Crisi matrimoniale dopo 25 anni

Inviata da luca il 11 ott 2017 8 Risposte  · Terapia di coppia

Buongiorno,
sono un uomo di 49 anni sposato da 25 con una donna di 45 anni.
Abbiamo 2 figlie di 21 e 13 anni e pochi giorni fa ho avuto la certezza di vivere una profonda crisi matrimoniale...tanto profonda che lei dice di essere cambiata e di non amarmi più.
Per capire meglio la questione occorre fare delle precisazioni:
nessuno dei due ha mai tradito l'altro, io da parte mia non sono mai stato neanche lontanamente sfiorato dal pensiero di farlo e credo di poter affermare con un discreto margine di certezza che anche per lei sia stato così.
A livello sessuale non abbiamo mai avuto problemi...rapporti regolari, una buona intesa, appagamento e soddisfazione a ottimi livelli (certamente da parte mia, ma non ho mai percepito cose diverse da lei) con con solo l'idea (mia...) di non sentirmi «desiderato» a causa della sua reticenza nel prendere l'iniziativa.
Tutto sommato definirei come «buona» anche la gestione delle figlie, seppure con qualche divergenza che credo di poter definire fisiologica.
C'è stato sicuramente un problema di comunicazione che si è trascinato per anni (ormai almeno 5/6) senza che venisse affrontato e tantomeno risolto.
Cerco di spiegarmi meglio:
viviamo da un po' un periodo di difficoltà economiche dovute non tanto al fallimento della mia attività lavorativa, quanto piuttosto al mio rifiuto nel prenderne atto.
Ormai da anni mi accontento di lavoretti saltuari senza quindi la possibilità di dare certezze sul futuro.
Ho la tendenza, purtroppo, a nascondere anche a me stesso tutte le situazioni e le emozioni di negatività che mi si presentano quasi come se volessi cancellarle dalla mia vita dietro atteggiamenti positivi, solarità, ottimismo di facciata nel quale ho finito per crederci io stesso...un po' il giochino dei bambini che si nascondono davanti al «babàu» nella convinzione che «io non ti vedo, quindi tu non ci sei».
Il risultato è che quasi tutto il peso della gestione economica della famiglia è stato sopportato da lei (peraltro con un lavoro molto pesante), così come i cattivi pensieri sul futuro e le incertezze, e con un conseguente senso di solitudine.
Già in passato mi aveva mandato segnali di insofferenza a questa situazione per lei pesante, segnali che io avevo certamente colto ma che ( come tutte le altre negatività e fallimenti della mia vita) ho sempre scioccamente relegato in qualche angolo remoto della mia mente nell'illusione che le le cose si sistemassero da sole.
Negli ultimi mesi la situazione è drasticamente peggiorata:
da circa 5 mesi ha preso l'abitudine di uscire la sera a camminare in solitudine, mesi nei quali ha «tritato» (parole sue) pensieri su pensieri, riflessioni su riflessioni per giungere alla conclusione che lei è cambiata e che, sostanzialmente, non mi ama più.
Sessualità ovviamente azzerata, anzi se solo le poggio una mano sulla spalla, si ritrae infastidita
Non vuole una separazione, dice che non dobbiamo prendere decisioni «definitive» e che posso comunque continuare a vivere a casa.
Sa che sto soffrendo e lei soffre certamente anche per questo, alla mia domanda se esistono margini per ricucire o per riprovare, la risposta (dopo almeno un lunghissimo ed interminabile minuto di silenzio in cui ci siamo intensamente guardati negli occhi) è stato un «non so» che non ho capito se sia uno spiraglio lasciato aperto o la volontà di risparmiarmi un «no» definitivo.
In tutto questo, è venuto a crollare tutto quel falso sistema di autodifesa che mi sono costruito e si è aperto un vero e proprio vaso di Pandora che mi sta rovesciando addosso il peso di tutti quei fallimenti e sentimenti negativi che avevo nascosto chissà dove, primo fra tutti il terribile senso di colpa per non essere stato in grado di supportare mia moglie ( sbaglierò, ma voglio continuare a chiamarla così) della quale sono ancora profondamente innamorato e alla quale mi sento fortemente legato.
Da giorni vivo in preda a stati d'ansia ( io che me ne ero sempre creduto immune...) alternati a momenti di tranquillità, continuo incessantemente a cercare di elaborare questa situazione aggrappandomi alla speranza che il frutto di tutti i suoi pensieri e delle sue riflessioni sia stato in qualche modo «inquinato» e peggiorato dallo stato psicologico di profonda inquietudine che la pervadeva e che il fatto che non mi ama più sia dovuto ad una sorta di meccanismo autodifensivo per cui, avendo individuato (giustamente, peraltro) in me e nel mio comportamento la causa della sua sofferenza, abbia deciso di rimuovermi dalla sua sfera sentimentale affinchè non la facessi più star male.
Solo ora, che sento impellente il bisogno di tirare fuori da me tante cose e provo un incredibile e sconfortante senso di solitudine come mai prima, riesco almeno un po' a capire quanta sofferenza le ho causato e questa è una cosa che non riesco a perdonarmi
e che mi sta costando carissima in termini di rimorso e di paura per come questa cosa può andare a finire.
Dal mio punto di vista c'è assoluto il desiderio di provare a recuperare, magari con una terapia di coppia per non lasciare nulla di intentato.
Secondo lei, forse andava fatto prima, io credo o forse solo spero, che qualche possibilità ancora ci sia e comunque ci vorrei provare, anche se per questo occorre innanzitutto la volontà da parte sua di farlo e di ritrovare una comunione d'intenti.
Mi piacerebbe avere un vostro parere su questa situazione e sulle eventuali soluzioni che si possono trovare.
Grazie
Luca

