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Inviata da Anna · 8 dic 2025 Terapia di coppia

Ciao sono Anna, ho 38 anni, vivo con mio marito che ogni tot mi urla dietro perché a perso il lavoro e non ci sta più a pagare le spese, che sono divise a metà, capisco anche io faccio fatica ma non posso di certo accollarmi la sua parte.
Prima non si lamentava perché avevo la suocera da accudire, pensavo io alle medicine,pratiche burocratiche ecc adesso che non c’è più mi rinfaccia che ha pagato tutto lui, perfino i regali che mi ha fatto sua zia mi rinfaccia.
Io mi sento triste e svuotata sopratutto perché attacca i miei e genitori che secondo lui non mi aiutano con i soldi, ma i miei sono degli operai non possono.
I suoi che erano benestanti non l hanno aiutato, io mi sono ritrovata a fare da badante a sua madre e anche a lui, spesa cucina, accudimento della suocera, pratiche burocratiche da svolgere, supporto anche lavorativo perché lui non riesce ad inviare email ed utilizzare il pc, in più io ho sempre contribuito alla mia parte.
Che cosa devo fare, mi sento svuotata e triste non ce la faccio più .
Grazie per avermi ascoltata
Anna

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Miglior risposta 9 DIC 2025

Ciao Anna, grazie davvero per aver scritto. Quello che stai vivendo è molto pesante e non sei tu a essere “troppo sensibile”: la situazione che descrivi è oggettivamente carica di stress emotivo, ingiustizia e mancanza di riconoscimento.
Prima cosa: non è colpa tua
Hai sostenuto tantissimo: la suocera, la casa, le spese, la burocrazia, perfino il lavoro di tuo marito al computer. Ti sei fatta carico di compiti di cura che normalmente richiederebbero più persone. È normale che oggi tu ti senta svuotata: hai dato tantissimo e quasi nessuno sta dando a te.
Il fatto che tuo marito ti urli contro, ti rinfacci tutto e coinvolga perfino i tuoi genitori è una dinamica scorretta e ingiusta, che rischia di diventare una forma di maltrattamento psicologico, anche se non ci sono violenze fisiche.
Da ciò che descrivi emergono alcune dinamiche:

- Spostamento della frustrazione: ha perso il lavoro e invece di gestire la propria fatica la scarica su di te. Non è accettabile.
- Rinfacci e svalutazione: ti rinfaccia persino i regali. È un modo per creare senso di colpa e controllare.
- Mancanza di equità: prima diceva che andava bene perché aiutavi la sua famiglia. Ora, che quel carico non c'è più, cambia le regole.
- Assenza di riconoscimento: fai molto, ma non ti viene riconosciuto niente.
- Isolamento: attaccare i tuoi genitori serve spesso a far sentire la persona più sola e più dipendente.

Sono tutti segnali che devono essere presi molto sul serio.
Tu sei una persona che dona tanto. Ma adesso devi proteggerti.
A volte, quando una relazione diventa sbilanciata, la prima cosa da recuperare è il tuo spazio mentale ed emotivo.
Alcuni passi concreti che possono aiutarti:

1) Mettere un limite chiaro sulle urla
Puoi dire con calma, anche scegliendo un momento neutro: “capisco la tua difficoltà, ma non accetto le urla. Se alzi la voce, interrompo la conversazione.”
Non per punirlo, ma per proteggere te.

2) Separare i problemi economici dal rispetto
I soldi creano stress, ma lo stress non giustifica la mancanza di rispetto.
Potete (magari con un supporto esterno) ridefinire la gestione delle spese, ma il rispetto deve rimanere non negoziabile.

3) Recuperare un tuo spazio
Anche poche ore a settimana per te: uscire, camminare, vedere un’amica, andare da un/a professionista (psicolog*). Serve ossigeno emotivo.

4) Valutare un supporto esterno di coppia
Una terza persona (psicolog* di coppia) può aiutare a rimettere ordine, far emergere l’ingiustizia dei carichi e ritrovare un modo di parlarsi senza ferirsi.

