Salve sono francesco ho 34 anni da quando sono nato sento mia madre lamentarsi del comportamento di mio padre per poi giá all eta di 10 anni capire che anche a me iniziava a creare i primi problemi, sappiamo poco della sua situazione personali, cioè siamo certi che qualcosa è successo all interno della sua infanzia dato che conoscendo la sua famiglia formata da due genitori piu due fratelli e una sorella tutti completamente con disturbi psichiatrici, mia madre il giorno del matrimonio lo ha visto girarsi dall altra parte mentre a me la sua famiglia mi ha sempre scartato fin da bambino dopo averlo fatto con mia madre che a sua volta è stata offesa e manipolata, questa storia va avanti da 40 anni con mia madre e da una decina in meno con me, ci blocca lavorativamente perche ha paura che mia madre si liberi o che io la possa aiutare fregandosene anche del fatto che io non mi possa fare una vita non riusciamo a trovare lavoro perche manipola chiunque cinpossa offrire un lavoro, ci ruba soldi pur sapendo che noi non lavoriamo mentre lui ha lo stipendio ci offende ci alza le mani e ci addossa colpe che non abbiamo c intesta bollette per non avere a carico situazioni pesanti dal punti di vista fiscale ,ci fa credere sempre che fa delle cose buone per noi ma poi noi ogni volta che gli diamo fiducia ci rendiamo conto che tornano sempre utili per lui anche se uno non lo direbbe mai, tutte le cose che chi ha comprato se le è riprese, e le utlizza a mo di ricatto,a mia mamma la utilizza come schiava vuole che gli lavi gli stiri e gli cucini e poi non deve avere diritti a me me la sta facendo pagare perche ha capito che la voglio aiutare, adesso viviamo in un paese sul mare prima vivevamo in citta e in citta mi ha preso in giro 16 anni perche sapeva che volevo aprirmi un attivita ingannandomi in tutti i modi dicendo che ik sindaco aveva inventato dei regolamenti per bloccare la citta o addirittura mi portava dalla gente suoi amici dicendomi che dovevo mettermi in societa con loro e poi non se ne faceva mai niente perche non voleva togliere soldi,mia madre gli ha detto di scendere al mare per darmi una possibilità lui ha promesso di scendere e di aiutare per poi vendicarsi e trovare case che sono diventate galere come quella in citta e dove lui si vede i fatti suoi prendendo la macchina e tornando in citta per sbrigare favori e poi torna al mare per farcela pagare a noi perche non dovevamo permetterci di scendere si è rimangiato tutto e anche qui ha creato un sacco di problemi molte volte sta in silenzio e non vuole rispondere delle cattiverie che fa , non è possibile che non abbia problemi psicologici o che non ci sia una definizione a tutto cio perche ne potrei aggiungere molte altre di cose che fa spero che qualcuno mi aiuti
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26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 12 persone
Gentile Francesco, ho letto con attenzione la sua condivisione.
È veramente complesso poter operare una diagnosi o una valutazione indiretta del profilo di suo padre. Oltre a ciò, un profilo diagnostico non si può e non si deve fare in modo indiretto soprattutto per questioni etiche e deontologiche.
Detto questo, ciò che descrive non ha bisogno di un’etichetta diagnostica per essere compreso nella sua gravità. Quello che descrive sembra una dinamica comportamentale di controllo, manipolazione, svalutazione e violenza.
Queste dinamiche tendono a produrre nel tempo blocco, confusione, senso di impotenza e difficoltà nel costruire una propria autonomia.
Non è un limite suo, ma una risposta a un contesto che limita attivamente le possibilità.
Il punto centrale, in ottica clinica, non è “che problema ha suo padre”, ma che effetto ha questa relazione su di lei e su sua madre e come uscirne in modo protetto.
Le direzioni più solide, secondo le evidenze, sono:
- riconoscere con chiarezza la natura dannosa della situazione,
- attivare aiuti esterni, servizi sociali, centri antiviolenza e tutela legale,
- valutare un supporto psicologico per ricostruire capacità di scelta e protezione di sé.
Uscire da queste dinamiche è possibile, ma richiede anche alleanze fuori dal sistema familiare.
Cordiali saluti
Dott. Mattia Carolo
12 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Caro Francesco, comprendo quanto possa essere difficile la situazione che descrivi.
La violenza domestica non è mai da sottovalutare, sarebbe opportuno rivolgersi ai centri specializzati nella vostra zona.
L'indipendenza economica potrebbe essere un primo passo per avere la possibilità di staccarsi.
Quando non si riesce a trovare un punto di incontro e di collaborazione occorre prendere le distanze.
Dal tuo testo emerge una difficoltà anche in questo perché dici che ti blocca nel tentativo di cercare un lavoro.
Non emerge dal testo dove abitiate né quanto lui sia influente nella zona, forse sarebbe possibile appoggiarsi ad un amico o parente un po' più fuori zona per ripartire da lì? Cercare un lavoro dove lui non possa raggiungervi ed influire potrebbe essere un inizio.
Talvolta la distanza può essere una delle poche soluzioni per potersi rifare una vita e ripartire da zero ricostruendo se stessi.
Tu hai già molta lucidità nel descrivere la situazione, hai compreso le manipolazioni è questo è già un buonissimo punto di partenza.
