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Crisi con terapeuta

Inviata da Elena il 23 apr 2019

Buongiorno gentili dottori, sono una ragazza di 23 anni. Ho iniziato un percorso psicoterapeutico 3 anni fa a causa di una profonda crisi dopo aver interrotto un primo percorso universitario, problemi legati alla sfera del corpo e dell'alimentazione, con conseguenze anche sulle relazioni in famiglia e con gli amici. Oggi frequento un corso universitario che mi appassiona, ho risolto tutti i problemi che mi portavano in terapia, ma ho deciso di continuare il percorso, che ha preso la forma dell'analisi (su invito della dott.ssa).

La terapeuta ha dimostrato sempre una grande competenza a più livelli, tanto da diventare un esempio per me. Tuttavia, da mesi sento che c'è qualcosa che non va nel rapporto con lei.
In particolare, sto diventando intollerante nei confronti dell'approccio e del metodo utilizzato, in quanto lo sento non più in linea con i miei bisogni e obiettivi attuali. Trovo frustrante parlare e non ricevere alcuna risposta- osservazione, suggerimento, domanda che sia- se non solo silenzio.
Ne ho parlato più volte con la terapeuta ma nulla è cambiato da parte sua, che continua a rimanere prevalentemente in silenzio. Capisco la funzione di questa dimensione, ma così è davvero tanto, soprattutto in quanto mi sembra sia molto prezioso che lei condivida il suo sguardo (da esperto) sulle cose che le porto- è la condivisione che mi consente di conoscere altri punti di osservazione e chiarire la mia posizione.
Parallelamente, sento la terapeuta come non più interessata nell'impegnarsi nel percorso, come se considerasse ciò che dicessi di poco conto o addirittura lo giudicasse in modo negativo., Può essere che sia "solo" una sensazione mia, di cui riempio quel silenzio?

Il non ricevere alcun rimando mi fa sentire quasi abbandonata e la sofferenza è atroce, seppur apparentemente in lei non sia cambiato niente (anche se non si espone mai in modo esplicito, ha cercato di tranquillizzarmi). Mi sembra che non ci troviamo più, che non sia più concentrata, il che credo contribuisca alla mia difficoltà di esprimermi liberamente: durante i giorni che ci separano sperimento tantissime cose che penso che mi piacerebbe raccontare ed esplorare in compagnia di un professionista ma, al momento della seduta, non mi riesce di comunicare nulla di quelle esperienze (e anzi, mi sento ridicola a raccontare a lei).
Mi chiedo se sia ancora tollerabile, dopo mesi, stare male dopo ogni seduta, e non per i materiali che emergono, ma per le sensazioni che mi rimangono addosso relative al rapporto con lei, alla sensazione di "tempo sprecato" perché privo di scambio, e soprattutto all'interpretazione che io faccio del suo silenzio, talvolta come segno di totale disinteresse, talvolta come giudizio negativo. Che cosa può essere tutto questo?
Grazie per l'ascolto, spero che qualcuno si senta di dire qualcosa in merito.

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Buongiorno Elena,
probabilmente è arrivata alla fine del suo percorso terapeutico, lei in questo periodo è cambiata e quello che prima era funzionale per lei (il silenzio) ora non lo è più.

La sua terapeuta difficilmente potrà cambiare approccio perchè metter in atto le sue tecniche terapeutiche che reputa valide e che non riesce a cambiare.
Può chiedere una pausa dal percorso per capire se in questo momento quello di cui ha più bisogno è una interruzione o il cambio di approccio.
Ci sono tantissimi modi per fare terapia, che sono molto diversi tra loro e non tutti vanno bene per tutti; si prenda un attimo per pensare a cosa sia più funzionale per lei in questo momento.

Spero di esserle stata un pochino idi aiuto.
Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento

Cordialmente
Dott.ssa Guendalina Giurso

Dott.ssa Guendalina Giurso Psicologo a Milano

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Gentile Elena,
tre anni di psicoterapia sono già un periodo di durata più che sufficiente e d'altra parte lei stessa dice che gli obbiettivi terapeutici iniziali sono stati raggiunti.
E' comprensibile che lei possa avere oggi altri problemi o bisogni che possono esser meglio affrontati con un approccio diverso da quello psicoanalitico ed in particolare è consigliabile quello cognitivo-comportamentale.
Pertanto, anche per non squalificare il buon lavoro che è stato fatto finora e per esercitarsi nella capacità di confronto e di assertività, lei non dovrebbe fare altro che comunicare alla attuale terapeuta la sua gratitudine per il lavoro fatto e la sua decisione di chiudere questo percorso terapeutico dando, se vuole, le stesse motivazioni che ha esposto in questa sua mail.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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