5) Se senti paura o umiliazione ricorrente, è importante chiedere aiuto
Non devi aspettare che le cose peggiorino. Parlare con uno/a psicolog* può offrirti uno spazio sicuro per capire cosa vuoi davvero e quali confini mettere.

Anna, tu meriti una relazione dove c’è rispetto, collaborazione e riconoscimento.
Non devi portare tutto sulle tue spalle. Non sei sola, non sei tu il problema e non sei sbagliata perché sei arrivata al limite: è umano ed è comprensibile.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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12 DIC 2025

Grazie per la tua storia, quello che stai vivendo fa davvero male, e si sente chiaramente quanta solitudine emotiva ti porti addosso. Non è semplice convivere con una persona che invece di cercare un dialogo ti urla addosso, soprattutto dopo tutto ciò che hai dato senza mai tirarti indietro. Tu non sei solo stanca: sei ferita, svuotata, e ti stai chiedendo quanto ancora puoi reggere. È una domanda legittima, umana, e merita ascolto. È importante che tu sappia una cosa: non sei tu la causa delle sue rabbie. Quando una persona perde il lavoro e si sente fallita, può cercare un bersaglio, e spesso quel bersaglio è chi gli sta più vicino. Questo non giustifica nulla, ma ti aiuta a vedere che quelle accuse—sui soldi, sui regali, sui tuoi genitori—non parlano di te. Parlano del suo disagio, della sua frustrazione, della sua incapacità di gestire la situazione. E purtroppo, la sta riversando su di te. Tu hai fatto molto più del “tuo”: hai accudito sua madre, ti sei occupata di pratiche, di casa, di lui, dei suoi limiti con il computer, del lavoro, delle spese. Hai portato sulle spalle un carico che non doveva essere solo tuo. E ora, invece di riconoscere quanto ti sei sacrificata, ti rimprovera. Questo fa male, profondamente, perché tu hai agito per amore e senso di responsabilità, non per dovere. Le parole che rivolge ai tuoi genitori sono particolarmente ingiuste. Attaccare la tua famiglia non è sfogo: è mancanza di rispetto. È un limite che hai tutto il diritto di proteggere. E non c’è niente di sbagliato nei tuoi: hanno dato ciò che potevano, come tu hai dato ciò che potevi. Non devi vergognarti né scusarti per questo. La sensazione di essere svuotata è un segnale serio: è il corpo che ti dice che hai dato troppo e per troppo tempo senza ricevere sostegno. È come se dentro ti fosse rimasta solo una piccola scintilla, e ogni urlo, ogni rimprovero soffoca un po' di più quella luce. E tu meriti qualcuno che la custodisca, non che la spenga. In questo momento hai bisogno di proteggerti emotivamente e di ritrovare un tuo spazio, anche piccolo, dove non ti senti giudicata o in colpa. Parlare con qualcuno di esterno—una psicologa, anche solo per poche sedute—potrebbe darti un punto fermo, un luogo sicuro in cui respirare e ritrovare forza. E se un dialogo con lui sarà possibile, dovrà avvenire solo in un momento calmo, non mentre urla o accusa. Hai diritto di dire cosa ti ferisce, cosa non accetti più, e quali limiti non vuoi che vengano oltrepassati. Anna, non sei sbagliata. Non sei debole. Sei una donna che ha dato tanto, forse troppo, e sta pagando un prezzo emotivo altissimo. Meriti amore, rispetto, collaborazione. Meriti qualcuno che ti veda, non qualcuno che ti accusi. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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11 DIC 2025

Cara Anna la tua famiglia sta vivendo un momento di cambiamento in cui sono compromessi gli equilibri individuali, economici ed affettivi. Inoltre quando vengono a mancare i genitori spesso si creano vuoti che disorientano ruoli, desideri e confini. In una tale fase già individualmente e’ difficile trovare nuovi punti di appoggio e si e’ soliti talvolta alla chiusura, al difendersi e ai fraintendimenti. Una terapia di coppia può aiutare a prendere consapevolezza di un nuovo piano di realtà in cui ritornare a vedersi e a ridistribuire le responsabilità, affinché il riconoscimento possa essere reciproco, costruttivo e gratificante per entrambi. In tale ottica entrambi vi sentireste accolti nelle fragilità e difficoltà del momento, nessuno escluso e questo potrebbe riaprire le porte al dialogo e al desiderio verso il futuro.

