Crisi isteriche a causa di un rapporto difficile

Inviata da Martina Mazzanti il 18 set 2016 Terapia di coppia

Ho conosciuto A. un anno fa. Io avevo un'altra relazione da 5 anni, e io e il mio ex stavamo andando a convivere. Io però ero molto spaventata anche perché avevo anche un amante, un collega a lavoro, col quale non sarebbe comunque mai nato niente di serio (lui conviveva con la fidanzata e mai l'avrebbe lasciata per me), per quanto il legame emotivo fosse molto forte. Queste sono solo le premesse, per far capire lo stato di confusione emotiva che stavo vivendo. Pensavo che andando a convivere avrei risolto i miei problemi col collega, e in questo caos conobbi A. Inutile dire che per me fu la manna dal cielo. Era divertente, e mi corteggiò come nessuno aveva mai fatto. Nel giro di un mese mi convinsi a lasciare il mio fidanzato, mandai a quel paese il collega e mi fidanzai con A. Iniziò un periodo idilliaco, in cui eravamo felicissimi entrambi: lui era tenero e sempre pieno di mille attenzioni, la sera ballavamo insieme fino al mattino, non vedevamo l'ora di vederci ogni giorno. Presi dall'euforia entrambi fummo d'accordo di iniziare a convivere a casa sua, dopo appena tre mesi di conoscenza. Pian pianino la relazione precipitò: nelle cose di casa eravamo sempre d'accordo, ci dividevamo i compiti senza problemi, ma non riuscivamo più ad essere felici insieme. Io ero insicura, lo conoscevo ancora troppo poco, ero gelosa, avevo paura se non mi coinvolgeva nelle cose e soprattutto andavo in paranoia se la sera tornava a casa e non mi rivolgeva attenzioni. Ogni giorno gli chiedevo di darmi più affetto, mi mancavano i suoi abbracci e i suoi sorrisi, e il tutto era reso più difficile dal fatto che soffriva un po' di ansia da prestazione, cosa che lo rendeva nervoso, e anche se io gli dicevo che non era importante e gli chiedevo di parlarmene, lui si rintanava in se stesso. Ogni giorno continuavo a chiedere, e lui si chiudeva sempre di più. Ad ogni sua chiusura la mia insicurezza aumentava. Finché non ebbi le prime crisi: perdevo il controllo, urlavo con quanto fiato avevo in gola, ho perfino rischiato di alzare le mani e fargli male. E poi dopo la fase della rabbia arrivava quella del panico, chiedevo aiuto, volevo solo che mi abbracciasse, e più lui non lo faceva più io andavo in crisi. Dopo l'ennesima crisi mi cacciò di casa. Io tornai a vivere con i miei genitori, cosa che mi fece perdere la mia indipendenza. Continuammo però a stare insieme, ma io da quel giorno non sono più stata la stessa. L'argomento convivenza era diventato un tabù. Lui vedeva che ogni volta che tornavo dai miei stavo male, gli dicevo che mi mancava vivere con lui, che con i miei litigavo spesso. Iniziò a propormi sempre più spesso di rimanere a dormire da lui e di fatto tornai a vivere con lui. Ma non me ne resi mai conto: io aspettavo che A. mi dicesse qualcosa tipo "sarei felice che tu tornassi a vivere con me, non ti allontanerò più e da ora in poi affronteremo i problemi insieme". Una cosa del genere non è mai arrivata, e io continuavo a vivere con lui con la paura che potesse mandarmi via al mio primo errore, alla mia prima difficoltà. Quindi cercai di essere perfetta su suoi occhi, di compiacerlo in tutto, ma di fatto vivevo nell'insicurezza e ben presto tornarono le crisi. Mi mandò via di casa nuovamente. Adesso stiamo ancora insieme. Dopo 10 giorni in cui non ci siamo visti né sentiti, lui è tornato dolce e tenero come lo era i primi mesi. Mi sostiene durante le difficoltà e riesce anche a farmi tornare il sorriso. Eppure non riesco a superare il trauma dell'allontanamento, e appena penso al fatto che vivo con i miei e lui non mi vuole più a casa sua mi viene un'altra crisi. A volte penso che l'unico modo per superare questo problema sia lasciare A., ma c'è qualcosa che me lo impedisce, e probabilmente è il fatto che comunque ci sono momenti in cui è esattamente la persona che cerco. Io so che non posso costringerlo a vivere con me, ma quando parliamo di questo problema ho la netta sensazione che a lui non interessi minimamente di quello che ho sofferto quando mi ha cacciata di casa. Questo mi genera rabbia e frustrazione. E le crisi sono sempre più frequenti. Come posso riacquistare serenità? Perché non riesco a lasciare A. nonostante io pianga tutti i giorni?

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gentile Martina,
il suo rapporto è un po' tormentato e meriterebbe un po' più di serenità e distensione. Da ciò che scrive sembrerebbe che lei non riesca a fare a meno del suo ragazzo, della sua approvazione, del suo sguardo amorevole nei suoi confronti. Perciò cerca di "comportarsi bene" ai suoi occhi e sembra molto spaventata dall'idea che lui la allontani di nuovo. Allo stesso tempo ci sono momenti di crisi isteriche e rabbiose e forse la voglia di allontanarsi da tanta sofferenza... Forse questa rabbia deriva proprio dal fatto che il suo ragazzo ha (ai suoi occhi) il potere di tenerla o allontanarla a suo piacimento, facendola stare bene o male a seconda del suo "capriccio". Eppure la invito ad osservare che il suo ragazzo non pare così maldisposto nei suoi confronti e il vostro rapporto sembra mantenersi a galla, seppur in modo non del tutto soddisfacente. Un po' più di distensione sarebbe auspicabile e ciò sarebbe possibile cercando di capire meglio e chiarire quali siano i suoi pensieri e sentimenti nei confronti di sé stessa e del suo ragazzo, chiarendo così equivoci e fraintendimenti.
Mi può contattare per farmi sapere se questa risposta le è stata d'aiuto ed eventualmente proseguire.

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