendenza psicologica nei suoi confronti. Non ha bisogno del suo "permesso" per costruire la sua vita secondo i suoi desideri, piuttosto è necessario che lei si dia tali permessi, senza per questo sentirsi in colpa. Ha bisogno di rafforzare la sua autonomia psicologica personale per poter spiccare il volo e per riuscirci le sarebbe d'aiuto un percorso con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Affronti una prima consulenza e quello sarà il primo passo verso la libertà!
Cordialmente
Anna Maria Deutsch
psicologa psicoterapeuta a Sassari

Anna Maria Deutsch Psicologo a Sassari

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20 SET 2016

Gentile Stella,
Grazie per averci scritto.
Il grande senso di responsabilità non è di per sé una caratteristica negativa, ma a volte può generare un'emozione bloccante che ci rende impossibile emergere: la colpa. Forse il fatto che dal suo lavoro dipende tutta la famiglia, stimola in modo eccessivo questa emozione e questo la blocca nel progettare scelte diverse.

Sarebbe importante iniziare a vedere le sue scelte future come un percorso di normale autonomia dalla sua famiglia, anziché di "egoismo", poiché per tutti è normale e sano cercare soddisfazione, anche quando comporta dei rischi.

Buona giornata,
Camilla Marzocchi

Bologna BO

Dott.ssa Camilla Marzocchi Psicologo a Bologna

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15 SET 2016

Salve Stella,
nel contesto famigliare non facilitante che descrive, oltre al grande senso di responsabilità che lei dimostra, il grande conflitto sottostante sembra essere: rinunciare a sé stessa pur di essere amata o andare per la propria strada da sola.
Questo snodo è cruciale nella vita e nella crescita di ciascun individuo e ci sono ambienti famigliari che supportano la naturale esplorazione e il legittimo allontanamento dal nido e dalle sue regole e ambienti famigliari che ostacolano, a qualche livello, causando sensi di colpa o addirittura il rifiuto allo sviluppo della propria sana individualità. Le consiglio di tralasciare momentaneamente le considerazioni sulla sua famiglia e di focalizzarsi unicamente su di sé: se pesa di più un lavoro insoddisfacente ma con una busta paga buona e una flessibilità di orari oppure un lavoro stimolante, ma pagato meno bene e con minore libertà di tempo. Consideri qual è il suo progetto di vita, come si vede da qui a cinque anni e sulla base di queste risposte, scelga, pronta ad accettare i compromessi che verranno. Solo dopo che avrà preso una decisione per sé potrà veramente pensare come comportarsi verso la sua famiglia e potrà riflettere su eventuali soluzioni per aiutarli.
un caro saluto,
Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa Clinica, roma

Dr.ssa Ilaria Beltrami Psicologo a Roma

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14 SET 2016

Buongiorno Stella, sicuramente la situazione nella quale si trova è un po' complicata perché deve fare delle scelte di vita non semplici.
Se ho ben compreso quello che ha riportato, non credo che il suo problema sia legato esclusivamente al conflitto tra il pensare prima a lei e al suo benessere piuttosto che a quello della famiglia. Sicuramente questo è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione, ma mi sembra anche che lei non sia così sicura di quello che vuole veramente, indipendentemente dalle pressioni e dai condizionamenti esterni. Infatti, anche se il suo lavoro attuale non le piace, come lei stessa dice, le garantisce dei vantaggi che in altri lavori probabilmente non avrebbe. Sarebbe disposta a rinunciarvi? Questo le peserebbe?
Immagini per un momento di non ricevere alcun tipo di pressione esterna nel proseguire questo lavoro, immagini che suo padre e la sua famiglia accetterebbero tranquillamente un eventuale abbandono, si precipiterebbe a lasciare questo lavoro o continuerebbe comunque ad avere dei dubbi?

Dott.ssa Erica Tinelli Psicologo a Orte

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