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Cosa posso fare per ottenere di nuovo il controllo di me stessa?

Inviata da Giada il 31 ott 2015 Bulimia

Buongiorno, mi chiamo Giada e ho 20 anni. In questo periodo ho una serie di piccoli problemi che mi stanno facendo pian piano stare sempre peggio. Mi sveglio ogni notte alle 04.30 circa e poi ancora verso le 06.50 orario in cui decido di alzarmi definitivamente ed andare a correre. Sono a dieta da tre anni e ho perso circa 20 chili ma da uno o due mesi non riesco più a seguire la dieta: stamattina mentre mia madre non c'era, ho mangiato oltre alla normale colazione prevista dalla dieta (latte/yogurt e cereali/biscotti pesati), due piccoli panini e un pacco di cracker con la nutella. Quelli che una volta erano piccoli e sporadici sgarri sono ora diventati quotidianità, infatti in due mesi circa ho preso due kg, fatto che mi rattrista enormemente e che mi fa perdere fiducia in me stessa. A casa la situazione non è esattamente tranquilla: mio padre sembra impazzito, si arrabbia per banalità come uno scorretto funzionamento di un caricabatterie o di un tagliacapelli che l'altro giorno ha spaccato in mille pezzi, e dà la colpa di tutto a mio fratello e a mia madre (quasi mai a me né tanto meno a mia sorella che egli dice, anche davanti a membri esterni alla famiglia, essere la figlia con cui ha un rapporto speciale, la figlia a cui è più legato).
Pretende di essere al centro di ogni decisione: se sto studiando (frequento il primo anno di università) e lui entra nella stanza, pretende che io gli dia attenzione e parli e scherzi con lui anche su banalità, e se gli faccio notare che sto studiando mi tratta male e mi guarda come se fossi un'ingrata. Se affrontiamo, cosa che capita ormai molto raramente, una discussione, tende a prevaricarmi, tentando di farmi sentire stupida, ridicola e inferiore a lui nonostante lui sappia che sono una persona fondamentalmente insicura per quanto riguarda le mie capacità e il mio aspetto.
Mia madre è molto più aperta con me ma riceve da mio padre un trattamento nettamente peggiore rispetto a quello che ricevo io: in più di un'occasione lui le ha fatto notare la sua bruttezza davanti a noi fratelli elogiando se stesso e il fatto di riuscire ad avere "successo" con le donne in ufficio nonostante l'età. Lei però tende a sfogarsi con me: mi racconta dei trattamenti che mio padre le riserva a volte quasi con le lacrime e se provo a parlare di qualcosa di più personale spesso, invece di darmi un consiglio, mi ricorda quanto sia più sfortunata lei rispetto a me e in generale a ricondurre il discorso su di sè; qualche anno fa sono stata in cura da uno psichiatra per motivi di controllo dell'ira e quando ho detto a mia madre che non avevo più intenzione di andare lì (perché non ero a mio agio con alcuni dottori), ha accettato la mia decisione senza ribattere, quando invece le stavo raccontando qualche mese fa che il mio (attualmente ex) ragazzo aveva deciso di interrompere le visite dallo psicologo, lei ha detto "non si fanno queste cose; se una persona inizia un percorso del genere è bene che lo porti a termine se vuole stare meglio" ; allora le ho fatto notare che io avevo fatto la stessa identica cosa: lei ha cercato di sminuire la faccenda dicendo che i miei problemi erano stati causati dalla scuola anche se in realtà sapeva benissimo (aveva letto il referto) che i miei problemi (ora come allora) derivavano dalla famiglia; a volte è talmente arrabbiata e frustrata che canta a voce alta (quasi urlando) e sbatte porte e piatti. In quei momenti mi viene da piangere, da spaccare tutto, da farle del male e desidererei essere altrove. Mia madre ha sofferto di depressione per tanto tempo quando io ancora non ero nata e fino poco tempo fa, mi diceva che la depressione "non ti abbandona mai" lasciandomi estremamente sconfortata: lei non sembra avere intenzione di uscire da questa situazione, non vede uno specialista e si trascura sempre di più. Mi fa stare male vederla così e lei spesso sembra quasi provare fastidio nel vedermi stare male (ciò non succede invece con mio fratello, che mia madre tratta comeuna persona estremamente sfortunata, mostrandosi sempre disposta ad ascoltarlo soprattutto per il trattamento che mio padre riserva a lui), non posso nemmeno parlare con lei dei miei problemi perché le uniche risposte che ricevo sono lamentele sulla sua personale condizione che farebbero aumentare i miei sensi di colpa.
Ho provato ad informarmi per qualche collegio ma i miei non se lo possono permettere. Parlare con mio padre è inutile, non vede i suoi difetti e i suoi sbagli: quando ho tentato (sia in modo più serio che in modo più scherzoso) si è arrabbiato ed è riuscito a farmi stare male. Vorrei riprendere in mano il controllo della mia vita, vedere le cose positive che ho (sto con un ragazzo bello, intelligente e premuroso, ho amici che mi vogliono bene ho la possibilità di studiare quello che mi piace e tante altre cose), riuscire a darmi delle regole alimentari e non, e tornare ad avere la linea e la "serenità" che avevo prima. Vorrei evitare di piangere la sera e farmi coraggio da sola ma mi sembra di esplodere a volte. Non ho mai parlato a nessuno della mia situazione perché temo che allontanerei le persone da me e perché quando sono fuori non voglio pensare alla casa e a quello che succede lì. Mi piacerebbe avere dei consigli pratici per affrontare questa situazione a livello personale: non riesco a cambiare l'esterno perciò sono arrivata alla conclusione di dover accettare la situazione ed imparare a convivere con tutto questo ma non so come; mi sembra di non riuscire a controllami: anche se ci riesco per qualche giorno poi cado di nuovo nelle stesse trappole. Spero che il mio riassunto sia sufficiente a farvi un'idea della mia situazione. Aspetto risposta, grazie dell'attenzione.