3 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Francesco, le tue parole arrivano con il peso di una sofferenza che attraversa le generazioni e che descrive una realtà di profondo isolamento e manipolazione. Quello che descrivi somiglia a un "potere" esercitato per compensare un senso di fragilità interiore, dove il controllo su di te e su tua madre diventa l'unico modo che tuo padre conosce per sentirsi sicuro, a costo di bloccare la vostra evoluzione e il vostro diritto alla vita. È comprensibile e corretto che tu cerchi una definizione psicologica, poiché i comportamenti che descrivi — la privazione economica, il sabotaggio lavorativo e la manipolazione affettiva — configurano un quadro di grave prevaricazione che non ha nulla a che vedere con il tuo valore o le tue capacità. Voglio rassicurarti su un punto fondamentale: la tua stanchezza e il tuo desiderio di giustizia sono i segni della tua parte sana che non si è arresa e che cerca ancora di proteggere quel legame sociale e di cura verso tua madre. Non sei tu il problema, né lo è la tua incapacità di "sbloccarti", perché è difficile correre quando qualcuno continua a metterci dei lacci ai piedi. Uscire da questa "galera" richiede un atto di coraggio che passi prima di tutto per il riconoscimento che non puoi cambiare lui, ma puoi iniziare a cercare alleati esterni — legali, centri di ascolto o professionisti — che ti aiutino a rompere l'isolamento in cui siete stati confinati. Meriti di scoprire che il mondo fuori da quel ricatto esiste e che la tua vita può finalmente appartenere a te.
31 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Francesco da quello che racconti non emerge tanto una “diagnosi” chiara da poter attribuire a tuo padre a distanza, quanto piuttosto un insieme di comportamenti ripetuti nel tempo fatti di controllo, manipolazione, svalutazione e anche aggressività.
Il punto centrale, più che capire “che problema ha lui”, è l’effetto che questa dinamica ha avuto su di te e su tua madre: una relazione in cui i confini sembrano continuamente violati, le possibilità di autonomia ostacolate e la fiducia sistematicamente tradita. Questo tipo di funzionamento, al di là delle etichette, tende a mantenere le persone bloccate e dipendenti.
Mi viene da chiederti: quanto spazio avete oggi, tu e tua madre, per prendere decisioni autonome senza il suo intervento? E cosa succede concretamente quando provate a farlo?
Capisco il bisogno di dare un nome a ciò che vivete, ma forse la domanda più utile è un’altra: come potete iniziare a proteggervi e a costruire margini di libertà, anche piccoli, dentro una situazione che da anni si ripete uguale?
Resto a disposizione,.
Dr. Elisabetta Carbone
30 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buonasera Francesco,
mi dispiace molto come persona per il suo vissuto personale e quello di sua mamma.
Intanto ha fatto bene a scrivere in questo portale cercando un supporto ed aiuto da dei professionisti della salute mentale.
Non potendo lavorare su suo padre non si può fare una diagnosi ed anche se l'avesse avuta non sarebbe cambiato il suo benessere emotivo e relazionale in conseguenza di ciò che ha vissuto e vive nella relazione con suo padre.
Le consiglierei di attivarsi legalmente chiamando servizi sociali, centro antiviolenza, legali e cercare un supporto emotivo e psicologico.
Si può uscire da queste dinamiche ma è fondamentale cercare supporto ed una rete di professionisti.
Il primo passo è riconoscere ed attivare il servizio antiviolenza.
30 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Francesco,
la situazione che descrive è molto complessa e, soprattutto, profondamente dolorosa. Dalle sue parole emerge una storia familiare caratterizzata da dinamiche di controllo, svalutazione, manipolazione e, come riferisce, anche episodi di violenza fisica ed economica. È comprensibile che, vivendo in questo contesto da così tanti anni, lei si senta bloccato, frustrato e con un forte desiderio di proteggere sé stesso e sua madre.
È importante partire da un punto chiaro: al di là di una possibile etichetta diagnostica su suo padre (che non è possibile formulare a distanza e senza una valutazione diretta), i comportamenti che descrive sono oggettivamente disfunzionali e lesivi. Non è necessario “dare un nome clinico” per riconoscere che ciò che state vivendo non è sano e merita tutela.
Lei evidenzia diversi aspetti critici:
- controllo economico (sottrazione di denaro, intestazione di spese);
- ostacolo alla vostra autonomia lavorativa;
- manipolazione e promesse non mantenute;
- svalutazione e ricatti;
- episodi di aggressività fisica.
Questi elementi configurano una situazione che va presa seriamente, non solo sul piano psicologico ma anche pratico e legale.
Un passaggio fondamentale è spostare il focus da “capire suo padre” a “proteggere lei e sua madre”. Cercare una spiegazione nella sua infanzia può avere senso a livello teorico, ma non cambia il fatto che oggi i suoi comportamenti hanno un impatto dannoso concreto su di voi.
Potrebbe essere utile iniziare a considerare alcuni passi:
Non rimanere isolati: rivolgersi a servizi territoriali (servizi sociali, centri di ascolto, associazioni) può offrirvi un primo supporto concreto e indicazioni pratiche.
Tutela legale: la situazione che descrive (soprattutto sul piano economico e delle intestazioni) merita un confronto con un professionista o uno sportello gratuito per capire quali sono i vostri diritti.