capire

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Gentile Luca,
nella sua storia mi sembra di capire che i punti rilevanti che hanno innescato la crisi coniugale sono stati la perdita della sua attività lavorativa e il conseguente sovraccarico di lavoro e di stress sopportato da sua moglie nei cui confronti non vi è stato forse da parte sua un buon dialogo e una sufficiente collaborazione sicchè sua moglie per prima si è sentita frustrata e abbandonata.
Quanto alla sua difesa di mettere la testa sotto alla sabbia come lo struzzo è chiaro che è una difesa disfunzionale che provoca sofferenza ai suoi familiari e alla fine anche a lei stesso e per questo motivo va sostituita con altre difese più adeguate ed efficienti.
Ora che lei si è reso conto che sta rischiando veramente di perdere l'amore di sua moglie non dovrebbe rischiare di perdere anche la dignità per cui è bene che inizi lei per prima un percorso di psicoterapia per migliorare se stesso cercando di recuperare in un secondo momento il rapporto con sua moglie che dovrebbe avere lo stesso interesse e piacere.
Se però così non dovesse essere e sua moglie dovesse mostrarsi irriducibile non ha senso per lei nè continuare a flagellarsi nè continuare a vivere nella stessa casa come ospite indesiderato.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Buonasera Luca,
dalla sue parole emerge la consapevolezza delle sue difficoltà emotive e l'amore che nutre nei confronti di una donna, che a giusto titolo, può continuare a chiamare moglie.
Forse una terapia di coppia è prematura, mentre un percorso individuale la potrebbe aiutare a modificare i meccanismi di difesa che da sempre utilizza e a individuare le strategie di coping per attivare i cambiamenti necessari.
Questo passo oltre ad essere estremamente importante per lei, comunicherebbe a sua moglie la volontà di modificare le dinamiche disfunzionali responsabili dell'attuale stato di crisi.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

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13 OTT 2017

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Caro Luca, mi sembra che abbia chiari molti meccanismi che si sono innescati nella coppia ma penso che che ci sia dell'altro; al di là delle responsabilità personali è la coppia in sè che occorre osservare. Sua moglie probabilmente si è sentita sola ed è arrabbiata; lei, se ha sentito il bisogno di mettere in piedi un sistema di auto difesa in cui si diceva che tutto sarebbe andato bene, probabilmente un po' di emozioni scomode (come l'ansia la frustrazione, il senso di inadeguatezza) da qualche parte li ha sentiti ma li ha nascosti "sotto il tappeto".Quando si prova paura, ansia, solitudine, rabbia, senso di inadeguatezza (cito vissuti che potrebbero essere suoi e di sua moglie) ecc, il processo naturale sarebbe quello di chiedere aiuto o comunque fare qualcosa per essere "accuditi" dall'altro. Quello che invece nelle coppie spesso capita, è che nei momenti di fragilità ci si nasconde, si scappa, si fa finta di non vedere o si dà la colpa all'altra persona. Il risultato è che ci si isola sempre di più (che è l'esatto opposto dell'essere accuditi).
Penso che una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a fare il punto su di voi e mettere in luce quelle dinamiche disfunzionali che vi hanno allontanato. Un saluto - Luisa Fossati

