Darmi un senso, un valore

Inviata da No · 14 giu 2024 Autorealizzazione e orientamento personale

Buonasera. Premetto che mentre scrivo queste parole sono ubriaco. Difficilmente altrimenti sarei riuscito. Bevo per evitare di fumare cannabinoidi, avendo io cercato di (e, da un mese e mezzo a questa parte, riuscito a) smettere di fumare, avendo cominciato a sedici anni, ed avendo deciso la prima volta di smettere a ventidue, dopo la fine di una delle relazioni più formative, seppur largamente in negativo, della mia vita, durata due anni. Vado in analisi, ed il metodo è quello classico: mi siedo sul lettino e parlo a ruota libera (mia tendenziale vergognosa reticenza permettendo) di ciò che ho vissuto nella settimana trascorsa tra una seduta e l'altra. Mi viene detto che ho una tendenza ad utilizzare le parole per schermare le emozioni, che tendo a non parlare della mia vita sessuale - ampiamente attiva - e dei miei genitori, se non di mio padre, che non vedo da nove anni circa, e per accenni. Dopo le prime sedute conoscitive, ormai un anno e mezzo fa, alle quali giungo dopo quello che è considerabile un bad trip/episodio psicotico - fumate due canne esco di casa terrorizzato perché convinto che sarei divenuto sacrificio in un sabba - il terapeuta dice a mezza bocca che, se proprio dovesse dare una diagnosi, direbbe 'Borderline'. Mi dice che, certamente, cercando in me riuscirei a trovare una componente depressiva. Il problema fondamentale è: non riesco a smettere di pensarmi morto. Attraverso la strada e mi vedo sotto le macchine che passano. Guardo dalla finestra, dal balcone, e mi vedo esploso sul marciapiede. Immagino di aprirmi la testa sullo spigolo più vicino, i polsi a pugnalate, ma non riesco. E mi sento dannoso, costantemente. Per mia madre, le fidanzate che ho avuto e che non riesco a smettere di avere, per mia sorella, i miei amici. Sento di emanare malsanità e disagio, provo pena per chiunque mi prenda a cuore. Ho letto il DSM, so che 'rientra nei sintomi', ma questo non lo rende meno reale. Passo le giornate tentando di fare cose che mi convincano che posso avere un senso, che posso fare del bene, ma periodicamente ciò viene smentito. La mia ultima relazione è finita con lei che mi diceva che 'è come se in me ci fossero due persone. Prima non credeva che fossi Borderline, ma poi, ripensandoci, il mio comportamento era esattamente quello: passavo da momenti nei quali mi riempivo di cose da fare, ad altri nei quali mi deprimevo e non uscivo di casa, ed è colpa mia se le sue normali insicurezze sono diventate motivo di possessività e gelosia'. Io non vedo perché dovrei sottoporre il prossimo a tutto questo. Eppure non riesco neanche a ferirmi come si deve. Solo indirettamente. Poggio la lama ma non riesco, così come non riesco a convincermi che sia la giusta soluzione. Penso alle conseguenze che questa modalità di morte avrebbe sui prossimi. Mia madre, tendente alla preoccupazione, si preoccuperebbe ancora di più, e mia sorella vivrebbe un'adolescenza orrenda. Rischierei di far sentire 'la morte vicina' ad amici ai quali voglio bene. Ma detesto il fatto di perseverare, sento di fare violenza a chiunque m'incontri, di essere una trappola ambulante. Non so neanche bene cosa sto chiedendo. Forse è solo l'ennesima lettera che non porterà a nulla.

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Miglior risposta 17 GIU 2024