Dott.ssa Stefania Parlato Psicologo a Napoli

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10 DIC 2025

Gentile Anna,

la situazione che ci descrive non è riconducibile a semplici incomprensioni coniugali; ciò che appare è una struttura di rapporto in cui lei ha assunto negli anni una funzione di sostegno globale, quasi sostitutiva rispetto alle responsabilità del suo partner, mentre lui sembra collocarsi in una posizione di passività recriminatoria, trasformando le difficoltà economiche in accuse e rivendicazioni. Il modo in cui suo marito le “rinfaccia” ciò che in passato ha sostenuto, attribuendole ora un debito di riconoscenza che lei non riconosce come tale, indica un nodo psicologico complesso. Una relazione di coppia si fonda sulla reciprocità e sulla capacità di condividere il peso delle crisi senza trasformarle in strumenti di colpa. Nel suo caso, invece, sembra essersi instaurata una dinamica in cui ogni gesto di cura da parte sua viene cancellato o reinterpretato in chiave accusatoria, mentre le responsabilità economiche vengono ribaltate quasi integralmente sulla sua persona. Questo produce un senso di svuotamento profondo, perché mina la percezione di essere vista e riconosciuta nel proprio impegno. A ciò si aggiunge un altro elemento non secondario: la svalutazione della sua famiglia di origine. Quando suo marito critica i suoi genitori per la loro impossibilità di aiutarla economicamente, non sta semplicemente lamentando un disagio finanziario, ma sta mettendo in discussione il suo mondo affettivo e le sue radici. È un movimento che spesso, nelle relazioni caratterizzate da squilibri di potere, viene utilizzato per isolare l’altro, spingerlo a sentirsi inadeguato e colpevole, e renderlo più fragile. Le famiglie non sono interscambiabili, così come non lo sono le loro possibilità; il fatto che la sua famiglia sia composta da persone che hanno sempre lavorato come operai non può diventare un pretesto per svalutarla.

È significativo che lei abbia assunto negli anni una posizione di cura totalizzante. Non solo si è occupata della suocera in modo estensivo, ma ha coperto funzioni pratiche, emotive e persino lavorative per suo marito. Quando una persona si ritrova a incarnare, nello spazio domestico, il ruolo di partner, badante, mediatrice familiare, assistente personale e sostegno economico, l’identità si sovraccarica fino a collassare. Ed è naturale, allora, che lei oggi si senta svuotata. Il punto fondamentale non è decidere immediatamente che cosa “fare”, ma riconoscere con lucidità ciò che sta accadendo. Le parole che ha usato (tristezza, svuotamento, incapacità di reggere ulteriormente) ci indicano che lei è arrivata a un limite psichico. Una relazione in cui l’altro risponde alla propria fragilità con l’aggressività, con la colpa e con la pretesa, senza riconoscere la sua fatica e senza assumersi la responsabilità della propria condizione, è una relazione che merita di essere guardata con serietà. In questo momento sarebbe importante che lei avesse uno spazio protetto in cui poter parlare di questi vissuti senza essere sminuita o colpevolizzata. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a recuperare una lettura più chiara di ciò che sta sostenendo, a distinguere ciò che le appartiene da ciò che le viene ingiustamente addossato, e a prendere eventuali decisioni in un clima di maggiore stabilità emotiva.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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10 DIC 2025