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Gentile Giada,
non ci dici come sei messa rispetto al peso e all'altezza ma, per aver perso 20 chili in 3 anni, presumo che forse hai sofferto in passato di DCA (disturbo del comportamento alimentare) per cui il controllo dell'alimentazione è una tua preoccupazione costante.
Indubbiamente il contesto familiare in cui vivi non ti facilita le cose e sembra che anche tu abbia una soglia di tolleranza alle frustrazioni abbastanza bassa.
In questo forse somigli un pò a tuo padre a cui però potresti dedicare 5 min. del tuo tempo quando entra nella tua stanza per parlare, prima di dirgli che potrete trovare un altro momento per dialogare perché hai lo studio da continuare.
Ed ancora, quando lui in qualche discussione tenta di farti apparire ridicola e stupida, dovresti fargli questa garbata restituzione (che, appunto, vuole farti sentire ridicola e stupida) senza arrabbiarti troppo (cosa che evidentemente non ti riesce molto facile) mentre a tua madre è preferibile evitare di raccontare le tue ansie perché ti farà annegare nelle sue.
Cara Giada, se ho capito bene in passato sei stata in cura presso uno psichiatra e poi hai smesso.
Sarebbe invece opportuno che adesso ti rivolgessi ad uno psicoterapeuta e non interrompessi prematuramente la terapia psicologica di cui hai bisogno.
Qualora fosse possibile sarebbe più indicata una terapia familiare, visto che la situazione che hai descritto lo richiede.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Giada, ho letto la tua richiesta con molto ritardo. Forse la situazione si è evoluta. Sicuramente è molto complessa.
Chiedi delle indicazioni. Scrivere ti sarà sicuramente di sollievo. Scrivi ciò che ti accade, come ti senti, ma anche lettere di rabbia verso chi senti ti sta facendo del male. Lettere che ovviamente non dovrai consegnare. Non temere di scrivere sempre le stesse cose. Se è necessario, fallo.
Non è certo risolutivo, ma ti posso assicurare essete un valido sostegno.
Un'altra cosa, ogni mattina prova a pensare a come sarebbe la tua vita se il problema non ci fosse. Come ti comporteresti? Cosa faresti? Scegli la cosa più piccola, più semplice e prova a metterla in pratica.
Non privarti delle altre buone relazioni che già hai, respira nel verde e cerca di dedicarti ogni giorno, anche per pochissimo tempo, a ciò che ti piace.
Un abbraccio forte.

Dott.ssa Gusmini Elisabetta Psicologo a Calvenzano

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Cara Giada,
le faccio i complimenti! Per la determinazione nella dieta, per la capacità di descrivere quello che accade nella sua famiglia, per la sua consapevolezza di avere bisogno di strumenti che le permettano di avere cura di sé.

il modo in sui ha descritto i suoi genitori mi ha fatto pensare a due persone che cercano di attirare la sua attenzione. Un pò come se lei si dovesse prendere cura di loro.

E' una storia articolata quella che ci racconta e penso sarebbe opportuno che lei ne affrontasse le sfaccettature consultando uno psicologo che si dedichi a lei e le dia le attenzioni che non riesce a ricevere quando si relaziona in famiglia.

Provare a coinvolgere i suoi in una terapia familiare mi sembra, in questo momento, una fatica ulteriore per lei. Nulla vieta, tuttavia, che quando si sarà rinforzata possiate valutare una percorso per la famiglia.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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