NO...perché si firma come una negazione? Tra l'altro a priori e che già comporta un rifiuto a darsi alternative al suo attuale stato.
Da come scrive traspare una persona sensibile che però non riesce a interagire con un tipo di "mondo", società e stile sociale che non approva e non sente suo. Ha una forza interiore che non sa dove incanalare, una non superficiale capacità di critica sociale che non esprime e cerca di soffocare (o meglio ha soffocato), assumendo cannabinoidi e, ora, sostenendosi con l'alcol.
Se da ubriaco riesce a scrivere in modo così nitido e analitico, vuol dire che ha una grande capacità comunicativa ed introspettiva. La morte é un cambio di stato totale e lei ambisce a cambiare stato in modo radicale, ecco perché si pensa morto o che si procuri la morte o che altri gliela procurino. Lei ha invece un potenziale umano (capacità di buone relazioni, sensibilità verso il dolore di chi soffre, capacità di scrittura e comunicazione ecc.) molto grande ma che non mette a frutto, non percependo le sue qualità, unicità e abilità. Lei necessità di un interlocutore con cui poter scambiare, condividere, confrontare le proprie idee e pensieri in merito alla vita ed al suo significato. Cominci ad agire verso un qualche obiettivo pratico che sente vicino, che le può appartenere, scriva con matite colorate , anche il nero, tutto ciò che le passa in mente, non importa se abbia un senso o no quello che viene fuori,ma emergerà dopo poco tempo qual'è la sua urgenza o urgenze, bisogni, necessità, ambizioni, aspettative deluse ecc. Questo darà modo a sé stesso di mettere un poco d' ordine e priorità nel continuo lavorìo mentale che producono le ruminazioni che ora attua. La trasformazione avviene per gradi e costruendo un obiettivo al quale tendere, difficilmente in modo istantaneo.
Per esempio un attività sociale nel volontariato le darebbe modo di trasmettere, a persone che ne abbisognano, un aiuto a ricevere
un'attenzione che l'attuale organizzazione sociale non fornisce. Entrare nel campo della crocerossa, per esempio, sarebbe un modo per contribuire a alleviare molte sofferenze che lei accusa su di sé e che vive ed ha vissuto. Lei ha un carattere molto più forte di quello che crede di avere e capacità che vanno individuate perseguite e vissute. Oltre ai monologhi lei ha bisogno di dialoghi. Anche un aiuto farmacologico, prescritto da un/a psichiatra in questo particolare momento, non sarebbe da escludere del tutto
Augurando che la prossima firma sia un SI le porgo un cordialissimo saluto e sono a sua disposizione qualora lo ritenesse utile.
Dott. Giancarlo Mellano

Dott. Giancarlo Mellano Psicologo a Padova

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19 GIU 2024

La situazione da lei esposta meriterebbe di essere approfondita per una corretta valutazione.

Forse l’orientamento che sta seguendo in terapia (dal fatto che parla di sdraiarsi sul lettino credo sia una psicanalisi) non è l’orientamento più adatto a risolvere il suo problema.

Resto a disposizione.

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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17 GIU 2024

Carissimo, intanto spero che lei possa parlare di tutti questi pensieri di morte e distruzione con il suo analista e anche di raccontargli/le che lei scrive qua sopra e, da come dice, anche da altre parti, come a chiedere aiuto. Questo la aiuterebbe ad andare in profondità nella sua relazione terapeutica e capire come e fino a che punto l'intervento che sta facendo la sta aiutando.
Le comunico, comunque che il modo per eccellenza di terapia nei casi di situazioni complesse come le sue, dove c'è anche uso o abuso di alcool, è attraverso un approccio con più professionisti e quindi potrebbe essere necessario valutare, con il professionista che la segue, se sia necessario un approccio farmacologico. Certo, se lei potesse rivolgersi ad un SERD, dove ci sono professionisti che seguono anche abuso di alcool potrebbe esserle molto ultime. Credo che tutto questo sia ben più importante della diagnosi che non racconta i vissuti individuali ma a cui, come pazienti, ci si può legare pere sapere di sé, ma quello che lei deve sapere di sé è altro.
Un caro saluto e veramente i miei migliori auguri e ovviamente rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
dott.ssa Silvia Chiavacci

Dott.ssa Silvia Chiavacci Psicologo a Firenze

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17 GIU 2024

Buongiorno Signore,
Credo che abbia fatto bene a scrivere queste parole. Non importa la risposta che riceverà, importa che lei la riceverà così come che lei l’abbia fatta. Se le persone la cercano e tengono a lei, significa che lei dà loro qualcosa di speciale. È infatti lo speciale che ci convince alla bellezza sempre nuova della vita. In questo senso colpisce che lei si dedichi costantemente a fantasie nocive su di sé. A volte questo può essere un modo cui si ricorre per tranquillizzarsi. Anche le droghe avrebbero questo scopo, ovvero sedare l’angoscia sottostante. Quindi forse sarebbe da prendere in considerazione questo punto per attenuarne l’impatto nell’esistenza. Sembra anche che lei abbia una notevole vitalità e questa è tutta da preservare. Forse per questo molte persone la cercano. Perché lei la dona. Sarebbe opportuno entrare un po’ nelle relazioni familiari dove potrebbe esserci qualcosa che continuamente innesca dei processi senza che questi siano mai elaborati, portando all’azione di automatismi psichici che sarebbe il caso di rendere manifesti e di cui diventare consapevoli per arrestarli. È importante in questi casi fare una psicoterapia ben strutturata, come sembra lei stia facendo. Intanto le auguro un buon lavoro.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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16 GIU 2024