Sicurezza personale: se sono presenti episodi di violenza fisica, è importante non sottovalutarli e valutare anche canali di protezione.
Autonomia graduale: anche piccoli passi verso una maggiore indipendenza (economica o abitativa) possono rappresentare un cambiamento significativo, pur nelle difficoltà.
Comprendo anche il suo desiderio di aiutare sua madre: è un sentimento molto forte e comprensibile. Allo stesso tempo, è importante che lei non si carichi da solo di una responsabilità così grande. Aiutare non significa sacrificare completamente la propria possibilità di costruirsi una vita.
Non è semplice uscire da dinamiche familiari così radicate, ma è possibile iniziare a costruire dei margini di cambiamento, un passo alla volta, partendo dalla tutela di sé.
RESTO A DISPOSIZIONE
CORDIALMENTE,
DOTT.SSA PSICOLOGA CLELIA DEVOTO
Ricevo anche online
27 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Buongiorno Francesco,
a fronte della ampia descrizione che fa dello stato familiare nel quale si trova e la sua richiesta di aiuto, l'indicazione che mi sento di darle é il contattare al più breve il centro antiviolenza più vicino o perlomeno il 1522 che può fare anche in forma anonima e ricevere le indicazioni necessarie sul da farsi.
Questa situazione rientra nel quadro delI' IPV (violenza domestica) ove il suo genitore risulta manipolante, ricattatorio, abusante e che agisce violenza sia psicologica che fisica sui membri della familia e sua madre e lei lei nello specifico..
Avete bisogno di un aiuto reale in quanto non mi sembra sussistano possibilità di una terapia familiare, per cui per evitare, se possibile, che la situazione degradi ulteriormente risulterebbe opportuno la consulenza e l'affiancamento di questa istituzione nazionale che fornisce professionalità competenti in materia, tra cui psicolog* e avvocat* in grado di poter far fronte a questa grave situazione.
Senz'altro vi sono problemi, come lei accenna, di tipo psichiatrico o psicologico nella familia di lui, ma questo non deve essere un motivo che giustifica i suoi comportamenti, in quanto siete voi ora a pagarne le conseguenze.
Occorre perciò che si dia un aiuto appoggiandosi all'istituzione sopradetta.
Ad esempio registrare a sua insaputa i comportamenti e le parole che usa nei vostri (suoi) confronti (purché lei sia presente nel momento, o lo sia chi registra ) sia in luoghi pubblici (bar, strada), sia in contesti privati (macchina o casa), e questo ha un valore giuridico (civile e penale).Documenta, per poter difendersi, i maltrattamenti, manipolazioni, ricatti ed abusi che subite.
Inoltre prenda( prendete) appunti con data e ora, di quando questi avvengano e conservateli in un luogo sicuro.
Li porterete in sede di colloquio con chi il centro antiviolenza vi indicherà.
Non indugi ad agire in tal senso poiché è una sacrosanta azione per la sua/vostra incolumità fisica e psichica e in questi tempi vi é molta attenzione in proposito.
Da solo può fare poco, a meno che allontanarsi fisicamente da casa e affidarsi ad un aiuto professionale psicologico e giuridico, ma appoggiandosi ad un'istituzione si può ottenere un valido e strutturato aiuto.
Augurandole tutto il meglio possibile la saluto cordialmente
dott. Giancarlo Mellano
27 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 8 persone
Buongiorno Francesco,
La situazione familiare sembra essere abbastanza aggrovigliata dal momento che suo padre sembra essere periferico rispetto al nucleo familiare. I problemi di aggressività indiretta tramite sabotaggi, di cui lei parla, sono il risultato di uno stile comunicativo disfunzionale familiare. A questo proposito potrebbe essere importante che ci fosse un consulto di gruppo con un terapeuta per far emergere tali disfunzioni. In secondo luogo sarebbe importante definire i confini delle relazioni in atto tra di voi, perché se è comprensibile che lei voglia aiutare sua madre poiché la vede soffrire, allo stesso tempo è necessario che lei si prenda cura di sé e della propria vita, poiché sembrano esserci delle confluenze psicologiche tra lei e sua madre che potrebbero complicare ulteriormente la comprensione dei livelli psicologici all’interno del sistema familiare. Il rischio è quello di confondersi in una massa indifferenziata dell’Io familiare in cui i singoli individui non sono definiti nei loro bisogni e desideri di vita.
Per questo è necessario da subito fare da uno a più incontri di gruppo preliminari che portino alla scelta di percorsi terapeutici separati.
Dott. Pietro Salemme
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Francesco, da quello che racconta lei sta vivendo una situazione familiare molto difficile. Capisco la necessità di dare un "nome" al comportamento di suo padre, ma credo che la cosa più importante ora sia salvaguardare lei e sua madre. In questi casi la cosa migliore da fare è rivolgersi ai servizi territoriali vicino a lei: ospedali, medico di base, centri di salute mentale, assistenti sociali, eccetera... chiunque la posso indirizzare presso i servizi e gli specialisti che possono agire direttamente per aiutare lei e sua madre. Le faccio i miei migliori auguri per tutto.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Ciao Francesco, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare tutto questo. Da quello che descrivi emerge una situazione molto pesante, che dura da tanti anni e che ha avuto un impatto profondo sia su di te che su tua madre. Non è solo “difficile convivenza”: ci sono segnali chiari di manipolazione, controllo, abuso psicologico, economico e anche fisico. È comprensibile che tu ti senta bloccato, arrabbiato e forse anche confuso.