Buonasera signora
Comprendo la situazione in cui si trova, , non solo a livello economico , ma anche a livello affettivo.Come mai suo marito è così arrabbiato?per la perdità del lavoro?Questa rabbia è uscita adesso? o anche prima?Com' era il vostro rapporto?Prima della perdita del lavoro?, Gli insegni ad usare il compiuter, ed ha effettuare una email, e vede le cose come vanno. Successivamente penso che lui , l'abbia utilizzata come mamma, più che come moglie.Faccia signora dei colloqui con uno psicoterapeuta , per diventare più forte , come donna.
Dott.ssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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10 DIC 2025

Gentile Anna,
dalle sue parole emerge un forte senso di stanchezza emotiva, frutto di anni in cui si è fatta carico non solo della sua parte economica, ma anche di incombenze pratiche, cura familiare e supporto quotidiano. È comprensibile che oggi si senta svuotata, soprattutto di fronte a rinfacci, tensioni e accuse rivolte persino ai suoi genitori, che non hanno alcuna responsabilità nella situazione.
La difficoltà di suo marito con la perdita del lavoro può spiegare la sua frustrazione, ma non giustifica urla o svalutazioni. Quando il disagio personale viene riversato sul partner, il rapporto rischia di diventare pesante e sbilanciato. In questa fase può essere utile per lei:
fissare dei limiti chiari sul modo in cui le si parla e sulle discussioni che è disposta a sostenere;
Riconoscere ciò che ha fatto finora, perché il suo contributo è stato ampio e costante;
Proteggersi dagli attacchi verso la sua famiglia, che non vanno accolti né giustificati;
Iniziare a chiedersi di cosa ha bisogno lei per stare bene, al di là delle richieste dell’altro.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla!
A disposizione

Dott.ssa Roberta Barrica Psicologo a Catania

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9 DIC 2025

Cara Anna, a quanto ho letto stai attraversano un periodo di difficoltà emotiva a causa del peso economico all'interno della coppia. Mi dispiace leggere di quanta fatica tu possa fare nell'attraversare discussioni che diventano vere e proprie liti, fino al mettere forse in dubbio il legame con la persona che ti sta accanto. Inizia col prendere i tuoi spazi, nel momento in cui ti accorgi che la situazione sta per degenerare, prova ad affrontare le riflessioni e gli stati emotivi che ne conseguono con distacco così da capire cosa e come migliorare per non trovarsi investiti da tanta rabbia, pesantezza e demoralizzazione altrui. Per approfondire meglio ogni tema, parlarne con un professionista psicolog* è sempre un plus. Ti porgo un saluto caloroso, certa che saprai seguire cosa è "buono per te".
Dott.ssa Cristina Presta

Dott.ssa Cristina Presta Psicologo a Bologna

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9 DIC 2025

Buonasera Anna,
innanzitutto La ringrazio per aver condiviso la Sua storia, così personale.
Il Suo ringraziamento fa pensare a quanto per Lei sia importante sentirsi ascoltata.
Detto questo, ciò che descrive è una situazione molto pesante.
Leggo di un’unica persona che si è fatta carico di numerose situazioni e responsabilità, quasi come se fosse in dovere di farlo. Viene spontaneo chiedersi chi si sia preso, o si stia prendendo, cura di Lei nei momenti di sconforto e stanchezza.

Da quanto racconta, Lei rappresenta un pilastro fondamentale all’interno della famiglia: è importante che ne prenda consapevolezza.
È comprensibile la frustrazione di Suo marito per la perdita del lavoro, ma questo non giustifica le urla e le umiliazioni nei Suoi confronti. Ci sono limiti che non dovrebbero essere superati: non si tratta di “piccoli sfoghi”, bensì di una dinamica svalutante che, nel tempo, consuma e annienta e che non può essere giustificata.
Protegga le Sue energie: se si sente svuotata, è possibile che stia vivendo una condizione di esaurimento emotivo. Non è debolezza, ma un segnale importante da non ignorare.
Inizi, per quanto possibile, a ridurre ciò che fa per Suo marito (che non sia indispensabile) non come forma di punizione, ma come tutela. Al contempo, provi a dedicare maggiori risorse a sé stessa e al Suo benessere psicologico, valutando anche la possibilità di un supporto psicologico individuale o di coppia.
Rimango a disposizione.
Ricevo anche online.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Marascio

