Cosa fare quando non si è d'accordo col proprio terapeuta

Inviata da Giordana · 2 giu 2016 Orientamento professionale

Buongiorno.
Sono una ragazza di 34 anni, laureata in psicologia.
Circa due anni fa ho iniziato un percorso di psicoterapia che mi ha inizialmente aiutato a sbloccarmi su diversi versanti (tra le altre cose, non guidavo, ero bloccata da anni negli studi e non riuscivo a laurearmi...), e in seguito, a prendere consapevolezza di tanti aspetti legati alla mia vita.
Attualmente la terapia è ancora in corso e con la mia terapeuta si è instaurato un rapporto di fiducia. C'è però un aspetto sul quale non ci troviamo e vorrei capirne il motivo; ritengo di soffrire di dipendenza affettiva e ho maturato quest'idea negli anni, sulla base di tutto ciò che ho studiato e letto a riguardo, e soprattutto sulla base dei meccanismi che metto in atto e le modalità che puntualmente si innescano quando mi relaziono all'altro sesso. Mi riconosco in questo tipo di dipendenza e credo che aver acquisito consapevolezza di ciò sia un buon punto di partenza; sostanzialmente sono convinta che aver focalizzato il problema aiuti a capire su cosa si deve lavorare e su cosa incentrare la terapia.
La mia terapeuta ritiene invece che io non sia una dipendente affettiva, e non capisco se sostenga questo perché pensa che etichettarmi in tal modo sia per me deleterio, o se davvero non si è resa conto del problema.
Non mi sento riconosciuta e al momento non capisco che direzione stia prendendo il lavoro in terapia.. Forse riconoscere che io sono effettivamente una dipendente affettiva aiuterebbe a fissare degli obiettivi concreti e a delimitare le aree su cui lavorare.
In passato ho tentato di affrontare la cosa con lei e la mia intenzione è di insistere ancora, ma mi interessava avere un punto di vista esterno.
Sbaglio io?
Vi ringrazio.

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Miglior risposta 8 GIU 2016

Gentile Giovanna,
ritengo che lei in questa fase, come qualsiasi paziente, debba portare in terapia tutti i problemi che la angustiano e i temi vivi che rappresentano per lei motivo di disagio e di sofferenza senza preoccuparsi delle etichette diagnostiche.
D'altra parte, la misura dell'efficacia di una psicoterapia si ha dal riscontro dei risultati positivi ottenuti come le è già capitato di poter osservare.
Pertanto, se ha problemi di relazione con l'altro sesso, può portarli in seduta come ha fatto con altre sue difficoltà e sarà automatico affrontare in seduta anche questi altri temi.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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12 GIU 2016

Gentile Giovanna, credo che sia più probabile che la sua terapeuta abbia ragione, il solo fatto che lei non sia più d'accordo su tutto con la terapeutai me lo fa pensare. Credo anche che la sua terapeuta sia una brava, perché ha attivato in lei un pensiero critico. Forse è proprio la sua maturità metacognitiva che reclama il diritto alla individuazione, ci pensi, buona fortuna!

Dott.ssa Codruta Ileana Terbea Psicologo a Lecce

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5 GIU 2016

Buon giorno Giovanna,
credo che il punto più delicato che lei pone riguardi gli obiettivi della terapia rispetto ai quali non si sente allineata con la sua terapeuta. Parta da questo disagio e lo "metta sul piatto" nella prossima seduta e vedrà che riuscirà a chiarire tanti dubbi.

Carlo Dalmonego Psicologo a Trento

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2 GIU 2016

Buongiorno collega Giovanna, non credo sia una questione che lei stia nel giusto o nel torto. Da ciò che ci ha detto, la terapia, in questi anni è andata bene, tra l'altro risolvendole alcune situazioni concrete molto delicate. Per questo, non vorrei che stesse sottovalutando (involontariamente, chiaro), il livello di sintonia emotiva e relazionale che si è creata con questa terapeuta. Se lei Giovanna, già ha fatto presente questa sua percezione di dipendenza affettiva e la collega non ha ritenuto di approfondire, evidentemente ha abbastanza chiaro il perchè lei non è d'accordo e vuole proseguire su altri temi. Tuttavia, non ci ha detto chiaramente quali siano queste motivazioni per cui la collega non la ritiene dipendente affettiva. E, soprattutto, le ha chiarite a lei? Questo, credo, sia il punto: le ha dato delle "spiegazioni" cliniche per cui non è d'accordo su questa "diagnosi"? Se questo non è successo, allora lei Giovanna ha tutto il diritto/dovere di chiederlo e comprendere le sue ragioni (poi, potrà "sentirle" o meno come vere, ma questo è un altro discorso). Sto parlando di fiducia che, forse, sta diminuendo nei confronti della terapeuta; tuttavia, se non sono chiare le reciproche convinzioni e percezioni, sarebbe un peccato che ci sia un cambiamento d'immagine (con inevitabili indotti affettivi) della collega, rovinando così un setting terapeutico funzionale (e non è semplice o scontato che si possa ricreare altrove).
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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