È importante dirti una cosa con molta chiarezza: quello che sta succedendo non è normale e non è colpa tua né di tua madre. Quando una persona ostacola il lavoro, isola, crea dipendenza economica, usa il denaro come ricatto, mente sistematicamente e arriva anche alla violenza, siamo dentro una dinamica di maltrattamento. Il fatto che tu provi a reagire e ad aiutare tua madre è un segnale di grande lucidità, non di errore.
Capisco il tuo bisogno di dare un “nome” a ciò che fa tuo padre. Potrebbe avere dei problemi psicologici, forse legati alla sua storia familiare, ma questo non cambia il punto centrale: indipendentemente da qualsiasi diagnosi, i suoi comportamenti sono dannosi e non giustificabili. Cercare una definizione può aiutare a capire, ma non deve farti restare bloccato nella speranza che cambi da solo.
La cosa più delicata qui è che sembra esserci una forma di controllo molto forte su di voi, anche sul piano pratico ed economico. Quando qualcuno arriva a impedirti di lavorare, a manipolare chi ti offre opportunità e a intestarti spese, sta limitando concretamente la tua libertà. Questo è il nodo principale da sciogliere: non tanto capire lui, ma proteggere te e tua madre.
Ti dico una cosa con molta sincerità: uscire da situazioni così raramente si riesce da soli, soprattutto quando la persona ha costruito negli anni un sistema di controllo. Avresti davvero bisogno di un supporto esterno concreto, non solo psicologico ma anche legale e sociale. Esistono servizi sul territorio che si occupano proprio di queste situazioni, anche per uomini, non solo per donne. Un consultorio, un servizio sociale del comune o un centro antiviolenza possono aiutarti a capire come muoverti senza esporti troppo e senza rischiare ritorsioni immediate.
So che può fare paura chiedere aiuto, soprattutto se lui ha sempre cercato di controllare tutto, ma è proprio questo il passo che rompe il meccanismo. Anche parlarne con un professionista dal vivo, uno psicologo o un avvocato, potrebbe aiutarti a vedere delle vie d’uscita concrete che da dentro la situazione è difficile immaginare.
Mi arriva anche quanto tu abbia sacrificato la tua vita, il lavoro, i tuoi progetti. Questo è uno degli effetti più duri di queste dinamiche: ti fanno sentire intrappolato e ti tolgono prospettiva. Ma il fatto che tu stia scrivendo qui significa che una parte di te non si è arresa e vuole cambiare le cose.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Francesco, quello che descrivi non è un semplice “rapporto difficile con un genitore”: è una situazione di abuso psicologico, manipolazione e controllo che dura da tutta la vita. E il modo in cui la racconti mostra chiaramente che tu e tua madre siete stati isolati, svalutati e ostacolati in ogni tentativo di costruirvi una vita autonoma. Non c’è nulla di “normale” in questo, e non è qualcosa che si risolve cercando di capire “che problema ha lui”: il punto è proteggere voi.
Quello che vivi ha un nome: comportamenti coercitivi, cioè un insieme di strategie con cui una persona mantiene potere sugli altri attraverso paura, colpa, dipendenza economica, minacce, sabotaggio e manipolazione. Non serve una diagnosi per riconoscerli. E non sei tu a dover trovare una definizione clinica: quello che conta è che questi comportamenti vi stanno facendo male da anni.
La cosa più importante è che tu capisca una cosa: non è colpa tua se non riesci a “uscirne”. Quando una persona cresce in un ambiente così, impara a sopravvivere adattandosi, non opponendosi. E questo crea un senso di blocco, di impotenza, di confusione. È una reazione normale a una situazione anormale.
Tu però hai già fatto un passo enorme: hai raccontato tutto con lucidità. Questo significa che dentro di te c’è una parte che non vuole più vivere così, che vuole proteggere tua madre e proteggere te stesso.
Quello che posso dirti, senza entrare in ambiti clinici o legali, è questo:
non siete soli e non siete senza alternative.
Esistono servizi territoriali, centri antiviolenza che aiutano anche uomini e figli adulti, assistenti sociali, sportelli comunali, associazioni che si occupano di situazioni familiari oppressive. Non devi affrontare tutto da solo, e non devi “convincere” tuo padre a cambiare: devi trovare un luogo sicuro in cui essere ascoltato e orientato.
Quello che vivi ha un impatto enorme sulla tua salute mentale, sulla tua possibilità di lavorare, di costruire relazioni, di immaginare un futuro. E meriti un supporto che ti aiuti a uscire da questo schema, non a sopportarlo ancora.
Resto a tua disposizione
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Risorse Umane - Organizzazioni
Ricevo Online
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buonasera Francesco,
da quello che racconta emerge una situazione molto pesante, che sembra andare avanti da tanti anni e che coinvolge non solo lei, ma anche sua madre, in modo profondo e continuativo. Non è semplice crescere e vivere in un contesto in cui ci si sente controllati, ostacolati, svalutati e, a tratti, anche spaventati.
Si percepisce quanto lei abbia cercato nel tempo di capire, di dare un senso a ciò che accade, e anche quanto stia provando a proteggere sua madre e a costruirsi una vita propria. Allo stesso tempo, sembra che ogni tentativo venga in qualche modo bloccato o sabotato, e questo può generare frustrazione, rabbia, senso di impotenza.