Dott.ssa Alessandra Marascio Psicologo a Merano

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9 DIC 2025

Gentile Anna
Il problema da lei riportato mi fa pensare più ad un problema relazionale che gestionale: la vita di coppia verte sulla reciproca negoziazione delle mansioni sia domestiche che non, ma la capacità di venirsi incontro nella gestione delle esigenze familiari si fonda proprio sulla capacità di percepire le esigenze dell’altro e provvedervi senza la necessità di addossare all’altro la responsabilità di qualsivoglia problema. Il punto qui è che la delega della gestione (accudire la suocera, mandare e-mail ect) è delegata tutta a lei.
Adesso che non ha (presumibilmente) la gestione dei parenti, suo marito le chiede un aiuto economico che al momento lei è impossibilitata a garantire: va da sé che in momenti bui, ogni membro della diade (marito e moglie) sopperiscano l’uno all’altro ma , la domanda che vorrei porle è: c’è qualche altro motivo che spinge, suo marito, a chiederle/ pretendere un aiuto economico? Considerando la sua giovane età, non le verrebbe difficile trovare un impiego ma, in questo caso, il problema è tale da aver reso una relazione amorosa un po’ strumentale, cioè le è stata addossata la soluzione di problemi a lei. Viene da chiedersi a questo proposito che cosa abbia potuto rendere una relazione strumentale. Sulla base di quello che lei riporta mi mancano alcune informazioni per darle una risposta compiuta ma, basandomi su quanto da lei riportato, mi viene da pensare che la tristezza che lei avverte potrebbe non essere derivata da quanto suo marito si aspetti da lei ma da quanto lei si senta valorizzata per gli sforzi che ha profuso nella gestione dei problemi: questo problema di coppia necessita di un supporto specialistico per capirne le ragioni e trovare una soluzione che in primis, renda ad ognuno le proprie responsabilità, in secundis allevi l’ansia della gestione e favorisca una linea d’intesa fra le parti.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Dott. Barrano

Carmine Barrano Psicologo a Gorizia

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9 DIC 2025

Cara Anna,
Grazie a te per aver condiviso con noi la tua difficoltà. Mi sembra che qui ci sia una mancanza di confini e mi chiedo se tu hai in mente qual è il tuo bisogno in questo momento e come puoi essere sostenuta. I sentimenti di vuoto e tristezza sono assolutamente comprensibili, cosa puoi fare per riappropriarti dei tuoi confini e chiedere aiuto?

Con affetto,
Dott.ssa Carlotta Anguilano.

Carlotta Anguilano Psicologo a Torino

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9 DIC 2025

Gentile Anna, comprendo la sua frustrazione e la ringrazio per averla condivisa qui.
Quando una coppia arriva a rinfacciarsi i reciproci aiuti occorre affrontare il problema con calma, magari con l'aiuto di uno psicoterapeuta che come intermediario possa guidare la comunicazione.
Il matrimonio dovrebbe essere un luogo di reciproco aiuto e di comprensione, una famiglia (anche senza figli) dove si affrontano i problemi assieme. Questo lo differenzia da un qualunque altro contratto. Non è un luogo di lavoro dove si stabiliscono ruoli , orari e compensi ma un rifugio dove l'appoggio ed il sostegno devono essere bilaterali.
Il partner dovrebbe essere colui a cui ci appoggiamo quando abbiamo bisogno di sostegno e a cui ne diamo in cambio quando lui/lei ha bisogno del nostro.
Famiglia è unire le forze, ognuno con ciò che può fare, per farcela assieme, condividendo sia le difficoltà che le fortune, sia le gioie che i dolori, altrimenti si finisce con il fare i conti dal mattino alla sera su chi ha fatto di più in un ambito e chi meno nell'altro.
Provi a proporre un percorso di terapia di coppia dove possiate affrontare le divergenze con l'aiuto di un professionista e trovare il giusto equilibrio, il giusto compromesso, nonché la giusta modalità per comunicare e condividere.
Resto a disposizione

