Crisi per l'università

Inviata da Elena il 18 dic 2017 3 Risposte  · Orientamento scolastico

Buonasera,
mi chiamo Elena, ho 24 anni e sono una studentessa all'ultimo anno della laurea specialistica. Vi scrivo poiché ho bisogno di aiuto. Dalle superiori ho iniziato a essere una persona ansiosa e con una bassa autostima. Questa situazione all'università è degenerata portandomi ad avere episodi di colite nervosa e due anni fa mi sono rivolta ad uno psicologo che purtroppo non mi è stato di aiuto quindi dopo qualche mese ho interrotto le sedute. Inoltre l'università da qualche mese a questa parte mi ha fatto entrare in crisi. Premetto che sono sempre stata una brava studentessa. Dopo la maturità linguistica mi sono iscritta all'università (laurea triennale in mediazione culturale). La facoltà mi piaceva, studiavo volentieri. Mi preparavo per gli esami studiando tanto poiché avevo sempre paura di non passarli e di non sapere a sufficienza. Con questo "metodo" ho passato gli esami con una media alta. Questa mia ansia nel corso del tempo è aumentata fino a farmi avere episodi di colite nervosa come ho detto prima. Nonostante questo però sono riuscita a laurearmi. Tuttavia la mia "paura del nuovo" mi ha fatto rimanere ferma un anno in cui non ho avuto il coraggio di fare qualcosa e di questo me ne vergogno. Avrei potuto cercare lavoro e invece nulla poiché appunto iniziare qualcosa di nuovo mi spaventa, mi mette ansia. Addirittura spedire un curriculum mi metteva e mi mette ansia. Quindi dopo l'anno "perso" ho preferito concludere il mio percorso di studi e mi sono iscritta alla specialistica. Il primo anno è andato bene e senza troppa ansia ho passato gli esami. La scorsa estate ho avuto la bellissima opportunità di andare a lavorare tre mesi negli Stati Uniti. Prima di partire ero molto spaventata poiché non sapevo come sarebbe stato il luogo, le persone ecc. Invece è stata un'esperienza meravigliosa, ha superato tutte le mie aspettative. Ho fatto un lavoro che ho adorato e quando dovevo ripartire mi sono messa a piangere perché non volevo ritornare in Italia tanto mi ero trovata bene. Da quando sono tornata (da ottobre) sono in crisi. Sembra che l'università non mi piaccia più, andare a lezione è quasi diventato un peso. Faccio fatica a studiare, se penso agli esami che devo dare mi viene da vomitare e qualche volta ho vomitato veramente (!), ho crisi di pianto, non riesco a concentrarmi. Non nascondo che vorrei lasciare tutto ma poi mi rendo conto dei sacrifici che ho fatto lo scorso anno, dei sacrifici che i miei genitori hanno fatto per mandarmi all'università, il fatto che mi mancano pochi esami alla laurea e che probabilmente in un futuro potrei pentirmi di aver mollato, mi fanno cambiare idea. Il pensiero di dover scrivere la tesi mi fa star male. Non ho mai scritto una tesi poiché la mia laurea triennale prevedeva una prova di traduzione. Vedo i miei compagni di corso che sono entusiasti all'idea di finire l'univ e scrivere la tesi, a me invece importa poco e niente. C'è da specificare che la facoltà che sto frequentando è per traduttori, ma a me diventare traduttrice non interessa. Certo che tradurre mi piace altrimenti non l'avrei scelta come facoltà, ma mi vedrei più a fare un lavoro a contatto col pubblico come quello che ho svolto in America quest'estate. Com'è possibile che un'esperienza così breve possa aver scombussolato così tanto la mia vita? Dov'è finita la passione per cui studiavo volentieri fino a qualche mese fa?

Cordiali saluti,
Elena

crisi

Miglior risposta

Gentile Elena,
il senso di responsabilità e il senso del dovere sono molto presenti in lei e l'hanno aiutata a superare gli esami con buoni voti nonostante l'elevata ansia da prestazione e la bassa autostima.
Esperienze e cose nuove che quindi si affrontano per la prima volta, ovviamente, spaventano ma è importante che non ci blocchino e vengano affrontate (anzichè evitate) come le è accaduto per gli esami superati e per l'esperienza lavorativa dei 3 mesi negli Stati Uniti.
Così sarà anche per gli esami che le restano da fare e per la tesi di laurea da preparare.
Una volta completato il percorso di studi, potrà cercare e valutare le opportunità lavorative più adatte a lei.
Se dovesse stentare a riprendere ciò che è stato interrotto, valuti la possibilità di avvalersi di un percorso di psicoterapia sapendo però che deve avere una durata adeguata (almeno 1 anno).
Si faccia coraggio perchè se impegnandosi è arrivata al punto in cui sta, con lo stesso impegno può anche completare.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Buongiorno Elena,
da ciò che scrive emerge la sua confusione su quello che vorrebbe veramente fare.
La "paura del nuovo" come lei stessa l'ha descritta penso sia stata superata quando ha lavorato negli Stati Uniti, lavoro che le è piaciuto.
Per aiutarla a fare chiarezza può chiedere una consultazione psicologica e parlare apertamente.

Cordialmente,
Studio Dott. Gramaglia

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21 DIC 2017

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Gentile Elena,
la sua descrizione è all’insegna di una manifestazione psicosomatica che dice che la sua parte emotiva negativa trova sfogo nel corpo.
Mi sembra ci sia una questione di ambivalenza tra studio ma non mi piace, studia traduzione ma non le piace. A ciò si aggiunge il senso del dovere per i suoi genitori. Forse l’esperienza in America le ha semplicemente permesso di allontanarsi da tutto ciò e aderire a se stessa.
Proverei a prendere in considerazione un aiuto psicoterapeutico e a cercare di risolvere questioni tra desiderio e dovere.
Mi sembra si sia rivolta a uno psicologo e non le è servito, due mesi sono l’inizio di una terapia, si chieda cosa non ha funzionato o è per lei difficile conoscersi e sostenere, cambiare per se stessa e non per compiacere gli altri.
Buona giornata
Elisabetta Ciaccia

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20 DIC 2017

Logo Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia

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