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12 OTT 2017

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Buongiorno Luca, mi pare da come scrive che ci siano buone risorse x affrontare e sciogliere il nodo comunicativo che è a monte di ogni crisi. Iniziare un percorso di coppia consiglio, con la consapevolezza che può portare a diversi esiti imprevedibili ma di certo serve a ridefinire il vostro rapporto secondo i nuovi bisogni o a chiuderlo ma avendo cura delle emozioni e senza strappi. Buon lavoro. D.ssa Caterina Puglisi

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12 OTT 2017

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2 Risposte

Gent.le. Luca.
Vista la situazione che si è creata tra lei e sua moglie, le suggerisco di andare da uno psicologo per affrontare questo suo sentimento di fallimento connesso alla fine della sua attività lavorativa. Già questo la potrebbe aiutare a riprendere maggior fiducia nelle sue capacità
Il fatto che lei dice di essere innamorato di sua moglie e di non volerla perdere.....mi porta a dirle di non perdere tempo e di chiederle di andare da un terapeuta di coppia per affrontare questo momento di difficoltà.
Solo intraprendendo questa strada, voi due ponete le basi per vedere di ricucire il vostro rapporto.
Un grosso in bocca al lupo.
Dott Betti Giuseppe

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12 OTT 2017

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Caro signor Luca, parli apertamente con sua moglie. Se una scorretta o del tutto assente comunicazione è stata causa di questa profonda crisi, il primo passo che le consiglio di fare è cambiare rotta da subito. Una terapia di coppia potrebbe esservi d'aiuto, ma se sua moglie (non abbia mai paura di chiamarla così perché è sempre e comunque sua moglie) è contraria all'idea, le consiglio di intraprendere un percorso individuale. Questo la aiuterebbe ad affrontare quelle paure da cui tanto scappa, ma in generale questo difficile momento di crisi. Quello che dico sempre ai miei clienti è che non abbiamo il potere di cambiare gli altri (mogli, mariti, figli, colleghi, ecc.), ma possiamo cambiare noi stessi, quello che non va bene, che non ci piace. Questo cambiamento personale e individuale può avere degli effetti positivi su chi ci sta accanto.
Un cordiale saluto,
dott.ssa Vangelio Sarah
Psicologa-Psicoterapeuta
cognitivo-comportamentale

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12 OTT 2017

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“Chi porta i pantaloni in casa?” Questo è il problema. La crisi economica che stiamo attraversando e la conseguente disoccupazione sta destabilizzando anche i tradizionali ruoli sociali all’interno della coppia.
Lo noto sovente nelle problematiche di coppia che affronto nel mio lavoro. La crisi parte da là: lui perde il lavoro. Lei si prende maternamente carico della famiglia, ma, soprattutto inconsciamente, non riesce più a riconoscere nel marito il sostituto di papà. Il normale desiderio edipico di sostituire l’amore per papà con un altro uomo, capace di prendersi cura di lei e della famiglia viene frustrato. Una delle prime conseguenze e il rifiuto della intimità sessuale con un marito – padre che, inconsciamente, non è più riconosciuto tale.
Lui inizia a sentirsi fortemente in colpa e colpevolizzato.Impotente ad affrontare la situazione.
Parlatene con uno psicologo di coppia. Saluti.

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12 OTT 2017

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Gentile Luca,
se la moglie al momento non accetta una terapia di coppia, le consiglio di intraprendere un percorso individuale sia perché rimanda una sofferenza emotiva che può trovare accoglimento e nuovi strumenti di gestione sia perché, se esiste un margine di recupero del rapporto, può essere aiutato a migliorare la relazione con la moglie anche lavorando su se stesso ed eventualmente cercando in seguito di coinvolgerla.
I miei migliori auguri.
Cordialmente
Dott.ssa Barbara Trevisan
Psicologa Psicoterapeuta

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11 OTT 2017

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