Dott.sa Mazzilli Marilena

Anonimo-203135 Psicologo a Canelli

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9 DIC 2025

Gentile Anna,
la ringrazio per aver condiviso una parte della sua vita così personale. Dalle sue parole emerge una lunga fase di impegno, responsabilità e fatica emotiva che, comprensibilmente, oggi la sta lasciando svuotata.

Per molto tempo Lei si è fatta carico non solo delle sue esigenze e delle spese di casa, ma anche dell’accudimento di sua suocera, della gestione delle medicine, delle pratiche burocratiche, dell’organizzazione domestica e perfino del supporto tecnologico e lavorativo per suo marito. Tutto questo è un lavoro silenzioso che spesso non viene riconosciuto, ma che pesa profondamente.
È importante sottolineare che ciò che prova è del tutto comprensibile. Quando per anni si dà molto, e quel contributo viene minimizzato o messo in discussione, la persona può sentirsi stanca, ferita e non considerata.
A questo si aggiunge una situazione economica e lavorativa delicata: la perdita del lavoro per suo marito può generare frustrazione e paura, che a volte sfociano in rabbia verso chi è più vicino. Tuttavia, questo non giustifica toni aggressivi, rimproveri continui o il metterla sotto pressione per responsabilità che non sono sue, come il sostegno economico che i suoi genitori non possono dare.

In quello che racconta si percepisce uno sbilanciamento nella relazione: Lei ha dato tanto, mentre ora si trova a ricevere critiche, rinfacci e accuse che sembrano cancellare tutto ciò che ha fatto. Questo tipo di dinamica può diventare logorante e far perdere la percezione del proprio valore.

Un primo passo importante è riconoscere che i suoi confini stanno venendo oltrepassati. È legittimo che Lei voglia essere trattata con rispetto, e che non voglia farsi carico di un peso economico che non può sostenere da sola.
Se se la sente, sarebbe utile comunicarlo a suo marito in un momento tranquillo: non puntando il dito, ma spiegando l’impatto che questo clima ha su di Lei. A volte la persona che sfoga la propria rabbia non si rende conto di quanto ferisca, e parlare può aiutare a interrompere il circolo dei rinfacci.

Detto questo, è altrettanto importante tutelare il suo benessere. Cercare sostegno nelle persone a cui è più vicina, ritagliarsi spazi personali, o valutare un supporto psicologico individuale possono aiutarla a recuperare energia e lucidità.
Se suo marito fosse disponibile, un percorso di consulenza di coppia potrebbe aiutarvi a ristabilire una comunicazione più rispettosa e a ridefinire insieme ruoli e responsabilità economiche e familiari. Ma questo passo può avvenire solo se c’è volontà da entrambe le parti.

In ogni caso, non è sola, e la sua sofferenza merita attenzione. Riconoscere ciò che sta vivendo è già un passo importante.
Le auguro di trovare uno spazio in cui possa sentirsi ascoltata, rispettata e sostenuta.

Un caro saluto.
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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9 DIC 2025

Buongiorno
Deve trovare il modo di farsi rispettare, che per prima cosa significa rispettarsi per sè stessi. Un supporto e un percorso psicologico possono essere di aiuto, in determinati casi sono anzi necessari.
A sua disposizione, anche online

Dott. Giacomo Sillari

Dott. Giacomo Sillari Psicologo a Siena

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9 DIC 2025

Gentile Anna,

la ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare una situazione così complessa e dolorosa. Da quello che descrive emerge una grande fatica, emotiva prima ancora che economica, e un senso di profondo svuotamento che merita di essere preso molto sul serio.