Quando descrive i comportamenti di suo padre — il controllo, le manipolazioni, le offese, la gestione del denaro, gli ostacoli nel lavoro, fino agli episodi di aggressività — sembra delinearsi una dinamica in cui i vostri bisogni e i vostri spazi vengono costantemente messi in secondo piano rispetto ai suoi. In questi contesti, spesso ci si abitua a mettere in dubbio sé stessi, a chiedersi se si sta esagerando o se “c’è qualcosa che non si capisce”. Ma ciò che descrive ha un impatto reale e concreto sulla vostra vita.
Capisco il desiderio di trovare una “definizione” o un’etichetta che spieghi il comportamento di suo padre. A volte però, più che la diagnosi, può essere più utile fermarsi sugli effetti che questi comportamenti hanno su di lei e su sua madre: una sensazione di blocco, di costrizione, di difficoltà a esistere come persone separate.
Sembra esserci anche un nodo profondo legato al suo tentativo di affermarsi, di costruire qualcosa di suo, e al fatto che questo venga costantemente ostacolato. Come se ogni movimento verso l’autonomia incontrasse una forza che lo riporta indietro.
In tutto questo, emerge anche il peso di una storia lunga, che sembra essersi stratificata negli anni, rendendo difficile distinguere cosa appartiene a lei e cosa invece è stato interiorizzato dentro questa relazione familiare così complessa.
Il fatto che lei stia cercando di dare un senso a tutto questo e di trovare uno spazio per sé è già un passaggio significativo, dentro una realtà che sembra aver lasciato poco spazio alla sua libertà personale.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Francesco,
non è possibile attribuire una diagnosi a suo padre senza una conoscenza diretta della persona. Quello che però si può osservare, dal modo in cui lei racconta questa storia, è quanto a lungo sia stato esposto a un contesto capace non solo di far soffrire, ma anche di rendere più difficile orientarsi con chiarezza dentro ciò che accade.
Quando si cresce in ambienti nei quali i confini si confondono, le responsabilità si mescolano e i ruoli tendono a sovrapporsi, con il tempo può diventare più complicato distinguere ciò che appartiene davvero ai fatti da ciò che nasce dalla tensione, dalla paura, dall’abitudine o dal bisogno di trovare una spiegazione a tutto.
Per questo, più che inseguire una definizione di suo padre, potrebbe esserle utile iniziare un lavoro diverso, che consiste nel rimettere ordine nei fatti, riconoscere meglio quali aspetti della sua condizione dipendono realmente da lui, quali no, e quali risorse concrete possono aiutarlo a costruire maggiore autonomia.
Un passaggio del genere, in molti casi, non si fa bene da soli. A volte serve un confronto psicologico, altre volte può essere importante anche rivolgersi a servizi del territorio o ad altre figure capaci di offrire uno sguardo esterno, più fermo e meno coinvolto, sulla situazione.
In casi come questo non è sempre decisivo arrivare subito a una spiegazione dell’altro. Spesso è più utile recuperare un pensiero più saldo sulla propria posizione, sui propri margini di azione e sulle possibilità reali che si hanno davanti.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Ciao Francesco,
quello che racconti è molto pesante e profondamente logorante. Si sente chiaramente quanta sofferenza, rabbia e senso di ingiustizia ti porti dentro da tanti anni. Voglio dirti subito una cosa importante: ciò che stai vivendo non è normale e non è giusto, e il fatto che tu riesca a riconoscerlo con lucidità è già un passaggio fondamentale.
Da quello che descrivi, i comportamenti di tuo padre sono caratterizzati da controllo, manipolazione, svalutazione, uso del denaro come strumento di potere, fino ad arrivare alla violenza fisica e psicologica. È comprensibile che tu cerchi di capire se ci sia un problema psicologico dietro tutto questo, anche alla luce della sua storia familiare. Può darsi che ci sia un disagio, ma è importante chiarire un punto: anche se ci fosse una spiegazione, questo non giustifica ciò che fa. E soprattutto, non è tua responsabilità curarlo o cambiarlo.
La priorità, in una situazione come questa, è la tutela tua e di tua madre. Il fatto che ci siano episodi di violenza, controllo economico e isolamento sono segnali molto seri di maltrattamento. Quando si vive per tanti anni in un contesto così, è normale sentirsi bloccati, confusi, come se ogni tentativo di uscita venisse sabotato. Non è una tua debolezza: è l’effetto di una dinamica che, nel tempo, limita l’autonomia e la fiducia in sé stessi.
C’è anche un altro aspetto importante che emerge da quello che scrivi: il tuo desiderio di aiutare tua madre. È un sentimento comprensibile e umano. Tuttavia, è importante che tu non perda di vista anche la tua vita. Non puoi sostenere tutto da solo, né sacrificarti completamente nella speranza di cambiare una situazione che dipende da un’altra persona.
Per questo è fondamentale iniziare ad aprire la situazione verso l’esterno. In Italia esistono servizi gratuiti e riservati che si occupano proprio di queste situazioni. Il numero 1522, ad esempio, è attivo per supporto e orientamento, anche solo per capire cosa si può fare. Ci sono poi i servizi sociali del territorio e i centri antiviolenza, che possono aiutare concretamente sia sul piano pratico sia su quello legale e psicologico. Rivolgersi a questi servizi non significa fare subito denunce o scelte drastiche, ma iniziare a informarsi e costruire delle possibilità.
