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Dalla felicità alla depressione

Inviata da Andrea · 21 giu 2016 Attacchi di panico

Buongiorno signori.
Sono Andrea e ho 25 anni, sono nato e cresciuto in Italia anche se ora mi trovo in Germania per motivi si lavoro. La mia è una storia complicata. Fin da piccolo sono sempre stato preso in giro, per il mio aspetto (somiglio a Mr bean) per il mio carattere, molto "originale", che a volte tende a mettermi nel ridicolo senza che me ne accorga. A tutto questo non ho però mai dato molta importanza, avevo pochi amici ma veri, e specie i 15 ed i 16 anni sono stati i più felici della mia vita. Ero in pace col mondo e con me stesso, non avevo problemi, mi sentivo il re del mondo.. fino a che una brutta sera di febbraio nel 2008, mentre ero seduto sul divano, sono stato preso dalla sensazione di morire (un'esperienza che spero non capiti mai a nessuno), in seguito facendo delle ricerche ho scoperto che era un attacco di panico. Da quell'evento è iniziata una.. non neanche come descriverla, niente aveva più senso, mi sentivo davvero morto, ma dentro, non avevo più stimoli o emozioni, tutto era uguale.. questa situazione, seppur leggermente migliorata, dura da ormai 8 anni. Non ho mai voluto andare da uno psicologo perché ora faccio più caso al giudizio della gente, e non voglio passare da strano a pazzo. E sopratutto mio padre non lo accetterebbe.. che devo fare? Com'è possibile passare in così poco tempo dalla felicità massima alla depressione totale?

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Miglior risposta 21 GIU 2016

Caro Andrea,
i motivi per i quali puó insorgere un attacco di panico sono diversi e soggettivi. É un'esperienza senz'altro molto forte, come lei stesso ben sottolinea, al punto che ha impattato considerevolmente nella sua vita.
Le consiglio caldamente di intraprendere un percorso terapeutico in quanto puó offrirle l'opportunità di tornare a vivere pienamente. Comprendo altresí i suoi timori nei confronti del giudizio altrui ma tengo a sottolineare che lo psicologo non si occupa necessariamente di "pazzi" ma di persone che cercano un proprio modo per superare le difficoltà che la vita mette loro davanti. Quanto all'approvazione di suo padre mi sento di chiederle se sia davvero piú importante della sua stessa felicità...
Le auguro il meglio e rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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29 GIU 2016

Allora....la "felicita' totale" che chiami te tecnicamente si chiama "stato ipomaniacale", a cui inevitabilmente segue la depressione. Il cervello umano e' fatto per essere sereno, non "felice". Dietro l'attacco di panico c'è l'ansia, la paura di qualcosa, e probabilmente quello e' stato l'inizio, l'evento scatenante di un tuo problema di personalita', che in genere esordisce intorno ai 20 anni.
Quindi....vuoi farti la vita con la testa nascosta nella sabbia, o vuoi affrontare il problema con uno specialista?
Scegli te, e coraggio

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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27 GIU 2016

Buonasera Andrea, a me sembra, da come ha scritto nel post, che fino al 2008 lei si sia "raccontato" (credendoci sempre più, fino, probabilmente, a sentirsi felice: tecnicamente confabulazione) di stare bene e che le prese in giro dei compagni (che possono arrivare a livelli di crudeltà molto elevati) non le importassero più di tanto (salvo poi dirci che il giudizio della gente conta, che non vuole fare la figura del matto che va dallo psicologo, etc.). In realtà, questa sensazione di felicità (mia ipotesi) era relegata al piano superiore (come io chiamo la nostra parte riflessiva), mentre nello scantinato (la nostra parte emotiva) forse stava succedendo qualcosa che lei ha scelto in quel momento (più o meno consapevolmente) di non vedere o che, comunque, avrebbe saputo gestire. Ora, tutti (più o meno) sappiamo che le cose (soprattutto psicologiche) non avvengono a caso: cosa è successo quella sera del 2008? Che periodo stava attraversando? Evidentemente, è successo un qualcosa (trigger emotivo, l'occasione, il kairos) che ha scombussolato un pò le sue "certezze" emotive acquisite fino a quel momento e, fortunatamente (ebbene sì, lo ribadisco, fortunatamente) il suo sistema le ha dato un allarme che non poteva continuare ad ignorare. Un qualcosa del tipo: ehi scusa, guarda che io sto male, c'è un qualcosa che mi fa soffrire, sono anni che tento di fartelo capire ma tu mi ignori, ora basta, non ce la faccio più...Le dico fortunatamente in quanto, se non ci fosse stata questa "presa di posizione" da parte del suo sistema emotivo, forse lei avrebbe continuato a raccontarsi la solita autobiografia (con felicità annessa). Un altro punto è: dal 2008 ad oggi, oltre ad aver evitato gli psicologi, come ha gestito quel primo attacco di panico ed, immagino, almeno, la paura di ulteriori attacchi di panico? Inutile sarebbe cercare di convincerla sull'utilità della figura dello psicologo (potrebbe essere vista come un "tirare l'acqua al proprio mulino di categoria"), sono sicuro che lei abbia tutte le risorse per capire se e quanto una figura del genere la potrebbe aiutare.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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24 GIU 2016

Gentile Andrea,
tu sei convinto che da bambino e da adolescente non hai mai dato molta importanza agli scherni e alla derisione dei coetanei ed invece, evidentemente in modo inconscio, gliene hai data molta.
E' anche probabile che all'epoca si siano aggiunte altre cause di disagio psicologico che andrebbero indagate.
Sta di fatto che, come spesso accade, ad un certo punto è arrivato il primo attacco di panico come fulmine a ciel sereno ed è stato un errore non iniziare già allora una psicoterapia.
Ora faresti bene a liberarti di convinzioni sbagliate quali quella che chi va dallo psicologo è considerato pazzo e che questa debba essere anche la convinzione dei familiari.
Faresti bene, dunque, a deciderti con 8 anni di ritardo ed iniziare una psicoterapia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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22 GIU 2016

Caro Andrea
proprio perché si tratta di due poli estremi ( felicità e depressione), è possibile passare dall'uno all'altro in un percorso brevissimo, dato che "gli estremi si toccano".
Inoltre la felicità è una emozione che, per sua natura, non può essere continua, la serenità sì; la felicità richiede alta tensione interiore ed essendo emozione forte, stanca...
Poi, come d'improvviso, ti sei sentito svuotato e depresso.
Io credo che si tratti di una fase di crescita e di sviluppo che devi attraversare per trovare interiormente il vero te stesso, la tua realtà in bilanciamento interiore (in altre parole: equilibrio).
Sarebbe bello tu volessi intraprendere un percorso psicologico.
Forse dovevi farlo prima ancora di ora, ma ora non rimandare ulteriormente!
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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21 GIU 2016

Gentile Andre,
per rispondere alla sua domanda su come sia possibile passare dalla felicità alla depressione le dico che è possibile nella misura in cui già "covava" una modalità di pensiero che poi è stata causa della sua condizione.
È scontato dirle che è necessario che lei faccia dei colloqui con un collega in modo da poter definire un programma terapeutico adeguato a lei. Lo psicologo non può che aiutarla!
In ogni caso posso iniziare a dirle che l'attacco di panico che lei ha sperimentato è sicuramente l'agente precipitante della sua condizione e, come come spesso succede, ha un origine più fisiologica che psicologica.
...forse la paura del giudizio è parte del problema...
Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti.

Studio B&S - Benessere & Salute Psicologo a San Giorgio a Cremano

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