Ha sostenuto a lungo un carico molto pesante: non solo contribuendo alle spese, ma occupandosi della gestione quotidiana, dell’accudimento, della burocrazia e persino del supporto lavorativo di suo marito. Tutto questo, nel tempo, rischia di trasformare una relazione di coppia in un rapporto sbilanciato, dove uno dà e l’altro, magari senza rendersene conto, finisce per pretendere.

Il fatto che oggi suo marito le rinfacci ciò che ha fatto, che minimizzi il suo impegno e che attacchi i suoi affetti familiari è un segnale importante di una comunicazione che si è incrinata profondamente. La perdita del lavoro può certamente averlo messo in difficoltà, ma questo non giustifica il disconoscimento di ciò che lei ha dato e continua a dare.

Quando una persona arriva a dire “non ce la faccio più”, come fa lei, è fondamentale fermarsi e ascoltare questo limite. Non è un fallimento, ma un campanello d’allarme. In questo momento potrebbe essere utile chiedersi non solo cosa fare per la coppia, ma anche cosa è necessario per tutelare il suo benessere emotivo.

Un confronto guidato, ad esempio attraverso un percorso di sostegno psicologico o di coppia, potrebbe aiutarla a fare chiarezza: sui confini, sui ruoli e su ciò che è ancora possibile cambiare. Anche uno spazio solo per lei, dove sentirsi finalmente ascoltata e non giudicata, può essere un primo passo concreto.

Non è giusto che una relazione la faccia sentire svuotata, colpevole o costantemente sotto accusa. Merita rispetto, riconoscimento e sostegno, esattamente quanto ne ha offerto agli altri.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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9 DIC 2025

Cara Anna,
Il modo in cui descrive la situazione fa pensare a un equilibrio che da tempo non regge più: Lei sostiene molto, in più direzioni, mentre suo marito sembra oscillare tra il bisogno di appoggiarsi e la rabbia per ciò che non riesce a gestire. Mi domando come si sia costruita, negli anni, questa distribuzione dei compiti, e perché oggi sia diventata così sbilanciata da lasciarLa “svuotata”. Quando un partner finisce per assumere il ruolo di supporto continuo spesso l’altro reagisce con frustrazione perché si sente inadeguato, e la responsabilità si trasforma in accuse.
La questione economica che porta è reale, ma sembra diventare il contenitore di qualcosa di più ampio: il tema del riconoscimento, della gratitudine, del peso che ognuno porta nella coppia. Che spazio ha Lei per dire come sta, senza paura che venga ribattuto su di Lei? E che cosa succede quando prova a mettere un limite o a nominare la fatica che sente?
In un’ottica sistemico-relazionale, la domanda utile potrebbe essere: come può la coppia riaprire un dialogo in cui ognuno si assuma la propria parte senza trasformare l’altro nel capro espiatorio delle difficoltà? E quali confini ha bisogno di ristabilire Lei per non vivere più come “doveroso” ciò che in realtà è diventato insostenibile?
Un percorso di coppia o individuale potrebbe aiutarLa a riorganizzare la dinamica, ma anche a capire che cosa desidera per sé, al di là del senso di dovere che sembra aver guidato molte delle scelte degli ultimi anni.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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9 DIC 2025

Cara Anna, dalle tue parole emerge una stanchezza profonda, fatta non solo di difficoltà economiche ma soprattutto di sovraccarico emotivo, senso di ingiustizia e solitudine. È comprensibile che tu ti senta svuotata: per molto tempo ti sei presa cura di tutto e di tutti – della suocera, della casa, delle pratiche, del supporto a tuo marito – continuando comunque a fare la tua parte anche economicamente. Questo non è poco, ed è importante che tu lo riconosca.

La perdita del lavoro di tuo marito è un evento destabilizzante e può generare rabbia, frustrazione, senso di fallimento. Ma questo non giustifica le urla, gli attacchi verso di te o verso la tua famiglia, né il continuo rinfacciarti ciò che è stato fatto in passato. Quello che descrivi ha i contorni di una tensione emotiva che rischia di diventare una forma di svalutazione e di pressione psicologica su di te. Ed è comprensibile che, alla lunga, questo logori.