Parallelamente, se ti è possibile, sarebbe molto utile avere uno spazio tuo con un professionista, per elaborare tutto quello che hai vissuto e per ragionare insieme su come muoverti in modo graduale e sicuro. Affrontare da soli una situazione così complessa è estremamente difficile, soprattutto quando dall’altra parte c’è una persona manipolatoria.
Un altro passo importante è iniziare, anche molto lentamente, a costruire piccoli spazi di autonomia: contatti esterni, informazioni sul lavoro, persone di fiducia. Anche azioni piccole, nel tempo, possono creare delle aperture reali. È invece comprensibile, ma spesso poco efficace, cercare un confronto diretto con tuo padre: in dinamiche di questo tipo, lo scontro tende a peggiorare le cose se non è supportato da un contesto esterno.
Da come scrivi emerge una grande lucidità. Hai capito che c’è qualcosa che non va, che ci sono inganni e dinamiche di controllo. Questo è un punto di forza molto importante. Non sei bloccato perché non sei capace, ma perché sei cresciuto in un contesto che blocca.
Uscirne è possibile, ma non da soli. Serve appoggio, informazioni e una costruzione graduale di alternative. Se vuoi, possiamo anche ragionare insieme su quali potrebbero essere i primi passi concreti nella tua situazione, tenendo conto della tua sicurezza e di quella di tua madre.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Settesoldi
Ricevi anche online
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Gentile Francesco,
la situazione che descrive è molto complessa e dolorosa, e colpisce leggere quanto lei e sua madre vi sentiate bloccati e condizionati da questo rapporto.
I comportamenti di suo padre che racconta (controllo, manipolazione, aggressività) sono segnali importanti di una dinamica familiare disfunzionale, che può avere un forte impatto sul benessere psicologico e sulla vostra autonomia.
In questi casi è fondamentale spostare il focus da “capire cosa ha lui” a “proteggere voi”. Potrebbe essere utile: valutare un supporto psicologico per lei e/o per sua madre; informarsi su tutele legali e servizi sociali presenti sul territorio; iniziare, anche gradualmente, a costruire spazi di autonomia.
Non siete soli e ci sono strumenti per uscire da questa situazione.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Covini Sofia
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Francesco,
mi dispiace per quanto ha narrato, da cui evinco una situazione molto difficile da cui distanziarsi e differenziarsi per acquisire una sua dimensione autonoma nella vita.
Ossia, capisco che lei abbia interiorizzato, dopo ormai 34 anni, la tendenza a sentirsi parte di un sistema familiare che lo "blocca" e le impedisce di progredire ed evolvere, ma è importante provare a prendere le distanze da ciò.
Nel senso che, poichè mi pare di capire che le difficoltà tra suo padre e sua madre siano iniziate fin dal giorno del loro matrimonio, creodo sia opportuno, in primis, che provino a getire la loro relazione coniugale.
Circostanza su cui lei Francesco può agire in modo limitato, poichè essa, come tutte le relazioni è basata su dinamiche che devono essere gestite dai diretti interessati.
Perciò, ciò che mi sento di consigliarle è provare a trovare una sua dimensione esistenziale autonoma rispetto ai suoi genitori in modo che sia libero di poter esprimere i suoi bisogni e risorse.
Immagino che ciò sia difficile e doloroso ma, a mio avviso è necessario sia nel suo interesse che nell'interesse dei suoi genitori, i quali necessitano, come tutte le coppie, di uno spazio di confronto che li aiuti a capire in che modo gestire la loro relazione.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno Francesco,
e grazie per la sua condivisione.
Lei e la sua famiglia avete vissuto e state vivendo una situazione molto difficile e dolorosa, e lei ha fatto bene a chiedere aiuto.
Dalla sua descrizione emergono elementi che rientrano in un quadro di violenza fisica, psicologica ed economica, questa è la definizione che posso darle sulla base degli elementi che ha condiviso. La presenza di eventuali problemi psicologici potrebbe aggravare questo quadro, ma non sarebbe comunque una giustificazione ai comportamenti di cui parla nel suo messaggio.
In questi casi sono coinvolti molti aspetti oltre a quello psicologico, in primo luogo a livello sociale e lavorativo. Un supporto psicologico potrebbe senz'altro essere d'aiuto, ma meglio se coadiuvato da una presa in carico più ampia, sia per lei che per la sua famiglia. Avete mai provato a cercare aiuto presso i Servizi del territorio, come ad esempio il Consultorio?
So che è molto difficile parlare di queste cose, e qualsiasi alternativa potrebbe sembrarle spaventosa o non praticabile, lei ha vissuto nella paura per gran parte della sua vita, e questo lascia un segno profondo. Non siete da soli, non dovete esserlo.
Resto a disposizione, mi scriva se ha dubbi da chiarire, proverò a farlo.
Un saluto.
Margherita Barberi, psicologa
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno Francesco,
da quello che racconti si percepisce quanto la situazione familiare che stai vivendo sia pesante e logorante. Crescere e vivere per tanti anni in un contesto fatto di tensioni, manipolazioni, offese e paura può lasciare un forte senso di confusione, impotenza e stanchezza emotiva. È comprensibile che tu senta il bisogno di trovare una spiegazione e, soprattutto, un aiuto.
