Credo mi serva aiuto. Forse rabbia repressa? Forse mal di vivere?

Inviata da Ca · 27 gen 2020 Autorealizzazione e orientamento personale

Gentili dottori, sono una ragazza di 24 anni. Sono sempre stata solare, espansiva, affettuosa, riflessiva, ma anche molto insicura, permalosa, e con una tendenza a voler comandare e al vittimismo ( entrambe involontarie). Ho trascorso dai 18 ai 20 anni in diversi ospedali a causa di un tumore che mi ha cambiato la vita. In generale l'ho vissuta bene, come una combattente, nonostante mi dessero per spacciata non mi sono buttata giù, anzi, davo forza alla mia famiglia. Una volta venuta fuori da tutto ciò avevo solo una gran voglia di vivere. Tanto che dopo pochi mesi inizio l'università. Affrontavo tutto con molta gioia e forza, nonostante mi sentissi sempre inferiore per aver perso un anno dietro alla malattia. La mia prima vacanza con le amiche, le mie prime pazzie. Ma lo studio non va: sempre presi voti dai 28 ai 30, ma sentendo di non meritarli, perché alla fine di tutto durante l'esame forse la mia apparente sicurezza vinceva regalandomi i 30, ma due giorni dopo avevo già dimenticato tutto. Inizialmente non gli ho dato peso, fino all'inizio del terzo anno. Sempre più mi sono convinta di non meritare quei voti alti, di essere finta in realtà. Insoddisfatta perennemente, che sia perché sento di non fare nulla di utile per il mio futuro, sia perché sempre inferiore rispetto agli altri, sia perché non mi piace più vivere a Roma (sono di un paesino del sud), ma vorrei vivere in un'altra realtà che mi faccia stare più tranquilla. Mi laureo con 107, contenta, ma insoddisfatta. Inizio la magistrale in relazioni internazionali. Le ansie per un futuro lavoro, mi rendono ancora più insoddisfatta. Rispetto alle mie coetanee sono diversa. Non ho voglia di fare nulla, non mi va più di studiare, non mi fa più di uscire, non mi va di alzarmi dal letto la mattina, lo faccio solo perché mi sento costretta a dover fare il mio dovere di studiare, che poi non faccio perché non mi va, e passo il tempo sui social a dire nella mia testa "ti prego lascia il telefono, studia." E allo stesso tempo rispondendomi "dai, 5 minuti." E 5 minuti diventano un'ora. In questi tre anni ho avuto un'amica molto importante, con la quale nell'ultimo anno ci siamo un po' allontanate, perché il mio carattere è diventato ingestibile. Sempre aggressiva, sempre arrabbiata, rispondo sempre male. Nel frattempo nell'ultimo anno ho iniziato una relazione stabile con un ragazzo fantastico, al limite della perfezione. Con lui Ancor di più mi rendo conto della persona orribile che sono. Mi arrabbio per tutto, ho sempre da ridire, tratto male anche i miei genitori. E soprattutto con lui mi rendo conto che anche nei momenti più belli, quando mi sento di stare bene, dentro di me c'è una piccola fiamma pronta a riaccendere il fuoco dell'ansia, dei pensieri brutti, delle cose da fare e che non faccio, dell'insoddisfazione. Sento di aver bisogno di aiuto. Non ce la faccio più a vivere così. Mi faccio schifo, mi sento un parassita della società. Ho ricevuto il dono di poter vivere, e lo sto sprecando..

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Miglior risposta 28 GEN 2020

Buongiorno,

mi sembra di capire che negli ultimi anni lei abbia attraversato situazioni complesse e impegnative con un grande senso di responsabilità.
Dalle sue parole tuttavia percepisco la durezza del giudizio che rivolge verso se stessa. Sembra infatti che lei aspiri ad un alto grado di perfezione, tanto nell’ambito universitario quanto nell’ambito affettivo, che non concede spazio a cedimenti.
La perfezione è un criterio irraggiungibile e l’ossessione a raggiungerlo può suscitare emozioni spiacevoli come rabbia e frustrazione.
Quello che mi sento di consigliarle è di prendersi del tempo per sé, per svolgere attività di suo interesse, fuori da contesti competitivi come quello universitario ed ascoltare di più quella voce che, dentro di sé, le chiede di concedersi un po’ di distrazione.
Quanto ha dovuto gestire e vivere negli ultimi anni richiede del tempo per essere metabolizzato, non si metta fretta! Se lo ritiene necessario può rivolgersi ad uno psicologo che agevoli il suo percorso di elaborazione dell’emotività.
Rimango a disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti,
Dott. G. Gramaglia

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

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