cosa fare se non si sta bene con se stessi?

Inviata da alberto pandolfi. 14 giu 2018 2 Risposte  · Crisi esistenziale

Buongiorno,
sono un ragazzo di 37 anni, ho un lavoro abbastanza gratificante, qualche amico con cui uscire e vivo ancora con i miei genitori in una casa abbastanza grande da trovare un mio spazio (anche se non ho ovviamente una completa libertà).

Con le ragazze invece sono un disastro perché ne ho avuta una soltanto, per qualche mese e senza combinarci niente, quando avevo 25 anni e quindi oggi mi trovo da solo. Praticamente è quindici anni o forse di più che non "vado a letto" con una ragazza.
Mi trascino sin da piccolo un carattere abbastanza timido e la scarsa sicurezza in me stesso in alcune situazioni.
Riscontro qualche difficoltà nell'allacciare rapporti con le persone soprattutto ragazze che mi piacciono e che mi fanno provare qualche sentimento.
Raramente sono uscito con una ragazza che non mi piaceva, forse seleziono troppo ma se non si muove qualche sentimento non mi muovo nemmeno io perché alla fine non mi manca niente a livello materiale.

Nonostante il fatto che più o meno posso permettermi tutto sento che c’è un vuoto, probabilmente è la mancanza di affetto verso una ragazza ma non l'ho ancora capito.

Ho già effettuato due percorsi di terapia negli anni precedenti (durati circa un anno ciascuno) parlando anche di questo problema, ed ora ne ho iniziato un altro da qualche mese. I due precedenti li ho abbandonati dopo un po’ di tempo perché costavano molto e non ho ottenuto un gran risultato. In questo attuale mi sono quasi innamorato della terapeuta pur non conoscendola ma purtroppo sono dei sentimenti che provo solo io e so che voi avete una vita privata, non potete uscire con i pazienti, e non potete innamorarvi di loro perché il vostro codice lo vieta.
Quindi non dovrei provare dei sentimenti così forti nei suoi confronti perché sarebbe come provarli, ad esempio, verso una donna che so che è sposata.

Forse ho sempre preteso troppo da voi, ora sto affrontando quest'altro percorso sperando che migliori qualcosa nella mia vita affinché io sia più felice e riesca ad affrontarla in modo più leggero e sereno.

In tutti i casi mi viene detto che non posso ricevere consigli, che non c’è la bacchetta magica, non ci sono garanzie di successo e potrebbe volerci molto tempo affinché una terapia abbia effetto.
Io invece ho una certezza: ogni anno spendo tremila euro.

Purtroppo la vostra consulenza non costa poco e quindi dal momento che mi accorgo che non ha effetto, ne parlo e poi devo cambiare strada trovandomi nuovamente da solo a cercare qualcuno che sia in grado di offrirmi un aiuto valido.

Sa, per noi che ci troviamo in queste condizioni non è molto bello avere di fronte una persona a cui vuoi un bene straordinario ma che poi non puoi avere nella vita vera. Per me è un motivo di sofferenza che si aggiunge al resto.

Considerando gli scarsi risultati ottenuti (o forse non capiti da me) avevo intenzione di abbandonare tutto ed invece ne sto seguendo ancora una perché alla fine sono consapevole di avere di fronte una persona preparata e non un amico che trovo al bar.

Sono sempre alla ricerca di come affrontare la mia vita in modo da essere più soddisfatto di quello che ho, ma non ho ancora trovato la modalità sperando che il quadro che ho dipinto in questi anni con delle tinte bianco nero diventi un po' più colorato con l'aiuto di esperti come voi.

donna , difficoltà

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Caro Alberto, comprendo la stanchezza e, forse, la delusione per i percorsi terapeutici intrapresi precedentemente. Sembra come se nel momento in cui non ottiene i risultati sperati debba "demolire" tutto il lavoro fatto e ricominciare, nonostante l'affetto e la relazione creatasi, con un nuovo professionista. Come se non potesse confrontarsi con chi la segue e capire insieme che strada prendere? Parla anche del rapporto con il terapeuta come se in qualche modo debba essere una relazione speciale che deve far parte della sua vita, e quando ciò non accade arriva la delusione: la relazione terapeutica è speciale proprio perchè va al di là del vivere quotidiano. So che sembra un controsenso: si raggiungono tali livelli di intimità e poi non si condivide la vita fuori! In realtà è proprio questa diversità che rende terapeutica la relazione con uno psicologo. Infine, la invito a confrontarsi con la collega che la segue in merito ai suoi dubbi e perplessità, ma anche in merito a cosa significhi per lei fare psicoterapia e a cosa si aspetta dal percorso. Lo psicologo non "impone le mani" su un paziente/cliente passivo e inerme che "aspetta la guarigione".....la psicoterapia è un lavoro comune, dove il terapeuta accompagna (non dirige) un percorso personale che, però, è il suo....come quando l'istruttore di scuola guida ci insegna a guidare e, magari, ci mette in guardia rispetto ai pericoli del guidare o ci dice in cosa stiamo andando bene o in cosa stiamo sbagliando....ma chi deve guidare siamo sempre e solo noi. Le faccio un grosso in bocca al lupo per il suo nuovo percorso: si fidi delle sue potenzialità e della sua terapeuta, e non abbia timore di parlare apertamente di tutto.
Auguri, Dott.ssa Daniela Cannistrà.

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Buongiorno Alberto,
le consiglio di parlare francamente con la terapeuta dei suoi sentimenti, anche se questo può comportare la possibilità, per correttezza deontologica, di un invio ad altro collega.
E’ comprensibile che lei desideri un rapporto non esclusivamente sessuale con una donna e questo l’abbia portato ad intraprendere terapie che potessero modificare probabili dinamiche disfunzionali, responsabili dell’incapacità di stabilire e mantenere una relazione affettiva.
Ogni terapia ha tempi e purtroppo costi, ma se finalizzata al miglioramento del suo benessere personale, può aiutarla ad individuare obiettivi raggiungibili e sviluppare una nuova progettualità, non caratterizzata solo da bianco-scuri.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

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20 GIU 2018

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