Quando si vivono dinamiche familiari così complesse, spesso la domanda “che problema ha l’altra persona?” nasce dal tentativo di dare un senso a ciò che accade. Tuttavia, a distanza e senza conoscere direttamente le persone coinvolte, non è possibile né corretto formulare diagnosi. Ciò che invece è importante è riconoscere l’impatto che queste dinamiche hanno su di te e su tua madre.
Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio sicuro dove raccontare con calma la tua storia, mettere ordine nelle esperienze vissute e comprendere come proteggerti maggiormente da situazioni che ti fanno soffrire. L’obiettivo non è solo capire cosa succede nell’altro, ma soprattutto aiutarti a ritrovare margini di libertà, autonomia e benessere nella tua vita.
Il fatto che tu stia cercando aiuto è già un passo importante e dimostra quanta attenzione tu abbia verso te stesso e verso tua madre. Non devi affrontare tutto questo da solo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Francesco da quello che emerge dal suo racconto viene fuori una situazione molto pesante e poco gestibile lo capisco..ma lei ormai essendo un adulto deve cominciare ad agire diversamente e a rendersi indipendente da suo padre..qualunque cosa dica o faccia..non gli dia troppo peso..si faccia scivolare tutto..da qui potrebbe essere un punto di partenza per iniziare un percorso psicologico per aiutarla ad affrontare con più determinazione tutto questo..spero di esserle stata d’aiuto..cordiali saluti
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Gentile Francesco,
da ciò che descrive traspare il senso di fatica…
Dal punto di vista professionale, è importante precisare che non è possibile formulare una diagnosi psicologica su suo padre senza una valutazione diretta. Tuttavia, i comportamenti che lei riporta possono avere un impatto significativo sul benessere di chi è intorno.
In questi casi, più che cercare una definizione diagnostica dell’altro, può essere utile spostare l’attenzione su di sé e su ciò che è possibile fare per tutelarsi, tutelare la percezione di sé, le possibilità di autonomia e la capacità di progettare il proprio futuro.
Potrebbe essere importante, per lei, considerare alcuni aspetti:
• Rivolgersi a un professionista per avere uno spazio di ascolto e supporto, che le consenta di mettere ordine nei vissuti e individuare strategie concrete;
• Non affrontare la situazione in isolamento, ma cercare appoggi anche nei servizi del territorio.
Nulla è esente da fatiche ma è possibile iniziare a costruire gradualmente spazi di autonomia e protezione.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
26 MAR 2026
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Buongiorno Francesco,
a ringrazio per la fiducia nel descrivere questa situazione familiare così pesante e prolungata: manipolazione, furti, violenza fisica, blocco lavorativo, ricatti – è un abuso sistematico che blocca la tua vita da anni.
I comportamenti che descrivi sono tipici di un disturbo di personalità narcisistico patologico o tratti antisociali: usa familiari per i suoi bisogni egoistici, senza empatia o rimorso.
La famiglia d’origine (genitori + fratelli con disturbi psichiatrici) rafforza questo pattern intergenerazionale.
Tutto ciò ha un grande impatto su te e tua madre in quanto vi tiene bloccati in ogni ambito della vostra vita.
Potreste pensare a definire maggiormente i confini nei suoi confronti minimizzando i contatti e bloccando i prelievi . Per aumentare la tua autonomia economica prova iniziando con piccoli lavoretti senza sentirti in dovere di comunicarlo a tuo padre e trovate protezione legale consultando un avvocato per la separazione dei beni e denunce di furti e violenze.
Per qualsiasi cosa esto a disposizione.
Dott.ssa Beatrice Bisi
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buongiono mi spiace molto della situazione in cui si trova.
Innanazitutto cerchi di trovarsi un lavoro per avere una autonomia economica. successivamente dica a sua mamma di rivolgersi ad un centro antiviolenza, perchè nessun uomo può usare la violenza psicologica verso una donna, sia economica , sia psicologica a maggior ragione che è la moglie.
Anche lei si faccia aiutare da uno psicoterapeuta per diventare più forte interiolmente.
Dott.ssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Francesco,
da quello che racconta emerge una situazione familiare molto pesante, che va avanti da tanti anni e che sembra aver avuto un forte impatto sia su di lei che su sua madre. Vivere a contatto con comportamenti manipolatori, aggressivi e imprevedibili può generare confusione, senso di blocco e una grande fatica nel costruirsi una propria autonomia.
È comprensibile che lei cerchi una “spiegazione” nel possibile disturbo di suo padre, ma il punto più importante non è tanto definire lui, quanto proteggere lei e sua madre da una situazione che appare lesiva sul piano emotivo, economico e anche fisico.
Quello che descrive – violenza, controllo, sottrazione di denaro, limitazione della vostra libertà – non è qualcosa che si risolve cercando di cambiare lui, soprattutto se negli anni non ha mai riconosciuto le proprie responsabilità.
Il nodo centrale diventa quindi un altro: come iniziare, anche gradualmente, a costruire uno spazio di autonomia e tutela per voi.
Potrebbe essere utile valutare un supporto concreto sul territorio (servizi sociali, centri antiviolenza, consulenza legale), perché alcune delle situazioni che descrive meritano attenzione anche dal punto di vista della tutela personale.