Gentile utente, posso immaginare la sofferenza che lei ha. Spero possa trovare presto la strada che la porti alla serenità. Posso dirle che sarebbe forse più opportuno pensare a un percorso cognitivo comportamentale per lei. Resto a disposizione, un abbraccio

Dott.ssa Maria Vittoria Ardosigli Psicologo a Palermo

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15 GIU 2024

Buongiorno No, riesco a percepire la sua enorme preoccupazione attraverso questa lettera e soprattutto la sua fatica nella gestione di questi pensieri che la turbano. Talvolta, seppur avere una “diagnosi” possa essere “confortante”, l’altra faccia della medaglia è la difficoltà nella gestione di questa bomba emotiva da cui sembra si senta trascinato. Da quello che racconta è già seguito da una psicoterapeuta da un po’ di tempo e suppongo abbia già raccontato a lei tutte le preoccupazioni del caso. Qualora dovesse avvertire fatica anche all’interno della relazione, la invito a farne menzione con lei/lui di modo da trovare insieme un modo congruo di stare in queste difficoltà. Lei non è solo la diagnosi ma ha tutto un mondo da esplorare e conoscere.
Resto a disposizione
Dottoressa Soldovieri Annachiara

Dott.ssa Annachiara Soldovieri Psicologo a Salerno

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15 GIU 2024

Buongiorno No
Spero che tutte queste preoccupazioni e pensieri di morte trovino posto nelle chiacchierate con il suo analista. Ovviamente non posso non trovare indicativo il fatto che lei senta il bisogno di scrivere, più di una volta se ho ben capito, ad altri professionisti pur avendo un trattamento psicoanalitico in corso. Niente di male intendiamoci, dico però che è una esigenza su cui riflettere, possibilmente con il suo analista. Mi sembra più importante questo di una inquadratura diagnostica manualisticamente esatta.
Credo e spero che lei abbia anche consultato uno psichiatria per una eventuale gestione farmacologica, della quale non so dire se c'è bisogno ma che è evidentemente un aspetto che deve valutare insieme a un professionista.
A disposizione

Dott. Giacomo Sillari

Dott. Giacomo Sillari Psicologo a Siena

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15 GIU 2024

Buongiorno,
Spesso la soluzione ai nostri problemi sta dove non abbiamo ancora cercato.
Ritengo per esempio che, benché consapevole che capiti di fequente, sostituire una dipendenza con un'altra non sia mai una soluzione.
Non sottovaluterei quanto lei scrive relativamente al suo stato attuale e mi rivolgerei senza indugio al servizio SERD piú vicino. Lí troverá dei professionisti che sicuramente potranno aiutarla a trovare una altra soluzione in questo suo tentativo di uscire dalla dipendenza dai cannabinoidi.
Leggo inoltre che lei va in analisi e senza nulla togliere all'approccio del collega che la segue le chiedo se ha mai pensato che forse quello potrebbe non essere il piú adatto per lei.
Al di lá delle diagnosi, che le hanno fatto o che si é fatto in autonomia, la sua é una chiara e dettagliata richiesta d'aiuto. Leggo che lei ha dei legami importanti, persone a cui vuol bene e che la ricambiano. Ritengo che ci siano tutte le risorse per prendere la strada del cambiamento. Di sicuro lei puó ambire a stare meglio di cosí. Non si lasci andare e cerchi soluzioni nuove. Dietro il suo malessere leggo momta acutezza. Il cambiamento è alla sua portata.

Dottoressa Vanessa Lilliu Psicologo a Cagliari

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15 GIU 2024

Buongiorno, devo dire che per essere "ubriaco" scrive veramente bene e minuziosamente. È una situazione complicata vedo, ha una visione di Sé assurdamente negativa. Assurda perché dalla sua consapevolezza e dallo spirito critico che mostra dalla descrizione delle vicende che le sono capitate si evince, a mio avviso, una grande capacità narrativa e vitalità. Quei pensieri che lei dice di avere, e che sono definiti come intrusivi, hanno un significato più simbolico che realistico. Ti mostrano una cosa per dirtene un'altra, così funziona il nostro inconscio. Porti il tutto in seduta, sicuramente emergerà tanto materiale interessante e utile per lei.

Dott. Davide Pezzotti Psicologo a Brescia

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15 GIU 2024

Buongiorno mi spiace molto della sua sofferenza. La vita e tutto un problema, sta a noi, attivare le proprie risorse, per superarle.e quando non riusciamo, chiediamo aiuto.
Andrei anche dallo psichiatra per farmi aiutare
Con i farmaci.
Non si disperi, ci sono tante persone nella stessa sua situazione.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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