Tu non sei responsabile del suo lavoro perso, né delle scelte economiche dei vostri genitori. Hai già fatto molto, forse anche oltre le tue forze. È legittimo ora sentire un limite dentro di te e chiederti cosa sia giusto per il tuo benessere.

In questo momento la priorità sei tu: il tuo sentirti triste, stanca, svuotata è un segnale importante che non va ignorato. Parlare con qualcuno che possa aiutarti a fare chiarezza, a rimettere confini e a capire cosa vuoi e cosa puoi sostenere davvero può essere un passo fondamentale, sia che tu decida di provare a salvare la relazione su nuove basi, sia che tu senta il bisogno di tutelarti maggiormente.

Non sei debole perché ti senti così, sei semplicemente stanca di reggere da sola un peso che dovrebbe essere condiviso. Se lo desideri, posso aiutarti a mettere ordine in quello che stai vivendo e a ritrovare un po’ di spazio per te, anche con un supporto a distanza.

Un saluto sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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9 DIC 2025

Gentile Anna,
leggendo la tua storia ho sentito tutta la fatica, il peso e anche l’ingiustizia che sembrano attraversarti in questo momento della tua vita. E voglio partire proprio da qui: le emozioni che descrivi hanno pieno diritto di esserci. Dopo anni in cui ti sei occupata di tutto (della casa, della suocera, delle pratiche, del sostegno quotidiano a tuo marito) ritrovarti oggi con accuse, rinfacci e pretese che non tengono conto del tuo impegno può davvero svuotare.
Mi colpisce quanto tu abbia tenuto in piedi molte cose, spesso in silenzio, e quanto poco riconoscimento tu stia ricevendo adesso. Quando dici che ti senti triste e svuotata, sento proprio la stanchezza di chi per tanto tempo ha dato più di quanto fosse sostenibile.
E trovo molto comprensibile anche la rabbia che può emergere leggendo come i tuoi genitori vengano coinvolti in modo ingiusto, quasi fossero responsabili di qualcosa che non dipende da loro.
Vorrei anche soffermarmi su un punto importante: hai pieno diritto a vivere una relazione in cui non solo dai, ma in cui ti senti protetta e sostenuta. Le crisi possono accadere, e la perdita del lavoro è certamente un evento destabilizzante, ma questo non giustifica che il peso emotivo ed economico venga riversato su di te. Una coppia attraversa le difficoltà con la maggiore maturità e serenità possibile, non mettendo sulle spalle dell’altro colpe o responsabilità che non gli appartengono.
Il tuo dolore, la tua stanchezza, la tua tristezza non valgono meno delle frustrazioni di tuo marito. Anche questo equilibrio emotivo merita spazio, rispetto e ascolto.
In momenti così, il rischio è che tu ti senta sola dentro un vortice di richieste, senza uno spazio sicuro in cui mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni. Per questo desidero dirti con chiarezza che non devi affrontare tutto da sola.
Se lo desideri, possiamo creare assieme uno spazio dedicato esclusivamente a te, in cui esplorare con calma ciò che stai vivendo, comprendere meglio i confini che ti tutelano e trovare modalità più sostenibili per affrontare questa situazione relazionale così complessa. Un percorso non ha la pretesa di darti soluzioni immediate, ma può diventare un luogo in cui sentirti ascoltata senza giudizio, accolta e accompagnata passo dopo passo.
Sostenuta, in questo momento cosi intenso e delicato della tua storia. Al centro della tua vita e della tua storia.

Intanto ti ringrazio davvero per aver condiviso questo pezzo così importante della tua vita. Significa già aver fatto il primo passo per cercare e promuovere un cambiamento che sia per te positivo.

Resto a disposizione (anche con consulenza online, da remoto).

Un caro saluto

Dott.ssa Sara Antoniolli Psicologo a Treviso

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