Allo stesso tempo, un supporto psicologico può aiutarla a rafforzarsi, a uscire da questa dinamica di controllo e a capire quali passi concreti può fare per riprendere in mano la sua vita.
Non è una situazione semplice, ma il fatto che lei stia iniziando a mettere in discussione tutto questo è già un primo passo importante.
Se lo desidera, resto a disposizione per approfondire con maggiore calma.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Francesco, da quello che racconti si sente chiaramente una cosa: tu e tua madre state vivendo da anni in una situazione di forte controllo, manipolazione e anche violenza. Non è solo “un carattere difficile” o “problemi psicologici” generici. Ci sono comportamenti molto concreti: isolamento, controllo economico, inganni, minacce, aggressività. Questo ha un nome preciso: è una dinamica abusante.
Capisco il bisogno che hai di “dare una definizione” a tuo padre, di capire se ha un disturbo, cosa gli è successo. Ma ti dico una cosa importante: capire lui non risolverà la vostra situazione. Il punto centrale non è spiegarlo, ma proteggere te e tua madre.
Quello che descrivi ha avuto un impatto enorme su di te: ti ha bloccato nel lavoro, nella possibilità di costruirti una vita, ti ha fatto vivere nella confusione e nel dubbio continuo. E questo è esattamente ciò che fanno queste dinamiche: ti fanno sentire impotente e intrappolato.
Per questo voglio essere molto diretta con te, con rispetto ma chiarezza: non è realistico pensare di cambiare tuo padre. Dopo 40 anni di questi comportamenti, non è qualcosa che si modifica perché lo capite o perché gli parlate.
La domanda vera diventa: come uscite voi da questa situazione?
Anche se sembra impossibile, ci sono delle strade. Non semplici, ma reali.
La prima cosa è iniziare a uscire dall’isolamento. Situazioni come questa spesso restano chiuse dentro casa, ma invece è fondamentale coinvolgere qualcuno fuori: servizi sociali, centri antiviolenza, consultori. Non sono solo per le donne picchiate: si occupano anche di violenza psicologica ed economica, che è esattamente quella che descrivi.
So che può sembrare un passo enorme, ma è uno dei pochi modi per iniziare a rompere questo schema. Anche solo un primo colloquio informativo può aiutarti a capire che opzioni avete.
Un altro punto: il controllo economico che descrivi (soldi presi, bollette intestate, impedimento a lavorare) è molto serio. Qui potrebbe essere utile anche un confronto legale, perché alcune di queste situazioni non sono solo “ingiuste”, ma illecite.
Capisco anche la tua rabbia e la tua voglia di aiutare tua madre. Ma attenzione a non finire nel ruolo di “salvatore” da solo: è troppo pesante e rischi di rimanere intrappolato anche tu ancora di più. Aiutare tua madre significa anche portare dentro altre figure di supporto, non fare tutto da solo.
Ti dico anche un’altra cosa importante: non sei sbagliato tu, non sei debole. Sei una persona che è cresciuta in un contesto che ti ha limitato fortemente. Il fatto che tu voglia reagire, capire, costruirti una vita, è già un segnale di forza.
Se vuoi, possiamo fare un passo alla volta insieme e capire concretamente.
Non devi risolvere tutto oggi. Ma non devi nemmeno restare fermo dentro questa situazione.
26 MAR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Francesco, da quello che racconti si sente chiaramente quanto questa situazione sia pesante, lunga nel tempo e logorante sia per te che per tua madre. Vivere per anni con una persona che manipola, controlla, svaluta e a volte arriva anche alla violenza crea una sensazione di prigionia e confusione, ed è comprensibile che tu cerchi una “spiegazione psicologica” a tutto questo.
Però la cosa più importante da dirti è questa: al di là di quale possa essere il problema di tuo padre, il punto centrale non è capire lui, ma proteggere voi. I comportamenti che descrivi sono molto gravi, perché non si tratta solo di difficoltà caratteriali ma di controllo, abuso economico, manipolazione e violenza. E queste sono situazioni che non si risolvono cercando di farlo cambiare o aspettando che capisca.
Capisco anche il senso di blocco che descrivi, come se ogni tentativo di costruire qualcosa venisse sabotato, e questo nel tempo può far perdere fiducia in se stessi e nella possibilità di uscire da questa dinamica. Ma il fatto che tu oggi riesca a vedere chiaramente cosa sta succedendo e che vuoi aiutare tua madre è già un passo molto importante.
In questi casi è fondamentale iniziare a pensare in modo concreto a delle vie di uscita, anche piccole e graduali. Non dovete affrontare tutto da soli. Esistono servizi territoriali, assistenti sociali, centri antiviolenza (anche per violenza domestica non solo fisica), sportelli legali gratuiti che possono aiutarvi a capire come muovervi, soprattutto per questioni economiche e di tutela.
So che può fare paura, perché significa rompere un equilibrio che, per quanto doloroso, è conosciuto. Ma restare così rischia di continuare a consumarvi.
Tu non sei sbagliato e non sei “incapace”, sei una persona che è cresciuta in un contesto molto difficile e che ora sta cercando di uscirne. Questo richiede tempo, ma è possibile.
Se ti va, posso aiutarti a capire da dove iniziare in modo pratico, anche con piccoli passi, senza stravolgere tutto subito.